ed luce

Il silenzio è il mio oro; chi riesce a stare in silenzio solo con se stesso raggiunge qualcosa, il silenzio penetra sotto la pelle, rasserena il cuore, placa il dolore […]
—  Jón Kalman Stefánsson, Luce d’estate, ed è subito notte.

Debuting at TCAF 2017 - WUVABLE OAF #5 by Ed Luce and Matt Wobensmith 

WUVABLE OAF is BACK! Join new writer Matt Wobensmith and Ignatz/Lambda nominated creator Ed Luce as they chronicle the exploits of Smusherrrr, Oaf’s deeply inappropriate buddy! Guest starring Oaf, Bufu and introducing Pizza the Kitty! The back-up story continues the titular Oaf’s adventures from the first two Fantagraphics volumes, as he stalks EJACULOID on tour!

B & W, 44 pages.

Fa bene ridere, una sonora risata è un miscuglio misterioso di beatitudine e oblio, ci sciogliamo nel riso, ci libriamo al di sopra della nostra personalità, diventiamo esseri umani più che persone.
—  Jón Kalman Stefánsson, Luce d’estate, ed è subito notte.
Mediocri Speranze.

Conosco un karaoke tristissimo a Vienna che il mercoledì ti da la possibilità di salire su un palco lurido, dietro di te una tenda dorata e fari dai peggiori set di film porno anni 70. La lista delle canzoni è ridicola, saranno poco più di un centinaio così ogni volta sei costretto a riascoltare le stesse stonature. Ci vado quando sono parecchio giù, è il fondo del mio barile. Salgo sul palco e chiedo al “dj” di mettere su Everybody Hurts dei REM. La base sintetica parte e io inizio a cantare. Più mi addentro nella canzone più le parole diventano profonde, serie. Mi guardo attorno e vedo una platea di persone uscite per divertirsi costretta ad ascoltare sto stronzo che vuole farli tutti deprimere, in quel momento inizio a ridere. Rido mentre canto e sento che sto cacando il cazzo a chi vorrebbe Britney Spears. Rido e non penso al motivo che il mercoledì mi spinge ad andare a toccare il fondo.
Una volta ero nella mia vecchia città ad un aperitivo discutibile. C’era un ragazzo, mio ex compagno di classe delle elementari, con cui parlavo. Era estate e guardava le mie gambe, si sofferma su i tatuaggi stupidi che mi sono fatto e si complimenta “Hai Jessica Fletcher! E ne hai uno dedicato a La Pallottola Spuntata! Ma sei un grande! Sei sempre stato un grande in effetti, mi hai sempre fatto ridere un casino. Dove trovi questa energia per dire stronzate?” e lì mi feci scappare una battuta sbagliata, risposi “Si chiama depressione!”. Col senno di poi mi pento di averlo detto, per rispetto nei confronti di chi soffre di depressione, ma un fondo di verità c’era. Faccio sempre battute e mi circondo di espedienti di cazzate apposta per scappare dalla tristezza che vive al mio fianco fin da quando ero un bambino spaventato che non riusciva a dormire senza luce accesa ed era sicuro i genitori sarebbero scappati nella notte abbandonandolo. Quel senso di vuoto, solitudine, oppure semplice comprensione della realtà. Dopo aver dato quella risposta, l’aperitivo piombò nel più profondo silenzio. Non puoi dire ad alta voce che il motivo per cui sei un coglione è perché scappi dai tuoi demoni. La società non è pronta per questa banale verità. Vogliono credere che il buffone sia sempre felice.
Tra un mese è il mio compleanno e penso di essere finalmente arrivato a capire che tipologia di uomo sono. Attorno a me vedo desolazione, aridità, madri che si nutrono delle carcasse dei figli, volgarità, ignoranza, deserto di sentimenti, palazzi distrutti, prati bruciati, ma sono in piedi e ho lo sguardo rivolto verso un punto indefinito dell’orizzonte. Quel punto è la mia fonte infinita di stronzate. Lo fisso cercando di non distogliere l’attenzione, di non guardare verso il basso. Rido per quello che mi suggerisce di pensare, comunico quello che mi fa ridere per aiutare anche gli altri a non osservare i dintorni. E penso forse sia questa la maturità. Capire il contesto in cui sei inserito, continuare a viverci giorno per giorno avendo scoperto come fare per non guardare in basso. Lo so, è una visione estremamente semplicistica. Ma è la mia visione. Si applica a me.
Devo tanto alla mia tristezza e a coloro che si impegnano per aiutarmi ad alimentarla e farla crescere. Senza questa affidabile compagna non sarei in grado di scrivere nemmeno una battuta. Forse non sarei neppure in grado di ridere. Non riuscirei a capirne il bisogno.
Così mentre stamattina ero sulla metro verso il più distante ospedale di Vienna ho messo in loop Everybody Hurts, perché la prossima volta che andrò a cantarla voglio essere perfetto. Alla dodicesima riproduzione consecutiva la tristezza mi aveva invaso e lo so che il buon Michael voleva scrivere una canzone di speranza, ma io dopo i recenti fatti riesco solo a trovarci lati negativi. Mi sono commosso. Odio chi piange su i mezzi pubblici mi fa sentire in dovere di provare uno straccio di emozione. Ma è durato un attimo, appena due lacrime, ho cercato il mio punto all’orizzonte e l’ho trovato in un ragazzo che per riuscire ad allacciarsi le scarpe, non sapendo dove mettere la banana che aveva in mano, decide di mettersela in bocca con tutta la buccia. Si abbassa. Allaccia. Si alza. Cammina con la banana imbucciata in bocca per alcuni metri. Ho riso, la mia stronzata necessaria.
Non combatto più con il contesto, non cerco più qualcuno che mi aiuti a scapparne. Avevo pensato di invitarti qua ma non lo vorrei mai per te. Nonostante tu mi abbia detto che andava bene, che ti sarebbe piaciuto. Ognuno ha il proprio contesto dove inserirsi. Non è colpa di nessuno, se non della realtà o della lontananza.
Sono felicissimo di essere triste perché ogni volta le mie storie diventano più forti, vere. Le battute per il film che sto scrivendo diventano colonne portanti e fa lo stesso se alla fine non troveremo i soldi per girarlo mai. Avrò creato una scenografia sopportabile con cui abbellire il contesto. Ed è pure lo stesso se quelle battute fanno ridere solo me. Non importa. Tanto ci sono solo io qua attorno, nella desolazione e i palazzi crollati e i prati bruciati e i deserti di madri cannibali. Servono a me per ridere. E a chi è disperato abbastanza per avvicinarsi senza disturbare, e ascoltare. Chi opta per restare lontano lo capisco, è la scelta più saggia e se potessi lo farei anche io, stare lontano da me.
Però dopo 34 anni inizio a starmi finalmente simpatico. Mi sa che voglio sopportarmi ancora e vedere quanto coglione posso diventare. Ho mediocri speranze.

10

Nessuno mi crede quando dico che qui in Sicilia di notte tu luna sei più vicina alla terra perché sfiori il mare nel sorgere e lenta percorri il velluto del cielo per sentire il profumo della zagara appena fiorita o dei piccoli gelsomini nel loro imitare aprendosi, le stelle infinite.
Nessuno mi crede quando dico che tu luna accarezzi le onde del mare e chiami i pesci a cercarti a sentire la tua melodia fatta dalla nostra infinita umana malinconia.
Nessuno mi crede quando dico che tu luna ti fermi a volte per ascoltare le labili promesse d’amore dei giovani amanti, così assolute e quasi gridate, così inutili, provvisorie ed esagerate. Poi ti fermi a commuoverti luna per le parole sincere degli amanti maturi che già hanno promesso amori eterni che non sono durati o che sono diventati inferni, ed ora di nuovo, tra precauzioni e tentennamenti ripetono quando avevano maledetto, prigionieri come tutti del cuore e dei suoi sentimenti.
Tu ti avvicini nel fruscio del grano maturo, nel lento e leggero gorgogliare delle acque nelle ormai secche fiumare ed ascolti il nostro gioire ed il nostro penare e senza giudicare prosegui il tuo continuo volare.
Nessuno mi crede quando dico che tu luna torni sempre a cercare chi alla tua luce ha fatto promesse d’amore e che ancora mantiene invulnerabile al tempo, impermeabile ai dolori e continua incessante ad amare e pretendere amore come il primo giorno, il primo istante, il primo bacio rivelatore. Nel volo delle falene e degli ultimi pipistrelli tu avevi raccolto quelle promesse stringendole al tuo cuore ed ora che le rivedi ancora più vere e sincere, ancora di più tra le tue braccia brillano più luminose ed eterne ed è questa la luce che ancor di più, qui ti fa splendere.


Nobody believes me when I say that here in Sicily at night your moon is closer to the earth because you touch the sea in the rising and slow pace of the velvet of the sky to feel the perfume of the blooming blossom or the little jasmine in their imitating the stars endless.
Nobody believes me when I say that you moon caress the waves of the sea and call the fish to look for you to hear your melody made by our infinite human melancholy.
Nobody believes me when I say that you moon sometimes stop listening to the labile promises of love of young lovers, so absolute and almost shouting, so useless, provisional and exaggerated. Then you stop moving to the moon for the sincere words of mature lovers who have already promised eternal loves that have not lasted or that have become hell, and now again, between precautions and temptations repeat what they cursed, prisoners like everyone of the heart and in his feelings.
You approach the rustle of ripe wheat, in the slow, light, bubbling waters of the already dry river, and listen to our joy and our penance and without judging continuing your continuous flying.
No one believes me when I say that you moon always come to look for those who have made promises of love in your light and still remain invulnerable at the time, waterproof to pains and continues to love and love and love as the first day, as in the first instant, the first proven kiss. In the flight of the moths and the last bats you had picked those promises by tightening them to your heart, and now that the revelations are even more true and sincere, even more in your arms shine brighter and everlasting and this is the light that even more, here makes you shine.

Dovrebbe essere questa l'ultima cosa che vedrò, voglio che tu sappia che è sufficiente per me. Perché tutto quello che sei, è tutto quello di cui avrò sempre bisogno, sono così innamorato.
Sembri così bella sotto questa luce, la tua sagoma su di me, il modo in cui fa emergere il blu dei tuoi occhi.
—  Ed Sheeran