e piano

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[FANCAM] 170427 | 63rd gyeonggido sports festival - piano man © smile -wA-

SETLIST:  you’re the best - piano man - décalcomanie - um oh ah yeh

Voglio essere guardata come se fossi la cosa più bella al mondo e poi sfiorata come se non fossi vera, e poi accarezzata piano come a voler scoprire ogni centimetro di pelle che suono fa al tatto, e poi baciata delicatamente come a voler assaporare ogni respiro e stretta forte come a non essere lasciata più.

ao bar centenário

te contei que alguém que eu amava morreu
(uma morte física 
e sem metáforas)
e talvez isso tenha anestesiado
a parte de mim que sente as partidas

por isso, quando você me disse 
“a gente só dá valor quando perde”
é claro que você tava falando de amor
mas eu pensei nos dentes
e nas aulas de piano
e no bar que vendia aquele chopp escuro que eu gostava
pensei nas tardes no masp
e nas viagens pra longe

isso fala muito sobre você
isso fala muito sobre mim
e sobre porque a gente acabou

até entendo que você tenha me chamado de frio
talvez eu seja
mas você tá viva e andando por aí
sua mãe não chora no seu quarto
seus amigos não choram de saudade
e eu não vou guardar pra sempre
as coisas que não consegui dizer

então me perdoa, se puder
mas reservo minha saudade
às coisas não vivas
como o bar centenário
e o tempo em que eu sentava na bancada
bebendo cerveja
ouvindo o carinha da música cantar
“tristeza não tem fim
felicidade sim”
e ria comigo
sem saber que era verdade

Ho sempre pensato che le persone siano un po’ come una canzone che appena trovi quella giusta ci passi giorni ad ascoltarla, ripetutamente, giorno e notte, nei momenti di gioia e tristezza.. Poi piano piano inizia a diventare come tutte le altre canzoni, non resta più quella cosa speciale che aveva prima, il ritmo ormai diventa un ritmo normale. Con il tempo ti stanchi, e passi sempre meno tempo ad ascoltarla, dopo ti viene la nausea a risentire le stesse parole e infine decidi di evitare di ascoltarla, eliminandola così dal cellulare. E poi, quando ti capita di risentirla dopo tanto tempo ti tornano in mente ricordi che ti lasciano una sensazione indescrivibile, una sensazione di strana tristezza.
—  Ragazzo Fenice
Che sei bella lo sanno tutti. Ma tutti non sanno che quando ti baciano tra l'orecchio e il collo fai una smorfia di piacere, che di notte anche quando non c'è nessuno parli piano come a non voler disturbare, che ti addormenti di colpo e respiri piano, che tieni gli occhi chiusi quando baci e le mani sul mento di chi baci. Non sanno che vuoi sentirti protetta, che sei sensibile, che quando fai l'amore chiedi “ti piace?” come quando si scelgono i gusti del gelato al posto di un amico. Non sanno che provi i brividi se ti baciano sulla schiena, che quando te ne vai poi fai venire voglia di vederti ancora.
I admire the cleverness very much. The opening scene with Mr Ducie is very good, and his reappearance 10 years later. The upper class conversations and that awful household in the country – how can you do it? Then the ingenuity of the machinery – e.g. the piano-moving incident – seems to me … ‘supreme’! I like enormously Alec’s letters. Is it true that the lower classes use ‘share’ in that sense? – I must find out.
—  Lytton Strachey, letter to E. M. Forster, 12 Mar 1915, giving his reactions to Maurice in one of its 1913–14 manuscript iterations. Reprinted in E. M Forster: The Critical Heritage (1973), edited by Philip Gardner, p.430 [4/6]
Ci sono dolori che non si possono né evitare né cancellare. Esistono. Possiamo solo affrontarli, e cercare di fare di tutto affinché non ci devastino. Ma talvolta ci vuole tanto tempo. E non basta fare “come se” niente fosse successo perché la vita continui come prima. Perché, spesso, niente può più essere come prima, e si deve pian piano riuscire ad organizzare la propria vita in modo diverso. Come quando perdiamo una persona cara. Talvolta in maniera brusca. Talvolta in modo ingiusto e inaccettabile.

Quando una persona che vogliamo bene se ne va via per sempre, è difficile imparare a vivere con quel vuoto profondo che si spalanca all’improvviso. E non basta semplicemente voltare pagina. Non basta ripetersi che la vita continua e che non serve a nulla piangere. Non basta imporsi di non pensarci… Quel vuoto è lì. Come una ferita profonda. Che pian piano cerchiamo di far cicatrizzare… Anche se alcune ferite non si cicatrizzano mai completamente…

Non basta premere sul tasto “cancella” per cancellare veramente tutti i ricordi che ci legano alle persone care, per distaccarsi da chi non c’è più. Elaborare la perdita è un’operazione psichica lunga e complessa. Si tratta non solo di accettare la realtà, ma anche di riconoscere veramente ciò che si è perduto, compresa la promessa di tutto quello che si sarebbe potuto e voluto vivere con chi non c’è più. Fare l’inventario di tutto quello che era stato investito, progettato, auspicato e sperato, e capire che non sarà più possibile realizzarlo.

Solo poi, si può tornare di nuovo alla vita, nonostante la sofferenza che resta quando si capisce una volta per tutte che i ricordi sono solo ricordi. Solo poi, si può ricominciare. E riprendere a sorridere…