e codices

I nomi amati quando ti compaiono sotto gli occhi hanno la forma di un disegno. Non ci sono più le lettere, ma cerchi e linee, vuoti e pieni. Non li leggi, li guardi.

Forma ondulata, profilo di colline in miniatura, profilo di volto capovolto, chiudi gli occhi per vederlo offuscato ma il perimetro è lì, quel nome e cognome quella lunghezza di traccia continua di pause e segni comuni, un codice binario che sai leggere prima di leggere, un marchio, un neo, una voglia sulla pelle di qualcos’altro.

Catalogo delle stelle

Finora non ci avevo pensato.

A che mi serve un catalogo delle stelle?

Nel catalogo dieci milioni

di numeri di telefoni celesti,

dieci milioni di numeri

di telefono di nebbie e mondi,

codice pieno di luminescenza e scintillio,

elenco di abbonati dell’universo.

Io so qual è il nome della stella,

troverò anche il suo telefono,

aspetterò il turno della terra,

girerò l’alfabeto d’acciaio:

L – 13 – 40 – 25

Io non so dove cercarti.

Si metterà a cantare la membrana del telefono:

Risponde Alfa Orione.

Sono in viaggio, io ora sono una stella.

Io ti ho dimenticato per sempre.

Sono una stella – sorellina dell’aurora,

non vorrò nemmeno venirti in sogno.

Di te non mi importa più nulla.

Telefonami tra trecento anni.

Arsenij Tarkovskij

alzi la mano chi sapeva che i profilattici sono un dispositivo medico scaricabile sul codice fiscale e non l’ha detto.
cioè, vi sembrano informazioni da tenervi per voi?

youtube

Nella notte tra l’otto e il nove maggio 1978, il corpo di Peppino Impastato, posto sulla linea ferroviaria Palermo – Trapani, è dilaniato da una carica di tritolo. Il suo funerale, partecipato da centinaia di giovani provenienti da tutta la Sicilia, viene aperto da uno striscione con la scritta “Con le idee e il coraggio di Peppino, noi continuiamo”.

E proprio dalle idee che lo spinsero a schierarsi apertamente contro la “borghesia mafiosa” della provincia palermitana è bene cominciare, per comprendere a pieno il profilo di un compagno per lungo tempo dimenticato e attualmente riciclato in uno dei tanti santini dell’antimafia da salotto.

Giuseppe Impastato nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato, quest’ultimo ben inserito nel contesto mafioso della provincia di Palermo (era stato inviato al confino durante il periodo fascista, mentre una delle sorelle aveva sposato il capomafia Cesare Manzella, ucciso con una giulietta al tritolo nel 1963). Ancora ragazzo, Peppino rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e comincia a dedicarsi all’attività politica: nel 1965 fonda il giornale “L’Idea socialista” e aderisce al Psiup. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti ecc.) e al cui interno trovano particolare spazio il “Collettivo Femminista” e il “Collettivo Antinucleare”

Lui stesso descrive questa intensa fase con le seguenti parole :“Arrivai alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E’ riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività”.

Nell’estate del 1973 aderisce a Lotta Continua e conosce Mauro Rostagno, di cui apprezza in particolar modo le posizioni libertarie. Nel 1976 fonda Radio Aut, emittente privata e autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Il programma più ascoltato è “Onda pazza”, trasmissione condotta da Peppino stesso, durante la quale denuncia  quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo primario nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, e viene eletto nel Consiglio comunale di Cinisi appena pochi giorni dopo essere stato assassinato.

Fin da subito, stampa, forze dell’ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di un suicidio “eclatante”. Il 9 maggio del 1979 il Centro siciliano di documentazione (nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato) organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il paese. Dopo diverse archiviazioni, depistaggi e ostruzioni da parte della polizia, il caso dell’omicidio viene riaperto nel 1996 grazie alle forza e alla determinazione dei compagni e della madre di Peppino e del Centro di documentazione Impastato; il 5 marzo 2001 la Corte d’Assise ha riconosciuto come colpevoli dell’omicidio Gaetano Badalamenti nel ruolo di mandante e Vito Palazzolo in quello di esecutore.

Della figura di Peppino a noi interessa però sottolineare l’importanza della sua antimafia sociale, contro un sistema di relazioni in cui sono strettamente intrecciate mafie, politica, amministrazione, finanza. Come ha scritto Giovanni Russo Spena, “L’antimafia sociale contro la borghesia mafiosa, contro processi di accumulazione mafiosa che sono veri e propri percorsi di valorizzazione del capitale globale (…) Noi ci impegniamo a ricostruire, pur dentro alle difficoltà del presente, partecipazione, protagonismo, autorganizzazione, intorno ad una antimafia, come quella che Peppino ha incarnato, non ipocrita, non di facciata, ma viva, vera, sociale; lottare contro le mafie è, per tanti giovani e tante ragazze, anche lotta contro la precarietà, per il salario sociale, il reddito di cittadinanza. Per questo Peppino è parte fondativa del nostro vissuto politico. Per questo rifiutiamo interpretazioni edulcorate e centriste: Peppino fu uomo del ’68, non va dimenticato. Fu militante anticapitalista che organizzava conflitti sociali, dagli studenti ai braccianti, ai contadini poveri. E fu precursore, anche come organizzatore culturale, di un’intensa e moderna criticità come rovesciamento e senso comune di massa. Radio Aut fu la struttura comunicativa più moderna del Mezzogiorno, negli anni Settanta, esempio straordinario di inchiesta e controinformazione. La metafora, il sarcasmo, la desacralizzazione dei capi mafiosi diventarono, con Peppino, strumento di lotta politica”.

Mamma, oggi sono tornata da scuola, entrata ho posato velocemente la cartella e sono uscita subito fuori per controllare la cassetta della posta. Quando ho infilato la mano c'era qualcosa, una grossa lettera bianca, candida, senza neanche un segno…solo dietro in basso: Canada,Montrèal, il codice postale e un francobollo a forma di bandiera canadese.
Era lui, mi aveva scritto di nuovo. Ho stretto così forte la busta che l’ ho piegata e nel tirare via la mano dalla cassetta mi sono graffiata contro il ferro di quest'ultima.Sono corsa subito in casa, quasi dimenticavo di chiudere la porta mentre le guance mi arrossivano e prendevano lo stesso colore dei miei capelli, rosso bronzo.
Ho aperto con poca grazia la busta e ne ho preso il contenuto.
Un grosso pezzo di carta bianca, sporco di inchiostro rosso e nero.
Sai..lui per scrivermi usava una stilografica che sembrava tanto quelle penne d'oca usate nell'ottocento, era magnifico annusare la carta e poter immaginare di sentire il suo profumo.
Eravamo così distanti, eppure sempre così vicini che preferivamo scriverci per posta che per cellulare o computer.
A volte facevamo la web, non sopportavo non riuscire a vederlo per più di due giorni.
Ma lo scriverci per posta rimaneva il modo migliore di sentirlo vicino a me.
Ora sai quanto mi manca mamma.
Quando ho aperto la lettera oggi, sono rimasta ferma e il respiro mi è mancato per qualche istante.
Non era la sua calligrafia, non era la classica penna stilografica ma una semplice penna..
Diceva così:
“Cara Caroline,
manchi a tutti quanti noi qui da quando siamo partiti, siamo stati tutti tristi, più di tutti Theo, mio figlio, che so bene quanto si fosse affezionato a te, so bene quanto avesse iniziato a vivere per te.
Sono Joanne, la madre, ti conosco da quando eri più bassa di uno gnomo da giardino e ha fatto male allontanarmi da te e dai tuoi magnifici genitori.
Caroline non devi piangere, devi essere forte.
Caroline adesso chiudi gli occhi, blocca le lacrime e respira perché io farò lo stesso scrivendo questa lettera..non amo le lettere bagnate di lacrime.
Caroline è successa una disgrazia.
Theo è stato investito da un camion mentre tornava in bicicletta, il colpo lo ha sbalzato a metri di distanza, non c'è stato nulla da fare.
Caroline ti prego di arrivare fino alla fine di questa lettera perché mi si strazia l'anima, e il cuore di questa povera madre ha smesso di battere da qando ha smesso di battere quello di suo figlio.
In questo ultimo periodo gli eravamo tutti vicino perché sapevano quanto lui stessa male per te, sapevamo quanto gli avesse fatto male allontanarsi da te.
Suo padre gli aveva appena comprato un biglietto di andata e ritorno per venire da te, era una sorpresa, voleva essere in tempo per il tuo compleanno.
Era così felice di aver avuto quel biglietto aereo che aveva iniziato persino ad aiutarmi con le faccende di casa, ed entrambe sappiamo quanto fosse pigro.
Non piangere Caroline adesso, e leggi quello che ho da dirti.
Al momento dell'impatto, un giornalista si trovava sul luogo.
Tutti hanno chiamato soccorsi ed ambulanza, tutti si sono avvicinati e prima di chiuder le palpebre, mio figlio ha chiesto di dire delle cose alle persone a lui care.
Non voglio scriverti ciò che ha detto a noi, perché sul giornale non si parla che di te e lui, la gente è indignata ed il camionista non è stato ancora trovato.
"Quando la distanza strazia l'anima” questo è il titolo del vostro articolo, questo è ciò che disse lui.

Non sopravviverò, Caroline. Non mi sento più le ossa e non so chi sono. Vorrei esser affianco a te in questo momento, vorrei averti vista un'ultima volta, abbracciata un'ultima volta, baciata un'ultima volta. Non riesco a mettere bene le parole insieme ma il pensiero di te mi rende vivido anche se il cuore si sta spegnendo.
Oggi immagino si spegnerà la mia vita, ma sappi amore mio che io sono morto su quel volo per il Canada, sono morto quando non ho più incrociato il tuo sguardo, sono morto quando su ogni orizzonte speravo di trovare uno scorcio di speranza di rivederti.
Sai, la prossima settimana sarei venuto da te.
Promettimi che sarai forte amore mio, perché sto arrivando, sto arrivando, ho deciso di prendere prima questo volo..ho deciso di addormentarmi con te tutte le sere, per l'eternità.
Perdonami se ho anticipato il mio viaggio, ma questo accade quando la distanza strazia l'anima.

Non piangere figlia mia perché lui è con te.
Sii forte insieme a me, perchè nulla al mondo è più insopportabile di questa tragedia.
Lui era, è e sarà con te.
Ti voglio tanto bene.

Joanne.“

Ho letto tutta la lettera di un fiato, senza mai fermarmi.
Le lacrime scendono veloci già da un po’.
Il sangue inizierà a scendere veloce tra poco.
Per un'ultima volta.
Ciao mamma, scusami se troverai qui tutto sporco di sangue, Theo mi sta raggiungendo ed io devo andargli incontro.
Vi voglio bene,
ma era inutile continuare a vivere dopo averlo perso.
Ecco mamma, ecco cosa succede quando la distanza strazia l'anima.
Calpesta i cuori e taglia i polsi.

—  Davide Avolio
Lo senti? C’è aria di cambiamenti.

Lunedì 8 maggio 2017

È parecchio tempo che non scrivo, ma devo essere sincera: nonostante non abbia passato un momento privo di novità, non mi sentivo affatto ispirata.

Gli affari con Avon vanno. Nel primo mese di attività ho guadagnato attorno ai 50 euro, che non è male, calcolando che sono stata due settimane senza codice e una chiusa a casa con la febbre. Venerdì 28 sera mia madre e la combriccola sono partiti e sono andati a fare vacanzetta in Irlanda, mentre io sono rimasta qui. Domenica 30 sono uscita con un amico di Dragon Ball. Non so ancora che soprannome dare a questo ragazzo, ci penserò più avanti. Questo ragazzo pare mi abbia visto tra i contatti whatsapp di D.B, e che avendogli chiesto il mio numero, il mio amichetto gli abbia riferito di trattarmi con con il dovuto rispetto e che non gli avrebbe dato il mio numero. Il ragazzo si è iscritto ad Instagram e successivamente a Telegram per chattare con me. Sembra un ragazzo simpatico ed è anche molto carino. Di lui mi piacciono molto le lentiggini.

Su Telegram chatto con molti uomini. Molti vogliono solo sesso, con altri ho un rapporto di amicizia, altri dicono di amarmi. Non penso di crederci fino in fondo, anche se devo ammettere che sono molto convincenti. Soddisfo la mia vena esibizionista quando ho voglia.

Sabato mamma mi ha dato una notizia importante. F, il suo compagno, ha ricevuto una proposta di lavoro da Vancouver, e presto ne avrà una da Dublino. Sta solo da vedere, ora, dove si trasferiranno tra un paio di mesi. E io?                                                                                                                         Li seguirò tra un paio di anni. Devo vedere come dirlo a papà&Co. Sarà difficile. La notizia mi ha scombussolata parecchio, ma devo rimanere concentrata. Spero che tutti questi pensieri riguardo le mie scelte universitarie zittiscano i miei timori riguardanti le voci nella testa, i sogni e le visioni distorte. A volte ho paura.

Ma Il Guardante è tornato. Il mio Guardante è tornato per me e presto scoperemo. Aspetto le mestruazioni, così inizio la pillola e sto più tranquilla. Ora che è tornato mi sento più serena. Mi mancava.

La sera mi sento esausta. Sono solo le 21:50, ma credo andrò a dormire presto. Buonanotte a tutti.

Bisogna assolutamente erigere un monumento al Legislatore Ignoto (senza volto, si capisce) e dedicargli una strada, una piazza, una festa nazionale. Commemorarlo, ecco, per quell’elementare sentimento di gratitudine che gli è dovuto per gli alti servigi resi alla Patria. Stiamo parlando dell’anonimo personaggio che appena esce una legge sbagliata, scandalosa o soltanto comica viene regolarmente incolpato di averla scritta da solo, di nascosto, all’insaputa del governo, del Parlamento, dei partiti. Di lui si sa soltanto che è un tipo diabolico, perché riesce ogni volta a gabbare centinaia di parlamentari che gli firmano e gli approvano tutto. 
[…]
Si spiega così l’emendamento di Natale 2014 che depenalizzava la frode fiscale: non fu Renzi, fu il Legislatore Ignoto. E il Codice degli appalti pieno di vaccate: non fu colpa di nessuno, fu il nostro uomo. E la controriforma costituzionale, scritta coi piedi (gli stessi): altro che Boschi e Verdini, era tutta roba sua.

E la riforma Madia-Napolitano jr.-Mattarella jr. della PA bocciata dalla Consulta: sempre lui (poi la Madia, tanto per cambiare, copiò). E la legge Renzi-Padoan sulle banche popolari, finita alla Consulta: ancora lui. E l’Italicum raso al suolo della Corte: opera sua. E la Buona Scuola, smantellata persino dalla finta laureata Fedeli: sempre lui. E gli 80 euro retrattili per un milione e passa di lavoratori: tutta farina del suo sacco. E il bail in con i tre decreti sul non-rimborso dei risparmiatori fregati dalle banche: tutta roba sua. E l’emendamento Boschi-Delrio che leva i superpoteri a Cantone: un altro audace colpo del solito ignoto. Il quale, alcuni mesi fa, si annoiava a morte e s’è voluto divertire un po’ mettendo lo zampino nella legge sulla legittima difesa.

—  Marco Travaglio
In queste ore sono entrata qui…mancate lo sapete e venivo a leggervi. Dio sa quanti messaggi che ho trovato..tanti..troppi.Ognuno di voi incazzato…sorpreso per il fatto che io avessi preso la decisione di andar via per un po’. Oggi anche se da lontano perche'non posso essere con Lui fisicamente, seguo passo…passo una gara che sta facendo..mi manda le foto, e vederlo cosi'fiero…determinato..forte e combattivo mi rende orgogliosa di essere Sua. E Lui Mio! Colui che mi ha dato la vita..e mi ha resa la Donna che sono. Sta lottando per tutto in questo periodo..e mi ha sempre detto..“Vivi..Vinci..e non Subire Mai”. Non tutti hanno la fortuna di avere un padre cosi’..io si’! Quindi eccomi qui..continuero'a scrivere come voglio…quando voglio e per chi voglio…se esiste nella nostra Costituzione un codice civile e penale che mi impedisce di farlo..prego accomodatevi e mostratemelo..ma sappiate almeno di cio'che mi parlerete. Non mi interessa se la mia presenza urta qualcuno..non e'un mio problema..esiste il tasto “BLOCCO”.Se non faccio storie agli attacchi puerili e'perche'prima di rispondere alle critiche, e alle offese vedo da che bocca escono..e molto spesso preferisco tacere a tali bassezze. Auspico di essere stata chiara su questo argomento…io vivo e lascio vivere perche'sono una persona molto perbene..e sono talmente piena di me stessa fuori nella mia vita reale insieme al mio lavoro, amore…ed altro ( perche'forse qualcuno non l'ha capito) che per me il passato ha un solo merito…quello di essere passato. Quando ho scelto di chiamarmi MALIKA HAJER ha un suo motivo.
Malika in arabo vuol dire regina..e lo sono perche'per i miei affetti e per qualcuno in particolare lo sono.
Hajer sempre in arabo vuol dire vai avanti non guardare indietro.
Spero vivamente che stupidi episodi avvenuti in passato, non si ripetano piu’. Punto.
Grazie…
Malika Hajer
Sono qui perché ti pretendo. Ho lasciato nell’adolescenza gli elaborati piani, le complesse strategie e la retorica. Mi rimane solo il lato selvaggio delle mie prigioni, la sfrenatezza delle mie notti solitarie e un’acuta tristezza che diviene tenerezza al contatto della tua pelle, della tua voce, della tua insipida vita con i suoi elementi di felicità, frustrazione o miseria imbottigliata in argomenti e imposture. Non m’importa chi sei, sono qui per inventarti. Sei fatta di avanzi di sogni e promesse. Nessuno dei tuoi amanti conosce la rotta dei tuoi più profondi deliri. Tutti loro sono rimasti in superficie, nella transitorietà di bava e lamenti. Pensa a questo, pensa all’istante in cui metterò ognuna delle tue ossa nel posto giusto senza toccarti. La mia parola affonda nella tua carne e la mia carne cercherà la tua anima. La luce entra attraverso una finestra e accarezza il tuo viso. In quella luce io viaggio, mi trattengo in ogni linea. Ignorare il minimo dettaglio sarebbe un crimine. Amo ogni cosa di quello che sei e la totalità sconosciuta. Amo quello che più odi, quello che ti tormenta. La mia idea dell’amore non è un codice e non è un’idea, è la sensazione di penetrare più affondo nel tuo sangue e nella stessa morte. Di darti lucidità e comunicare con te, oltre te. La mia idea dell’amore non è immobile, non rimango in te come una zavorra che languisce e ti riduce. Non ho un’idea dell’amore, lascio che le mie sensazioni si liberino. Non m’importa se ami o se ti amano, non sono uno schema dentro due abissi. Sarò il demonio delle tue notti, l’amante di fuoco. Là fuori gli omuncoli sono piccoli e profumati, sono leggiadri ed energici, sono freddi e imprenditoriali, sono dosati e scarsi. Ma tutti loro, e tu devi sapere molto di questo, sono solo omuncoli cresciuti sotto un modello di condotta. Omuncoli che non possono andare oltre il possesso e il controllo. Oltre le loro leggere scopate, il loro sesso programmato, la loro inefficacia. Nessuno di loro conosce il segreto, nessuno può decifrarti quando ti abbandoni al silenzio. Non c’è assoluto in loro, solo un po’ d’informazione. Non ci sono intelligenza né sensibilità, solo marche di vestiti e obiettivi. Essi vanno alla deriva per il tuo corpo, succhiano le tue tette, eiaculano. Ignorano che il sesso è appena l’inizio, che dentro te un sortilegio spera, un dolore, un’incurabile malinconia. Non sei una donna per me, sei la droga che spezza tutti i miei vizi. Quando le mie mani sfioreranno il tuo viso nell’oscurità, saprai che mi appartieni e che è più dolce e indimenticabile un istante vissuto affondo che mille vite.
—  Efraim Medina Reyes - C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
Gif

Non capisco perché su tumblr vadano un botto le gif di gente che succhia i cazzi. 
Che si sputa in bocca.
Che si masturba.
Non capisco, ci penso da settimane, non riesco nemmeno ad immaginarmi scegliere una gif del genere e postarla. 
Ma poi dove si scelgono? esiste un sito di gif di persone che succhiano i cazzi?
E’ un messaggio in codice che usate per dirvi qualcosa?  State per attaccare la terra e non lo sappiamo?
E’ un fatto estetico, una scelta stilistica, tipo che ogni due tre post ci sta bene uno che succhia un cazzo? 
E’ un template che posso scaricare? 
E’ tipo un intercalare? “Sì, foto che succhiacazzi, insomma, foto che succhiacazzi, ho aperto un blog in cui esprimo il mio pensiero, foto che succhiacazzi”.
O volete solo ricordarci ogni due giorni che vi piace succhiare i cazzi? 
O peggio ancora volete solo ricordarci ogni due giorni che vi piace vedere gente che succhia i cazzi?
O ancora peggio del peggio ancora volete solo ricordarci ogni due giorni che vi piace far vedere alla gente che vi piace vedere gente che succhia i cazzi?





E a volte il giocatore aveva creduto che l'universo gli avesse parlato attraverso gli zero e gli uno, attraverso l'elettricità del mondo, attraverso il testo che scorre su di uno schermo alla fine di un sogno.
E l'universo disse Io ti amo
E l'universo disse hai giocato bene
E l'universo disse tutto quello che ti serve è dentro di te
E l'universo disse sei più forte di quanto immagini
E l'universo disse sei la luce del giorno
E l'universo disse sei la notte
E l'universo disse sei l'oscurità che combatte dentro te
E l'universo disse la luce che cerchi è dentro di te
E l'universo disse non sei solo
E l'universo disse non sei separato da tutto il resto
E l'universo disse sei l'universo che assaggia se stesso, si parla, si legge il suo stesso codice
E l'universo disse io ti amo perché sei amore
E il gioco era finito quando il giocatore si destò dal sogno. E il giocatore iniziò un nuovo sogno. E il giocatore sognò di nuovo, sognò meglio. E il giocatore era l'universo. E il giocatore era amore.
Tu sei il giocatore.
Svegliati.
—  Minecraft
Dettagli significativi

Ad Omaha, Nebraska, gli asili si chiamano “Little Lamb”, “Little Angel”, “Little Darling”, c’hanno la porta blindata col codice d’accesso e il cartello che esplicita di non introdurre armi da fuoco al loro interno.

A Berlino, l’asilo che ho trovato per il piccolo si chiama “Pirati della spiaggia”, con tanto di bandiera con teschio e ossa su sfondo nero. 

L’environment, l’ambiente esterno porcaccio dio, è importante.

2

Polaroid Style 📷 ||
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Credo che i miei pensieri stiano iniziando a fremere perché io gli trovi una casa. Sento il bisogno di accudirli, per questo compro un quaderno alla settimana, per questo nascondo i miei quaderni nei posti più disparati. Il problema è che sono vuoti. Un quaderno non è il luogo adatto. Forse nemmeno internet. Non hanno un ordine e quindi non starebbero bene nemmeno in una storia. Non so dove metterli, ma mi fanno tenerezza. [..] Vanno protetti. Anche se non sono abbastanza lineari, abbastanza stupefacenti, abbastanza colti né abbastanza alternativi o duri da attirare l'attenzione di chi in genere snobba qualsiasi cosa. Sono pochino, ma sono comunque tutto quello che ho. Non ho una casa mia, né un giardino. Non ho un lavoro fisso e non ho una macchina. Non c'è niente su questo mondo che sia veramente mio, a parte forse il codice fiscale. E allora i miei pensieri. Li odio, non lo dico per dire, e allo stesso tempo gli voglio bene in maniera morbosa. Vorrei scrivere in tutto un altro modo, vorrei essere più leggera. Più tagliente. Meno melodrammatica. Vorrei essere stata più attenta in classe quando si traducevano le versioni di latino. Vorrei essere stata più attenta in generale, ma non è il mio caso. [..]
E mi sento in colpa con le cose che scrivo perché le tradisco continuamente e senza remore, sono una stronza, e come gli stronzi tornano a casa con un regalo per farsi perdonare di qualcosa che tu non sai nemmeno che hanno fatto, io vorrei donare un garage, dieci metri quadri, un pezzo di strada a quello che scrivo e che ho scritto. Vorrei esistesse un luogo per tutte queste parole troppo dolci e troppo vigliacche. Forse nel posto giusto, magari, chissà…mi sembrerebbero vere.
— 

susanna casciani 

amabile

"Non è giusto" non esiste.

Avrei voluto scrivere “esami finiti, il mio percorso universitario termina oggi 22 luglio (tesi a parte)”, e invece niente di tutto ciò. Oggi ho sostenuto l'esame che stavo preparando da quattro mesi, un esamone di 1400 pagine, e sono stata bocciata. Se fossi stata bocciata perché impreparata, per aver fatto scena muta, per essermi espressa male o per essermi mostrata titubante, lo avrei capito, ma non so neppure il perché, perché non è accaduto niente di tutto ciò. Dopo aver ricevuto due domande, a cui ho risposto bene, senza mostrare insicurezza, uno dei due assistenti che mi stava esaminando, mi fa notare di aver detto un'inesattezza (non vi sto a dire quale per non entrare nel merito della materia), io gli dico che ero sicura in base a ciò che avevo studiato, lui obietta, così, visto il mio silenzio, mi comunica che l'esame poteva anche concludersi, che ero preparata ma confusa. Al che resto allibita e con tutta l'umiltà che mi appartiene, pensando di avere sicuramente una persona più preparata di me davanti a me, si è fatto spazio dentro di me il dubbio che avessi potuto dire qualche sciocchezza. Lo imploro di farmi altre domande, dicendogli che si trattava dell'ultimo esame, (perché cosa altrettanto strana è essere bocciata dopo due domande), solitamente prima di bocciare ci tengono a spellarti un po’. Lui non mi ha dato alcuna possibilità, neppure di andare dal prof che, al centro della cattedra, smanettava con l'ipad senza sostenere esami. Esco fuori, la prima cosa che faccio è controllare le risposte che ho dato e avevo risposto bene, al che avrei potuto prendere il codice e lanciarlo addosso all'assistente, ma non ho fatto nulla di tutto ciò, ho pianto dalla rabbia, e uscendo dall'aula ho gridato facoltà di merda.

Specifico che io non ho fortuna, quindi non ho mai tentato gli esami, non ho mai avuto la faccia di bronzo per presentarmi ad un esame con delle lacune e tentare di portarlo a casa con un diciotto, e mi sono beccata pure il diciotto immeritato, così come ho ammesso di non essere preparata e di meritare un voto basso o la bocciatura. Qualcuno dice che la fortuna non esiste, ma sarà qualcuno che non è andato all'università, perché ci vuole una buona dose di fortuna ogni volta che vai a sostenere un esame, devi sperare di capitare con una persona che abbia umiltà nello svolgere il ruolo che gli è stato assegnato. Cosa che non capita spesso, quasi mai.

Comunque non è la prima volta che capita una cosa del genere, sarà il terzo (?) episodio grave. Prima di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza della Federico II, chiunque incontrassi mi chiedeva se fossi davvero convinta di voler intraprendere questo percorso in virtù di una serie di voci che giravano sulla facoltà, dalle raccomandazioni al terrorismo psicologico degli assistenti nei confronti di povere matricole che, non avendo professionisti legali alle spalle, non meritano il titolo di giurista. Io ero convinta del percorso scelto per determinati motivi. Ancora oggi, incontro gente che mi guarda pietosamente. Eppure il mio percorso era iniziato brillantemente, ed è stato così fino al terzo/quarto anno, poi ho avuto problemi proprio con gli ultimi due. Ma, in questi anni universitari, per ciò che poi ho vissuto direttamente e indirettamente, ho odiato ogni singolo angolo della facoltà, e mi è crollata l'idea in sé di giustizia, il concetto di meritocrazia, e ne ho la pancia piena del clientelismo che dilaga all'interno di quelle mura e all'esterno. E lo so, non capita solo a me. Questo è solo lo specchio di un sistema sbagliato che ormai è diffuso su larga scala in questo Paese, e in qualsiasi settore. 

Non so più niente, so solo che per lo sfizio di uno stronzo io stamane dovevo essere bocciata, e per colpa sua dovrò aspettare ottobre per sostenerlo nuovamente. Non riesco proprio a farmene una ragione, e mi tocca solo la rassegnazione. Non volevo neppure arrivarci a luglio con un esame ancora da sostenere, i miei programmi erano tutt'altri, avrei già dovuto terminare questo percorso, e ho dovuto trovare la forza per non farmi abbattere dagli eventi e ora devo trovarne altra ancora. Forza che ho dovuto trasmettere pure a chi voleva abbandonare. Sono stanca, avvilita, demoralizzata, e ho accumulato tanto stress fisico e mentale a causa del penultimo e di quest'ultimo esame, aggiungendo a tutto ciò le preoccupazioni per il futuro. Se fossi una persona menefreghista probabilmente vivrei meglio, e invece non mi faccio scivolare quasi niente addosso, sono sempre e solo io a scivolare sulle cose. Oggi mi sono sfogata con mia madre su tante cose e mia madre non fa altro che dirmi che la sensibilità mi distruggerà, e io non posso farci niente.

Un mese fa circa, ad una festa di laurea, conobbi un assistente. Un assistente che stava facendo il praticantato presso lo studio di un avvocato, nonché professore universitario presso la mia facoltà. Un fesso che mi disse “sto facendo gli esami di procedura civile, ma non farmi domande, non mettermi alla prova perché io non so niente… a volte mi sento pure in colpa verso le povere matricole, ma mica solo io eh!”, io gli feci presente che appena aveva un po’ di tempo poteva mettersi in un angolino e vergognarsi. Non tutti, ma molti assistenti sono proprio come questo soggetto, impreparati e per di più frustrati.

Genialità slovena.

Supponiamo che nel vostro Paese ci sia l’obbligo di emettere scontrino fiscale ma che la cosa non prenda piede nè tra i commercianti nè tra i clienti. Che fare? In Italia un uomo con un cognome orografico proporrebbe di inviare ad cazzum squadre di finanzieri in luoghi turistici e di villeggiatura per controllare la situazione. In sottofondo è possibile sentire le risate registrate™ che fanno tanto serie tv del passato.

In Slovenia il problema era molto simile a quello italiano solo che invece di mandare centinaia di finazieri a controllare centinaia di migliaia di esercizi commerciali hanno deciso di spingere commercianti e clienti ad esigere l’emissione dello scontrino.

Come?

Con la paura?

Con la coercizione?

Con la minaccia di sanzioni pecuniarie ed eventualmente il carcere?

AHAHAHAHAHAH.

Ahaha.

Ah.


no


Si sono inventati una lotteria nazionale a cui si concorre con lo scontrino. Ogni scontrino emesso infatti genera un codice e un QR code coi quali si può partecipare all’estrazione di un ricco premio. Questo ha portato in breve tempo i cittadini sloveni a richiedere sempre lo scontrino andando poi a giocarlo gratuitamente nelle ricevitorie abilitate.

Un’idea geniale che sta funzionando, con una spesa minima per implementare il sistema di generazione dei codici e col montepremi hanno ridotto grandemente quel genere di reato ed evasione fiscale.

Genialità slovena.