e 520

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il telefono squillo improvviso facendo sobbalzare il professore Letterio Barbera, Dietologo Nutrizionista presso un grande ospedale di Messina, sulla sua comoda poltrona in vero cuoio. Il professore lascio per un momento l’articolo che stava leggendo su una nuova metodologia di dieta basata sul riso basmati e il burro tibetano e prese il telefono “professore sono le cinque la aspettano in clinica” disse la voce stridula della segretaria. Era in ritardo, ancora una volta. Si mosse come un automa, levandosi il camice, mettendosi la giacca, riempiendo la borsa ed uscendo dallo studio chiudendolo a chiave. Si fermò un secondo e riaprì lo studio e correndo verso il camice per prendere la sua Montblac, per poi uscire e chiudere lo studio. Si fermò un secondo e apri di nuovo lo studio per correre a prendere sulla scrivania il cellulare e poi uscire, chiudere a chiave lo studio e poi correre lungo il corridoio per prendere l’ascensore che era ovviamente guasto e quindi correre verso le scale, e scenderle di corsa. Al parcheggio corse verso la sua BMW 520 e incomincio a cercare le chiavi. Nel frattempo suono il cellulare e tenendolo attaccato con la spalla all’orecchio incomincio a frugare nelle tasche e poi nella borsa
“Lillo ciao sono io che fai” chiese la voce lenta e molle della moglie
“Sto correndo alla clinica Mimi, ci sentiamo dopo”
“ Lillo ti chiamavo solo per dirti cosa vuoi mangiare. Ti faccio due baccelli di soia, la rucoletta, la mozzarellina con due carote bollite?”
“ Mimi va bene aiu scappari” disse mentre finalmente trovò le chiavi
“ va bene Lillo non fare tardi che vogghiu stari anticchia cu tia ricodditi a pillula e non correre…..”
“No Mimi ciau ciau ciau” disse il professore mettendo a moto e buttando il telefono sul sedile a lato.
Parti di corsa ma alla barra per uscire si fermò di colpo perché l’asta non si alzava. Mentre il guardiano cercava di far smuovere l’asta “Che vita di minchia!!  - si disse - Poi stasera anche il baccello di soia, stare con la moglie sul divano a vedere c’è posta per te. Qui ci vuole qualcosa di forte se no stasera mi ammazzo. Aprì il cellulare, guardò in rubrica finché non trovò il nome che cercava. Scrisse “arrivo tra cinque minuti, prepara il solito” la risposta gli arrivo in pochi secondi “subitu dutturi, nun si preoccupassi” sorrise: per Caddozzu quelle quattro parole erano già un tema. Il professore giro la macchina dalla parte opposta a dove doveva andare e guidava guardando a destra e sinistra perché nessuno potesse vederlo andare nella direzione opposta alla sua meta. Spense anche il cellulare perché non potesse essere tracciato e si mise anche gli occhiali da sole come a nascondersi il più possibile. Arrivato sulla via principale si diresse verso il centro città ma dopo un chilometro giro a sinistra salendo verso Villa Dante; le giro intorno guardando nello specchietto se qualcuno lo stesse seguendo. Passò di fronte al cimitero pieno di gente che su bancarelle e tappeti disponeva povere cose da vendere. A metà del cimitero c’erano le postazioni dei fiorai e più in la, in mezzo a una nebbia di fumo ed un odore forte di grasso arrostito, quelle di chi vendeva Stigghiola e Taiuni, cioè budello di animale e milza o altri interiora povere, cucinate alla brace. Il professore Barbera rallentò fino a quasi fermarsi a lato dell’ultimo baracchino di interiora arrosto. Mentre abbassava il finestrino vicino al marciapiede un individuo tozzo con la barba lunga, vestito con una maglietta del Messina si avvicino rapidamente e allungando un braccio pieno di tatuaggi gli allungo una busta bianca “tinissi dutturi’ furono le sue uniche parole. Il Professore allungo una mano dandogli una banconota arrotolata e prendendo il pacco bianco. Gli disse “ tieni pure il resto”. L’uomo afferrò la banconota e mettendosela in tasca con non curanza fece qualche passo indietro “grazie dutturi….a prossima” il professore accelerò scomparendo nel traffico caotico di Provinciale. Prese poi uno dei viali che saliva in direzione della tangenziale dirigendosi verso la Clinica. Il viale saliva repentino per poi fare due ampie curve per innestarsi sulla tangenziale. Alla seconda delle due curve c’era a metà una casupola cantoniera con a lato un piccolo spiazzo. Il professore, imboccata la curva, entrò di colpo nel piccolo spiazzo parcheggiando in modo che la targa non fosse visibile. Guardo nello specchietto se qualcuno lo avesse seguito, poi prese il pacchetto con le mani che quasi gli tremavano per l’eccitazione. Un odore pungente e forte lo assali, diventando presto odore di arrosto. Il professore prese in mano un panino bianco con la crosta croccante e poca mollica bianca; il panino era pieno di stigghiola, il budello di un animale giovane arrotolato su grasso e un cipollotto. Dopo essere stato cotto sulla brace ed avere assunto un colore bruno, era stato rinchiuso nel panino impregnandolo con i suoi umori. Il professore lo guardava affascinato, poi chiuse il panino e gli diede un morso ingordo. “Fanculo bacelli” si disse mentre masticava con gusto il pane e il budello; “fanculo petto di pollo” si disse al secondo morso “fanculo carote bollite” al terzo e cosi via. Il panino scomparve in pochissimo. Il Professore si pulì le labbra e cerco nella busta bianca. Caddozzu aveva messo anche una lattina di birra che lui apri velocemente bevendone un lunghissimo sorso. Quando fini fece un rutto enorme che lo riempi di soddisfazione. Mise tutti gli avanzi del veloce pasto nel sacchettino che butto nel bidone accanto alla macchina. Si pettino, si mise in bocca una mentina per nascondere l’odore della birra e parti in retromarcia. Mentre entrava in tangenziale una vocina sottile gli disse “ il colesterolo ti salirà a 300” “chi se ne frega – si rispose in modo virile - libero è chi può scegliere come morire” e sorrise per la citazione del suo professore di greco del liceo