duecentos

Sono nato il primo giorno di scuola, cresciuto e invecchiato in soli duecento giorni.
—  Bianca come il latte, rossa come il sangue - Alessandro D'avenia

anonymous asked:

(Continuo) Dicevo che questa cosa mi ha fatto riflettere tanto. possibile secondo te che un domani questi artisti, come pure gli stessi poeti der trullo vengano studiati nelle scuole e rivalutati?. E perché gli artisti di strada scrivono per le strade appunto non per dire su un libro? Ti infastidisce? Io mi sto ricredendo molto dopo queste riflessioni e volevo sapere il tuo parere. Quando una scritta su un muro diventa arte? (Letteraria o figurativa). Scusa per il disturbo e le duecento domande

 Gli artisti di strada sfruttano i muri dei vicoli, le pareti esterne di grandi palazzine perché la scelta del dove è parte integrante del loro gioco: ammiccano alla realtà della città, il libro appartiene ad un altro circuito. 

Il libro devi comprarlo, devi scegliere il momento predisposto per aprirlo, hai preparato la tua mente a quello che stai per leggere o vedere. Il muro lo vedi mentre stai facendo una passeggiata e pensando alle tagliatelle di nonna pina, sei costretto a confrontarti con  i suoi contenuti anche se non lo avevi affatto deciso.Per di più il muro scavalca ogni casa editrice, gallerista di museo, e qualsiasi altro giudice che decreta che quell’arte debba essere diffusa. L’artista decide di condividere senza filtro alcuno la sua opera con il grande pubblico - il più grande di tutti, tra l’altro, perché a comprare il libro o ad andare alla mostra saranno persone selezionate, mentre la massa indistinta di persone che cammina per strada abbraccia il maggior numero possibile di categorie - maschi femmine bimbi succhiapollice e vecchietti, preadolescenti brufolosi e signore con le dita ciccione e gli anelli d’oro sui mignoli. E magior numero possibile di categorie significa anche maggior numero possibile di reazioni diverse.

L’arte che si rovescia in strada non mi infastidisce minimamente, anzi mi rallegra; rompe il grigiore della routine, ci regala qualcosa di inatteso - perché di base non è quello che stiamo cercando.  Il patto però è che sia qualcosa di davvero piacevole o di interessante o di divertente o che fa riflettere (o tutte queste cose insieme) - un nome scarabocchiato, il numero di telefono con sotto scritto per una notte di fuoco chiama non mi suggeriscono niente, la vuotezza mi infastidisce sì. Eppure negli anni Cinquanta a New York e dintorni era incredibilmente attuale. Adesso l’egomania di taggare muretti, vetrine e sedili dell’autobus è decisamente scaduta e onestamente per me ha perduto ogni fascino. 

Non so dirti se queste cose verranno mai studiate a scuola; il sistema scolastico dimentica un sacco di argomenti davvero importanti, anche solo per una questione di tempo - immagino i poveri ragazzini del tremilasedici quanta roba avranno da studiare (programmi di storia eterni proprio, poretti) - ma se intendi chiedere se questi personaggi guadagneranno mai una autorità diffusa tanto che valga la pena di essere considerata parte integrante di un programma scolastico - io mi auguro di sì, anche basta considerare culturale solo quello che è ricco o vecchio: molti artisti di strada raccontano la vita di tutti i giorni con un occhio critico e concreto che manca ad un sacco di altre realtà ancora chiuse in loro stesse. è l’arte di oggi, perché ostinarsi a negarlo?

Una scritta sul muro diventa arte quando più di una persona si sofferma e aggrotta le sopracciglia. Siamo anche noi pubblico ad essere partecipi di questo gioco della street art: nel marasma confusionario di scarabocchi, vandali, pubblicità e volantini, cosa attirerà la nostra attenzione?

( ciao tanti baci e scusa l’attesa - ma dopotutto non è l’attesa del wafer essa stessa wafer? )

I miei hanno intenzione di togliere sky per risparmiare un po’ su tutte le rate che si sono presi sulle spalle in nome dell’austerity e ok, no problem, ma fatemelo sapere per tempo ché ho duecento film registrati e potrei morire se me li tolgono di botto aiuto mi viene già da piangere.

Tante donne.. e nessuna TU. A Sarajevo duecentomila donne e nessuna TU. In Europa duecento milioni di donne e nessuna TU. Nel mondo due miliardi di donne e nessuna TU…!


Izet Sarajlic ღ Gɨσɨα.
Un tempo quando stavi male vivevo per farti sorridere; le cose cambiano, è vero, ma anche se non so che cosa ti spezzi, vorrei comunque che il mio ricordo ti facesse respirare per un solo breve istante. So che sorridere a volte è pressoché impossibile, ma ricorda sempre che qualcuno a duecento chilometri ti pensa ancora talvolta, nonostante tutto.
Il ricordo adesso è come un pianoforte senza voce,che piu’ suona e piu’ non sento le sue note.
—  Laura Pausini (duecento note)

“Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano. ” -Charles Bukowski. #foto #frase #frasi #charles #bukowski #charlesbukowsi #charlesbukowskiquotes #charlesbukowskiismyhero #charlesbukowskifrasi #selfie #pullman #luce #tumblr #tumblrgirl #tinta #snap #snapchat #monokuma #orso #occhi #sole #insta #iphone #instagram #instalove #instalike #instaphoto #instafoto by 1debby121 https://www.instagram.com/p/BBesZ46QiyS/

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Per Holly questo ed altro

Oggi pomeriggio ho perso mia figlia. È rimasta intrappolata dentro al supermercato sulla strada principale. Duecento metri dalla ventitreesima, oltre il muro di cinta del rifugio. Mi sono distratto un attimo e si è infilata tra le lamiere e i vetri scheggiati. Le ho detto di uscire, lei mi ha risposto aspetta, forse è rimasto qualcosa. E poi è crollato il tetto. Mi sono ficcato dentro e ho cominciato a scavare a mani nude, poi dai calcinacci è sbucata fuori una gamba. Era ricoperta di detriti e mancava la scarpa. Mentre cercavo di liberarla, Bi è arrivato e mi ha trascinato fuori per un braccio. Gli ho spaccato il muso, a quel figlio di un cane.

«Vuoi rimanerci secco anche tu?» ha gridato, e sputava sangue per terra mentre si reggeva il naso «Vieni a disinfettarti quella merda!»

Lui non ha figli, ha sempre fatto quello che gli pare. Non gli importa di nessun altro che non sia se stesso. Mi ha scrutato per un po’, convinto che gli andassi dietro, e appena mi ha visto rientrare è tornato da Jake e Belladonna.
Era un amore, mia figlia. Ci tenevo a darle un’ultima occhiata. Appena ho ammassato in un angolo gli ultimi brandelli di intonaco sono rimasto a fissarmi i palmi delle mani. Dio, sembrava cibo per cani, bocconcini in lattina. Me ne sono andato.

Accendere il fuoco, stasera, tocca ad Emily. Dopo un anno e nove mesi di bivacco non ha ancora imparato, brutta cretina. Traffica con un acciarino mezzo consumato, ignara di alcuni fili d’erba ancora freschi tra le sterpi dell’esca. Ad un certo punto, Belladonna si alza da terra e, con le mani sui fianchi un tempo floridi, le dice fai fare a me. Emily scarta di lato, ribatte ce la faccio. Non ce la fa. Allora Belladonna le strappa l’acciarino dalle dita sudice.

«Sei una stronza prepotente.» sibila Em.
Qualcuno si arrischia pure a soffocare una risatina.
Spettava a lei, non a mia figlia.

Mentre Bi distribuisce la solita brodaglia, la luce tremula della brace ci fa sembrare fantasmi o matti cultisti di qualche setta. Nessuno emette fiato. Appena tutti hanno da mangiare però, si mettono ad ingurgitare famelici come se oggi non fosse successo niente. Non una parola, non uno sguardo particolare. Solo le solite occhiate fumose e il risucchio assordante delle labbra contro le gamelle. Che schifo.
Osservo i fagioli anemici e mollicci che galleggiano sulla superficie della ciotola. Le bucce si sono separate dalla parte più tenera e fluttuano come coriandoli.

«Dai, mandane giù almeno un po’.» mormora Belladonna. La sua mano è calda sotto ai guanti. Mi preme la spalla con compassione quasi materna.
«Non ho appetito.» taglio corto, ma non riesco a scrollarmi di dosso il suo tocco.
«Non è stata colpa tua.»
«Non è stata colpa mia.» faccio eco.

Bella mi da un’altra pacca e va a sedersi accanto al fuoco. Ipocrita o meno, le ha dedicato una smorfia di circostanza e una manciata di parole. Mi va bene così.

Jake mi sveglia che l’alba non è ancora sorta. Stai zitto, mi ordina. Sono ancora intontito dal sonno e preso a cazzotti dai ricordi e tu mi butti fuori dal sacco a pelo?
Lo guardo di sbieco. Magari lui e Bi si sono messi d’accordo per farmela pagare per la storia del pugno.

«Che c’è?» grugnisco.
«Andiamo a seppellire tua figlia.»

Non riesco a ribattere nulla. Mi carico lo zaino in spalla e ci mettiamo in marcia verso la ventitreesima.
I pochi uccelli rimasti hanno cominciato a cinguettare. Oltre una sottile coltre di nebbia si intravede il sole, pallido e smorto. Anche lui sembra essersi beccato il virus, proprio come ce lo beccheremo noi due per seppellire un fantoccio. Mia figlia era un amore.
Per essere aprile si gela, butta Jake. Non dico nulla, anche perché non c’è un cazzo da dire, allora lui riattacca e mi chiede come stanno le mani. Loro stanno alla grande, sussurro. Spero si tappi la bocca.
Ci piazziamo di fronte all’entrata del supermarket. Un ratto schizza fuori dalle macerie e va a rintanarsi in mezzo ai cespugli. Immagino che lì dentro avesse trovato da mangiare e immagino anche che cosa, e non riesco a trattenere le lacrime, i sighiozzi, i conati di vomito. Jake mi tira su, dice non sei solo, ti aiuto io. Mi indica la pala e mi propone di fare tutto lui se non me la sentissi.
Vaffanculo, era mia figlia.

«Quando ieri siamo andati in perlustrazione ho trovato queste cose.» Esclama ad un tratto. Fa scorrere la zip dello zaino e ne tira fuori un pacco di guanti.
«Ah.»
«Ho pensato che con questi e le bandane sulla faccia rischiamo di meno.»
«Sì» mormoro «rischiamo di meno.»

Entriamo dentro. Appena Jake nota il cranio maciullato di Holly fa finta di niente e le avvolge un sacchetto di plastica attorno a quello che rimane del collo e del resto. Lui l’afferra per le braccia e io per le mani, poi la tiriamo fuori. Dopo aver scavato abbastanza in profondità, Jake mi chiede se prima di metterla dentro volessi pregare.
Non c’è nessun Dio, rispondo.

Mi ricordo che Holly contava gli anni in base al cielo. Era convinta che, ogni volta che si festeggiava il suo compleanno, il cielo mutasse in qualche modo. Quando la gente le chiedeva quanti anni avesse, lei rispondeva (per esempio) cinque cieli, sei cieli, sette cieli.
Rimango accovacciato accanto alla sua lapide di calcinacci e aspetto che sorga il sole come si deve. Noi altri ci raggiungi dopo, mi ha detto Jake prima di allontanarsi. Non pensavo fosse un così bravo ragazzo.
Tiro fuori dalla tasca un pennarello nero. Scrivere sulle carcasse di intonaco non è facile, ma il risultato sembra leggibile. Niente di eccezionale.

“Holly, ai nostri undici cieli”


Nota del ■ ■ ■ ■  – Ho dovuto ricopiare tutto quanto in un altro quaderno. Me l’ha procurato Jake, dice che lo ha trovato in uno degli appartamenti in periferia.
Non ce la faccio a ringraziarlo di persona, non dopo quanto è successo con Bi. Quella però è un’altra storia.

dlvr.it
Ancona, caccia alla banda dell’Audi Avvistamenti dopo la fuga a 200 all’ora http://dlvr.it/KRqYSN Il Borghigiano IL BORGHIGIANO Fonte Il Corriere Adriatico – ANCONA – Un bolide nero che sfreccia nella notte, volando sulla direttissima del Conero come in un improvvisato e azzardatissimo circuito da rally, con una gimcana a duecento all?ora tra le… Leggi la notizia integrale su: LEGGI LE NEWS DEL CORRIERE…

Pizza Gamberi e Zucchini (pizza with mozzarella, prawns, zucchini, salsa verde and basil) at Duecento Otto, Hong Kong. I have been craving pizza for months, and I have to say, this definitely hit the spot. After hitting the antipasti buffet, this was a complete steal and I would recommend that you go here ASAP and order one of these bad boys. I was full to burst, so 10/10 would recommend 🍕#food #foods #foodie #foodies #foodpic #foodporn #foodstagram #instafood #healthyfood #foodblogger #foodphotography #hongkong #hongkongfood #lunch #italy #italian #pizza (at 208 Duecento Otto)

anonymous asked:

..l'ultima volta mi sono sentita dire "non sono interessato" quando invece, i fatti, dimostravano il contrario. Se capitasse anche stavolta sarebbe il colmo, come se tutto quello che ho passato fino ad ora non fosse servito a niente

Non devi fargli mica una dichiarazione d'amore… Prova solo ad essergli amica, senza aver fretta di voler qualcosa di più. Fai le cose con calma senza buttarti allo sbando, un “ciao” non significa “ti voglio sposare e fare duecento figli con te”

CLAUDIO BAGLIONI – 200 LIRE DI CASTAGNE

CLAUDIO BAGLIONI – 200 LIRE DI CASTAGNE

ANNO: 1977 ALBUM: Solo DURATA: 3:54 minuti

duecento lire di castagne

sopra il cavalcavia

fiocchi di cenere nel cielo

l’inverno bussa già

presa a contare le corriere

che stan sfrecciando via

l’intervallo lei lo passa qui

sola senza compagnia …

le sue colline son lontane

e non le vede più

soltanto i nidi di cemento

della periferia

strapparsi il camice di dosso

e rotolare giù

e sporcarsi…

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dlvr.it
Fabriano – Duecento ragazzi delle società sportive ricevuti dal vescovo Vecerrica http://dlvr.it/KQ7kNv Il Borghigiano DUECENTO ragazzi delle società sportive della Diocesi di Fabriano sono stati ricevuti in Cattedrale dal vescovo Giancarlo Vecerrica. «La Porta Santa ci apre alla gioia dell’essere con Gesù e in Gesù»: con queste parole il presule ha invitato i giovani ad oltrepassare la soglia della Porta Santa…

Antipasti salad from the buffet at Duecento Otto in Sheung Wan, Hong Kong (feat. a sneaky aperol spritz that it definitely wasn’t too early for…). This was great Italian food at a great value, as you often find it quite expensive in Asia, or at least I have in Taiwan. Here however, you can pay $100HKD for their antipasti buffet, and add on $20-30 if you want a pasta dish or a pizza on top of that. Such a good meal and on top of that, a really beautiful restaurant! Will definitely be coming back 🍹🍝 #foodphotography #lunch #food #foods #foodie #foodies #foodpic #foodporn #foodstagram #instafood #hongkongfood #hongkong #salad #healthy #healthyfood #cocktails #antipasti #italy #italian #foodlover #foodgasm #foodblogger #food (at 208 Duecento Otto)

‘Stephen King - L'altra metà Oscura’ di Lorenzo Ricciardi http://goo.gl/V9n9HZ

Stephen King non è solo lo scrittore più prolifico del ventunesimo secolo, è uno degli scrittori più popolari e amati di tutti i tempi. Più di duecento storie traromanzi, novelle, racconti brevi, articoli, saggi, più di cinquecento milioni di copie vendute in tutto il mondo, più di cinquanta premi vinti, i suoi libri sono stati tradotti in oltre trenta lingue e adattati per il piccolo e il grande schermo nel corso degli anni.

Questo saggio cerca di esplorare e di raccontare il Re del brivido da una prospettiva diversa, provando a dare una visione più intima dello Stephen King scrittore e uomo, attraverso le parole di chi lo ha conosciuto sul set, di chi gli è accanto nella vita privata o professionale, di chi semplicemente lo ama e lo considera profonda fonte di ispirazione. Con interventi di registi del calibro di Mick Garris, Frank Darabont, Scott Derrickson e Tom Holland, di scrittori di fama mondiale come Ramsey Campbell, Jack Ketchum e Joe Lansdale, e importanti contributi di Tullio Dobner e Danilo Arona. Prefazioni di Gianfranco Nerozzi, lo “Stephen King italiano”, e del biografo ufficiale di King Bev Vincent.

Zika virus, la scimmia “Rhesus 766” e Rockefeller. Ecco la storia.
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Lo Zika virus è uscito dal suo inferno a distanza di decenni, da quando per la prima volta venne studiato dal dott. Jordi Casals Ariet. L’ Organizzazione mondiale della sanità afferma che “si propaga in maniera esplosiva” e sono attesi circa 4 milioni di casi, ma le modalità con cui il virus si è evoluto e si è propagato sembrano uscite da una pellicola di serie B sui disastri naturali. Una storia di ricombinazioni genetiche che parte da molto, molto lontano e che ha tra i suoi protagonisti la Fondazione Rockefeller. Nel frattempo, da un laboratorio statunitense dislocato nel Donbass, ai confini con la Russia, è uscito un virus letale che ha già ucciso venti militari e ne ha fatti ricoverare oltre duecento. Una storia che dovreste leggere.

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