due venti

LETTERA A CHI HA PERSO L’AMORE:

Sarà difficile.
Nessuno ti ha mai detto che sarebbe stato facile. Ci hanno provato, ti hanno dato qualche pacca sulla spalla apostrofandoti con un deciso “la vita va avanti”, ma tu avanti non sei mai riuscita ad andarci.
Hanno provato a dirti che non hai bisogno di nessuno, che il mondo è pieno di gente migliore, che sei forte e troverai qualcun altro che saprà apprezzarti come meriti.
Ma tu non vuoi essere meritata da nessuno, non sei un premio da vincere, tu ti eri innamorata della sua imperfezione e dei suoi mille difetti.
Hai provato a chiedere aiuto. A telefonare ad un’amica nel cuore della notte. Lei ti ha ascoltata una volta, due, anche venti forse, ma dopo qualche mese ti ha urlato che è ora di smetterla, che stai gettando il tuo tempo dietro a un’illusione, che quella persona non tornerà più.
Tu sai che lei ha ragione e se qualche volta alza la voce è soltanto per il tuo bene, ma in quell’attimo l’hai odiata con tutto il tuo essere, e l’unica cosa che avresti voluto fare era proprio correre da chi ti aveva abbandonata perché sentivi che nessun altro al mondo ti avrebbe potuta capire.
Sarà difficile perché un amore non è una passeggiata, ci hai messo il cuore e l’anima, ti sei messa contro il mondo intero e alla fine hai perso la scommessa.
Non sai se ce la farai mai.
Certe sere ti sembra di non respirare. Certi giorni vorresti capovolgere l’universo e distruggere tutto ciò che vi divide.
In certi attimi la tentazione di correre a perdifiato verso casa sua o afferrare il telefono e chiamarlo è così forte che sei costretta a stringere i pugni e trattenere il respiro.
Certi ricordi fanno così male che preferiresti avere un coltello conficcato in una gamba piuttosto che una memoria tanto buona.
Certi volti per strada sono così simili al suo che vorresti inseguirli per tutto il giorno pur sapendo benissimo che si tratta di qualcun’altro.
E certe volte trovi una tregua, ti convinci che forse qualcuno migliore c’è davvero, che la felicità esiste anche tra due braccia sconosciute. Chiami l’amore a squarciagola affinché ti rapisca ancora e ti porti via, ma lui non ti ascolta. Il tuo cuore è incatenato e l’incantesimo non si decide a sciogliersi.
È difficile. Lo sai meglio di me quanto è difficile.
Ma difficile non vuol dire impossibile.
Vi siete vissuti. Siete stati una cosa sola. Anche solo per un secondo siete state anime gemelle. Avete sofferto insieme, riso insieme, mangiato insieme, camminato fianco a fianco.
Insieme.
Ha scelto te nella sua vita. Anche se poi ha cambiato idea, non dimenticarti mai che almeno una mattina in vita sua si è svegliato pensando ai tuoi occhi e alle tue labbra.
Tu, voi, avete conosciuto l’amore.
E lo so, è proprio per questo che è così difficile lasciarlo andare.
Ma un amore finito è sempre meglio di un amore mai cominciato.
A te che soffri, io auguro che la voglia di amare non ti passi mai.
Ricorda e soffri, non vergognartene. Ma non odiare mai l’amore.
È l’amore stesso che ti salverà proprio quando meno te l’aspetti.

L’amore insegna. Sempre e comunque.

«Pensavo che se continuavo a stare lì mi sarei suicidato.»
«Perché? Che cosa c'era di tanto brutto da farti pensare una cosa del genere?»
«Gliel'ho detto. Non è stata una cosa sola, o due, o venti. Sono state un milione. Tutto. Ogni momento era una sofferenza. Ho odiato ogni momento.»
—  Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile
Ascoltatemi per un minuto o poco più, per favore.
Godetevi i momenti no.
Le notti passate a piangere, gli abbracci caldi di un amico, il buongiorno di uno sconosciuto, i compiti andati male, i voti che non vi hanno reso giustizia, i nuovi amori, il caffè, i tramonti, i tradimenti, le coperte, i libri.
Godetevi i libri, e le storie sotto ogni copertina. Ne ricordo una in particolare in cui il protagonista dice:
«La verità è che le maratone sono fatte di passi, le giornate di secondi e i corpi di cellule.
Un passo fatto male è una storta.
La risposta sbagliata, scritta in un secondo, è un esame fallito.
Una sola cellula neoplastica è un cancro.
Particolari, sempre quelli!»
Particolari. E sono sicura che avrete letto queste parole con la stessa disinvoltura con cui le lessi io, tanto tempo fa.
Ma vorrei sottolinearne una: cancro.
E aggiungerne altre due: venti anni.
Venti anni, capite?, quando a venti anni si bacia, a venti anni si ama, si fa l'amore, si esce con gli amici, si bocciano esami, si cerca lavoro, si vince, si lavora, si torna a casa tardi, si bacia mamma dicendole di non preoccuparsi, si pasticcia in cucina, si ascolta musica tutto il giorno, si ride. Si ride. A venti anni non si sta dentro una bara in qualche cimitero in collina. A venti anni si ride.
E io vorrei ricordarvi di ridere.
E di godervi l'aria che respirate, vostra madre, vostro padre, tutte le ingiustizie del mondo, la pioggia, il vostro cane, il vostro gatto, i capelli sporchi, il pullman in ritardo (arriverà), e le discussioni (si risolveranno), il ragazzo che vi tradisce (troverete sicuramente di meglio), l'esame bocciato (la prossima volta vi impegnerete di più).
Godetevi ogni cosa, godetevi l'acqua e le carezze. Le carezze. I baci sulle guance, «Sei stupenda», «Ci sentiamo domani», il freddo, il sesso, il tè caldo, le occasioni, i contrattempi, i fallimenti.
Godetevi ogni cosa, per favore.
E ricordate di rendere ogni giorno il vostro giorno.
Festeggiate il vostro compleanno, festeggiatelo anche due, tre, cinque volte, festeggiate ogni giorno, andate in palestra, al mare, andate al mare, e viaggiate, fate quello che volete, come volete, e vivete, e amate, amate, amate, amate.
A volte ci dimentichiamo del tempo che scorre, e che trascorriamo odiando, logorandoci, pensando di non potercela fare, stando fermi, immobili, giudicando, guardando il soffitto quando,
ehy,
prendi fiato e ricomincia da capo,
sei ancora in tempo.
Ciao A
—  Delirium, facebook
#storie

La mia paura più grande è di essere messa da parte, ci sono volte in cui se non mi rendessi conto di star respirando penserei di non esistere. Mi affido a voi perché possiate comprendere il buco nel petto che ho. La cosa brutta del mio comportamento è che io mi immagino una determinata cosa e spero con tutta me stessa che si riveli così, ma alla fine va tutto a puttane. Avevo bisogno di sentirmi viva e così ho provato: un taglio, due, dieci, venti fino ad arrivare ad un totale di 85, 85 cicatrici che mi ricordano quanto io possa sbagliare in poco tempo.
Non so più se spiegarvi di me, ho paura che voi possiate essere come gli altri e non voglio che voi giochiate con la mia fiducia…mi dispiace ragazzo fenice ma se parlo ancora dei miei problemi finisco in un mare di lacrime e come saprai le persone in casa con te non aiutano il tuo sfogo, anzi te lo concentrano nello stomaco.

@rxbxl-girl

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Viva la mamma

Viva la mamma perché

A lei non importa se sei in pigiama sarai sempre la sua meraviglia

A lei non importa se ieri era Natale e hai mangiato come se non ci fosse un domani e hai preso dieci chili, se vede che a Santo Stefano dici non ce la faccio, ti guarda male e ti dice che devi mangiare perché si sa, puoi romperle anche il suo vaso preferito, ma mai è così disperata quando pronunci basta e il piatto non è vuoto.

A loro non importa se hai gli occhi neri o verdi, se la tua altezza fa invidia ad un puffo o ad un gigante, se hai due o venti chili in più, per loro sei speciale e meraviglioso così come sei, semplicemente perché sei tu.

Potrai avere anche trent'anni, una famiglia e dei figli, per loro sarai ancora quel bambino indifeso appena nato che era fra le loro braccia.

Perché le mamme hanno le stelle nell'anima e le vedi brillare anche in pieno giorno, perché loro sono la prima meraviglia del mondo.

Sul bus che prendo per tornare a casa da scuola ci sono sempre due ragazzi che se ne stanno sempre abbracciati nei primi posti del bus. Stanno insieme da 9 mesi ormai e ogni giorno li vedo sempre più appassionati, forse anche troppo. Tutti i giorni i ragazzi che stanno in fondo al bus li prendono in giro perchè li considerano sfigati, ma soprattutto perchè si baciano ripetutamente e manifestano il proprio amore ai quattro venti. Loro due sono piuttosto timidi quindi ogni volta che qualcuno gli si avvicina per importunarli loro non gli rispondo e subiscono. Io di solito mi siedo sempre 2/3 posti dietro e osservo la scena. E pensare che io quei due ragazzi li conosco da una vita: lei era una mia compagna di asilo e lui un mio compagno di elementari. Lui lo sfottevo sempre quando ero piccola, ma rivedere la scena sul bus quasi tutti i giorni mi fa pensare a quanto cattiva sono stata. In fondo ero ancora una bambina…
La cosa che mi fa capire che l'amore è il sentimento più forte di tutti e che quando iniziano a sfotterli li vedo sempre confabulare tra loro…Una volta sono riuscita a leggergli il labbiale e lei ha detto a lui: “non ti preoccupare tra un po’ scendiamo e la tortura finisce… io sono qui con te e niente potrà fermarci, nessuno può deridere il nostro amore!”
Da li ho capito che quando si ama non si guarda in faccia nessuno, nemmeno chi crede che il nostro amore sia sbagliato! Bisogna combattere e alla fine si vincerà la battaglia.
Questi ragazzi stanno andando contro i bombardieri con gli archi e le frecce, ma la guerra la stanno vincendo. Non conta come si combatte ma per cosa si combatte e combattere per amore è la cosa più difficile e bella che qualcuno possa mai compiere.
Oggi li ho visti insieme mano nella mano ed erano semplicemente perfetti!
A proposito: chiunque creda che questi due ragazzi non ce la faranno mai si sbaglia! Si sposeranno ve lo dico io e se mi inviteranno al matrimonio meglio ancora, cosi potrò raccontare a tutti tutto quello che hanno dovuto passare per arrivare a quel momento!
—  storia vera, non copiate grazie (via diariodiunaragazzastramba)
Vennero i parenti di un certo Cardella, ebbero i dollari del congiunto e doni da mia zia: poi mia zia spiegò che Giò Cardella era a Nuova York un uomo potente; raccontò che una volta a lei si presentarono due tipi, chiesero venti dollari “e ogni venerdì vogliamo venti dollari” dissero, e a lei venne l'idea di parlarne a Cardella, e il venerdì successivo Cardella venne allo storo [=store], si mise in disparte e aspettò che quei due si facessero vivi; al momento buono venne fuori e disse ai due “ragazzi, e che vi viene in testa?, questo storo è come se fosse mio, qui nessuno deve venire a fare lo smarto [=smart]” e i due salutarono con rispetto e se ne andarono.
“Certo!” disse il marito di mia zia “quei due proprio Cardella li aveva mandati.”
Mia zia saltò come l'avesse punta una vespa. “Sciaràp [=shut up]!” disse “tu ogni volta che parli fai danno, anche a pensarle certe cose non si dicono; e poi, certo è che tutti gli altri che hanno storo pagano: e noi mai abbiamo pagato.”
“Ma che è un mafioso questo Cardella?” domandò mio zio che certe cose le capiva a volo.
“Ma che mafioso” disse mia zia fulminando con una occhiata il marito “un galantuomo è; ricco, elegante; protegge i paesani…”
“Già” disse il marito “come ha protetto La Mantia.” Mia zia soffocava di collera. Il marito disse “qui in famiglia siamo” e ci raccontò che un tale La Mantia, mezzo ubriaco, aveva insultato Cardella, amici si misero subito in mezzo e la sera stessa li pacificarono, si fecero tante scecchenze [=shake hands], bevvero insieme; ma l'indomani La Mantia giaceva su un marciapiedi con una palla in testa.
“E tu parla” disse mia zia “così te la guadagni anche tu una palla in testa.”
—  Leonardo Sciascia, Gli zii di Sicilia, Einaudi, 1962 [1ª ed.ne 1960]; pp.51-52
  • Effettivi consigli di studio
  • Per prima cosa, sii motivato. La comunità Studyblr esiste esattamente per questo. In più, puoi trovare numerose immagini incoraggianti e citazioni su Weheartit> Collezione College; Instagram> #studygram e Youtube. 
  • Ti bastano cinque minuti per farlo, non deve essere un modo di perdere tempo.
  • Cerca dei blog dedicati alle materie che ti risultano più difficili, ci sono numerosi masterpost su quasi tutti gli argomenti. Per la maggior parte sono in inglese, ma puoi appoggiarti a svariati siti di traduzione o un aiuto da parte di blog specifici per le lingue e la traduzione, oppure sullo studio stesso nella tua lingua.
  • Quando devi studiare, alzati e vestiti come se dovessi fare qualcosa. Effettivamente, tu devi fare qualcosa, devi studiare. Non farlo in pigiama, darti un contegno ti aiuta se non altro ad avere un'impressione positiva del concludere qualcosa.
  • Controlla bene il programma e tutti i materiali su cui dovrai prepararti appena possibile così da poter stabilire un tempo adeguato per preparare tutto il materiale. Possono volerci due mesi o venti giorni, non preoccuparti di prenderti tutto il tempo che ti occorre.
  • Trova un modo per fare tuo quello che stai studiando, fai delle ricerche extra se necessario, parla con diverse persone, aiutati con libri e internet anche se l'esame non lo richiede. Devi essere in grado di conoscere l'argomento tanto da poterne discutere.  
  • Trova il tuo metodo di studio, se quello che hai già non funziona, sperimentane altri. Non vergognarti di chiedere aiuto se preferisci non studiare da solo o, al contrario, non farti problemi a rifiutare inviti se ti trovi meglio in solitudine. Fai ciò che serve per restare concentrato.
  • Cerca un luogo adatto al tuo studio. Se casa tua ti deconcentra, cerca bar o biblioteche o qualsiasi posto che possa aiutare la tua concentrazione. Cambia, se necessario, non aver paura di spostarti. 
  • In più, studiare sul letto o sul divano, per quanto possa sembrare comodo, mette sonno. Cerca di stare su tavoli o scrivanie. E, possibilmente, fai in modo che la tua postazione sia sempre in ordine e ben illuminata.
  • Pianifica tutto: meno stress + maggior tempo = miglior apprendimento.
  • Non trascurarti, prenditi cura di te stesso mentre studi: fatti le dovute docce, dormi un ammontare di ore decente e mangia sano. Tutto questo aiuta il tuo benessere fisico quanto mentale.
  • Non fare infinite sessioni di studio. Prenditi delle pause, se hai bisogno di farne più spesso prendile più piccole, se riesci a fare più ore di studio avrai una pausa più lunga.
  • Auto-disciplinati. Devi studiare quel che devi studiare e non hai scuse per non farlo. Se non ci riesci da solo, chiedi aiuto a familiari, amici, applicazioni, qualsiasi cosa possa martellarti finchè non ti metti effettivamente a studiare.
  • Prepara tutto quello che può servirti in una sessione di studio: acqua, snack (non merendine o schifezze!), libri, carta, penne e quant'altro. Tieni tutto a disposizione così da non doverlo cercare mentre lavori, e tieni tutto in ordine.
  • Non serve che tu spenga il telefono, basta metterlo in modalità “non disturbare”. Se ti serve per controllare l'ora o anche solo ti aiuta a sentirti a tuo agio averlo, fai pure: basta che dal telefono non derivino distrazioni.
  • Se ti aiuta ascoltare della musica, cerca canzoni che tu non abbia voglia di cantare ad alta voce e che non possano distrarti. Puoi anche cercare suoni naturali o registrazioni del brusio presente nei bar, se preferisci.
  • Prova la carta dell'ambizione: stai studiando qualcosa che odi così che un giorno tu possa fare qualcosa che ami.
  • Non ridurti all'ultimo minuto, inizia a studiare per tempo soprattutto se hai ansia da esame.
  • Se hai perso delle lezioni e non hai recuperato dei buoni appunti sostitutivi, o hai dei dubbi sul programma, scrivi al tuo insegnante. So che è difficile, la maggior parte di noi ha la stessa difficoltà ma questo è parte del loro lavoro: rispondere alle domande di chi apprende, rispiegare dove la lezione non è stata chiara o uno studente non è riuscito a seguire, essere disponibile ad ogni richiesta inerente la materia.
  • Non leggere senza attenzione/ripetere a pappagallo: è inutile. Assicurati di capire sempre quello su cui stai lavorando.
  • Rileggi i tuoi appunti dopo le lezioni, se puoi riscrivili, ricontrollali. Aiuta a fermare le nozioni nella mente dopo aver seguito un insegnamento. Tieniti al passo, non aspettare il periodo prima dell'esame per riprendere in mano libri e appunti, rivedi sempre il materiale della lezione precedente prima di quella nuova.
  • Non contare solo sull'insegnante. Appoggiati anche ad enciclopedie e siti internet riconosciuti.
  • Prendi le lezioni e lo studio come un lavoro a tempo pieno. Non è un hobby, è qualcosa che fai per arricchirti e per arrivare a ciò che ti interessa raggiungere nella vita. Richiede lo stesso impegno e concentrazione di un lavoro effettivo.
  • Concentrati sul migliorare te stesso e il tuo sapere, non cercare la perfezione. Non esiste. Esistono solo la tua capacità di apprendere e il tuo impegno nelle cose che fai.
  • Non sentirti solo. Hai sicuramente i tuoi problemi, e hai un sacco di lavoro da fare, ma non sei solo. Sono tutti nella stessa situazione, anche se dall'esterno magari non sembra.

via

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Sarà difficile, nessuno ti ha mai detto che sarebbe stato facile. Ci hanno provato, ti hanno dato qualche pacca sulla spalla apostrofandoti con un deciso “la vita va avanti”, ma tu avanti non sei mai riuscita ad andarci.
Hanno provato a dirti che non hai bisogno di nessuno, che il mondo è pieno di gente migliore, che sei forte e troverai qualcun altro che saprà apprezzarti come meriti.
Ma tu non vuoi essere meritata da nessuno, non sei un premio da vincere, tu ti eri innamorata della sua imperfezione e dei suoi mille difetti.

Hai provato a chiedere aiuto. A telefonare ad un’amica nel cuore della notte. Lei ti ha ascoltata una volta, due, anche venti forse, ma dopo qualche mese ti ha urlato che è ora di smetterla, che stai gettando il tuo tempo dietro a un’illusione, che quella persona non tornerà più.
Tu sai che lei ha ragione e se qualche volta alza la voce è soltanto per il tuo bene, ma in quell’attimo l’hai odiata con tutto il tuo essere, e l’unica cosa che avresti voluto fare era proprio correre da chi ti aveva abbandonata perché sentivi che nessun altro al mondo ti avrebbe potuta capire.

Sarà difficile perché un amore non è una passeggiata, ci hai messo il cuore e l’anima, ti sei messa contro il mondo intero e alla fine hai perso la scommessa.
Non sai se ce la farai mai.
Certe sere ti sembra di non respirare. Certi giorni vorresti capovolgere l’universo e distruggere tutto ciò che vi divide.
In certi attimi la tentazione di correre a perdifiato verso casa sua o afferrare il telefono e chiamarlo è così forte che sei costretta a stringere i pugni e trattenere il respiro.
Certi ricordi fanno così male che preferiresti avere un coltello conficcato in una gamba piuttosto che una memoria tanto buona.
Certi volti per strada sono così simili al suo che vorresti inseguirli per tutto il giorno pur sapendo benissimo che si tratta di qualcun’altro.
E certe volte trovi una tregua, ti convinci che forse qualcuno migliore c’è davvero, che la felicità esiste anche tra due braccia sconosciute. Chiami l’amore a squarciagola affinché ti rapisca ancora e ti porti via, ma lui non ti ascolta. Il tuo cuore è incatenato e l’incantesimo non si decide a sciogliersi.
È difficile. Lo sai meglio di me quanto è difficile.
Ma difficile non vuol dire impossibile.

Vi siete vissuti. Siete stati una cosa sola. Anche solo per un secondo siete state anime gemelle. Avete sofferto insieme, riso insieme, mangiato insieme, camminato fianco a fianco.
Insieme.
Ha scelto te nella sua vita. Anche se poi ha cambiato idea, non dimenticarti mai che almeno una mattina in vita sua si è svegliato pensando ai tuoi occhi e alle tue labbra.
Tu, voi, avete conosciuto l’amore.

E lo so, è proprio per questo che è così difficile lasciarlo andare.
Ma un amore finito è sempre meglio di un amore mai cominciato.

A te che soffri, io auguro che la voglia di amare non ti passi mai.
Ricorda e soffri, non vergognartene. Ma non odiare mai l’amore.
È l’amore stesso che ti salverà proprio quando meno te l’aspetti.

L’amore insegna. Sempre e comunque.

—  Lettera a chi ha perso l'amore.

“Nessuno ti ha mai detto che sarebbe stato facile. Ci hanno provato, ti hanno dato qualche pacca sulla spalla apostrofandoti con un deciso “la vita va avanti”, ma tu avanti non sei mai riuscita ad andarci.
Hanno provato a dirti che non hai bisogno di nessuno, che il mondo è pieno di gente migliore, che sei forte e troverai qualcun altro che saprà apprezzarti come meriti.
Ma tu non vuoi essere meritata da nessuno, non sei un premio da vincere, tu ti eri innamorata della sua imperfezione e dei suoi mille difetti.

Hai provato a chiedere aiuto. A telefonare ad un’amica nel cuore della notte. Lei ti ha ascoltata una volta, due, anche venti forse, ma dopo qualche mese ti ha urlato che è ora di smetterla, che stai gettando il tuo tempo dietro a un’illusione, che quella persona non tornerà più.
Tu sai che lei ha ragione e se qualche volta alza la voce è soltanto per il tuo bene, ma in quell’attimo l’hai odiata con tutto il tuo essere, e l’unica cosa che avresti voluto fare era proprio correre da chi ti aveva abbandonata perché sentivi che nessun altro al mondo ti avrebbe potuta capire.

Sarà difficile perché un amore non è una passeggiata, ci hai messo il cuore e l’anima, ti sei messa contro il mondo intero e alla fine hai perso la scommessa.
Non sai se ce la farai mai.
Certe sere ti sembra di non respirare. Certi giorni vorresti capovolgere l’universo e distruggere tutto ciò che vi divide.
In certi attimi la tentazione di correre a perdifiato verso casa sua o afferrare il telefono e chiamarlo è così forte che sei costretta a stringere i pugni e trattenere il respiro.
Certi ricordi fanno così male che preferiresti avere un coltello conficcato in una gamba piuttosto che una memoria tanto buona.
Certi volti per strada sono così simili al suo che vorresti inseguirli per tutto il giorno pur sapendo benissimo che si tratta di qualcun’altro.
E certe volte trovi una tregua, ti convinci che forse qualcuno migliore c’è davvero, che la felicità esiste anche tra due braccia sconosciute. Chiami l’amore a squarciagola affinché ti rapisca ancora e ti porti via, ma lui non ti ascolta. Il tuo cuore è incatenato e l’incantesimo non si decide a sciogliersi.
È difficile. Lo sai meglio di me quanto è difficile.
Ma difficile non vuol dire impossibile.

Vi siete vissuti. Siete stati una cosa sola. Anche solo per un secondo siete state anime gemelle. Avete sofferto insieme, riso insieme, mangiato insieme, camminato fianco a fianco.
Insieme.
Ha scelto te nella sua vita. Anche se poi ha cambiato idea, non dimenticarti mai che almeno una mattina in vita sua si è svegliato pensando ai tuoi occhi e alle tue labbra.
Tu, voi, avete conosciuto l’amore.

E lo so, è proprio per questo che è così difficile lasciarlo andare.
Ma un amore finito è sempre meglio di un amore mai cominciato.

A te che soffri, io auguro che la voglia di amare non ti passi mai.
Ricorda e soffri, non vergognartene. Ma non odiare mai l’amore.
È l’amore stesso che ti salverà proprio quando meno te l’aspetti.

L’amore insegna. Sempre e comunque.”

— via (le-nostre-sono-solo-parole)

Sono sempre stata la solita ragazza che ad ogni domanda che le veniva posta, aveva un'immediata risposta.

La solita ragazza che sapeva perfettamente cosa e in che modo rispondere a qualsiasi domanda.

La solita ragazza schietta, che non ci pensava neanche un secondo prima di rispondere.

“Perché sorridi sempre”?

Quel giorno mi mise in difficoltà.

Era una delle rarissime volte a cui non ho risposto, o forse, non sapevo cosa rispondere a quella domanda. Una domanda così ingenua e semplice.

Quando tornai a casa, passai parecchio tempo a sfogliare la galleria del cellulare, guardando ininterrottamente le nostre foto.

Pensai che non ci potesse essere una risposta a quella fatidica domanda, ma ben due, tre, quattro, dieci, venti risposte.

Sorridere è la cosa più bella che una persona possa fare.

Diventa più bello il viso, più luminoso, più allegro.

E quando sto insieme a lui, l'unica cosa che posso fare è sorridere.

Perché mi fa star bene.

Perché quando sono con lui, mi sento come se fossi una bambina a cui viene regalata una caramella alla fragola.

Perché mi fa sentire una principessa.

Perché mi fa arrabbiare, ed anche nel momento del litigio, lui mi fa sentire amata.

E quando provi tutte queste emozioni non puoi fare a meno di sorridere ed essere felice.

Perché si ritrovarono in un vagone di un treno,
tra i tanti vagoni qualcuno
o qualcosa
aveva valuto farle ritrovare in quel vagone.
E che la luce andava e veniva,
ed i caricatori non caricavano,
ed erano isolate da tutto.
“Come stai?”
“Non lo so, e tu?”
“Non sei cambiata”.
Era passato qualche mese da quando avevano smesso di vedersi,
di pensarsi.
Ma avevano davvero smesso di pensarsi?
Perché un giorno si erano ritrovate  l’una senza l’altra.
Un giorno, non molto distante da questo,
avevano deciso di slegare le loro vite.
E non fu facile,
non di certo.
Come ci rinunci a quegli occhi?
alle risate condivise?
Come ci rinunci ad un telefono che vibra,
stesso posto,
stessa ora,
ogni giorno,
due caffè,
venti sigarette?
Come ci rinunci al prendersi per mano,
al restare a parlare in un parco,
a stendersi su di un prato e fissare il cielo?
“Certo che il cielo è proprio bello quando è grigio”
“Ancora più bello al tramonto”
e discutere per ore.
E la lunga lista di film che avrebbero voluto guardare insieme,
ed i cd da condividere in macchina,
e cucinare per due,
preparare il letto.
E disfarsi di ogni insicurezza,
e raccontarsi.
“Voglio che tu mi racconta la tua storia”
“Io non racconto storie, neanche la mia”
“Bugiarda”
“Non è vero”
e finire in un bacio,
uno di quei baci sporchi
ma belli da far schifo.
“E se dovesse finire?”
“Pessimista”
“Realista”
“Persone giuste al momento sbagliato”.
E ritrovarsi, ora, in quel vagone,
era come confermare la loro teoria.
Giuste al momento sbagliato.
Perché le loro mani continuarono a sfiorarsi,
ed entrambe si dicevano di “non piangere”,
quando lo sapevano che ormai era troppo tardi.
“Io devo scendere”
“Lo so”
Che una si alzò
e fece passare l’altra.
Una sarebbe scesa,
l’altra sarebbe rimasta in quel vagone.
Forse avrebbe dimenticato quell’incontro
forse c’avrebbe pensato a lungo.
E quella porta si chiuse
per non aprirsi mai più.

Ma io in quegli occhi mi ci perdo ancora.
Lui c'è. C'è sempre. Lo sento.
Dopo tutto questo tempo lui non m'ha lasciata.
Gli occhi di qualcuno che ami o che hai amato sono sempre qualcosa d'infinito. E ve lo posso giurare, lui ha degli occhi meravigliosi. E che ci crediate o no, mi perdevo in due occhi. Non erano mare. Non erano neve. Non erano finiti, dopo tutto. Erano il mondo. Ci viaggiavo per ore intere. Mi ci immergevo. Erano il mio e il suo mondo. Erano il nostro mondo. Ero un astronauta lì dentro. Viaggiavo e trovavo posti che non avevo mai visto. Angoli di paradiso insomma.
Sono l'ottava meraviglia del mondo, ve lo giuro.
Lo stringevo così forte da non lasciarli neanche il tempo di respirare. Era la mia boa. Era il mio salvagente. E le sue braccia erano persino più belle del Colosseo, della Torre Eiffel, del museo di Venezia, delle Piramidi, della Statua della libertà, del Grand Canyon, erano l'unico posto dove mi sentissi a mio agio. Dove potevo dire ‘Oh, sono a casa’.
Due labbra da morsicare.
Una voce d'ascoltare per ore.
Due mani che combaciassero perfettamente con le mie.
Mi completava.
Mi toglieva il fiato.
Mi sentivo amata.
E non m'abbatto,sapete?
Non m'abbatto se non sta con me.
Son sicura che quelle mani un giorno torneranno a stringere le mie.
Che quella voce faccia tremare le mie gambe.
Perché l'amore è anche questo.
L'amore è pazienza, giusto? Sarò paziente allora.
E se dovesse tornare tra un anno o due o tre o venti, io sarò sempre qua. A braccia aperte. Per potermi ri immergere completamente.
E la nona meraviglia del mondo saremo noi.
Ve lo giuro.
—  bubbbu
Che poi uno ci prova una, due, tre , quattro, dieci, venti volte ma poi quando arrivi alla settantesima volta succede che sei stanca, ti rassegni, e vai avanti con la tua vita, lasciando quella gente dietro al tuo percorso. Nonostante sia doloroso, è l'unico modo per rialzarsi, riprendersi la propria vita in mano e ricominciare ad essere felice.
—  Happinessismylove
Io ti ricordavo con l'anima stretta
da quella tristezza che tu mi conosci.
— 

Pablo NerudaAncora abbiamo perso questo crepuscolo, poema X, due versi. In “Venti poesie d’amore e una canzone disperata”

Yo te recordaba con el alma apretada
de esa tristeza que tú me conoces.