drammas

Eravamo uguali, per questo eravamo sbagliati. Ci capivamo ma ci annoiavamo, era questo il dramma. Perché ti amavo e odiavo me stessa, a quei tempi, e tu eri troppo uguale a me. Forse, eravamo semplicemente un istante in anticipo o un tempo mal messo. Chissà se ci incontrassimo adesso, se mi ameresti come amavi il tuo riflesso.

Potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso

Che con un po’ di trucco e con la mimica, puoi diventare un altro,

Ma due occhi che ti guardano.

Così vicini e veri, ti fan scordare le parole,

Confondono i pensieri

Te voglio bene assai,

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint'e

Vene sai


Nella seconda pagina del libro, la protagonista (che sarei io), subisce un attacco di asma e di nervi perché capisce di essere stata una stupida ad aver esternato le proprie emozioni, specialmente alla causa di esse. Così, con il cuore un po’ dispiaciuto, capisce che non ci sarà nessun cavaliere, nessun altro lago con bacio della mezzanotte (o dell'una e mezza) e nessun colpo al cuore. “Che fatica essere me!” riflette la protagonista, ma poi dentro di sé sa di non essere stata del tutto se stessa, perché ancora non è sicura di poter risultare interessante (e non capisce che in questo modo sembrerà solo stupida e noiosa).

Titoli di coda.

“Una cattiva ‪‎memoria‬ preserva da tanti rimorsi”, dice John James Osborne, perché la resistenza fa il suo corso, direbbero gli psicoanalisti, ma io non sono una psicoanalista, anche se l’inconscio mi affascina tantissimo, il mio è molto dispotico, eppure sono ancora qui, a raccontarmi vicende che non ricordo di aver vissuto e a contemplare il passato come un’immagine staccata dal resto, una coscienza della quale io non ho più coscienza, ma qui si entrerebbe in un tema così lontano dalla mia natura, che non saprei nemmeno da che parte cominciare.
I Maledetti hanno sempre ragione, perché pretendono di aver ragione, perché nessuno fa niente per fermarli, tu li guardi da lontano e pensi, con orrore, a quanto il tutto sia così tremendamente schifoso, a quanto la Società sia un orrido sputo riversato sul marciapiede più infimo e poi ti volti dall’altra parte, quando il dramma non è di tua competenza.
Quando il sogno non c’entra nulla, perché distratto, consumato, posto nel cassetto delle mutande, accanto ai calzini piegati male.
“Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”, lo ammetto, D’Annunzio non mi ha mai fatto impazzire, ma questa frase mi piace molto: cos’è che ti tormenta?
Perché è facile essere vittime del proprio vittimismo, gridare allo scandalo, lanciare maledizioni contro i Maledetti che tutto possono, solo perché qualcuno glielo concede: cos’è che ti tormenta?
Se ancora non è stato realizzato, inventalo.
Se è scritto, immaginalo.
Se è un suono, dipingilo nella tua mente.
Elabora.
Muoviti.
Vestiti.
Esci.
E che ti importa se le figure degli altri sembrano così belle e diverse dalla tua: pure loro fanno fatica a realizzare quello che ancora non è stato inventato.
E non lasciare che i Maledetti abbiano ragione e si prendano il posto che spetta alla tua vita: se il male fosse dentro di te?
Forse il problema è il tuo aver passato troppi anni, con quella maschera da idiota cucita addosso: quando ad un idiota che si crede tale, togli la maschera da idiota, dimmi, cosa resta?
Solo un povero idiota nudo, che ha abusato di un ruolo giocoso e ora si trova a compiangere la sua idiozia.
Ma puoi uscirne, sai?
Einstein diceva: “Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finchè arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa”.
A conti fatti, sei uno sprovveduto, con una faccia triste e un costume da idiota usato.
Ma, come tutti gli sprovveduti, hai dalla tua parte la cattiva memoria e i tanti rimorsi, che, se usati bene, possono portare al cambiamento, perché non tutte le cose devono finire allo stesso modo.
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”, questa frase la ripeterò fino alla morte.
E allora la Società c’entra poco, se tu stesso sei il Maledetto su cui punti il dito, senza rendertene conto.
Però hai una speranza.
Non fare le stesse cose.
Cambia.
Che dal cambiamento si impara sempre a vivere.

2

Buon compleanno Amilcare Ponchielli! (31 August 1834 – 16 January 1886)

Italian composer, mainly of operas. He was married to the soprano Teresina Brambilla. Although in his lifetime Ponchielli was very popular and influential in introducing an enlarged orchestra and more complex orchestration, the only one of his operas regularly performed today is La Gioconda. It contains the great tenor romanza "Cielo e mar", a superb duet for tenor and baritone “Enzo Grimaldo”, the soprano set-piece “Suicidio!”, and the ballet music “The Dance of the Hours”, known even to the non-musical from its use in Walt Disney’s Fantasia in 1940, Allan Sherman’s novelty song, “Hello Muddah, Hello Fadduh”, and other popular works. (Wikipedia)

From our stacks:

1. La Gioconda. Dramma in Quattro Atti. Di Tobia Gorrio. Musica di Amilcare Ponchielli. Opera Completa Per Canto e Pianoforte. Riduzione di Michele Saladino.  Milano: R. Stabilimento Ricordi, n.d.

2. Cover detail of La Gioconda. An Opera in Four Acts. The Libretto by Tobia Gorrio. The Music by A. Ponchielli. English Adaptation by Henry Hersee. Vocal Score. Arranged by Michele Saladino. New York: G. Ricordi & Co., 190?

Un immigrato sarebbe morto sotto al sole mentre raccoglieva pomodori nelle campagne di Rignano Garganico in provincia di Foggia. Lo ha denunciato all’Ansa il coordinatore del Dipartimento Immigrazione della Flai-Cgil Puglia, che ha anche espresso preoccupazione circa la possibilità che il corpo dell’immigrato sia stato occultato dai caporali. L’ennesima tragedia sul lavoro che dovrebbe portare le autorità a prendere immediate contromisure. (…)

Ancora un dramma tra i braccianti in Puglia

Napoli, il sacrificio da eroe di Anatolij che ci fa vergognare
“Perché non si è fatto gli affari suoi???… Se l’è cercata“. E’ il retropensiero che in molti fanno in queste ore leggendo la notizia dell’uccisione di Anatolij Korov, 38 anni, ucraino, operaio edile precario, che accortosi di una rapina non ci ha pensato su due volte ed è intervenuto con slancio, coraggio e in disprezzo del pericolo.

Aveva appena terminato di fare la spesa al supermarket vicino casa, insieme a sua figlia di quasi due anni: la più piccola dei suoi tre figli. Ha notato i criminali puntare le pistole contro gli addetti alle casse, non ha esitato un attimo: ha lasciato la piccola e il carrello per tornare indietro e cercare di bloccare i malviventi.

E’ tragedia, orrore, dramma a Castello di Cisterna in provincia di Napoli. Anatolij Korov si è avventato su uno dei rapinatori. Lo ha disarmato e bloccato a terra. Il complice è intervenuto nel modo più vigliacco, bastardo, criminale che si possa immaginare. Pistola in pugno – a distanza ravvicinata – ha esploso contro un uomo disarmato numerosi proiettili. Anatolij Korov è stato centrato al petto e a una gamba. Pochi istanti – privo di vita – stramazzato davanti alle casse, in una pozza di sangue. Un’esecuzione di morte avvenuta sotto lo sguardo della figlioletta, di alcuni clienti e del personale del discount. Qualcuno ha tentato di soccorrere e aiutare Korov ma è stato inutile.

Abitava da diversi anni a Castello di Cisterna, aveva un regolare permesso di soggiorno, lavorava come un mulo e amava la sua famiglia. Questa era la vita che Anatolij Korov con la moglie avevano scelto lontano dal suo Paese. Il suo sogno era vivere in Italia, a Castello di Cisterna per costruire un futuro diverso per i suoi tre figli. Allevarli nell’esempio di una vita vissuta nel rispetto delle regole contro le ingiustizie e nella solidarietà. Speranze e propositi fermati con immane violenza a revolverate da due infami. Ma non solo da loro. Mette i brividi il gesto altruistico di Korov. Uno straniero. Uno venuto a “rubare il lavoro” agli italiani dice la vulgata razzista-fascista-populista. Un migrante. Uno che non conta niente. Il sacrificio di Anatolij Korov ci fa sentire piccoli, piccoli, ci fa vergognare. A noi – professionisti – del girare la faccia da un’altra parte, a noi esperti del far finta di niente e dell’omertà di coscienza davvero non capiamo e non comprendiamo il suo slancio. Noi stiamo dall’altra parte con quelli che sono fuggiti. E’ così. I nostri sono comportamenti opportunistici, pur di salvare la pelle meglio essere complici e conniventi con gli assassini-infami. E sono chiacchiere di circostanza, sempre le solite scritte a cadavere caldo e comodamente con il sedere sulla sedia.

Ma cosa fare? Come fermare questa violenza inaudita? Lo scrivo e lo riscrivo da sempre : se il meridione d’Italia resta abbandonato a se stesso non basteranno eroi civili come Anatolij Korov per salvarlo. Qui è come ai tempi del terremoto: “Fate presto”. Gli onesti anche i più ostinati, i più combattivi, quelli che non hanno il torcicollo: di fronte al sacrificio di Anatolij Korov e di tanti come lui in coro sussurreranno convinti anche loro: “Perché non si è fatto i cazzi suoi???. Se l’è cercata”. Occorrono segnali inequivocabili e di durezza di uno Stato che deve fare lo Stato fino in fondo. Il pensiero corre alla tanto amata famiglia di Korov, non bisogna lasciarli soli. E’ il minimo per ringraziare Anatolij Korov e lavarsi la coscienza.
Arnaldo Capezzuto 30 agosto 2015

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angela1320 asked:

Hey.

“Abbiamo visto l’alba, perso la calma, fatto di uno sbaglio un dramma, dell’amore un’arma. La puntavi su di me, piangevi, ero la cosa più bella che avevi. Quando mi guardi cosa vedi?”

LowLow ft Sercho; Le solte canzoni.

Scrivetemi ‘hey’ in ask box e scriverò la frase che preferisco della canzone che uscirà nella mia riproduzione casuale.

youtube



Eh yo mamma, dovevi dirmi che sta vita e’ un dramma
avvisarmi darmi un arma
mettermi un allarme in testa e dirmi di restare all'erta
perchè la calma è sempre meno di sta cazzo di tempesta
scrivo per quelle volte in cui non reggo un peso che mi spezza
e devo essere forte tanto non si smezza

youtube

P. I. Tchaikovsky - Il lago dei cigni (op. 20) - Scène (Moderato)

Chiudo gli occhi e: Brividi-Potenza-Eleganza-Maestosità-Dramma.