dopo gli esami

È stato l'ultimo giorno di scuola. Proprio ultimo, ultimo. Eh si, perché sono di quinto, e ragazzi vi posso dire che è brutto. Si, parlo proprio io che odiavo la mia classe, lamentandomi in continuazione sul fatto che fossero tutti dei patetici ipocriti rompicoglioni, sul fatto che non eravamo mai uniti e che nessuno si aiutava. Poi tac, arriva il quinto anno e tutto cambia. Si, perché state tutti nella stessa merda e quindi le litigate finiscono con le risate, le verifiche diventano collettive e ci si divide il cibo manco fossimo Gesù con la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Poi arriva l'ultimo giorno e ti rendi conto che hai vissuto cinque anni della tua vita con quelle persone che ti stavano tanto sulle scatole ma che nonostante tutto hanno fatto parte della tua vita, della tua adolescenza e hanno contribuito a farti essere quello che sei oggi. Quindi a che serve tutto sto orgoglio, odio, rancore? A niente, e ti sale allora una tristezza perché pensi ‘oddio ma questi io dopo gli esami non li rivedo più’ e devi ricominciare tutto da capo con l'università. Perciò invece di piangere festeggi, e poi ci sono anche gli immancabili gavettoni che sostituiscono le lacrime. E quindi ridi sotto l'acqua fredda e ti godi quell'ultimo momento tutti insieme. Tutti a scherzare, a divertirci, a mangiare quella pizza scotta che avete comprato al supermercato difronte facendo la colletta peggio della chiesa. E niente, voglio bene alla mia classe, è finito un ciclo, mancano solo gli esami, ma sono l'ultimo pensiero, io sono ancora incastrata tra i banchi a ridere con tutti perché la prof dice Itaglia e non Italia.
Mettiamo che per caso, una sera, io non abbia così tante ferite aperte e tu abbia tanta voglia di conoscermi. Ci presentiamo, mi riveli il tuo nome e a me piaci un sacco. E mettiamo che non me ne freghi niente del dolore, dell'amore, dell'altro, di essere ferita, degli anni passati. Per una volta non voglio stare da sola. Mettiamo che io non abbia paura. Mettiamo che riesca a fidarmi senza avere troppi fantasmi davanti agli occhi. Mettiamo che mi piaci ma che sei diverso, così non mi ricordi lui. Così, possiamo essere solo noi. Tra un anno avrò gli esami. E dopo gli esami, lo saprai, voglio partire e non tornare più. Quindi, io ti sogno. Ogni tanto. Sogno di essere amata da chi non mi ha fatto precipitare da mille metri spezzandomi tutte le ossa. Ma devo andare via. Ne varrebbe la pena ?
—  Ti penso raramente