Care donne,
siccome non si dimagrisce mangiando, e se compriamo il bifidus non viene il sorriso sulla pancia; la cellulite non è una malattia, ma prima o poi arriverà e non sparirà con una crema e nemmeno le rughe. E siccome il deodorante che dura 24 ore ancora devono inventarlo e nemmeno l'assorbente esterno che “si adatta e praticamente non lo senti”, e siccome i tacchi faranno sempre male ai piedi e i capelli non ringiovaniranno con uno shampoo, è arrivata l'ora di accertarsi un po’ per quel che si è, imparare ad amarsi un po’ di più, e mandare esattamente a fanculo chi cerca di dirci come dobbiamo essere fatte per piacere.
Cara mamma,
chissà che effetto ti ha fatto prendermi in braccio per la prima volta. Con quella tutina rosa e il cappellino, mentre facevo fatica a tenere gli occhi aperti. Forse ero stata al buio così tanto tempo che la luce non doveva piacermi molto.
Cara mamma, so che il tuo mestiere è stato terribilmente difficile.
So che non deve essere stato facile sopportare i miei pianti di neonata, quando non sapevo dirti cosa volessi o cosa mi facesse male. Ma forse è stato ancora più complicato dopo, quando durante l’adolescenza mi chiudevo in camera a piangere e avrei potuto raccontarti tutto, e tu avresti voluto sentire tutto per capire dove mi facesse male per metterci un cerotto, come quando ero piccola e potevi solo indovinare il motivo delle mie lacrime…
Ma non ti dicevo niente.
Cara mamma, non mi hai mai detto che stare al mondo sarebbe stato così difficile. Forse non volevi spaventarmi, o forse sapevi che me ne sarei accorta fin troppo presto.
So che sei stata fiera di me quando ero una bambina solare e allegra, e sei stata fiera quando ho passato con il massimo dei voti l’esame di terza media che al tempo mi sembrava una prova difficilissima.
So che eri contenta quando mi hai vista prepararmi per quella festa a cui mi avevano invitato, perché mi ero finalmente messa un vestito e avevo indossato i tacchi per la prima volta. Ed ero bella, anche se facevo fatica a camminare e avevo male ai piedi dopo cinque minuti.
Ma so quanto è stato difficile lasciarmi andare a quella festa.
Vedi mamma, io ancora non lo sapevo. Ma tu sì. Sapevi che è difficile essere una ragazza in questo mondo.
Perché prima di una festa, a mio fratello dovevi dire “non fare tardi, divertiti.”
A me dovevi dire “stai attenta.”
E io all’inizio non capivo. Non capivo che avrei dovuto stare attenta agli sguardi dei ragazzi, che a volte potevano essere curiosi ma innocui, altre volte invece  potevano essere pericolosi. E solo con l’esperienza sarei stata in grado di distinguerli.
Non capivo che avrei dovuto porre attenzione ai drink che bevevo, e alle persone con cui parlavo.
Non capivo che sarebbe stato un rischio farmi accompagnare a casa da quel ragazzo simpatico con cui avevo ballato per tutta la sera.
Io non lo sapevo, mamma.
E tu avresti voluto tanto proteggermi, anche quella volta che sono tornata a casa piangendo perché lui mi aveva spezzato il cuore.
Perché sapevi che ero innamorata persa, l’avevi capito. Sapevi che con lui avevo vissuto un’emozione dietro l’altra: il primo bacio, la prima volta, la prima litigata. Non te le ho mai raccontate queste cose, ma tu le avevi vissute prima di me.
E sapevi che mi lui avrebbe ferita, ma non me lo  hai mai detto.
Perché non sarebbe servito a niente dirmi “ci sono passata anche io”, sapevi che non ti avrei creduto, che non ti avrei neanche voluto sentire, che ti avrei mandata via convinta che tu non potessi capire.
E invece potevi capire benissimo. Ma non me lo hai detto.
Ne avresti parlato con papà, e lui si sarebbe incazzato perché “nessuno può fare del male alla mia bambina.”
Tu l’avresti calmato, perché sapevi che in fondo l’aveva fatto anche lui tanti anni prima.
Perché prima o poi una ragazza ci deve passare.
È l’unico modo per insegnarci che i principi azzurri non esistono, mamma, e tu lo sapevi. Ma non me l’hai mai detto perché non volevi togliermi i sogni, perché volevi che scoprissi da sola la verità. Sapevi che certe cose non basta dirle, bisogna viverle.
Cara mamma, a volte i ragazzi per strada commentano il corpo delle ragazze come se fosse merce in esposizione. E per un certo periodo anche io mi preoccupavo perché non avevo abbastanza seno, o perché avevo le cosce grosse, o quel chilo in più sulla pancia. Guardavo le altre ragazze e le vedevo più belle di me, più giuste, più amate.
E tu lo sapevi. Sapevi che dopo la doccia mi fermavo ad analizzare ogni difetto, sapevi che a volte non mangiavo il dolce non perché non mi andasse, ma perché ero convinta che quelle calorie in meno mi avrebbero resa più bella.
Solo dopo avrei capito.
Bella per chi, mamma?
Solo dopo ho capito che non erano i ragazzi a dovermi trovare bella, ero solo io a dovermi considerare tale.
L’ho capito più tardi, mamma. Ma tu sapevi che prima o poi sarebbe successo.
Perché mi hai sempre dato fiducia. E io non so quando una ragazza diventi donna. Non penso sia quando le viene il ciclo per la prima volta, o quando indossa per la prima volta un reggiseno, o quando dà il primo bacio o quando per la prima volta fa l’amore.
Cara mamma, un giorno, forse, anche io avrò una bambina. E anche io le metterò la tutina rosa e il cappellino, stringendola forte. Un giorno anche io avrò paura quando mi dirà “stasera esco” e, come te, mi preoccuperò quando mi chiederà di andare a prenderla prima che la festa finisca, perché non le va più di stare lì.
Anche io, come avete fatto tu e papà con me, starò sveglia tutto il tempo per poi prendere la macchina di notte e andare da lei per riportarla a casa. Perché capirò che un genitore è tranquillo solo quando sa che i figli sono al sicuro, e so che a volte vorresti tornare ai tempi in cui ero bambina, quando potevi prendermi in braccio e ti prendevo la mano per attraversare la strada.
Mamma, un giorno sentirò mia figlia piangere da sola in camera e capirò che un ragazzo le ha spezzato il cuore, e non potrò dirle che sarà solo lei, col tempo, a poterlo riaggiustare.
Perché non mi crederà. Me l’hai insegnato tu.
Cara mamma, un giorno sarò orgogliosa di lei nel vedere che sarà diventata donna, come tu sei orgogliosa di me.
Lei forse non capirà.
E, come hai fatto tu con me, io non glielo dirò.
Quando sarà il momento, lo capirà da sé.
—  Miriana Cimbro, lezionidivoloperprincipianti

Temo proprio che questo post, in quanto a lunghezza, sarà quasi una tesi di laurea. O peggio.
In ogni caso, tutto è nato quando oggi c’erano due ragazze in macchina che stavano uscendo dal parcheggio della stazione e due ragazzi in bici sono sbucati a tutta velocità dall’angolo, senza controllare nulla, senza andare sul marciapiede. Diretti, senza farsi problemi.
Quindi, ovviamente, la ragazza al volante ha frenato per non investirli. E cosa fanno quei due simpaticoni?
Uno se ne esce con una frase molto intelligente, davvero. “Impara a guidare.”
E il suo amico, ancora più arguto dell’altro, ridendo: “Ma dai, è una donna. Cosa pretendi?”
Se fossi stata la donna al volante, nel sentire certe affermazioni, li avrei stesi. Ma tralasciamo gli istinti. Per ovvie ragioni lei li ha ignorati, li ha lasciati passare e se ne è andata.
Al che, una volta tornata a casa, dopo questo episodio di vita quotidiana che mi ha lasciato basita, mi sono informata sull’effettivo binomio donna al volante-pericolo costante.
E, con sorpresa (ma neanche tanta) pare proprio che non abbia alcun fondamento! Il gentil sesso provoca meno incidenti.
“Le donne al volante sono quasi sempre prudenti, mai competitive e raramente vengono trovate in stato di ebbrezza, avendo capito e metabolizzato l’importanza di una guida sicura. Non che l’uomo sia spericolato e guidi male a prescindere ma le statistiche degli incidenti, quelli agghiaccianti che ogni fine settimana fanno la conta delle persone che non sono tornate a casa, parlano chiaro.”
Che liberazione. Mi sono tolta un peso. Mi piacerebbe trovare quei due ragazzini.
“Ehm, avrei un piccolo consiglio. Evita di parlare a vanvera, di dare voce a certi pregiudizi senza alcun tipo di fondamento. È un suggerimento amichevole, credimi. Ah, un’altra cosa. Ricordati di rispettare sempre le donne. Perché tua madre è una donna e ti puliva il culo quando eri bambino. Ricordatelo e sii grato al genere femminile, eh. Addio e buona vita. Saluti, ciao ciao.”
Ma ovviamente, poteva una come me fermarsi qui e dire solo “oh, le donne sono più “brave” alla guida”? Certo che no.
E allora vorrei far luce su alcune cose (tante, ma ahimè, quando un argomento mi sta a cuore non riesco a non dire tutto quello che ritengo necessario!)
Noi donne non siamo il sesso debole, quelle che non devono entrare nelle famose “cose da uomini”.
Perché su alcune cose siamo diversi, certo, e su altre uguali. E se voi uomini avete a volte una forza fisica maggiore (“amoooore, mi apri il barattolo?” che è l’unico contesto in cui dovete effettivamente usare un po’ di forza nelle braccia), noi donne abbiamo la forza di sopportare il ciclo tutti i mesi, il parto e la menopausa. E scusate se è poco.
E se voi uomini avete le palle, noi donne abbiamo le tette. Due a due, ce la giochiamo bene.
Quindi niente “cose da uomini”, niente “cose da donne”. Occuparsi della famiglia, dell’educazione dei bambini, dei più deboli, non è “roba da donne”. È anche “roba da donne.”
Così come la politica, l’economia, la medicina e molti altri campi non sono “cose da uomini”. Sono anche “cose da uomini”.
Vi faccio qualche piccolo esempio.
Ada Lovelace, matematica inglese, fu il primo programmatore informatico della storia.
Anna Maria Mozzoni, pioniera del movimento femminista e del femminismo in Italia. Per la serie:  donne decise e sicure ne abbiamo…?
Benazir Bhutto, per due volte primo ministro del suo Paese, il Pakistan, è stata la prima donna a ricoprire una carica così importante in uno stato musulmano.
E come non nominare Coco Chanel, un'icona della moda, dello stile e della classe, che ha rivisitato abiti maschili per noi donne. E chi dobbiamo ringraziare per i nostri amati pantaloni? Spesso ci dimentichiamo che fino a un po’ di tempo fa, le donne si sognavano di indossare i pantaloni che noi a volte diamo per scontati. Pensate che emozione per le prime ragazze poter indossarli, pensate poi a che emozione poter mettere i pantaloncini e scoprire le gambe!
Dorothy Hodgkin, scienziata britannica, Premio Nobel per la chimica nel 1964.
Eleanor Roosvelt: una donna importante nella storia americana, ma non solo; ha presieduto, tra le altre cose, la commissione che approvò la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Sempre impegnata nella salvaguardia dei diritti civili delle donne.
Elena Lucrezia Corner Piscopia: la prima donna a ottenere una laurea al mondo. Come si può notare, era italiana.
Emmeline Pankhurst. Con il marito ha lottato in favore dell'uguaglianza politica delle donne. Nel 1903 fondò il Women’s Social and Political Union, che puntava al voto delle donne, per questo è conosciuta come la leader delle suffragette.
Gertrude Belle Elion, scienziata di fama mondiale, ricevette il Premio Nobel per la medicina, a lei si devono importanti progressi nel campo della ricerca farmacologica per la cura della leucemia.
Golda Meir, la prima donna a guidare il governo del suo Paese, Israele.
Marta Graham, inventando movimenti e passi unici, è considerata la madre della danza moderna.
Margherita Hack, la scienziata era una vera autorità nel settore dell'astronomia.
Maria Montessori, educatrice, pedagogista e medico ha inventato un nuovo metodo di insegnamento.
Marie Curie oltre ad aggiudicarsi ben due Premi Nobel, ha svelato nozioni importanti sulla radioattività.
Rita Levi Montalcini, neurologa italiana, tra le scienziate più famose al mondo, ha conquistato un Premio Nobel per la medicina.
Malala Yousafzai, attivista pakistana impegnata per l'affermazione dei diritti civili e per il diritto all'istruzione delle donne.
Olympe de Gouge, celebre drammaturga francese. Divenne molto famosa per il suo pensiero libero e rivoluzionario. Nel 1791 scrisse la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina in cui dichiarava l'uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna.
Josephine Butler è una femminista britannica che ha lottato contro la prostituzione legalizzata e soprattutto contro il controllo amministrativo e medico delle ragazze. Inoltre si è battuta perché l’Università di Cambridge aprisse più corsi alle donne, intorno al 1860.
Maud Wagner, la prima tatuatrice donna.
Simone Segouin, 18 anni, ha combatutto al fianco della resistenza francese durante la liberazione di Parigi.
E l’elenco potrebbe allungarsi davvero parecchio. Questo è un piccolo estratto per dimostrare che forse non è il caso di rimanere nell’ignoranza. Non c’è niente che sia a portata esclusiva degli uomini. Forse invece di mettere barriere (“questo è il mio campo di studi, questo è il tuo”) basterebbe proseguire per mano e aiutarsi. Senza badare a cosa abbiamo tra le gambe.
E ho quasi finito. Ma già che ci sono lo dico.
Vedo alcune ragazze il cui unico pensiero è farsi belle, mostrare tette e culo e trovarsi un fidanzato. Non ho nulla contro di loro, ognuna ha i propri scopi nella vita. E magari a loro non è successo nulla di male, hanno una casa, l’amore dei genitori, hanno un futuro. Studiano, andranno all’università. E magari si chiedono “ma cosa potrebbe volere una donna dalla vita oltre a quello che ha già?”
Ecco, magari a loro non serve nient’altro. Ma non rimaniamo in questa visione chiusa. Ci sono donne nel mondo a cui l’istruzione viene negata. Sono costrette a matrimoni forzati, partoriscono che sono ancora bambine. Alcune neonate vengono lasciate morire solo perché sono nate femmine.
Alcune ragazze, mentre noi siamo qui a scrivere e a parlare con le amiche di quanto sia stronzo quel ragazzo che ci ha spezzato il cuore, sono obbligate a prostituirsi. Altro che libri e interrogazioni di cui tanto ci lamentiamo.
Il 17% degli adulti in tutto il mondo non è in grado di leggere o scrivere, due terzi (493 milioni) dei quali sono donne, una proporzione che non è variata di molto nel corso degli ultimi 20 anni.
Un esempio illuminante è quello di Hauwa Ibrahim, vincitrice del premio Sacharov 2005 e prima donna a diventare avvocato in Nigeria. Oggi Hauwa difende i diritti delle persone che altrimenti non avrebbero accesso alla giustizia a causa dell'analfabetismo. Molte di queste persone sono donne accusate di adulterio e condannate a morte secondo la legge Sharia.
Quindi, nel momento in cui una ragazza mi dice “ma abbiamo già tutto nella vita, cosa vuoi ancora?” in realtà mi sta dicendo “ho avuto la fortuna di nascere in un paese in cui i miei diritti li ho qui belli e pronti, cosa mi interessa delle altre donne nel mondo?”
Siamo fortunate, molto fortunate. Ma non abbiamo risolto tutti i problemi.
Perché ogni giorno si sente la notizia di ragazze stuprate, di donne che subiscono violenze, anche domestiche.
In Italia, sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito violenza almeno una volta nel corso della propria vita. In Italia, le stime che si possono fare non sono specifiche perché moltissime donne hanno paura di denunciare i propri aggressori.
E se fai del male a una donna non sei un uomo, sei un bastardo.
Perché c’è una grande differenza tra una donna che dice “no” ma intende “sì” e una che dice “no” e intende “no.”
La vostra fidanzata può dirvi “no” al vostro “vuoi un abbraccio?” dopo una litigata, e lo dice sorridendo, già si scioglie e si rifugia nelle vostre braccia. E allora poco da dire, quel “no” è solo per scherzare. Certo che lo vuole il vostro abbraccio.
Ma una donna che piange, che ha paura, che vuole allontanarsi da un uomo che le vuole fare del male… quella donna se dice “no” è no. E non c’è da discutere. Se continui a farle del male, allora sei un pezzo di merda.
Una donna del suo corpo fa quello che vuole. Gli uomini non entrino nel merito. Se una donna vuole abortire, lo fa.
Non sto giustificando l’aborto in ogni situazione. Non è un gioco.
Ma una donna che è incinta del suo stupratore, una donna che sa che suo figlio avrà delle malattie che gli renderanno la vita un inferno: scusatemi, queste donne io non me la sento proprio di giudicarle senza appello. No all’aborto, e perché? Con quale coraggio dici a una donna che soffre “no, non abortire, è una vita”? Ma cosa ne sai di quello che sta passando? E se toccasse a te, donna così decisa nelle tue opinioni e chiusa di mente? Dimmi, tu, dall’alto delle tue convinzioni, tu cosa faresti?
Non mi interessa se ho solo 18 anni e sembro categorica su certe cose. Non mi importa se sembro troppo seria quando si parla di essere donne.
È il nostro corpo. Non dobbiamo né esibirlo né nasconderlo. Ma dobbiamo rispettarlo, amarlo e non dobbiamo permettere che dei bastardi ci lascino addosso lividi e paure, ricordi dolorosi e cicatrici.
Non voglio che le donne siano considerate superiori agli uomini.
Voglio che siamo considerate uguali.

E probabilmente passerò la mia vita a lottare. E non smetterò finché le donne non potranno camminare per strada da sole di notte senza temere uno stupro.
Non smetterò perché non è giusto che in una stanza piena di donne, un uomo si senta in paradiso mentre una donna in una stanza piena di uomini sia terrorizzata.

Il bello di noi donne è che rompiamo le palle, a volte davvero tanto, con tutte le nostre paranoie e le nostre insicurezze. Il problema è che poi quando non lo facciamo, quando piano piano smettiamo di farlo, la nostra “leggerezza” vi fa sentire la mancanza di tutto l'affetto che ci mettevamo nello stressarvi. E non vi lamentate dopo, perchè una donna, quando non viene apprezzata, semplicemente si allontana.
Con affetto, vaffanculo.

Fare l'amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte.
L'amore non si manifesta col desiderio di fare l'amore (desiderio che si applica a una quantitá infinita di donne),
ma col desidero di dormire insieme (desiderio che si applica a un'unica donna).

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere

Pict: “Until now” by Yelena Bryksenkova

Ma sì, accontentatevi di quelle facili.
Accontentatevi di quelle che ad ogni vostra richiesta sono sempre pronte, quelle che vi inviano messaggini dolci e sono sempre lì, pronte a cercarvi.
Perchè siete così deboli che avete paura di quelle che vi tengono testa, che non sono quasi mai dolci o romantiche, che preferiscono litigare di brutto per giorni per poi far pace piuttosto che far finta di nulla. Accontentatevi di quelle che alla prima occasione si spogliano per voi, perché vi fa tremendamente paura una donna che vi spoglia delle vostre paure, che con uno sguardo vi gela. Preferite quelle donne banali che parlano di cose banali, piuttosto di quelle che con orgoglio conservano le storie più belle.
Riuscirete a dire “ Ho scelto lei,con l'altra non andava bene. Aveva un carattere troppo difficile.”
Però lo sapete che un carattere debole e facile non vi colmerà a differenza di uno difficile, uno che ti fa pensare “ Ne vale la pena.”
—  Erica D