donna dolce

Gli potrò dire:《 aveva l'aspetto di un angelo appartenente al tuo regno; non fu colpa mia, se mi innamorai di lei.》 -Guido Guinizzelli

Storia di Chiara. O di come ogni felicità non somigli che a se stessa.

Chiara è il nome di fantasia di una persona che - per fortuna - esiste davvero.
E’ il nome che ho scelto perché quella di cui scrivo è una ragazzina - anzi, una giovane donna - luminosa, forte e felice.

Dunque, in un posto, in Italia, vive Chiara.
Chiara che ha un famiglia amorevole, genitori affettuosi e fratelli con cui è cresciuta, come tutti, a volte litigando, a volte abbracciandosi.
Chiara ha 15 anni e un problema di udito: così, per sentire, da sempre usa degli apparecchi acustici.

Capita che Chiara - a volte - quegli apparecchi li tolga, e scelga di immergersi nel silenzio.
“Quando lo ritiene opportuno” dice la sua mamma, donna forte e dolce.

E io in quella frase ci vedo, chissà, quelle volte in cui il frastuono del mondo le dà noia, o quando le voci dei suoi fratelli non portano allegria ma impazienza.  O quando qualcuno ascolta musica che a lei non piace.
O quando i genitori fanno qualche ramanzina, o hanno qualche scatto di nervosismo.

Insomma, capita che Chiara decida di isolarsi nel silenzio e di limitarsi a guardare un mondo che forse, a volte, più che avere una voce, fa solo rumore.

Un giorno Chiara, ed era ancora undicenne, e forse aveva percepito lo stupore dei suoi familiari quando la vedevano togliere gli apparecchi acustici e immergersi in un mondo di soli sguardi e gesti, ha detto alla sua mamma “io amo il mio silenzio”.

Ecco.
A volte “compiangiamo” le persone cui manca qualcosa che noi consideriamo indispensabile per la nostra felicità.

E non vogliamo capire che esiste per gli altri una felicità diversa dalla nostra, anche quando la nostra ci sembra l'unica possibile.


Chiara ama il silenzio, il suo piccolo mondo zitto e quieto in cui, quando vuole, può isolarsi, e pensare, e sognare.
Questa scelta deve sembrare bizzarra a chi ha capacità uditive nella media, e magari considera il silenzio della sordità una maledizione o una condanna, perché come tale lo vedrebbe per sé.

E allora penso a chi vede nella propria l’unica felicità possibile.

A chi è convinto che solo avere figli possa regalare amore e felicità, o rendere famiglia un gruppo di persone, e non sa che se c'è amore puoi essere famiglia anche tu solo, o voi due, con un cane o mezzo gatto a domicilio saltuario.
O a chi pensa che felicità sia avere una macchina fantastica e un guardaroba firmato e una casa lussuosa e si meraviglia che chi non abbia queste cose possa anche solo sorridere di striscio.

Invece ci sono persone come Chiara, che “quando lo ritiene opportuno” decide di isolarsi dal mondo, e di regalarsi al silenzio.

Un silenzio per altri sarebbe un deficit. E che per lei è un rifugio.

Chiara che dice “io amo il silenzio” levandosi gli apparecchi auricolari, ci racconta che nessuna felicità è uguale a un’altra.

Ci racconta che non possiamo misurare la felicità altrui usando come paragone la nostra.
La felicità di Chiara quando sceglie di zittire il mondo è la sua felicità, che solo lei può comprendere a fondo.
E, pensando a Chiara, credo che nessuna felicità abbia nulla da invidiare a nessun’altra.

Perché ogni felicità, per ognuno di noi, non somiglia a nient’altro che a se stessa.

Roberta

PS: un grazie alla mamma di Chiara, per Chiara, e per avermi raccontato la sua storia.

anonymous asked:

Un ragazzo deve essere dolce o stronzo?

mmm in equa misura entrambi, ne troppo dolce ne troppo stronzo. deve saper dare tutto alla sua donna, dolce e amaro.

Imparerò a non pensare più al nostro incontro,al nostro bacio. Imparerò a pensarti in segreto, per cercare di non disturbarti. Imparerò a contare i tuoi passi in silenzio, quelli che ti allontanano sempre più da me, per non fare alcun rumore nella tua vita. Imparerò a non guardarti con gli occhi di chi ti ha voluto bene nel vero senso della parola per farti pensare che finalmente ti abbia dimenticato. Imparerò a non rileggere le nostre conversazioni, per non rischiare di voler scriverti. Imparerò a non raccontare di te, ma a tenere tutto custodito nel cuore, per non farti sapere che sei stato solo tu la mia felicità in questi mesi. Imparerò a non ascoltare “Eres mia” per non associare il tuo ricordo ad ogni loro singola parola. Imparerò a non immaginare quando mi avresti preso e baciato per l'ennesima volta. E ora ho eliminato di nuovo tutto di te. Stavolta ha fatto meno male del solito. O meglio, sul momento ha fatto malissimo, come tutte le altre volte. Però già il giorno dopo sono riuscita a vedere le cose in maniera più distaccata. Perché ormai sono disillusa con te. So che non devo aspettarmi niente. So che non devo aspettare di mancarti, so che non devo pensare che mi stai pensando perché tu non lo fai (ma lo hai mai fatto? Sono mai stata la tua priorità, anche solo per dieci minuti?). Tu non hai spazio per me nella tua vita e io non ho più voglia di cercarlo. Sono stanca di vedere il buono anche dove non c'è, sono stanca di essere quella che ti dice ogni volta quanto manchi quando non ci sei. Basta.Non sono la ragazza per te, pazienza.Io resterò come sono, un po’ incasinata, un po’ bambina e un po’ donna, un po’ dolce e un po’ stronza, sempre diversa ma sempre in qualche modo io, che ti davo corpo, anima, cuore, tutta me stessa, che non ti facevo male e a volte non riuscivo a farti bene, ma ciò che avevo te lo regalavo sempre senza pretendere niente. E forse hai ragione, forse tu, una come me, non la meriti.Forse tu ti accontenti di molto meno. E io invece voglio di più. Ma almeno non dimenticarti di me, di te e di quel noi che abbiamo lottato tanto per realizzare anche se non è servito a nulla.

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GRAND ENTRANCE

Natalia Vodianova joined by the ‘directeur du ballet de L'Opéra national de Paris’ Benjamin Millepied and the 'étoiles’ of the company for American Vogue, November 2014 issue. Photgraphy by Annie Leibovitz.

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Fashion in Film: The Devil Wears Prada (2006)

Okay, can you please spell Gabbana? Hello?

When it came to costuming author Lauren Weisberger’s quasi-autobiographical tale about a fashion assistant and her tyrannical boss, there was only one woman for the job: Patricia Field, the stylist known for cementing Carrie Bradshaw as a fashion icon on Sex and the City.

Field took the film’s allotted $100,000 wardrobe budget, made a few calls to designers friends, and managed to pull together a spread of clothes and accessories totaling $1 million in a mere three weeks.

“It has to be over 100 designers,” Field said. “We could never have done it without my friends in the fashion industry helping us along. It would have been impossible. The level of fur coats, and designer bags – oh my God.”

 Dolce & Gabbana, Calvin Klein, Chanel, Valentino, Donna Karan, and of course, Prada, were just a few of the designer wares seen prominently throughout the film. Meryl Streep, whose character alone had 60 changes, could hardly believe the excess.

“These clothes cost so much money,” Streep said. “One of the handbags was $12,000. It’s almost inconceivable to me. So then a $4,000 bag seems like a bargain. You just re-adjust your whole way of thinking. It’s just insane.”

One minor roadblock Field did face was designers refusing to participate in fear of getting on the wrong side of Vogue editor-in-chief, Anna Wintour, whom Weisberger’s "Devil” is based on. However, any subsequent backlash was of no consequence to Field.

“I’m not dependent on Vogue. I’m not a designer who’s trying to sell to Neiman Marcus,” Field said. “I wanted very much not to zone in on Vogue and Anna Wintour. It was a movie about the fashion world. Outside the fashion world, how many people in the general audience know who Anna Wintour is? To make it too fashion-specific, you lose the general audience. A lot of those fashion movies, they get too insider.”

Kendall Jenner’ Spring 2015 Runway Appearances 

Fashion month has finally come to a close and by popular demand we are creating a GIF of all the shows Kendall Jenner walked on this runway season. She walked a total of 13 shows which are Diane Von Furstenberg, Tommy Hilfiger, Donna Karan, Marc Jacobs, Dolce & Gabbana, Fendi, Ports 1961, Bottega Veneta, Emilio Pucci, Balmain, Givenchy, Sonia Rykiel, and Chanel. 

Which look was your favorite? 

Photos via NY Mag’s The cut

Ha la febbre alta, delira un po’.
Le porto un tè e sorrido vedendola tutta sudata ai principi di febbraio. Apre gli occhi e mi fissa, leggermente stralunata, con la bocca violacea e le palpebre gonfie.
“Grazie” sussurra e poi mi chiede come stia. Lei a me, straordinario il comportamento di una madre.
“Oh, io sto bene. Prima è passato il fioraio-la informo- ha portato questa per te.” Le porgo la rosa rossa e lei ride, forte, sarà l'effetto della febbre. Si stoppa all'improvviso.
“Ha detto da parte di chi era?” Domanda, forse curiosa o forse solo in modo spontaneo, come lo si è da ubriachi e lei così mi pare, troppo fuori di sé per essere la donna ligia e severa, dolce a tratti, che mi ha cresciuta.
“No, pensavo lo sapessi.”
Ride ancora, come una pazza, come si ride solo se sei a posto con te stessa e col mondo e lei tutto mi sembra, in quest’ attimo, tranne che a posto.
“Lo so lo so. Mi amava tanto.”
“Chi? ” le chiedo mentre mi accorgo che è diventata troppo rossa in viso quando prima era pallida come un lenzuolo di lino.
“Non lo voglio il tè. Mi porti l'acqua? Fredda.”
Vado in cucina mentre la scorgo odorare ancora quella rosa, con gli occhi lucidi, forse per la febbre, ma lo sguardo che le ho visto una sola volta nella vita, due sere fa.
Le porgo l'acqua fresca che mi ha chiesto ma mentre faccio per andarmene in un'altra stanza la sua voce, come quella di una sirena, mi attira e mi costringe a restare.
“Mi amava tanto Luigi -confessa-. Ogni settimana mi regalava una rosa rossa e una frase dai suoi tanti libri di filosofia. Facevamo l'università insieme: io gli spiegavo come funzionavano le sue ossa, lui come funzionava la vita. Finii per un mio errore, fui una stupida. Avevamo litigato per una sciocchezza, non la ricordo nemmeno, ma quello che seguii lo ricordo troppo bene. Uscii, bevvi troppo e mi portai a letto uno. Il giorno dopo boom, tu eri dentro di me. Non sapevo nemmeno il nome di tuo padre, non l'ho mai saputo, lo sai. Quando lo dissi a Luigi non mi disse niente, non una singola parola. Restò in silenzio, aspettò che mi insultassi da sola per poi andarsene. Le sue uniche parole furono "ho studiato la vita e la mente, troppo per farmi coinvolgere dalla follia.” Io ero la sua follia e lui la mia razionalità.“
La interruppi prima che potesse andare avanti.
"E perché si fa vivo adesso? Dopo 17 anni?”
“Non hai fatto due più due Anna?” E continuò a ridere, ridere forte mentre il suo tono troppo basso per via del mal di gola mi rimbombava in testa.
“Si ho capito” le sussurrai ma già stava dormendo.
Mia madre era ancora innamorata del mio professore di filosofia e chissà lui cosa aveva provato. Magari la stessa cosa dato gli sguardi che si sono scambiati due giorni fa all'incontro scuola-famiglia.
Li ho visti i sospiri, i sorrisi, gli anni passargli tra quei due pozzi neri.
Chi l'avrebbe mai capita, la vita e i suoi giochi perversi; se tutto quello faceva davvero parte di un caso splendido o di una ruota che girava e rigirava, talmente enorme che sembra portarti lontano ma poi ti fa tornare sempre allo stesso posto.
Metto la giacca ed esco per dirigermi al parco dove è il mio amore ad aspettarmi. Sulla soglia c'è un biglietto. Lo raccolgo.
Ha una calligrafia semplice, ordinata. È la prima volta che la scorgo in penna nera.
“Amor ogni cosa vince.
-Leonardo da Vinci”
—  About a moonlight
2

English.

Michael Weatherly: Cote De Pablo, in ‘’Under Covers’’, turned to me the first day of shooting and said:

 -Michael, this is so strange because I have never kissed anyone on camera before.-

So I thought I’d get this timid little, like, baby-squirrel peck.

She almost ate my face in the first take. Looked like an alien when the thing just gets on the head.

So we had to sort of back her off that.

She’s a very sexy, sweet, foreign woman.

 

Cote De Pablo: I think it’s just a really funny relationship. And Michael is just, like.. Doing his thing and all of a sudden you call ‘’Action’’ and he’s right there.

And I love working with him.

I think he’s so funny and easy.

I’m complicated.

He’s easy.

 

Italian.

Michael Weatherly: Cote De Pablo, in ‘’Under Covers’’, si è voltata il primo giorno di ripresa e mi ha detto:

-Michael, questa cosa è stranissima perché non ho mai baciato nessuno davanti a una cinepresa prima d’ora.-

E ho pensato che mi avrebbe dato un timido bacetto puerile.

Mi ha quasi mangiato la faccia al primo ciak.

Sembrava quella creatura di ‘’Alien’’ che si attacca alla testa.

Così abbiamo dovuto darle una calmata.

E’ una donna molto sexy, dolce ed esotica.

Cote De Pablo: E’ un rapporto veramente bello. E Michael è così.. Fa le sue cosine e tutto ad un tratto gridano ‘’Azione’’ e lui è lì, presente.

Adoro lavorare con lui.

E’ molto divertente e facile.

Io sono complicata.

Lui è facile.

{Bonus Features - NCIS season 3 - “The Women Of N.C.I.S.”}