donna dolce

Gli potrò dire:《 aveva l'aspetto di un angelo appartenente al tuo regno; non fu colpa mia, se mi innamorai di lei.》 -Guido Guinizzelli

Cara, mia, dolce donna selvaggia, io so perché non ha funzionato con gli altri, tu non hai bisogno di un uomo ma di un guerriero, maledizione!
Tu hai la forza del caffè turco, al sorgere del sole, tesoro e non fingere di non saperlo.
Tu sei una donna selvaggia e non importa quanto hai tentato di nasconderlo, non puoi essere qualcosa di diverso da quello che sei, tu vai bene così, splendidamente indomabile in tutta la tua caotica bellezza.
So che il tuo cuore è stato ferito, e non capisci il motivo di non riuscire a trovare fuori quello che brami dentro, io ora lo so: non hai bisogno di un uomo, tu devi avere un guerriero.
Non importa se questo guerriero guida una lucida auto sportiva o una Jeep, se indossa seta o cotone, non avrà importanza neanche se lavora in un grattacielo o se fa il turno di notte, quello che è davvero importante, è che quando si tratterà di sostenerti sarà al tuo fianco per tutto il tempo.
Questo guerriero amerà la tua forza e intensità, ti guarderà non come uno spirito da domare ma come una donna da ammirare,
Maledizione.
Questo guerriero non tenterà di manipolarti o giocare come è accaduto in passato, credimi tesoro, non ci proverà nemmeno e tu lo amerai ancora di più per questo.
Perchè tu non sei solo una donna, tu sei una dea.
Il tuo ardore lo farà inginocchiare davanti al tuo sguardo ma al contrario del passato, lui non avrà paura, no, senza paura si aprirà al tuo fuoco.
Tu hai bisogno di qualcuno che sappia amare il fuoco dei tuoi occhi e non solo questo, mia piccola donna selvaggia ma il tuo guerriero soffierà sul fuoco ardente dei tuoi occhi e non tenterà di spegnerlo con le proprie insicurezze perché un guerriero è l’unico uomo che può vivere con te in libertà.
Lui non dovrà più uccidere i draghi per meritarsi il tuo amore ma camminerebbe sul fuoco per vedere splendere il sorriso sul tuo viso.
Questo cerchi, spirito libero e anche lui è in cerca di te, anche lui ha avuto rapporti che lo hanno ferito e si è chiesto se il suo destino era rimanere solo per sempre, ma per te cambierà la sua visione. Entrambi avete percorso vie di solitudine, ma ora, tutto sta per cambiare perchè, bambina, quando incontrerai il tuo guerriero il vostro amore darà alle fiamme tutto quello che è stato.
So che il tuo cuore non è abituato, so che potresti non crederci, donati però l’opportunità di riconoscerlo.


Questo guerriero ha bisogno che tu credi che esista e che è possibile che qualcuno ami la tua natura selvaggia, lascialo andare inoltre quando avrà bisogno di allontanarsi e lui lascerà libera te di esplorare i tuoi territori ed entrambi non vorrete altro che riabbracciarvi in quel luogo dove dimenticate che esiste il resto del mondo.
Danzerai ancora nuda sotto la luna piena, berrai dal calice delle stelle, perchè questo uomo ama la tua anima selvaggia e desidera che tu rimani quello che sei.
Perchè cara anima, ci vuole un guerriero per amare una dea e ci vuole una dea per mostrare ad un guerriero cosa è veramente l’amore.
Quindi cara donna selvaggia soffia via le tue insicurezze, abbatti i limiti della mente, sei nata sapendo che eri destinata a qualcosa di più, ora è il tempo per prenderti quello che meriti.
Perchè ti giuro, mia cara donna selvaggia, che se mi stai cercando, anche io sono in cerca di te.

Kathryn Rosemary Bullard.

Ha la febbre alta, delira un po’.
Le porto un tè e sorrido vedendola tutta sudata ai principi di febbraio. Apre gli occhi e mi fissa, leggermente stralunata, con la bocca violacea e le palpebre gonfie.
“Grazie” sussurra e poi mi chiede come stia. Lei a me, straordinario il comportamento di una madre.
“Oh, io sto bene. Prima è passato il fioraio-la informo- ha portato questa per te.” Le porgo la rosa rossa e lei ride, forte, sarà l'effetto della febbre. Si stoppa all'improvviso.
“Ha detto da parte di chi era?” Domanda, forse curiosa o forse solo in modo spontaneo, come lo si è da ubriachi e lei così mi pare, troppo fuori di sé per essere la donna ligia e severa, dolce a tratti, che mi ha cresciuta.
“No, pensavo lo sapessi.”
Ride ancora, come una pazza, come si ride solo se sei a posto con te stessa e col mondo e lei tutto mi sembra, in quest’ attimo, tranne che a posto.
“Lo so lo so. Mi amava tanto.”
“Chi? ” le chiedo mentre mi accorgo che è diventata troppo rossa in viso quando prima era pallida come un lenzuolo di lino.
“Non lo voglio il tè. Mi porti l'acqua? Fredda.”
Vado in cucina mentre la scorgo odorare ancora quella rosa, con gli occhi lucidi, forse per la febbre, ma lo sguardo che le ho visto una sola volta nella vita, due sere fa.
Le porgo l'acqua fresca che mi ha chiesto ma mentre faccio per andarmene in un'altra stanza la sua voce, come quella di una sirena, mi attira e mi costringe a restare.
“Mi amava tanto Luigi -confessa-. Ogni settimana mi regalava una rosa rossa e una frase dai suoi tanti libri di filosofia. Facevamo l'università insieme: io gli spiegavo come funzionavano le sue ossa, lui come funzionava la vita. Finii per un mio errore, fui una stupida. Avevamo litigato per una sciocchezza, non la ricordo nemmeno, ma quello che seguii lo ricordo troppo bene. Uscii, bevvi troppo e mi portai a letto uno. Il giorno dopo boom, tu eri dentro di me. Non sapevo nemmeno il nome di tuo padre, non l'ho mai saputo, lo sai. Quando lo dissi a Luigi non mi disse niente, non una singola parola. Restò in silenzio, aspettò che mi insultassi da sola per poi andarsene. Le sue uniche parole furono "ho studiato la vita e la mente, troppo per farmi coinvolgere dalla follia.” Io ero la sua follia e lui la mia razionalità.“
La interruppi prima che potesse andare avanti.
"E perché si fa vivo adesso? Dopo 17 anni?”
“Non hai fatto due più due Anna?” E continuò a ridere, ridere forte mentre il suo tono troppo basso per via del mal di gola mi rimbombava in testa.
“Si ho capito” le sussurrai ma già stava dormendo.
Mia madre era ancora innamorata del mio professore di filosofia e chissà lui cosa aveva provato. Magari la stessa cosa dato gli sguardi che si sono scambiati due giorni fa all'incontro scuola-famiglia.
Li ho visti i sospiri, i sorrisi, gli anni passargli tra quei due pozzi neri.
Chi l'avrebbe mai capita, la vita e i suoi giochi perversi; se tutto quello faceva davvero parte di un caso splendido o di una ruota che girava e rigirava, talmente enorme che sembra portarti lontano ma poi ti fa tornare sempre allo stesso posto.
Metto la giacca ed esco per dirigermi al parco dove è il mio amore ad aspettarmi. Sulla soglia c'è un biglietto. Lo raccolgo.
Ha una calligrafia semplice, ordinata. È la prima volta che la scorgo in penna nera.
“Amor ogni cosa vince.
-Leonardo da Vinci”
—  About a moonlight