dolentis

La gente pensa sempre male.
E fuori è tutto un carnevale.
Maschere tradenti
e sotto digrignati i denti.
E tu ci muori, tra quei fendenti
tacendo zitta e sola
le tue umiliazioni dolenti.
E scriverò per te,
per il tuo ricordo straziante
pochi versi dolenti 
che tu non leggerai più. 
Ma a me staranno atroci
inchiodati nel cuore 
per sempre.
—  4 Settembre 1927, Cesare Pavese

Senza rancore

Lacrime dalle palpebre, dolori dei dolenti,
dolori che non contano e lacrime incolori.
Non chiede nulla, lui, non è insensibile,
triste nella prigione e triste quand'è libero.

È un tempo tetro, è una notte nera
da non mandare in giro neanche un cieco. I forti
siedono, il potere è in pugno ai deboli,
e in piedi è il re, vicino alla regina assisa.

Sorrisi e sospiri, insulti imputridiscono
nella bocca dei muti e negli occhi dei vili.
Non toccare nulla! Qui brucia, là arde;
codeste mani son per le tasche e le fronti.

Un'ombra…
Tutta la sciagura del mondo
e il mio amore addosso
come una bestia nuda.

Paul Eluard

Erravo

Abolite il tempo
e le sue fuggenti ore
Spegnete il sole
e i suoi cocenti raggi
Chiudete gli occhi
che nessuna lacrima scenda
Afferrate questo momento
che sembra inafferrabile
Abbassate la musica
e le sue dolenti note
Posate i libri
e le loro taglienti pagine
Speravo tutto questo fosse eterno
Erravo tanto
Avevo smesso di contare i giorni
Poiché ancora troppi
Adesso non c'è sole
Non c'è musica
Non c'è vento
Non c'è fisica
Ma lo stesso vedo banchi colmi
Di quelle risate
che facevano star male
Di quei sorrisi
che inebriavano il cuore
Di quelle ansie
che facevano rumore
Abolite il tempo
che non possiamo più crescere
Spegnete il sole
che i nostri animi siano più splendenti
Chiudete gli occhi
che assaporiate questo
infinito attimo
Pensavo noi fossimo eterni
Mi sbagliavo tanto

- Nachküsse

Lontananza
(Giuseppe Giusti Monsummano Terme, PT 12/5/1809 - Firenze 31/3/1850)

Da questi colli (1) i miei desiri ardenti
volano sempre come amor gli mena,
ove dietro al pensier giungono appena
gli occhi per molte lacrime dolenti.

E allor che la città (2) per le crescenti
ombre dispare, e la campagna amena,
cerco del ciel la parte più serena
e le stelle più care e più lucenti.

E se vicino a me muove uno stelo,
muove spirando la notturna auretta,
credo tu giunga, e al cor mi corre un gelo.

E quando te non vedo, o mia diletta,
gli occhi si volgon desiosi al cielo,
come alla parte onde talun s'aspetta.

Cosa non dire a una donna incinta

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Cosa non dire a una donna incinta

Attenzione a ciò che dite a una donna incinta

Che sia una persona incontrata al supermercato o una cara amica, con una donna incinta bisogna avere sempre molto tatto, onde evitare antipatici cliché. Tra i vari tasti dolenti che possono riguardare una futura mamma, ce ne sono alcuni che non devono essere calcati per nessuna ragione al mondo.

Da evitare assolutamente il riferimento al tempo impiegato per riuscire a rimanere incinta, come: “Finalmente ce l’avete fatta! Ci voleva tanto?”. Per quanto detta in maniera ironica, senza nessuna volontà di offendere, potrebbe essere un argomento doloroso per i futuri genitori.

Sarebbe meglio non parlare delle difficoltà che si possono incontrare durante il parto o di travagli particolarmente lunghi. Evitate le storie dell’orrore! La gestante sarà sicuramente già a conoscenza dei dolori e dei possibili problemi legati al parto, non c’è bisogno che voi la terrorizziate ulteriormente!

Nessun accenno a quanto cambierà la sua vita, a quanto poco dormirà durante i primi mesi, a come dovrà fare quando rientrerà a lavoro. Lasciate che la futura mamma pensi passo dopo passo a questa gravidanza, senza temere la fase successiva alla nascita del piccolo. Appare alquanto prematuro e piuttosto antipatico metterla in guardia sin da ora.

“Quanti chili hai messo su? Stai seguendo le indicazioni del medico? Tranquilla, vedrai che tornerai in forma”. Gli inevitabili cambiamenti fisici che la donna subisce quando aspetta un bambino hanno un forte impatto psicologico, per questo motivo sarebbe meglio evitare qualunque riferimento.

“Passeggino, seggiolino, tutine, fasciatoio, pannolini, biberon… Hai preso tutto? Ti manca qualcosa? Andiamo a fare shopping”. Evitate di stressare la futura mamma con l’argomento “acquisti per il bebè”. Avrà nove mesi di tempo per comprare tutto l’occorrente, anche senza i vostri promemoria.

Affermeranno che dovrai rinunciare.
Affermeranno che qualcosa di diverso in te scatenerà quell'inferno tanto temuto.
Lo diranno, tiranni, in preda al panico, non altro, nient’altro.
Cominceranno ad affermarlo da subito, non farti ulteriori problemi a riguardo: quando inizieranno a parlare per te sarà troppo tardi.
Bruceranno i tuoi pensieri, le tue speranze, i tuoi riconoscimenti, tutto, tutto ciò che ami, credevi di amare.
Non ci sarà nulla in grado di riportarti su quella via, retta, coincisa, da salvaguardare come l’oro in cassaforte, come le pagine di un libro proibito che vuoi soltanto continuare a leggere, come sale sulle tue ferite aperte e dolenti, che lottano per rimarginarsi.
Ma loro lo sanno, loro sanno tutto, sentono, vedono, colgono l’essenza. Puoi imparare ad amarli, ma non servirà neanche questo. Inutili parole, le parole sono fittizie, sgorgano via in un fiume in piena, non torneranno a salvarti. Di indole infame e combattivo, le parole, nemiche in ciò che è attuale, strette conoscenti con ciò che è passato, lo riportano in vita, fremono d’uscire, sempre e costantemente.
Piuttosto, loro amano te: ma è un’amore malato. Qualcosa di stretto, ferreo: una corda d’acciaio attorno al tuo collo nudo e ingenuo, stringono quando ne hanno voglia, nient’altro che questo. 
D’altro canto sono persone, come te, ed anche tu hai un ruolo negativo, come loro. Sei loro, coglierai la loro essenza prima o poi. 
Perciò: impara a conoscere da solo, soltanto solo, i tuoi errori, utilizza quelle pagine stropicciate appartenenti al passato come un manuale d’istruzione, amale e odiale, ma fanne buon uso, fino alla fine.
Combatti per ciò che credi, ciò che soltanto tu credi di massima importanza. Raccogli i doveri da terra, tramutali in desideri ardenti, cibati di quel tuo calore, afferma la sua importanza. Porta ciò sempre con te, nel tuoi gesti singolari, intrattabili, intramontabili. Perchè in ognuno di noi c’è quella luce che non se ne andrà mai, ciò che non si dissolve e rimane concreto e che arde, brucia e ancora continuerà a farlo, per l’eternità. Sta a te, soltanto a te, proteggerlo, sconfiggendo quella paura di osare, sempre. Potrai poi fare il collage di quelle pagine ingiallite e finalmente sorridere assemblandole con cura e cautela.

Dedicato a tutti: perchè un po’ tutti noi perdiamo la retta via, incapaci di assaporare l’essenza di noi stessi, ciò che invece dobbiamo ritenere essenziale, vitale, l’ingranaggio che ci fa’ andare avanti ogni singolo istante, anche se vecchio e arrugginito, talvolta difettoso. 

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