dokky

thecommunistelk asked:

Once you get this, you have to say five things you like about yourself, publicly, then send this to 10 of your favorite followers (non-negotiable) (positivity is cool).

Okii Dokki, will do;
1. I like my eyes because they’re big and cute
2. I love my art style because it’s unique
3. I like the way I sing and dance when I’m in my house alone
4. I love the way I can find happiness in characters I like
5. I love my intellect because it is one of the most powerful tools I have
Phew, that was hard to do lol

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Giulio era spiato dai suoi killer: forse sequestrato proprio sotto casa

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L’ultimo segnale del cellulare di Giulio Regeni arriva che è ancora nel suo quartiere, ad al-Dokki, forse addirittura sotto casa. Viene agganciato dalla cella telefonica della zona, e a confermarlo è la stessa procura di Giza, in base alle indicazioni che gli sono state fornite dalla società telefonica.

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Come riporta LEGGO: Nessuna retata, dunque, molto più probabile, invece, che il ricercatore friulano sia stato sequestrato da qualcuno che lo stava aspettando sotto casa. E questo avvalorerebbe la tesi che, in Egitto, non era considerato un dottorando qualunque, ma una persona da “sorvegliare”.

Lui, e anche gli amici: per quei loro rapporti con personaggi dell’opposizione, attivisti politici e sindacalisti indipendenti contrari al governo del presidente al-Sisi.

Fonte: Qui

To Kyuhyun Oppa
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Inside the card she writes her message:

Kyuhyun oppa,

Congratulations for making it through another year, the kitties on this card are you and me, because I’m the small and cute one and you’re…

Well happy birthday anyway!!!  Hope it’s everything you want!

- Seulgi

-opens it up and reads it before laughing and shaking his head- good god…. that looks like dokki…… -whispers- do I look like dokki????

“It’s like you’re my mirror ”


#vscofeature #vscoshow #vsco_lovers #vsconature #vscostyle #vscoedits #vintage #vscomania #vscophile #vscomafia #vscolovers #vscofamily #vsco_hub #vsco #vscodaily #vscofeed #vscocam #vscoism #vscomoment #vscolover #vscocontent #vscoartist #vscobrasil #VSCOcam (at Shooting Club - Dokki)

pane-rose.it
Caso Regeni: rapito, torturato, ucciso :: Il pane e le rose - classe capitale e partito

Chi ha assassinato Giulio Regeni, il ricercatore italiano residente dallo scorso settembre al Cairo per motivi di studio? Lo domandano i familiari e ora anche lo Stato italiano tramite una nota della Farnesina, inviata ufficialmente alle autorità egiziane. La promessa di far luce sulla vicenda giunge direttamente dal presidente, il generale-golpista Al Sisi, che si è impegnato con la nostra ministra per lo Sviluppo Economico Guidi, in loco per incontri di affari fra i due Paesi e al momento rinviati. Regeni era scomparso dal quartiere di Dokki, dove abitava, il 25 gennaio. Nel 2011 quel giorno s’avviava la cosiddetta rivoluzione che abbatté Mubarak, diventato negli ultimi tre anni un incubo per i sognatori d’un nuovo Egitto. Fra i sospetti c’è quello che Regeni sia finito, volontariamente o meno, in qualche flash mob di protesta, sebbene i parenti affermino che lui non si occupasse di politica, né frequentasse attivisti. Il ricercatore parlava speditamente diverse lingue, compreso l’arabo, e ciò lo facilitava nei contatti d’ogni genere, dagli intoppi burocratico-amministrativi, compresi i frequentissimi controlli polizieschi, al colloquio con gli abitanti della metropoli.

Nei giorni seguenti all’inquietante silenzio i genitori di Regeni, tramite il sindaco del loro paese e l’ambasciata italiana al Cairo, avevano lanciato l’appello di scomparsa, ma dal ministero degli Interni egiziano giungevano assicurazioni che nessun italiano era stato fermato o arrestato. Si poteva ventilare l’ipotesi del rapimento. Per estorsione? Finora la criminalità locale, micro o macro, pur presente nel tessuto del Paese non aveva dato vita a simili azioni. Ipotizzabili fra i miliziani jihadisti, ma estremamente difficili da gestire sul territorio urbano, visto l’impressionante incremento di ogni mossa legata al controllo del territorio da parte dell’apparato poliziesco. Ora, dopo il ritrovamento del cadavere in un’area periferica della capitale, la sparizione e l’assassinio di Regeni assumono contorni diversi. Sul corpo sono visibili ferite che molto somigliano a segni di tortura, inferti sicuramente dai rapitori, ma a quale scopo? Che interesse avrebbero avuto, possibili estorsori di cui sopra, a torturare il sequestrato? Così i cattivi pensieri virano verso pratiche assai diffuse fra agenti ufficiali e ufficiosi, quelli in divisa e i mukhabarat che hanno servito ogni presidente.

Le torture sono sensibilmente aumentate negli ultimi diciotto mesi, ora che le Forze Armate sono impegnate sul fronte interno da attentati nelle città e dalla guerriglia nel Sinai. Regeni potrebbe esser finito in una retata delle forze di sicurezza, che nel giorno della mala rivoluzione (l’attuale regime considera buona quella del 30 giugno 2012 che, disarcionando Morsi, ha spianato la strada ad Al Sisi) andavano a individuare ipotetici contestatori. Gli attivisti delle “quattro dita” (il simbolo della resistenza islamica al generale) che nel 2013 e 2014 hanno organizzato manifestazioni di dissenso e che vengono ferocemente perseguitati, tanto che l’anno scorso hanno realizato solo qualche fugace e rischiosissima apparizione. Non è un segreto che nell’attuale Egitto fermi, arresti, detenzioni con l’uso di ogni genere di coercizione vengano praticati a migliaia. Su questi abusi, tacitati dagli interessi che le nazioni amiche traggono dall’attuale governance sul versante economico e su quello geopolitico, è difficile fare chiarezza. I familiari degli oppositori di Sisi, non necessariamente islamisti, e Amnesty International lo denunciano da tempo. Chissà cosa pensa Renzi l’africano.
4 febbraio 2016

articolo pubblicato su enricocampofreda.blogspot.it

Enrico Campofreda

Fonte

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Le ultime ore di Giulio al Cairo «È stata una morte lenta»

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La sera del 25 gennaio ha preso la metro per raggiungere gli amici. Lo hanno ritrovato con tagli sul naso e sulle orecchie oltre a segni di coltellate e percosse

 IL CAIRO L’appartamento dove Giulio Regeni viveva in affitto da un paio di mesi è al terzo e penultimo piano di una palazzina silenziosa nel ventre morbido di Dokki, quartiere alberato, residenziale del Cairo. Di sera la strada è illuminata a malapena dalla luce giallognola di qualche raro lampione e dai neon del chiosco di Omar all’angolo, ma le donne passeggiano tranquille, mentre i bawab — i portieri in tunica lunga — chiacchierano davanti alla soglia. «Giulio veniva qui a comprare le sigarette e la Pepsi rientrando a casa», racconta il giovane Omar al chiosco. Sigarette e Pepsi, un’abitudine serale di molti egiziani. Fumava le LM, 17 sterline egiziane a pacchetto (due euro) e da questo si vedeva ch’era straniero, gli egiziani più squattrinati preferiscono le Cleopatra da 10. Omar sapeva già che Giulio è sparito, gliel’hanno detto Mohammad e Juliane che condividevano l’appartamento con lui. Ma gli occhi si spalancano di dolore quando sente che il cadavere dello studente italiano è stato ritrovato l’altro ieri sul ciglio dell’autostrada per Alessandria.

Tagli sul naso e le orecchie. Segni di coltellate e percosse concentrati soprattutto sulla testa e la schiena. Contusioni e bruciature di sigarette su tutto il corpo. Era nudo dalla cintola in giù. L’autopsia descritta dal procuratore Ahmed Nagi non lascia dubbi: è stato torturato. «Deve essere stata una morte lenta», ha aggiunto mentre fonti del suo ufficio dicono al Corriere che «le indagini preliminari mostrano che il corpo avrebbe ceduto per dissanguamento, come risultato delle violente percosse».

Mohammed e Juliane soffrono troppo per parlare adesso del loro amico brillante, un ricercatore friulano che parlava inglese, spagnolo e arabo, che studiava a Cambridge ma preparava la tesi del dottorato qui al Cairo. «L’argomento erano i sindacati», ci dice al telefono Malek Adly, avvocato per i diritti umani che gli aveva consigliato diversi contatti. Soffrono anche perché troppo poco si sa della morte di Giulio, a parte la violenza con cui è avvenuta e il fatto che ci sono voluti ben nove giorni per scoprire il cadavere.

 

Il 25 gennaio alle otto di sera Giulio ha percorso la via Ansari fino alla fermata Bohooth della metro. Qualche minibus di corsa lo avrà costretto a schiacciarsi contro un’auto. Avrà evitato le buche e il fango nell’asfalto. Aveva detto via sms all’amico Amr Assad che andava a una festa di compleanno — il suo 28esimo tra l’altro era stato appena dieci giorni prima. Doveva scendere alla fermata Mohammed Naguib, perché Sadat era chiusa, e continuare a piedi fino al quartiere di Bab Al Louq, a due passi da piazza Tahrir. Sadat era chiusa? Sì, perché non era un giorno qualsiasi. Il 25 gennaio era il quinto compleanno della rivoluzione: i poliziotti in divisa e in borghese erano dovunque. I manifestanti? Praticamente zero. Le proteste erano proibite, c’era stata una campagna di arresti preventivi, che aveva additato anche gli stranieri come possibili sobillatori. Anche per questo, quando gli amici non hanno visto arrivare Giulio, si sono subito allarmati: hanno provato il cellulare, staccato.

I genitori Paola e Claudio sono volati qui da Fiumicello in provincia di Udine. Gli amici hanno chiamato in aiuto gli avvocati dei diritti umani. «Abdeen, Dokki, Qasr El Nil»: Malek Adly elenca le stazioni di polizia visitate invano. Alla fine, mercoledì, le autorità hanno comunicato all’ambasciatore italiano Maurizio Massari che il cadavere era stato ritrovato, a 20 chilometri dal centro, in una zona dove nessuno andrebbe a passeggiare di notte.

Massari era con il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e una delegazione di 60 imprenditori italiani in visita al Cairo. Alle 19.30, alla cena in ambasciata, Massari è arrivato agitatissimo. Poi lui e la ministra Guidi sono corsi via: andavano a Dokki, è toccato dare la notizia ai genitori, prima di annullare la visita.

Chi ha ucciso Giulio? Chi lo ha torturato così? I criminali fanno sevizie del genere? Sono forse più comuni tra chi vuole estorcere informazioni. Ma sui siti egiziani, ieri mattina, il capo della polizia di Giza Khaled Shalaby a un certo punto diceva che Giulio sarebbe morto in un incidente d’auto. La Farnesina ha convocato d’urgenza l’ambasciatore egiziano a Roma Amr Mostafa Kamal, usando toni duri, parlando di «sconcerto». Poi Massari è stato chiamato al ministero degli Esteri al Cairo: condoglianze, promesse di collaborazione. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiede di «assicurare che i responsabili di un crimine così efferato» siano puniti. L’indagine sarà congiunta: sette esperti italiani di polizia, Carabinieri e Interpol arrivano oggi.

La salma ora è all’ospedale italiano «Umberto I», sempre nella capitale egiziana. I genitori vogliono riportarlo a casa il prima possibile, ma non senza la verità. In Rete, l’attivista Mona Seif esprime le condoglianze a nome dell’Egitto, ma piena di amarezza invita gli stranieri a restare lontani da un Paese di tortura e di morte.

http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_05/ultime-ore-giulio-cairo-stata-morte-lenta-8a343ae2-cb8a-11e5-9200-b61ee59246a7.shtml

L'italiano scomparso al Cairo, trovato morto in un fosso: "Tracce di accoltellamento e bruciature"

È stato rinvenuto in un fosso del Cairo il corpo del ricercatore friulano Giulio Regeni, improvvisamente scomparso alle otto di sera di lunedì 25 gennaio (durante il quinto anniversario della Rivoluzione che depose l’allora presidente Hosni Mubarak), nel quartiere di Dokki.

Leggi anche: Marò liberi in cambio di un dossier contro la famiglia Gandhi, la soffiata sulla trattativa scuote il governo indiano

Una vicenda ancora tutta da chiarire, ha precisato il quotidiano Al Watan, perché sul cadavere del giovane italiano sarebbero stati rinvenuti dei segni di tortura: “Il corpo di un giovane uomo di circa 30 anni, totalmente nudo nella parte inferiore, con tracce di tortura e ferite su tutto il corpo è stato ritrovato nella zona di Hazem Hassan”.

Il giovane si era recato al Cairo per scrivere una tesi sull’economia egiziana presso l’American University: sulla matrice del delitto non c'è ancora alcuna tesi ufficiale ma l'ipotesi di un rapimento a sfondo economico (criminalità comune) o “politico” da parte di estremisti islamici (l'Isis aveva rivendicato alcuni attentati al Cairo) rimane per ora la più probabile.

Le informazioni sugli ultimi minuti di vita del giovane sono poche ma per ora tutte confermate: Regeni stava andando a trovare alcuni amici per un compleanno (la circostanza è stata confermata da un suo amico, Omar Aassad) e ha percorso a piedi il quartiere di El Dokki (sulla sponda sinistra del Nilo) e il centro, diretto verso stazione della metropolitana di Bab Al Louq, nei pressi di piazza Tahrir.

La Farnesina ha reso noto in queste ore che “il Governo italiano ha appreso del probabile tragico epilogo della vicenda del nostro connazionale. Siamo in attesa di conferme ufficiali da parte delle autorità egiziane. Il Governo italiano ha richiesto alle autorità egiziane il massimo impegno per l'accertamento della verità e dello svolgimento dei fatti, anche con l'avvio immediato di un'indagine congiunta con la partecipazione di esperti italiani”. Da parte sua, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso “il profondo cordoglio personale e del governo ai familiari” (giunti nei giorni scorsi al Cairo per seguire le ricerche).

Il generale Khaled Shalabi, direttore dell’Amministrazione generale delle indagini di Giza, ha fatto sapere che “non c'è alcun sospetto crimine dietro la morte del giovane italiano Giulio Regeni, il cui corpo è stato ritrovato sulla strada desertica Cairo-Alessandria”, precisando inoltre che le indagini preliminari parlano di un incidente stradale e smentendo che Regeni “sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato”.

Eppure, secondo quanto riferito da una fonte dell’ufficio della procura generale egiziana, i procuratori al Cairo, esaminando il corpo dello studente italiano, avrebbero trovato alcuni segni di accoltellamento sulle spalle e tagli su un orecchio e sul naso mentre una fonte citata all'Associated Press avrebbe dichiarato che sul corpo di Regeni sono state rinvenute anche delle bruciature.

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Nel frattempo, il governo italiano ha deciso di sospendere la missione nella capitale egiziana guidata da Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico, che ha “sollecitato un’indagine e il massimo impegno per individuare i responsabili dell’uccisione di Regeni e per accertare la dinamica dei fatti e le cause della morte”.

 

 

Flat hunting and moving in Cairo

Flat hunting and moving in Cairo

Kathryn, Alice and I decided that we wanted to move out of our Dokki residence, the one provided by ILI for a number of reasons, the main ones being that we wanted to have more independence, be closer to school and be able to walk! It’s true that sitting in a bus (private bus) makes you feel very disconnected from the city around you, and we were eager to experience a more “authentic” life in…

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