divorando

Ti ho amato al punto di non poter sopportare l’idea di ferirti pur essendo ferita, e amandoti ho amato i tuoi difetti, i tuoi errori, le tue bugie, le tue bruttezze, le tue contraddizioni, il tuo corpo. E forse il tuo carattere non mi piaceva, nè il tuo modo di comportarti, però ti ho amato di un amore più forte del desiderio, più cieco della gelosia: a tal punto implacabile, a tal punto inguaribile, che ormai non potevo più concepire la vita senza te. Ne hai fatto parte quanto il mio respiro, le mie mani, il mio cervello e rinunciare a te è stato come rinunciare a me stessa, ai miei sogni, alle mie illusioni, alle mie speranze, alla vita! E quest’amore è stato una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, tutti i fenomeni. Un amore simile non è stato nemmeno una malattia… è stato un cancro!
Un cancro che a poco a poco invade gli organi interni col suo moltiplicarsi di cellule, il suo plasma vischioso di male, e più cresci e più diventi cosciente che nessuna medicina può arrestarlo, nessun intervento chirurgico può asportarlo, forse sarebbe stato possibile quando era un granellino di sabbia, un chicco di riso, una vocina che grida, un amplesso mentre il vento fruscia tra i rami d’olivo, ora invece non è possibile perchè ti ruba ogni organo, ti divora a tal punto che non sei più te stessa ma un impasto fuso con lui, un unico magma che può disfarsi solo con la morte, la sua morte che sarebbe anche la tua morte, così tu mi hai invaso e così tu mi stavi divorando.
—  Oriana fallaci

È da diverse ore che il cielo di Napoli è solcato da tre canadair. Mi sono svegliata (come tanti altri) con questo rumore assordante nella testa e nelle orecchie che ha invaso anche il
sonno. Mi sono alzata e sono andata in cucina a fare colazione, e il televisore acceso parla di Vesuvio, incendio, emergenza, stato di elevata criticità con queste immagini che si alternano e mostrano gran parte del Parco Nazionale del Vesuvio distrutto. Ettari di vegetazioni non esistono più. Alla vista di quelle immagini una sensazione di tristezza mi ha pervasa e non mi abbandona facendomi cadere in uno stato di sconforto totale, come se fosse morto qualcosa dentro di me. Perdo le speranze come qualunque altro cittadino che ha rispetto per ogni cm di terra che calpesta, che ha rispetto per la natura, la cosa più bella che ci potessero donare. Sicuramente tutto questo non sta accadendo solo nella provincia di Napoli e sembra che gli incendi siano diventati l'accessorio tipico dell'estate. Che fai? Nella summer 2017 non la incendi un po’ di vegetazione? Non sto qui a farmi portavoce della moralità, dei sani principi e dei valori alti, ma non posso fare a meno di pensare e dire che in questa società qualcosa non va (più di una), che non ci sono margini di miglioramento, che il degrado ci sta divorando e quando dicono, soprattutto a noi giovani, che dobbiamo coltivare la speranza e dobbiamo contribuire a migliorare le cose in questo Paese, impegnandomi ugualmente (sempre), maturo una grassa risata e avverto un pugno sulla guancia.
Il Vesuvio, in tutta la sua bellezza e maestosità, spaventa, ma restano sempre e solo gli uomini gli unici essere umani da temere in assoluto.

Il tempo va veloce, non gira
Ora che vado a letto alle sei, anche se so, che non ci sei
Dopo che prendo le gocce mi spengo, sento la tua voce e sospira
Tu per me eri una crocerossina, io per te ero un'atroce tossina
L'ultima storia mi ha reso uno straccio, era in salita
Alla fine ti ho avuta ma tu sei sparita, eri come un miraggio
Viaggio in hangover, col sole di maggio
Gli occhi, le borse e il sesso selvaggio
Gli stessi forse, lo stesso disagio, forse per questo mi faccio
Perchè c'ho un peso nel cuore che è un pezzo di ghiaccio
Oggi ti scrivo random, il tempo passa, te ne invio un altro
Rimpicciolisce la stanza, quest'ansia mi sta divorando
Ho un difetto ma non posso mai aggiustarlo
Ho una fitta come un morso, nel miocardio
Cambio tipo mare mosso, poi di nuovo calmo
Quando ho le tue mani addosso nel mio palmo
È lampante e chiaro, ogni amante è un baro
Io ho seguito il faro che porta lontano
Ho trovato un diamante raro
Ti nascondo poi ti porto a farti incastonare
Guarda il mondo che si fotto dalla mia astronave

Madman, Non esiste

Non avevo mai amato nessuno così tanto. Ero pazza di quel ragazzo, l'amore mi stava divorando. Volevo solo lui. Volevo possederlo. Mi bastava solo questo per essere felice.

anonymous asked:

Credete nell'amore a distanza?

“Era arrivato quel giorno, il giorno in cui ci dovevamo vedere, sì.. Finalmente, pensai. Stavo per partire ma era la prima volta che dovetti affrontare un viaggio così lungo, da solo. Avevo l'ansia ma non perché ero da solo ma perché finalmente potevo vederti e non sapevo come avrei reagito. Avevo in mente il continuo pensiero ‘ora mi perdo e rimango lì bloccato e dopo come avrei fatto a rintracciarti?’ Il problema è che non ti avevo nemmeno avvisato che stavo arrivando, volevo farti una sorpresa, volevo mandarti un messaggio una volta arrivato lì, dicendoti 'Ehi amore, vieni subito a prendermi che non so dove diamine sono ahah’. Sono all'aeroporto e sto per imbarcarmi, sono teso, davvero teso ma ormai sono qui, non posso di certo tirarmi indietro e mi faccio coraggio e salgo sull'aereo. Sono a bordo, dovevo disattivare il 3g e il mio ultimo messaggio è stato un 'buongiorno amore’ non l'avevi nemmeno letto, forse stavi dormendo ahah la solita dormigliona sei! Ci siamo, l'aereo sta decollando, ok sono in aria. Sento già la nostalgia della terraferma, no ok, ce la posso fare, mi ripeto. Decido di mettermi le cuffie, mi abbandono alla mia musica, cerco di chiudere gli occhi per non pensare a niente ma aiuto, i pensieri mi stavano uccidendo, sentivo la terza guerra mondiale nello stomaco, non ce la facevo. Sto volando da un'oretta ormai, penso di essere quasi arrivato, non dovrebbe mancare molto mi dicono.. Cavolo ci sono quasi. L'aereo atterra, sono arrivato nella famosa regione che vedevo solamente dal mio pc su google maps pensando a quale zona ti trovavi. Sembra un bel posto, esco dall'aeroporto, accendo il 3g e trovo il tuo messaggio del buongiorno di risposta, era arrivata l'ora di dirti che ero lì, ormai. 'amore, mi vieni a prendere?’ aspettai un po’ e finalmente mi avevi risposto 'magari’ e io non resistevo più alla tentazione di dirtelo, così ti feci una foto del luogo, era la stazione del treno. Hai visualizzato la foto, avevo il cuore a mille in attesa della tua risposta.. 'L'hai presa da internet ahah’ mi misi a ridere e alla fine mi feci una foto con la stazione dietro per farti vedere che ero realmente lì. Passarono svariati minuti e finalmente avevi visualizzato. Pochi minuti dopo mi avevi risposto 'oddio, non ci credo, sei veramente lì?’ ti risposi di sì, nuovamente e ti chiesi di venirmi a prendere e tu non stavi più nella pelle. Mi avevi detto 'Aspettami, sto arrivando’ e io leggendo quel messaggio avevo sorriso e poi come risposta, ti scrissi 'Aspettami e resta. Resistiamo e resistiamo’ mancava poco ormai e ti avrei finalmente visto. Non avrei più dovuto aspettare, non avrei più dovuto resistere ancora, ora potevo solamente restare lì e aspettare quel lasso di tempo che era diventata l'unica cosa che separava i nostri corpi, la distanza ormai era solamente un brutto ricordo. Era passata un'oretta ormai, davanti a me si è fermato un treno, vedevo la gente scendere, il mio cuore si era fermato, non sapevo come avrei reagito, né cosa avrei fatto, stavo morendo lì, non potevo reggere ancora, l'ansia ormai mi stava divorando. Avevo le cuffie, aumentai il volume della musica al massimo, sperando che ciò mi avrebbe aiutato a calmarmi ma mentre alzavo il volume, sentii il mio nome, oddio IL MIO NOME! ho smesso di respirare, non riuscivo ad alzare gli occhi dallo schermo del cellulare, ho fatto finta di non sentire per via delle cuffie, ho visto una notifica sul cellulare, controllo ed era un messaggio.. Era il tuo messaggio! C'era scritto 'ehi, ora puoi anche girarti’ alzo lo sguardo, mi giro.. Sei tu! Mi salti addosso, mi abbracci, non resistevo più, finalmente, finalmente avrei potuto sentire le tue braccia, finalmente potevo abbracciarti, stavo morendo. Il mio cuore era andato a mille, non riuscivo a dire una parola, nemmeno un 'ehi o un ciao’ nulla, avevo perso la lingua. Ma neanche tu avevi detto niente. Eravamo lì ormai da 10 minuti che ci abbracciavamo, il tempo passava ma nessuno di noi due ha osato parlare, io ormai ero finalmente in paradiso, stavo così bene che in quel momento non pensavo davvero a niente, a niente! Ormai erano 20 minuti che stavamo lì attaccati mentre tutta la gente ci guardava, c'era addirittura chi ci faceva le foto, mi chiedevo il perché di tutto questo, solo allora mi sono reso conto che stavamo lì incollati da troppo tempo ma nessuno di noi due se ne era accorto. Decisi allora di staccarmi e di guardarti dritto negli occhi. 'Per tutto questo tempo, ho sempre desiderato poter incrociare il tuo sguardo ma non ho mai pensato che una volta che lo avrei avuto avanti mi ci sarei perso’ a quelle parole, tu mi hai preso e ti sei messa con i piedi di punta e mi hai baciato. Finalmente! Finalmente quel bacio, quello che ti chiedevo sempre, quello per cui me la prendevo ogni volta che dicevi di no, finalmente! Stavo scivolando in un altro mondo, le tue labbra le sentivo pesantemente sulle mie. Il mio cuore ormai batteva fortissimo, misi la tua mano sul mio petto e tu feci cenno con la testa come per dirmi 'È tutto ok amore, questo è solo il primo che ti darò’ al tuo tocco, mi lasciai andare, ci stavamo baciando chissà da quanto, 10, 20, 30 minuti? E chi lo sapeva più ormai, il tempo non aveva più importanza, c'eravamo io e te che ci baciavamo, a chi sarebbe mai importato del tempo quando c'è una coppia del genere che si bacia in quel modo? Mi staccai di proposito, mi avvicinai al tuo orecchio, sussurrandoti 'dimenticavo di dirti una cosa.. Ti amo.’ senza lasciarti il tempo di rispondermi, ripresi a baciarti e cavolo.. Cavolo se era bello! Senza rendermene conto, ti avevo preso in braccio e ti avevo portato fino ad una panchina della stazione, e ti ho preso in braccio su di me, mentre eravamo seduti, a baciarci, ormai non smettevamo più. Le persone, ci avevano divorato con lo sguardo, sentivo le loro urla di incitamento, sentivo gli applausi ma nonostante tutto quel chiasso riuscivo a sentire una cosa spettacolare, il tuo cuore che batteva forte. Eravamo in stazione da un'ora ormai, decidemmo così di muoverci, ti presi la mano e la tenni stretta tra la mia. Dovevamo prendere il prossimo treno di ritorno, per andare da te, a casa tua. Riuscimmo a prenderlo, per un pelo. Ci siamo seduti in un vagone vuoto, e ti ho preso nuovamente in braccio. In quel vagone regnava il silenzio, nemmeno noi parlavamo, non riuscivamo a dire niente. Forse perché non c'era più bisogno di parlare, avevamo parlato per troppo tempo, ora toccava fare le cose. Giocavo con le tue manine, mentre guardavo i tuoi capelli, i tuoi occhi, fissavo le tue labbra, cavolo eri stupenda. Mi resi conto che tra le mani avevo la persona più bella che mi fosse mai capitata ed era mia, solo mia. Ti avvicinai a me, senza dirti niente, e incomiciai a baciarti, era un bacio passionale che durò per tutto il viaggio. Ormai eravamo arrivati e dovevamo scendere, ero molto ansioso di conoscere la tua famiglia, e tutto il resto. Ma prima di uscire dalla stazione ti fermai e ti dissi 'ti ricordi che ti avevo detto? Che avrei chiesto ad un tizio di farci una foto che poi sarebbe scappato con il mio cellulare? Bene è arrivato il momento di farlo’ tu scoppiasti a ridere ahah. Intanto notai che stava arrivando un ragazzo dalla nostra parte, così lo fermai e gli chiesi se poteva farci una foto mentre ti abbracciavo e così fu. Mi diede il cellulare e tu mi dicesti 'ahah almeno non è scappato amore’ e io mi misi a ridere e ti diedi un bacio. Ora potevamo andare, finalmente potevamo uscire da quella stazione, ci eravamo diretti verso casa tua. Siamo arrivati, era la tua porta quella. Mi fermai in mezzo alla strada, ad osservare il cielo, tu ti voltasti indietro e sei corsa da me abbracciandomi e baciandomi nuovamente e io 'Amore, sembra che non mi vedi da una vita ahah’ la tua risposta è stata 'scemo.’ e io ribattei con 'testa quadra’ seguito poi dai nostri 'ti amo’. Entrammo in casa tua, non c'era nessuno e io tirai un sospiro di sollievo, perché non sapevo come mi sarei dovuto comportare davanti ai tuoi. Mi avevi preso per la mano e mi portasti in camera tua, dove poi mi hai buttato sul letto, e ti sei gettata sopra di me, finendo poi per baciarmi.”

Chiedo scusa per la lunghezza ma la mia risposta è sì. 😊
-Ash

Devo trovare il modo di passarci sopra, perché questa cosa mi sta divorando.
Al momento però, ne subisco ancora gli effetti e superare qualcosa quando ci sei dentro fino al collo non è facile.

Paullina Simons, Una valigia piena di sogni

Volevo essere Saffo. Ma poi.

Io scrivo. Si sa. Bene o male che io lo faccia, poco importa. Potrei aggiungere, a mia discolpa, che ho letto libri che non userei nemmeno come pareggia tavoli. Ma sarebbe troppo facile. Assumiamo che io lo faccia male e pace. Quello che scrivo e’ per lo più serioso. O proprio triste. Niente luce in fondo al tunnel per intenderci. Poi capita che racconti la mia vita. Un pomeriggio di un mercoledì afoso. Non ometto nulla. Disgrazie, uomini sbagliati, scelte disastrose, inciampi colossali e il mio interlocutore, dolce, dotto, lì apposta per me, cominci a ridere. Mi incalzi addirittura: e poi? Non è un deficiente. Ride perchè fa ridere davvero. Nonostante tutta la mia ardente aspirazione tragica, realizzo, sfinita, che io faccio ridere. La mia vita da zoppa, in un mondo di centometristi emozionali, infilata nel vestituccio delle due parole che so, diventa, puntualmente, una commedia. Mi attacco disperata alle tende, come una diva del cinema muto? La penna si appunta sull'attimo in cui il bastone della tenda, crollando sulla libreria, con un inimmaginabile effetto domino, a Londra, frantuma la tazza da te’ di Mrs. Brown. Oggi, inspiegabilmente, la mia tazza di tè si è sbriciolata, dirà poi Mrs. Brown, ma questa è un'altra storia. La mia finisce sempre così. Con la ridarola che s'accende una sigaretta con la fiamma della candela che ho dimenticato di spegnere e che ora sta divorando il tavolo.

anonymous asked:

Secondo me tutte quante le persone qui su tumbrl (compresa me neh) dovrebbero smetterla di fare i depressi e cominciare a vivere un po' di più. Forse esageriamo di più di quel che dovremmo. C'è gente che sta veramente peggio di noi e neanche ce ne rendiamo conto. Tutti con problemi che a volte neanche esistono. Prese in giro, "son troppo grassa", ho perso l'amore della mia vita, mi taglio perché nessuno mi ama. Aprite gli occhi siamo tutti uguali solo che il nostro io interiore ci sta divorando.


Ascoltate questo anonimo
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Riassunti
  • Sto scrivendo la tesi e sono lentissima, di sto passo fra un anno sarà conclusa e in teoria dovrei finirla in 10 giorni.
  • Ho comprato il vestito per la laurea, è bellissimo.
  • Ho deciso che quando sarò ricca mi comprerò un negozio della LUSH e nella mia casa futura ci dovrà essere un bagno gigante con una vasca enorme per fare tantissime lezioni di bolle.
  • Ho voglia di stringere fortissimo Riccio e l’impazienza di aspettare la fine del mese mi sta divorando.
  • Ho prenotato le vacanze estive: vado in Puglia 2 settimane, non vedo l’ora di abbronzarmi, rilassarmi e ingozzarmi di cibo buonissimo
  • Stiamo organizzando il tour della Thailandia e sarà fighissimo, non vedo l’ora di partire e perdermi.
Non aveva mai amato nessuno così tanto. Era pazza di quel ragazzo. L'amore la stava divorando. Continuava a soffrire, ma non le importava. Voleva solo lui. Voleva possederlo. Le bastava solo questo per essere felice.
Mentre una giovane donna si affacciava dalla finestra al nono piano della Grenfell Tower di Londra stringendo al petto un neonato avvolto in una coperta, al ventiquattresimo il neolaureato di origine afghana Shekeb Neda prendeva la decisione più importante della sua vita. Il fuoco stava divorando l’appartamento e il padre era già stato inghiottito dal fumo. Restava Flora, sua madre, immobilizzata da una malattia muscolare, che lo implorava di scappare. Shekeb, ingegnere, avrà fatto qualche calcolo. Tra lui e la salvezza c’erano ventiquattro piani di scale invase dalle fiamme. Possibilità di attraversarle da solo: una su mille. Possibilità con la madre al seguito: una su un miliardo. Shekeb non ha avuto esitazioni. Si è messo Flora sulle spalle, come Enea il padre Anchise durante la fuga da Troia, e ha cominciato la discesa. Intanto, al nono piano, la madre del neonato si sbracciava per attirare l’attenzione della folla sottostante. Poi, prima di morire, ha gettato suo figlio nel vuoto. Un signore si è staccato dal mucchio e ha afferrato il piccolo proiettile. A pochi passi da lì, un giovane con il volto ustionato barcollava reggendo sulle spalle una donna svenuta. C’erano riusciti. Una ragazza a salvare chi aveva messo al mondo. E un ragazzo a salvare chi aveva messo al mondo lui. Da dove abbiano attinto la forza per le loro imprese va oltre la comprensione umana. Quando la vita e la morte si accostano fino a toccarsi, forse si smette di pensare e si comincia a sentire. L’amore, quello assoluto: senza condizioni.