diversamente allegra

Io vorrei pure lavorare, ma non voglio avere a che fare con le persone. Questo è un grande problema. Però ad esempio mi piacerebbe fare da custode, o qualcosa del genere, al cimitero, e chiacchierare con i vecchietti che vanno a passare il tempo vicino ai monolocali dei loro defunti ricordandosi alla perfezione di dove si trovano loro e dove si trovano altri esseri umani che hanno conosciuto anche solo di vista. Le persone anziane mi piacciono molto più di quelle giovani, raccontano cose interessanti e sanno disarmarti con la loro semplicità (non mi piace il termine ignoranza), con gli occhi che luccicano, senza arroganza; sarà che loro sono (almeno teoricamente) più vicine alla morte di quelli della mia età e quindi mi risultano più simpatiche, ché a me lei fa più simpatia della sua sorella luminosa che ci scorre nelle vene.

Verso le due e un quarto del pomeriggio ho cominciato a ridere forte davanti alla tomba della nonna che non ho mai conosciuto perché stavo cambiando le batterie a uno di quei lumini elettrici e dopo averlo richiuso andava ad intermittenza in base ai minimi movimenti che l'oggetto percepiva dalle mie mani e non riuscivo a sistemare il problema (poi, a fortuna, a forza di shakerarlo volontariamente e involontariamente per le risate, ha smesso di spegnersi). Tanto non c'era nessun vivo da quelle parti, le corone vecchie di almeno 24 ore e i vecchi ancora a fare un pisolino, e poi la tomba di quello del piano di sotto di cui sono stufissima di leggere le parole che i suoi genitori ordinarono di lasciare scritte era quasi completamente coperta di fiori -finalmente sono riuscita a non leggere quelle solite righe che mi trovo sotto gli occhi da una vita!-. Poi mi sono arrabbiata perché una vecchia della fila di sotto, poco più a destra, aveva davanti alla sua lapide un mazzo di narcisi grandi, quelli che mi piacciono da morire - sarà pure il caso di dirlo visto che quelli lì nella mia città non si trovano facilmente e ne ho girati di fiorai e ne ho ispezionati di camioncini in mezzo alla strada e mi pare ingiusto che debbano stare lì anziché nella mia stanza. Nonostante il vento beccato e il raffreddore aumentato in automatico, passeggiare al cimitero guardando i nomi dei defunti in cerca di qualche accoppiata divertente e i cipressi meravigliosi che fanno da guide sui viali resta sempre una delle cose più belle della vita.

Se avessi la possibilità di tornare ragazzina non perderei tempo coi vari “forse c'è di meglio, forse sto esagerando” che mi ripetevo mentalmente per darmi un limite, mi ucciderei subito, senza starci a riflettere. Meglio morire quando ancora di te si può dire “aveva una vita davanti”. Ormai è spaventosamente tardi, e dietro questo pensiero non c'è altro che l'ennesima umiliazione.

Per esempio questa settimana ho incontrato e conosciuto una persona dal carattere allegro ed espansivo, di compagnia piuttosto gradevole specialmente considerando quanti soggetti-pallealpiede chi è come me attira e si porta dietro, ma alla prima domanda tipo “di dove sei?” mi è preso lo sconforto. Il motivo per cui non voglio più conoscere nessuno è che non mi va di ricominciare ogni volta la trafila ciao il mio nome è - abito a - mi piace questa musica qui - non mi piace andare in montagna e nemmeno i bambini - non faccio niente nella vita. Però la cosa bella è stata concludere la serata parlando di metodi di suicidio ridacchiando un po’, quello sì.

Stamattina mi sono svegliata mentre la luce del sole cominciava a entrarmi nella stanza passando dalla finestrella sulle scale, accanto alla porta. Approfittando del bel tempo, delle buche stradali quasi vuote d'acqua e dell'asfalto praticamente asciutto, sono uscita a piedi un paio d'ore dopo. Quanti begli sguardi e sorrisi di esseri umani a piedi e in macchina mi sono persa, in questa settimana di semi-reclusione. Quando mi ha guardato un autista di una nota agenzia funebre locale (ma non del carro, del furgoncino che porta le corone, in quel momento già consegnate, evidentemente, visto che il mezzo correva libero e felice) mi sono messa a ridere in mezzo alla strada. Chi lo sa, magari toccherà a lui portarmi i fiori tra qualche anno.

ormai la cosa più allettante che riesco a immaginare è di scivolare quando sono sulla vetta del cavalcaferrovia (mi distraggo sempre quando sono su quel marciapiedino nel punto più alto e le macchine corrono quasi tutte) ed essere investita da quella persona lì, se potessi scegliere una morte ora come ora sceglierei proprio quella sotto le sue ruote, sarebbe una gran bella fine, solo che realisticamente parlando non ho alcuna possibilità di crepare sotto la sua macchina perché quando quella persona lì è al volante, da quanto ho visto, nei centri abitati tiene una velocità e una distanza dalla linea sulla destra da brava persona, non stirerebbe nemmeno un riccio in stato confusionale, e poi dovrei avere tutti i pianeti e i cristi all[in]eati per incontrare la sua auto passando da quella parte solo di sabato o di domenica visto che durante la settimana quella persona lì sta in altri posti a fare altre cose e a me comunque non va di schiattare di sabato o di domenica, quindi boh, non so

[…] per un pelo, poi, grazie all'antipasto-bis costituito dalla pulizia etnica anche nel Caucaso, non era scoppiato il terzo conflitto mondiale, e pensare che quel Milosevič prometteva tanto bene all'inizio già con la Bosnia e con quelle teste di cazzo delle forze Nato che davano manforte alle mie aspettative di una apocalisse risanatrice in cui perire anch'io, che peccato, insomma, avevo il morale a terra per tutto questo, e per soprammercato avevo rifatto gli esami del sangue e di nuovo è risultato che potrei fare il donatore tanto sono sano e senza scuse, il morale mi era andato sottoterra, ormai la mia fifa maggiore è che forse devo vivere per sempre, che niente mi potrà più far fuori […]
—  Aldo Busi, Casanova di se stessi

Da quando vivo in questa casa a più piani, il mio passatempo preferito nei momenti in cui sono completamente sola è immaginare come comportarmi e cosa dire se mi trovassi faccia a faccia con un ladro o un assassino. Com'era? “Vegliate, perché non sapete né il giorno né l'ora”… Non si sa mai. Mi sto preparando belle chiacchierate.