discorrendo

«Non dovrei scriverti, sbaglio a dire così, mi correggo: non devo.
Tuttavia la necessità di comunicarti il mio stato di salute e, soprattutto, la necessità stessa di scriverti superano tale divieto.
E so che tutto ciò è pressoché errato, che risulterò talmente gravoso che ti sentirai oppressa, come se la forza dell'aria si concentrasse sul tuo corpo e, a causa della pressione, ti schiacciasse (spero tu abbia uno scheletro abbastanza robusto), però non posso smettere; vedi, credo che funzioni allo stesso modo dei meccanismi biologici, mi spiego meglio: l'ossigeno per gli alveoli, le molecole d'acqua per il nutrimento delle cellule, e così via discorrendo.
Insomma ciò che voglio dirti è che esistono cose che sono necessarie, e tu mi sei necessaria (…).»

— Lettera al Sentimento, M. Di Grazia

waferspiegacose non può waferspiegare tutto

« Wafer, ma Mark Rothko me lo spieghi? Non l'ho mai capito. »
Eh, no, mi dispiace gente. Rothko spiegarlo proprio non posso. Semplicemente non si può spiegare, sarebbe come dirvi il coccodrillo come fa: signori, non c'è nessuno che lo sa. Posso però dirvi per certo che di Mark Rothko non si dice che mangi troppo né che non metta mai il cappotto e via discorrendo.
Spiegare, capire - rientrano in circuiti mentali che non si addicono affatto alla ricerca di questo artista; sarebbe come imbrigliare in categorie di pensiero logico idee ben lontane dall'essere accessibili al raziocinio umano  - gli antecedenti di Rothko erano tutti nemici della geometria, del pensiero matematico, un po’ come tutti gli studenti del mondo, un po’ come me: ritenevano che la geometria fosse una forza malvagia che impedisce il pensiero libero, imponendo la chiarezza insignificante in un universo che invece non è affatto geometrico e ordinato e preciso e quadrati di binomi, ma sublime. Ecco qua la parola che serve per “capire” Rothko, nient'altro - toglietevi dalla testa di poter trovare una spiegazione unica e sola per quello che rappresenta, semmai posso dirvi perché lo rappresenta, e per farlo mi appello proprio alle sue parole:

« Non mi interessano i rapporti di colore, di forma o di qualsiasi altra cosa [ .. ] Mi interessa soltanto esprimere emozioni umane fondamentali - la tragedia, l'estasi, il destino e così via - e il fatto che molte persone non riescano a trattenere le lacrime di fronte ai miei quadri prova che io sono in sintonia con quelle emozioni fondamentali. Le persone che piangono davanti ai miei quadri vivono la stessa esperienza religiosa che ho vissuto io dipingendoli. E se tu, come dici, rimani colpito soltanto dai rapporti di colore, vuol dire che non hai colto l'essenziale!»

Io posso anche raccontarvi che in realtà i rapporti di colore - risultato probabilmente involontario dell'esperienza religiosa di Rothko, influiscono molto sulla nostra vista ( accostando colori e mettendoli in relazione come fa lui, sembra che gli spazi avanzino - o arretrino, o altri si incendino di luce come lo spazio giallo che vi propongo e altri ancora proprio in constrasto con quel bagliore risultino cupi e ancora più scuri di quanto in realtà non siano, come questo rosso ); uno spazio di colore più ampio che in alto pesa sul colore più debole in basso, invertendo la natura, generando entità fluttuanti. Posso anche dirvelo, ma non è questo il punto che risiede nella forte spiritualità che il vuoto in Rothko vuole comunicarci.
Rohko era ebreo, figlio della Seconda Guerra Mondiale - aveva vissuto l'esperienza tragica di tutte quelle storie drammatiche che blablabla tutti conosciamo blablabla non mi dilungo. La religione tradizionale in tutto questo non era più in grado di dare risposte ai grandi interrogativi del mondo - e anzi, non spingeva neanche più a farsi delle domande, soffocata da mille rituali, tradizioni e varie robette tipo il Natale che uno festeggia il Natale, il torrone se lo divora, fa pure il bis di pandoro, i regali li scarta, ma mica ci pensa più a tutto quello che c'è dietro questa festa ( e non è Babbo Natale! ); tenendo anche conto che per gli ebrei non si devono rappresentare immagini sacre ( quindi niente faccioni di Dio sparsi ovunque, se Michelangelo fosse nato a Gerusalemme se la sarebbe vista male con gli affari ) - ecco che Rothko ( e molti altri prima di lui ) si è messo a cercare una via alternativa che quantomeno stimolasse la riflessione, ci avvicinasse al soprannaturale, rispondesse al nostro bisogno di religione senza andare in chiesa a mangiare ostie o prostrarsi verso La Mecca. E come? Scopre che anche solo gli sfondi dei suoi quadri da surrealista ( quale era al principio ), da soli, svuotati dalla materia, cacciando a calci oggetti e persone, riuscivano a costituire dei vuoti immateriali di radicale semplicità, rendendo protagonisti quei colori densi che fluttuano nell'aria, dai contorni sfumati, come se energia vibrante li attraversasse; una energia di origine mitica ma che non troverete in nessuna Bibbia, in nessun Corano, in nessuna pagina web di Scientology. Quindi quando cercate di capire Rothko non fossilizzatevi a capire i rapporti tra i colori, o comunque non limitatevi ad apprezzare quel principio estetico cromatico gradevole che è il risultato; Rothko non è questo, non chiede questo - anzi, pensate che il Four Season a New York gli aveva chiesto di decorare il suo elegante ristorante con le sue opere e lui rifiutò anche se con la cifra che una catena del genere ti offre per fare un lavoro simile, avrebbe probabilmente potuto vivere di rendita fino alla fine dei suoi giorni su una spiaggia a bere cocktail con ombrellini tempestati di diamanti. Rifutò perché la sua arte non è affatto decorativa, non è affatto il catalogo delle gradazioni per dipingere il muro, è una risposta alla necessità umana di andare oltre la materia ma al di fuori dei confini di una ortodossia tradizionale, poiché nessuna religione da sola poteva reggere il peso di tanta e intensa ricerca del sublime.
 Forse per farvi capire meglio Rothko devo proporvi un quadro altrettanto vuoto, ma di più facile lettura:
E mo questo chi è? È uno dei quadri di Caspar David Friedrich ( sììì, quello lì del Viandante sul mare di Nnebbia ), intitolato Monaco in riva al mare - sì, era un filino monotematico a volte. Qui c'è la stessa esperienza di vuoto che c'è in Rothko ( oltre un secolo prima ): vastità di spazi ( e sovrumani silenzi - Leopardi tvb ) dai colori sfumati che ci portano assieme al minuscolo monaco ad esplorare l'insignificanza dell'essere umano e la vastità della natura, natura che è riflesso del soprannaturale, manifesto del sublime. Ecco, prendete questo quadro - congedate il monaco, asciugate il mare e avrete un Rothko che con la sua esperienza di annullamento della materia radicale voleva comunicare proprio lo stesso in una maniera nuova, carica di intensità. Friedrich è più facile da capire perché ci fa ancora aggrappare a immagini reali, comprensibili, logiche - ma non vi avevo detto che per avvicinarvi a Rothko e alla sua esperienza sublime tutta questa robaccia la dovete buttare nel cestino dell'indifferenziata? Stiamo parlando di espressionismo ( quindi di arte che rifiuta la rappresentazione della realtà delle cose ) e per giunta astratto, nulla di più lontano dal raziocinio, nulla di più vicino allo spirito.
Un esempio chiaro della religiosità anticonformista di questo grande artista ( e poi giuro che ho finito ) è senza dubbio la Cappella Rothko a Houton, in Texas:

Due mecenati privati la fecero costruire, cogliendo in lui la capacità di esprimere il soprannaturale senza ricorrere alla iconografia tradizionale. Uno spazio a forma di battistero cristiano, rievocando la ormai indebolita religione cristiana, riempito di sue tele. Il giorno della sua inaugurazione nel 1971 vi parteciparono un rabbino, un imam, un cardinale ed altri rappresentanti delle maggiori religioni mondiali - e pochi giorni dopo dei monaci buddhisti vennero a meditarvi dentro, deputandolo luogo ideale per il suo silenzio irreale e misterioso, confermando così che si tratta in definitiva di una nuova esperienza religiosa di carattere universale. È come se l'arte religiosa si fosse spogliata davanti a noi, nuda - senza più orpelli, martiri, santi, profeti, demoni, senza le sue complessità e non mangiare carne in certi periodi dell'anno, presentandosi solo come una presenza immateriale, per un nuovo rituale religioso che evoca il trascendente in maniera nuova, decisiva, forse ancora più intensa.
Quindi ecco perché Rothko non si puà spiegare né potete spiegarvelo voi; la domanda non è più: « Che cos'è? » quando vi soffermate davanti ad una sua tela, ma: « A cosa pensi? » e qualsiasi risposta, qualsiasi pensiero sarà riuscito a suscitare in voi, Mark Rothko avrà raggiunto il suo scopo.

 ( per soddifare [ spero! ] le richieste di biancorumore e naturalmente per  lipsteriae )

autora, I

eu gosto de você agora, na pausa entre as canções que escuto repetidamente. enquanto estou só no escuro da sala. tenho aquietado propositadamente, contenho a afobação que me consome. tenho mania de fazer listas mentais de ações como quem tenta equacionar a rotina, mas viver não tem fórmula e vezenquando me adoece. a gente age e espera reação equivalente. dia desses uma amiga me contou que já estava cansada de se atirar do abismo e não ter mãos que a acolhessem. essa é uma daquelas coisas que são talhadas na memória e passo dias discorrendo sozinha. então me vem uma vez que Caio falou de Clarice, disse que ela já não espera nada de nada e nem de ninguém. desde então nunca quis tanto ser Clarice. a verdade é que sonho em não esperar, digo até, com todas as palavras. a verdade é que eu corro para aquilo que me afeta enquanto quero seguir a direção contrária. tenho escrito mais para mim e menos sobre o alheio. as coisas são in, já disse cerca de três vezes ou mais. pouco a pouco me permito transbordar e sentir, ainda que só dentro do meu peito, ainda que ninguém compreenda realmente o que se passa. o mundo me toca de forma extraordinária e ninguém vê. eu não consigo escrever sem soar repetitiva e não consigo fazer um simples bilhete, tudo se torna prosa longa. eu quero dizer que tenho medo do toque dos seus dedos porque me habituei a eles como quem aprecia rotinas. eu quero que saiba das lutas internas que travei, porque desconheço quem quer fugir e realmente o faz, porque eu quero fugir mas minha maior vontade é ficar. vezenquando me vem a certeza de que fui feita para falar de sentir e fazê-lo só, essa é a coisa mais doída para o peito de quem busca qualquer desculpa para se entregar. eu me entreguei como quem esquece todas as negações.

G.

E discorrendo da sé solo diceva:
-Oggi, alla scuola, voglio subito imparare a leggere:
domani imparerò a scrivere, e domani l'altro imparerò a fare i numeri.
Poi colla mia abilità guadagnerò molti quattrini e i primi quattrini che mi verranno in tasca, voglio subito fare al mio babbo una bella casacca di panno.
Ma che dico di panno?
Gliela voglio fare tutta d'argento e d'oro, coi bottoni di brillanti.
E quel pover'uomo se la merita davvero: perché, insomma, per comprarmi i libri e farmi istruire, è rimasto in maniche di camicia … a questi freddi! Non ci sono che i babbi che sieno capaci di certi sacrifici …
— 

Pinocchio C. Collodi. Ed. Paggi, Firenze, 1883

(Pinocchio, si lui il più bel libro della letteratura italiana. U. Eco)

anonymous asked:

Sono alta 1.65 e peso 49 in quanto tempo posso perdere così tanto peso da finire in ospedale?

Sono stata molto indecisa se pubblicare o no la tua domanda oppure cestinarla direttamente.

Ho scelto di usarla come spunto per lanciare l'ennesimo messaggio (lo scrivo maiuscolo così attira meglio l'attenzione): IO SONO QUI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PER AIUTARVI A STARE BENE E A NON VIVERE E PASSARE QUELLO CHE STO PASSANDO IO. I CONSIGLI PER MORIRE O FARVI DEL MALE CORTESEMENTE CHIEDETELI A CHI RIESCE A DARVELI SENZA POI SENTIRSI UNA MERDA, RESPONSABILE E CON LA COSCIENZA SPORCA. NON SO SE ESISTE QUALCUNO CHE DAVVERO AIUTA GENTE A MORIRE, SPERO DI NO, MA COMUNQUE SIA QUEL QUALCUNO NON SONO IO.

Rispondo alla tua domanda ma non dandoti l'informazione che mi hai chiesto tu bensì invitandoti molto caldamente senza pregiudizi, arroganza o quant'altro a rivolgerti davvero ad una persona che ti può aiutare (parlo di uno psichiatra, psicologo e via discorrendo) perché ciò che traspare dalla tua domanda è un fortissimo disagio, per certi versi anche molto allarmante che sicuramente dietro ha le sue motivazioni che io ovviamente non conosco.
Questo non ti obbliga a darmi retta ma se una minima parte di te riesce a ragionare mi faresti davvero felice.

Por uma análise feminista de raça

‘Eu sofro racismo igual a homens negros’ é uma frase que eu nunca vou entender. Que parte da experiência de um homem sob o patriarcado se aproxima a vivência enquanto mulher?

Uma afirmação dessas deveria vir embasada com uma longa reflexão sobre os mecanismos do racismo, sobre como o racismo opera na exploração e opressão de mulheres negras e homens negros para ao fim resgatar a premissa de que homens e mulheres da mesma raça experimentam racismo igual. Mas até o momento eu nunca vi essa reflexão. Foi só me aproximando na teoria radical que eu encontrei respostas para o desconforto que essa frase sempre me causou. Foi lendo as negras radicais, as negras lésbicas mas também as teóricas brancas discorrendo em detalhes sobre como funciona o patriarcado que eu encontrei respostas:

Homens negros sofrem racismo. Mulheres negras sofrem racismo. O que é lido dessas duas afirmações quando não pensamos muito sobre elas é que mulheres negras e homens negros sofrem racismo igual. Mas se refletimos um pouco mais sofre o significado contido nelas, percebemos o seguinte: Homens sofrem racismo enquanto homens. Mulheres sofrem racismo enquanto mulheres.

E por que é importante notarmos isso? Por que nossa condição social enquanto mulheres negras é definida pelas duas coisas: somos mulheres e negras. E se consideramos a história do patriarcado e que ele se estabeleceu há mais ou menos 6000 anos, localizamos a opressão das mulheres num tempo histórico muito anterior ao grande horror racista que o desenvolvimento do capitalismo nos trouxe, muito antes da ideologia de que pessoas brancas são humanas e negras são animais irracionais, que não têm alma nem sentem dor e portanto podem ser exploradas como tal.

Mulheres são um grupo com características comuns - oprimidas e exploradas - muito antes de pessoas negras serem marcadas e separadas para serem exploradas. Essa é a nossa história. Isso significa 2 coisas importantes: homens negros em sociedades ainda não afetadas pelo imperialismo e pelo colonialismo já conheciam os modos do patriarcado e já exploravam e oprimiam mulheres; mulheres negras já tinham de lidar com essa carga de violência vinda dos homens negros, assim como brancas já tinha de lidar com violência vinda dos brancos, o que faz com que nós mulheres sejamos um grupo - uma classe - com muitas afinidades políticas há muito tempo, e traz a necessidade e também a possibilidade de organização e articulação conjunta e para apoio mútuo dentro do feminismo.

Por que homens negros e mulheres negras não sofrem racismo igual:

Homens negros, especialmente jovens, mas não só, sofrem com um Estado genocida que trata a todos como bandidos e violentos, atirando primeiro e perguntando depois. Homens negros têm sua força de trabalho explorada, muitas vezes no mercado de trabalho informal, em condições perigosas e com remuneração baixíssima. Homens negros sofrem com a baixa representação na mídia e com os estereótipos que mostram todos os homens negros como sendo iguais, uma caricatura algo que não corresponde à realidade. Homens negros têm seu corpo exotificado, atribuem a eles uma virilidade, uma masculinidade exacerbada, o que os torna objetos da pornografia masculina, especialmente da pornografia voltada para homens gays, que explora o corpo desses homens para obter excitação sexual e oferece em troca todos os riscos associados a essa indústria: contrair doenças, apresentar sintomas de abuso sexual, o isolamento social sofrido pelas pessoas de grupos socialmente vulneráveis que são coagidas por forças econômicas a participarem nessa atividade. Homens negros também sofrem com alcoolismo e abuso de outras drogas, sendo até mesmo viciados por patrões para que possam ser mais facilmente explorados, quando não caem no vício simplesmente por que o bar é a única opção de lazer para o homem que passou o dia inteiro cortando cana.

Desde a época do capitalismo mercantil, em que homens europeus iam até a África e provocavam conflitos políticos entre homens que eram lideranças locais para que eles entrassem em guerra contra homens e escravizassem esses homens e os entregassem - junto com suas famílias, muitas vezes, visto que mulheres também eram traficadas - para homens europeus traficarem até onde havia demanda e para vender para homens que queria comprar escravos. Ainda que os valores que justificavam essas práticas fossem adotados pelos homens e mulheres brancos, eram homens agindo para estabelecer e manter esse sistema de exploração, e o lucro obtido através dele ia pra homens.

O importante destacar aqui é que as instituições que promovem a violência contra esses homens são de domínio masculino. Mulheres podem reproduzir esses valores, e de fato reproduzem, por que estamos inseridas nessa mesma cultura, mas não temos poder de fato sobre esses valores enquanto grupo. Não digo isso para tirar a responsabilidade de todas refletirmos sobre esses valores e nos esforçarmos para deixar de reproduzi-los, mas sim para apresentar uma análise mais objetiva de onde está o poder e quem/o que nós precisamos atacar para desmontá-lo.

Agora sobre a situação das mulheres negras: A divisão do trabalho sexual nos afeta desde antes do capitalismo se estabelecer. Nosso trabalho já era explorado e não pago muito antes da exploração do trabalho produtivo de uns homens por outros. Se os homens negros eram livres até então, nós já éramos escravas deles. Sexo, reprodução, trabalhos domésticos, cuidado emocional já eram nossas responsabilidades. Nossa existência já se dava na subalternidade. Nesse novo momento no patriarcado, com o estabelecimento do capitalismo, passamos a ser escravas dos brancos - e realizar para eles o sexo (estupro), a reprodução (para gerar novos escravos) e os trabalhos domésticos (escravas domésticas) que já éramos forçadas a fazer por conta das instituições da família, da heterossexualidade e do casamento. Avançando um pouco no tempo, fomos “libertas” para que essas mesmas funções que exercíamos fossem remuneradas para que nos transformássemos, para além de força de trabalho, mercado consumidor. Viramos prostitutas, empregadas domésticas e mais recentemente barrigas de aluguel. O tipo de obrigações que temos de realizar para manter o funcionamento da sociedade conforme os homens desejam continua o mesmo. A mulher que trabalha no mais baixo nível de qualificação - a doméstica - ainda recebe menos que o homem em situação análoga - o servente de pedreiro, por que o entendimento de que o trabalho feminino vale menos e que a mulher merece menos remuneração por que para ela, aquilo é só um complemento da remuneração do marido (a diferença salarial que as feministas brancas discutem há muito tempo) nos afeta também. E nosso pouco dinheiro ganhado com essa exploração vai pro chefe da família. Ao contrário dos homens, que têm sua força de trabalho explorada e recebem remuneração para si, as mulheres são exploradas e o que recebem com isso em geral vai para os homens, num quadro que só recentemente tem começado a mudar (com a conquista de direitos como o divórcio, a pensão e a herança, e também com medicas como Bolsa Família e Minha Casa Minha Vida). E esse tipo de exploração, do sexo, do trabalho doméstico e das capacidades reprodutivas, que atinge mais intensamente as negras, atingem também os outros grupos de mulheres, que historicamente têm se organizado para mudar esse quadro.

Eu me lembro da frase de uma irmã feminista radical negra sobre privilégio branco para a mulher no patriarcado: o privilégio da branca e ser estuprada na casa grande enquanto a negra era estuprada na senzala.

Quem aqui lembra da avó que acordava cedo pra dar comida pra família, só comia depois dos homens comerem, depois ia trabalhar na rola, voltava e ainda cozinhava pra todos novamente, dava banho nos filhos e em dia de pagamento entregava o dinheiro “limpinho” (é assim que a minha avó falava) para o marido, que ia gastar tudo com pinga no boteco, e depois ainda tinha que sair de madrugada com filho pequeno pra ir buscar o marido bêbado e levar pra casa? Alguém mais se recorda da avó tendo que esconder dinheiro pra comprar comida pra alimentar a família - inclusive o marido - e com medo de apanhar se ele descobrisse? Eu me lembro.

A opressão, não importa qual grupo ela afete, vai sempre afetar mais intensamente e mais violentamente as mulheres desse grupo - e de forma muito semelhante a outras violências que outros grupos de mulheres também sofrem. É por isso também que os direitos que as brancas conquistaram para as mulheres nos beneficia - aborto, divórcio, direito a frequentar universidades, à educação, fim dos dotes, entre muitos outros. Para garantir o acesso das mulheres negras a esses direitos muitas vezes é necessário trabalho adicional, ou a aplicação de outras estratégias, mas é fato que a luta feminista, mesmo quando desconsidera essas especificidades das negras, trabalha a nosso favor, e não contra nós. Nossa luta enquanto negras é interna, para tornar nossas demandas visíveis e relembrar o fato de que nossa classe - a classe das mulheres - só se liberta junta. Que não existe libertação parcial para um ou outro grupo de mulheres por que os sistemas de opressão se entrelaçam e operam juntos, e precisamos destruí-los todos, ou não destruiremos nenhum. Essa é uma análise feminista interseccional. Para todas as mulheres, para toda a sociedade, por todas as mulheres, com foco em mulheres.
E é por isso que Feminismo Radical é uma corrente dentro do Movimento de Libertação das Mulheres, uma com teoria e práticas específicas dentro de um movimento tão colonizado pela noção de que nós mulheres experimentamos qualquer opressão iguala homens e portanto precisamos incluí-los na nossa luta e nos incluir na deles, o que vai de encontro às experiências e aos relatos das mulheres que militaram em frentes mistas e sentiram a necessidade de se organizar num movimento de libertação próprio. O feminismo não modificado por essas invasões, esse é o feminismo radical.

Não existe “O Feminismo Interseccional”, por que não há corrente feminista que não considere as intersecções. Interseccionalidade é um princípio que já estava em exercício antes mesmo da adoção do termo a partir do artigo de 1989 da Creenshaw. As radicais são interseccionais quando discutem sistemas de opressão entrelaçados e como combater a violência contra as negras, as lésbicas e outros grupos de mulheres. As liberais também são interseccionais quando reconhecem que a diferença salarial entre as mulheres e os homens existe, mas também existe a diferença salarial entre as negras e as brancas, e ela requer estratégias específicas para ser eliminada. Nossa análise conjunta enquanto mulheres sobre como mudar o mundo considera todas as mulheres. O que falta em uma, a outra completa e aprendemos todas juntas e seguimos lutando.

Enquanto continuarmos a enxergar umas às outras como opressoras, focando nossos recursos em combater grupos de mulheres e não ao patriarcado, nossa luta não vai avançar.”

Um Grito contra o Estupro Silencioso