direttive

La scuola, la società, la vita ci ha insegnato da sempre a giudicare cos'è giusto e cos'è sbagliato ma mai nessuno ci ha fatto capire che prima del giudizio si deve andare affondo ad ogni questione, a chiedersi sempre “perché?”, “come mai è successo questo?”, “per quale motivo quella persona ha reagito così?”.
Io sono una ragazza del sud Italia, ho fatto parte di un sistema scolastico che mi proibiva di essere me stessa contro il quale ho da sempre lottato.
Agli esami di maturità tutti hanno portato temi banali, risaputi, dettati dai professori solo per leccare il culo e ottenere un voto altissimo. Io portai Hitler e iniziai il discorso con: “mi avete insegnato a giudicare questa persona come un essere spregevole, di dimenticare poiché ha fatto del male a tantissime persone e, per carità, non dico che ciò che ha fatto sia da onorare, ma nessuno di voi mi ha mai spiegato il motivo per cui ha portato avanti un qualcosa di così assurdo. Penso che la scuola non dovrebbe insegnare a giudicare senza capire, ma piuttosto a studiare e a porsi un sacco di domande in modo da non vedere la realtà con gli occhi di chi te la sta offrendo, ma con i propri, in modo da essere persone libere.”. Nel modo ci sono persone che commettono degli atti disonorevoli. Abbiamo il bullismo, la violenza sulle donne, la violenza sugli animali… Abbiamo avuto i campi di concentramento, i roghi pubblici, le torture. Ma perché le persone fanno tutto questo? Ve lo dico io: non vengono mai ascoltate e aiutate, ma solo giudicate. Era così per Hitler, è così per chi ammazza la moglie, è così per i ragazzi che insultano i più deboli ed è così anche per me.
Se in questo momento vi sentite incompresi, se pensate di non essere d'accordo con qualcuno, se credete che la scuola invece di insegnarvi realmente qualcosa vi stia plasmando in persone comuni e vuote, l'unica cosa che vi resta da fare è RIBELLARVI! Sempre, ovunque.
Non lasciate che qualcun’ altro decida per voi, nessuno ha il diritto di farvi stare male, nessuno ha il diritto di dirvi chi siete, perché questo lo decidete voi. Se non vi sentite ascoltati, considerati, se vi sentite oppressi, URLATE LE VOSTRE IDEE anche a scopo di farvi sospendere, anche a scopo di passare notti in bianco, anche se il mondo vi è ostile, anzi proprio per questo: state dimostrando che si sbagliano, che la vita è vostra, decidete voi cosa è giusto e cosa è sbagliato in base ai vostri valori e alle vostre idee. Al diavolo chi pensa che siete sbagliati solo perché non state alle loro direttive. Non bisogna abbassare SEMPRE il capo, a volte se alziamo lo sguardo sapremo dove puntare: verso le stelle.
—  Veronica D.
Mi Fa Male Il Mondo

Mi fa male, mi fa male essere lasciato da una donna… non sempre. Mi fa male l’amico, che mi spiega perché mi ha lasciato. Mi fanno male quelli che si credono di essere il centro del mondo, e non sanno che il centro del mondo sono io. Mi fa male quando mi guardo allo specchio.

Mi fa male anche quando mi dicono che mia figlia mi assomiglia molto fisicamente. Mi fa male per lei. Mi fanno male, quelli che sanno tutto… e prima o poi te lo dicono. Mi fanno male gli uomini esageratamente educati, distaccati formali. Ma mi fanno più male quelli che per essere autentici ti ruttano in faccia. Mi fa male essere così delicato, e non solo di salute. Mi fa male più che altro il fatto, che basta che mi faccia male un dente, che non mi fa più male il mondo. Mi fanno male, quelli troppo ricchi, quelli troppo poveri.

Mi fanno male anche quelli troppo così e così. Mi fa male l’IVA, le trattenute il 740, i commercialisti… mamma mia come mi fanno male i commercialisti! Mi fanno male le marche da bollo, gli sportelli, gli uffici, le code. Mi fa male quando perdo la patente e gli amici mi dicono: “Condoglianze”. E gli impiegati quando vai lì, non alzano neanche la testa. E poi quando la alzano s’incazzano, perché gli fai perdere tempo. Ti trattano male, giustamente, siamo noi che sbagliamo, l’ufficio é sempre un altro, e poi un altro ancora, e poi le segretarie, i capiuffici, i funzionari i direttori, i direttori generali… Mi fa male la burocrazia, mi fa male l’apparato la sua mentalità, la sua arroganza. Mi fa male lo Stato! Come sono delicato!

Mi fa male il futuro dell’Italia, dell’Europa, del mondo. Mi fa male l’immanente destino del pianeta terra minacciato dal grande buco nell’ozono, dall’effetto serra e da tutte quelle tragedie planetarie, che al momento poi, a dir la verità, non mi fanno mica tanto male. Sarà perché mi fanno male le facce verdi, dei verdi. Mi fanno male i fax, i telefonini, i computer e la realtà virtuale, anche se non so cos’é. Mi fa male l’ignoranza, sia quella di andata che quella di ritorno.

Mi fa male la scuola privata, ma anche quella pubblica non scherza, nonostante che il Ministero della Pubblica Istruzione abbia 1.200.000 dipendenti. Numericamente nel mondo, l’ente é secondo soltanto all’esercito americano. Però!

Mi fa male la carta stampata, gli editori… tutti. Mi fanno male le edicole, i giornali, le riviste con i loro inserti: un regalino, un opuscolo, una cassetta, un gioco di società, un cappuccino e una brioche grazie.

Mi fanno male quelli che comprano tutti i giornali perché la realtà é pluralista. Nooo, non mi fa male la libertà di stampa. Mi fa male la stampa. Mi fa male che qualcuno creda ancora che i giornalisti, si occupino di informare la gente. I giornalisti, che vergogna! Cosa mettiamo oggi in prima pagina? Ma sì, un po’ di bambini stuprati. E’ un periodo che funzionano. Mi fanno male le loro facce presuntuose e spudorate, facce libere e indipendenti ma estremamente ma rispettose dei loro padroni, padroncini, facce da grandi missionari dell’informazione, che il giorno dopo guardano l’indice d’ascolto. Sì alla televisione, facce completamente a loro agio che si infilano le dita nelle orecchie e si grattano i coglioni. Sì, questi geniali opinionisti che gridano litigano, si insultano, sempre più trasgressivi. Questi coraggiosi leccaculo travestiti da ribelli. E’ questa libertà di informazione che mi fa vomitare. Come sono delicato!

Mi fa male, quando mi suonano il campanello di casa e mi chiedono di firmare per la pace nel mondo per le foreste dell’Amazzonia per le balene del Pacifico. E poi mi chiedono un piccolo contributo, offerta libera, soldi, tanti soldi per le varie ricerche, per la vivisezione per il terremoto nelle Filippine, per le suore del Nicaragua, per la difesa del canguro australiano. Devo fare tutto io! Mi fa male quando mi sento male.

Mi fa male che in un ospedale pubblico per fare una TAC ci vogliano in media sette mesi. Mi fa male che uno magari dopo sette mesi… (fischia)

Mi fa male la faccia assolutamente normale del professore che ti dice: ”Certo che privatamente, con un milione e due, si fa domani”. Mi fa male, anzi mi fa schifo chi specula sulla vita della gente. Mi fanno male quelli che dicono che gli uomini sono tutti uguali. Mi fanno male anche quelli che dicono che, il pesce più grosso, mangia il pesce più piccolo. Mi farebbe bene metterli nella vaschetta delle balene.

Mi fa male la grande industria, la media mi fa malino, la piccola non mi fa praticamente niente.

Mi fanno male i grandi evasori, i medi mi fanno malino, i piccoli fanno quello che possono.

Mi fa male che a parità di industriali stramiliardari, un operaio tedesco guadagna 2.800.000 lire al mese, e uno italiano 1.400.000. Ma, l’altro 1.400.000 dov’è che va a finire? Allo Stato, che ne ha così bisogno. Mi fa male che tra imposte dirette e indirette un italiano medio paghi, giustamente per carità, un carico di tributi tale, che se nel Medioevo, le guardie del re l’avessero chiesto ai contadini, sarebbero state accolte a secchiate di merda. Mi fa male che l’Italia, cioè voi, cioè io, siamo riusciti ad avere, non si sa bene come, due milioni di miliardi di debito. Eh si sa, un vestitino oggi, un orologino domani, basta distrarsi un attimo… e si va sotto di due milioni di miliardi. Questo lo sappiamo tutti eh. Ce lo sentiamo ripetere continuamente. Sta cambiando la nostra vita per questo debito che abbiamo. Ma con chi ce l’abbiamo? A chi li dobbiamo questi soldi? Questo non si sa. Questo non ce lo vogliono dire. No, no perché se li dobbiamo a qualcuno che non conta… va bè, gli abbiamo tirato un pacco e finita lì. Ma se li dobbiamo a qualcuno che conta… due milioni di miliardi… prepariamoci a pagare in natura. Mi fa male la violenza. Mi fa male la sopraffazione, la prepotenza, l’ingiustizia.

A dir la verità mi fa male anche la giustizia. Un paese che ha una giustizia come la nostra, non sarà mai un paese civile. Io personalmente, piuttosto di avere a che fare con la giustizia preferisco essere truffato, imbrogliato, insultato, e al limite anche un po’ sodomizzato. Che magari mi piace anche.

Mi fanno male le facce dei, dei collaboratori di giustizia, dei pentiti… degli infami, insomma, che dopo aver ammazzato uomini donne e bambini, fanno l’atto di dolore… tre Pater, Ave e Gloria e chi s’é visto s’é visto. Mi fa male che tutto sia mafia.

Mi fa male non capire, perché animali della stessa specie si ammazzino tra di loro.

Mi fa male che in Bosnia, non ci sia il petrolio. Mi fa male chi crede che le guerre si facciano per ragioni umanitarie. Mi fa male anche chi muore in Somalia, in Ruanda, in Palestina, in Cecenia. Mi fa male chi muore.

Mi fa male chi dice, che gli fa male chi muore, e fa finta di niente sul traffico delle armi, che é uno dei pilastri su cui si basa il nostro amato benessere.

Mi fanno male le lobbies di potere, le logge massoniche, la P2. E la P1? No perché se c’é la P2, ci sarà anche la P1. Se no la P2 la chiamavano P1. No, quelli della P1 sono buoni, mansueti, come agnelli, in genere stanno a cuccia.

Mi fa male qualsiasi tipo di potere, quello conosciuto ma anche quello sconosciuto, sotterraneo, che poi é il vero potere. Mi fanno male le oscillazioni e i rovesci dell’alta finanza. Più che male mi fanno paura, perché mi sento nel buio, non vedo le facce. Nessuno ne parla, nessuno sa niente, sccc. Sono gli intoccabili. Facce misteriose che tirano le fila di un meccanismo invisibile, talmente al di sopra di noi, da farci sentire legittimamente esclusi. E lì, in chissà quali magici e ovattati saloni, che a voce bassa e con modi raffinati, si decidono le sorti del nostro mondo. Dalle guerre di liberazione, ai grandi monopoli, dalle crisi economiche, alle cadute dei muri, ai massacri più efferati. Mi fa male quando mi portano il certificato elettorale. Mi fa male la democrazia, questa democrazia che é l’unica che io conosca. Mi fa male la prima Repubblica, la seconda, la terza, la quarta.

Mi fanno male i partiti. Più che altro tutti. Mi fanno male i politici sempre più viscidi, sempre più brutti. Mi fanno male i loro modi accomodanti imbecilli ruffiani. E come sono vicini a noi elettori, come ci ringraziano, come ci amano. Ma sì, io vorrei anche dei bacini, dei morsi sul collo, certo, per capire bene che lo sto prendendo nel culo. Tutti, tutti l’abbiamo sempre preso nel culo… da quelli di prima, da quelli di ora, da tutti quelli che fanno il mestiere della politica, che ogni giorno sono lì a farsi vedere. Ma certo, hanno bisogno di noi, che li dobbiamo appoggiare, preferire, li dobbiamo votare, in questo ignobile carosello, in questo grande libero mercato delle facce. Facce facce… facce che lasciano intendere di sapere tutto e non dicono niente. Facce che non sanno niente e dicono di tutto. Facce suadenti e cordiali con il sorriso di plastica. Facce esperte e competenti che crollano al primo congiuntivo

Facce compiaciute e vanitose che si auto incensano come vecchie baldracche. Facce da galera che non sopportano la galera e si danno malati. Facce che dietro le belle frasi hanno un passato vergognoso da nascondere. Facce da bar che ti aggrediscono con un delirio di sputi e di idiozie. Facce megalomani da ducetti dilettanti. Facce ciniche da scuola di partito allenate ai sotterfugi e ai colpi bassi. Facce che hanno sempre la risposta pronta e non trovi mai il tempo di mandarle a fare in culo. Facce che straboccano solidarietà. Facce da mafiosi che combattono la mafia. Facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta. Facce scolpite nella pietra, che con grande autorevolezza sparano cazzate. Non c’é neanche una faccia, neanche una, che abbia dentro con il segno di un qualsiasi ideale; una faccia che ricordi, il coraggio il rigore, l’esilio, la galera. No. C’é solo l’egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il denaro, l’avidità più schifosa, dentro a queste facce impotenti e assetate di potere, facce che ogni giorno assaltano la mia faccia in balia di tutti questi nessuno. E voi credete ancora che contino le idee. Ma quali idee?

La cosa che mi fa più male, é vedere le nostre facce, con dentro le ferite, di tutte le battaglie che non abbiamo fatto.

E mi fa ancora più male vedere le facce dei nostri figli, con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno. Sì, abbiamo lasciato in eredità forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare, quello che abbiamo dimenticato di combattere, e quello che abbiamo dimenticato di sognare. Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri miseri egoismi, e cercare, un nuovo slancio collettivo, magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenze comuni, dal nostro rifiuto. Perché un uomo solo, che grida il suo no, é un pazzo, milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo.


Mi fa male il mondo

Mi fa male il mondo


Mi fa bene comunque credere

che la fiducia non sia mai scomparsa

e che d'un tratto ci svegli un bel sogno

e rinasca il bisogno di una vita diversa


Mi fa male il mondo mi fa male il mondo


Mi fa bene comunque illudermi

che la risposta sia un rifiuto vero

che lo sfogo dell'intolleranza

prenda consistenza e diventi un coro.


Mi fa male il mondo mi fa male il mondo


Ma la rabbia che portiamo addosso

è la prova che non siamo annientati

da un destino così disumano

che non possiamo lasciare ai figli e ai nipoti.


coro: mi fa male il mondo G: mi fa male

coro: mi fa male il mondo G: mi fa male il mondo


Giorgio Gaber 

Mai estinti

Nella lotta armata al fascismo che si sviluppa fra il 1943 e il'45 gli anarchici mettono a frutto le precedenti esperienze in Italia, nella rivoluzione di Spagna e i dibattiti che sulla base di quelle esperienze si sono sviluppate in carcere, al confino o in esilio forzato dal ventennio fascista. Non bisognerebbe mai dimenticare, per una giusta valutazione della storia (la resistenza al fascismo da parte degli anarchici non è scritta nei libri “ufficiali” né tantomeno raccontata nelle scuole) che un numero elevato di anarchici e anarchiche dopo il 25 aprile del ‘45 rimasero in carcere. Rimasero imprigionati anche dopo la famigerata amnistia Togliatti che nel '46 liberò migliaia di fascisti, per una sorta di riappacificazione bilaterale in seno alla nuova repubblica. Migliaia di fascisti tra cui i più feroci, alcuni responsabili di tali atrocità (la banda Koch) che spinsero gli anarchici, alcuni anarchici a non deporre le armi fino al febbraio del '47, mese in cui vennero letteralmente spazzati via dal nuovo esercito italiano “liberato”. Gli anarchici sono tra coloro che alla caduta del fascismo partecipano alla lotta armata in maniera rilevantissima (lo stesso Pertini ammise di vergognarsi per essere stato in silenzio quando Togliatti liberò tutti meno gli anarchici, troppo pericolosi gli rispose il capo degli stalinisti italiani, stalinisti responsabili solo nove anni prima del massacro dei libertari di Spagna, negli archivi si parla di centomila anarchici uccisi dagli stalinisti di varie nazionalità italiani compresi), militando in formazioni partigiane autonome ( formazioni Lucetti, Elio, Schirru,Bruzzi-Malatesta ecc.). Inutile elencare le formazioni e le azioni a cui parteciparono, sono innumerevoli, solo nella città di milano la Bruzzi-Malatesta era forte di 1300 uomini e donne. Assaltarono fabbriche in mano ai fascisti, convogli militari, treni, le loro azioni dirette venivano considerate spesso le più temerarie. Emilio Canzi, l'anarchico leggendario del piacentino era il terrore dei nazi-fascisti, dovettero mandare divisioni tedesche attrezzatissime, formate da migliaia di soldati da verona per fronteggiarlo, senza successo. Pare che il comandante supremo tedesco in italia, il generale delle SS Karl Wolff, di stanza in quei mesi a verona, disse, dopo aver ricevuto i dispacci degli insuccessi delle divisioni nel piacentino: <Se tutti gli italiani fossero come Canzi ci avrebbero preso a calci in culo da anni>. Milano, piacenza, carrara, livorno, torino,genova, napoli e decine di altre città, valli, montagne sono solo un esempio, in tutta italia gli anarchici morirono per la libertà, ma nonostante il loro contributo di sangue, furono isolati spesso dai partigiani bianchi e rossi, spesso vennero visti come traditori, troppo infinite le loro idee di un mondo diverso, troppo pericolose. La loro concezione di società egualitaria alla fine della guerra strideva con le nuove direttive democratiche appena nate. Oggi come allora gli anarchici sono denigrati, insultati, li si accusa per ogni pretesto, fino a ridicolizzarli. Scherniti e beffeggiati da tutte le formazioni politiche di qualsiasi colore o appartenenza, incompresi purtroppo, in alcuni casi, anche dagli stessi compagni di lotte condivise. Ma la storia signori non la si cambia, la si può sotterrare sotto metri di sabbia, si possono dire fiumi di menzogne, si può anche convincere le moltitudini ad avere paura o disprezzo degli anarchici, ma la storia cari democratici non la si cambia. Gli anarchici come non sono stati estinti nel '47 così non si estingueranno certo oggi, figuriamoci poi da voi, democratici che siete solo la brutta copia di quelli di allora. Fino a quando ci batterà il cuore grideremo di libertà, solidarietà, mutuo aiuto, abituatevi, il cuore non cambia posizione.

Olmo

Manifesto del Dadaismo , Tristan Tzara,1918 “Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio.

Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.

DADA non significa nulla.

Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i negri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un arte per i neonati, per latri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.

L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perchè non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare.

Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.

Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.

Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, nè definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.

La spontaneità dadaista.

L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E’ felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e imcomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia:DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile inogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità:DADA .”

Quando uno è arrabbiato dice cose che spesso non pensa. È una reazione spontanea, è nell’indole di ogni uomo. Quando uno è arrabbiato cerca le frasi che possono il più possibile ferire la persona a cui sono dirette. Ma in realtà, a conti fatti, a litigio terminato, sta più male la persona che ha ricevuto quelle frecce avvelenate o colui che le ha scagliate?
—  L. N. Seneca 
Pensiero fisso.

Ultimamente mi sto riscoprendo una persona molto diretta, credo di esserlo sempre stata in fondo, infatti la mie espressioni mi hanno tradita in più occasioni. I miei amici ci tengono sempre a sottolineare quanto sia espressiva in ogni situazione e quanto in realtà non riesca mai a nascondere il mio disappunto o la mia meraviglia, mi si legge tutto in volto.
Ho però sempre cercato di evitare di vomitare addosso alle persone ciò che sentivo o ciò che non mi stava bene semplicemente perché, parlando onestamente, alla gente non piacciono le persone dirette, si sentono spiazzate e se ne tengono ben lontane.

Il mio amico D. me lo fa notare spesso in questo periodo: “te non ti risparmi, vai dritta al punto”. La verità è che non conosco mezzi termini, non conosco modo differente di dire le cose, se non quello di essere il più onesta e diretta possibile oppure di trattenermi, piuttosto non dire niente e lasciarmi fregare dalle mille espressioni che chi mi conosce bene sa interpretare alla perfezione o quasi.

Ho un pensiero fisso in questo periodo e sto leggendo una storia che lentamente mi sta logorando e un pochino sta facendo riemergere vecchie ferite.
Tutto questo per dire che non riesco a pensare ad altro, ma che allo stesso tempo in questa specifica situazione non posso essere diretta e quindi finisco per scriverci post lunghissimi e invece dovrei studiare.

Quando uno è arrabbiato dice cose che spesso non pensa. È una reazione spontanea, è nell’indole di ogni uomo. Quando uno è arrabbiato cerca le frasi che possono il più possibile ferire la persona a cui sono dirette. Ma in realtà, a conti fatti, a litigio terminato, sta più male la persona che ha ricevuto quelle frecce avvelenate o colui che le ha scagliate?
—  L. N. Seneca
apologia di don matteo

o: a furor di popolo, beccatevi un rant su quanto don matteo sia in realtà una benedizione per la nostra tv.

no, non ho bevuto. è che a forza di leggere ‘omg pensate che i medici sia una bella serie e allora vi meritate don matteo’ mi sono un attimo girati i cosiddetti. e in realtà questo potrebbe essere un esercizio retorico di ‘prova a convincere la gente di cose a cui non pensi’, ma diciamocela tutta: non lo è. nel senso, tutto quello che segue lo penso davvero.

disclaimer: io non guardo regolarmente don matteo, ma ho avuto due nonni e una nonna che lo seguono/seguivano assiduamente. credo di averne visto abbastanza per farmene un’idea, quindi il seguente elogio è basato sulla suddetta, ma credo basti e avanzi.

premessa: don matteo è un telefilm che a prescindere dall’italianità intrinseca che già ci fa schifo perché siamo esterofili e tutto quello che si produce in italia è provinciale e Merda comunque, si presta ad essere perculato. abbiamo gli attori che recitano si sa come, la solita fotografia da fiction italiana, la regia da fiction italiana (ergo: inesistente se la confronti agli episodi di boardwalk empire che dirigeva scorsese, a un breaking bad qualsiasi o a qualsiasi prodotto via cavo americano/italiano pure), è sempre uguale, finisce tutto a tarallucci e vino, ci stanno più morti a gubbio che a caracas, ci sta il *prete* buonista e i carabinieri incapaci e così via. è pure prevedibile come poche altre cose ed effettivamente la verosimiglianza di tutti sti omicidi a gubbio è bassina, ma il 95% delle critiche in questione la si può fare a qualsiasi fiction italiana. la fotografia e regia così così (anche se in don matteo alla fine non sono malaccio c’è de peggio) non sono mica solo don matteo, il tarallucci e vino sicuro non è solo don matteo e così via. poi c’è il fatto che è il tf che se guarda tua nonna e se se lo guarda tua nonna allora ovviamente non è cool. che ci sta pure. cioè, come detto prima, io non è che quando comincia la serie nuova mi tengo la serata libera per vederme don matteo.

ma.

rewind.

ricordiamoci che abitiamo in italia. posticino simpatico dove le tredicenni stuprate da quasi coetanei vengono filmate e messe su internet, dove una che fa il video porno si suicida perché la gente non la può lasciare in pace e dice che se l’è cercata e alla fine se una è una troia dovrebbe pensarci prima, dove la gente in paesini in provincia di ferrara decide che dodici donne e otto bambini sono un’*invasione di migranti*, dove se non è una balla il prete di gorino (o goro? boh insomma ce siamo capiti) dice che il *papa* (il suo capo) dice stronzate e se vuole sti migranti se li tenga lui loro gli islamici non li vogliono. dove è pieno di cosiddetti cattolici che proprio nclpf a sentire il papa che dice che maria era una migrante (sorvoliamo salvini che si professa difensore del cattolicesimo e dice che il papa è un cretino ogni tre per due) e che sanno per certo che gli immigrati sono tutti delinquenti e che ovviamente se c’è il terremoto buttiamoli tutti fuori dall’albergo a cinque stelle PRIMA GLI ITALIANIH.

ora, che fa don matteo nella vita a parte giocare a scacchi col maresciallo e stanare assassini?

  • nel corso di sedici anni si è tenuto in canonica almeno quattro bambini orfani diversi. almeno uno era figlio di madre single che non potevano momentaneamente tenerli. c’è stata una volta che mi ricordi in cui la madre single era incolpata/ne parlavano male davanti al bambino? no. o almeno forse lo faceva natalina e don matteo le diceva di piantarla, ma comunque da lui non si sentiva niente e non s’è mai detto che una che ha il figlio senza padre se l’è cercata e se la deve cavare da sola. ps una degli orfanelli era tipo sudamericana.
  • attualmente (o almeno fino a che so io) ha fatto l’upgrade, visto che che io sappia al momento nella canonica di don matteo ci sta una madre single figlia di un pregiudicato con figlio a carico che si è fidanzata con un giovine ARGENTINO (WOW REPRESENTATION!!!) che tipo doveva scontare nella canonica gli arresti domiciliari? boh la backstory non l’avevo beccata ma comunque questo doveva sta in canonica come in un carcere e si è innamorato della tipa. ricambiato. poi credo ci fosse un’altra ex-carcerata che andava a lavorare con st’altro ex-carcerato argentino facendosi una vita o che so io. a don matteo evidentemente sta cosa non fa nessun problema. immaginiamoci al parroco di gorino.
  • se non sbaglio c’era stata almeno una puntata col tizio immigrato accusato ingiustamente e dopo che don matteo lo scagionava se lo invitava a cena in canonica o una roba del genere. immaginiamoci salvini.
  • poi ce ne stava n’altra dove parlava a dei bambini e diceva che la paura era ignoranza e quindi non dovevi esse ignorante o qualche roba del genere, che a noi sembra ovvio ma all’elettore medio di salvini mica tanto. insomma, don matteo non vota lega nord e già è tanto, coi tempi che corrono.
  • poi tutte le volte che c’era una prostituta di mezzo MAI che si sia detta una mezza parola giudicandola male. almeno da don matteo, che io mi ricordi. chiamalo poco. 

e qui siamo ai fatti che saranno tipo il 10% di quello che è successo dal duemila ad oggi figuriamoci se me ricordo tutto, ma il punto principale è che in realtà sapete che è don matteo?

don matteo è l’antitesi totale del calvinismo pseudoamericano o come lo vogliamo chiamare, nonché della mentalità che gira in sto paese ultimamente quando si tratta di pontificare.

ok, no, non sto fumando, seguiteme un momento.

ora: don matteo ha nella sua più che brillante carriera di detective beccato una quantità di assassini/ladri/usurai/persone dimmerda che giusto jessica fletcher in confronto, forse. lasciando stare il fattore perculazione, l’avete mai visto che una volta abbia detto a sta gente ‘sei una persona dimmerda e brucerai all’inferno’? col cazzo. lui li becca, gli tira fuori la confessione (ovviamente), gli risponde che dovranno fare i conti con la loro coscienza e Dio è lì per loro se ne sentono il bisogno, e tipo alla peggio gli fanno pena (ma poche volte che io abbia visto), ma di solito è empatico più che altro. e lo è stato da sempre, che voglio dire, complimenti perché ad esserlo ci vuole poco ma a restarlo è un altro discorso. non s’è mai visto don matteo che giudica qualcuno a cazzo o che lo giudica punto. non s’è mai visto don matteo che dice a qualcuno ‘peccato che sei X andrai all’inferno’, cosa che è stata tra l’altro detta a me da due persone che andavano a messa due volte al giorno tutti i giorni. ma vabbe’. se incontrassi don matteo per strada e gli dicessi che so atea, quello si preoccuperebbe di quello che faccio per il prossimo nella vita, non di portarmi a messa.

tldr: don matteo sarà cattolico e sarà prete, ma non è beghino ed è quel tipo di cattolicesimo che sarà buonista ma che in realtà sta molto più vicino alla fonte che non le stronzate che sparano salvini, socci o le sentinelle in piedi. nel senso, se la morale è ama il tuo prossimo come te stesso, tutta sta gente che in italia si erge a difensore morale della Nostra Vera Religione non ci ha capito una minchia, don matteo invece ha capito tutto. don matteo se legge le direttive sui migranti di papa francesco probabilmente si prende dieci rifugiati in canonica assieme alla ragazza madre, al figlio e al fidanzato anche se non c’ha spazio e convince cecchini ad assumerne altri due a fare gli elettricisti al commissariato o che so io invece che mettere il cartello ‘se li prenda il papa se proprio li vuole qui non li vogliamo’. se don matteo si apre il profilo facebook non va a fare commenti cretini sulle ragazzine che se la sono cercata. d’altra parte se non giudica gli assassini figurati se giudica le ragazzine.

e a questo punto non è la questione del VI MERITATE LE FICTION DIMMERDA perché don matteo alla fin fine non è una fiction dimmerda per niente - è fatta bene per i limiti della fiction nostrana, la recitazione è sempre meglio della media di canale5/mediaset (e nsomma terence hill non è che fa PROPRIO CAGARE AL CAZZO fa il mestiere suo) e il fatto che la vede mia nonna non vuol dire che è Non Cool a prescindere -, il problema è che in italia adesso don matteo serve ma tanto, perché visto che come dicono gli ammericani la fiction influenza la realtà (fino ad un certo punto)… quando sto paese è pieno di gente che passa il tempo su facebook a giudicare la chiunque (e insultare la povera bebe vio perché osa essere disabile e andare a cena con obama e stare sui telegiornali invece che soffrire a casuccia sua), sedicenti cattolici che del vangelo capiscono una minchia che dicono che il papa si beve il cervello se dice di amare il tuo prossimo, gente che FUORI GLI IMMIGRATI DAGLI ALBERGHI SO TUTTI DELINQUENTI TRENTACINQUE EURO!!!! e gente che dice che se ti metti la gonna corta e lo stupratore ti mette incinta te la sei cercata o che ti meriti di crepare se hai fatto un video porno -

beh, allora scusate ma ben venga don matteo che continua imperterrito da sedici anni a fare la stessa morale vino e tarallucci e tolleranza a tutti i costi, si contrappone alle fiction ammericane mainstream dove il calvinismo ammericano regna supremo e magari a forza di predicare tolleranza da sedici anni magari influenza le cose positivamente a prescindere dal livello di perculabilità che raggiunge.

e tra l’altro, adesso diciamocela tutta: le fiction estere (e italiane ma sto a parla di the young pope principalmente di cui per ora ho visto solo il trailer ma aveva i controcoglioni solo quello) che don matteo se lo mangiano in quanto a profondità di tema/analisi/messaggio/recitazione/fotografia/regia/eccetera sono tutte cose via cavo. o almeno otto su dieci sono via cavo. don matteo so sedici anni che scova morti in umbria ma su grey’s anatomi so tredici anni che si telenovela al seattle grace, sui procedural sono secoli che scovano morti in altre città ma hanno la stessa profondità di caratterizzazione della gente di don matteo in generale e almeno imo qualsiasi episodio medio di don matteo è scritto dieci volte meglio (minimo) di agents of shield da inizio s2 a quando l’ho mollato a metà s3, almeno in don matteo lo sanno che è la continuity.

cioè, se mi dici che mi merito don matteo mi dici che mi merito un telefilm fatto benino che come messaggio ha ‘sii una persona decente quanto più puoi e non stare a giudicare quello che fanno gli altri’ e sinceramente potrei meritarmi molto de peggio.

sinceramente, tldr: don matteo è il telefilm che l’italia non si merita ma di cui ha davvero un cazzo di sentito bisogno specialmente adesso, quindi ben venga che abbia infinite stagioni quante e più di supernatural. e piantiamola di dire che fa automaticamente cagare perché è da vecchi. long live don matteo e il commissario cecchini e che possano continuare ad essere anticalvinisti fino a quando la rai passa i soldi, che visti gli ascolti (per fortuna) credo continueranno ad essere passati vita di terence hill natural durante, e speriamo che sia lunga.

/out

Quando uno è arrabbiato dice cose che spesso non pensa. È una reazione spontanea, è nell’indole di ogni uomo. Quando uno è arrabbiato cerca le frasi che possono il più possibile ferire la persona a cui sono dirette. 
Ma in realtà, a conti fatti, a litigio terminato, sta più male la persona che ha ricevuto quelle frecce avvelenate o colui che le ha scagliate?
-Seneca-
—  Chiara

Tra due settimane ho la gara-test e non vedo l'ora di vedere come sto e cosa combinerò a un peso inferiore. Non potrò concedermi il rituale cornetto al pistacchio post weigh-in perché ho ancora peso da perdere per giugno, i pasti del giorno saranno tutti calcolati come gli altri giorni. Finora la forza non sembra esser stata intaccata (la flexible vince sempre), e nemmeno la mia forza di volontà. Poco più di un mese alla gara importante, quella su cui verte tutto un anno di preparazione, tutti i dolori le nottate a farsi domande i dubbi i calcoli le classifiche, cercare informazioni sulle avversarie, i loro ultimi risultati, il terrorismo psicologico dietro ai video di allenamento condivisi dalle dirette avversarie, i confronti coi risultati nelle gare ufficiali, non c'è tempo per sgarri e relax, si lavora duro fino all'ultimo minuto, non c'è niente che possa restare affidato al caso. Devo arrivarci cattiva e determinata, dopo tutti i problemi e sacrifici in tutti i sensi il podio me lo merito, lo voglio, mi spingerò oltre ogni limite

Motivi per odiare gli Urban Strangers


1 - Gennaro Raia
2 - Alessio Iodice
3 - Non sanno l’inglese 

4 - Non pubblicizzano gli eventi
5 - Non sanno di andare agli eventi
6 - Si vestono male (o almeno, la maggior parte delle volte)
7 - McFly
8 - Gli snapchat criptici
9 - INSTAGRAM (!!!)
10 - Alessio che non esce Give Me Love (vedi motivo #2)
11 - Le battute (vedi motivo  #1 e #2)
12 - Si fanno chiamare Genn e Alex, ma non vengono dal Minnesota, solo da Somma Vesuviana. 
13 - Non sanno che genere fanno
14 - Rispondono a cani e porci (McFly) su internet e non a noi sulle cose serie
15 - Non escono l’album
16 - NIENTE BAELL TOUR
17 - Gli snap/foto in discoteca mentre noi studiamo
18 - Gli occhiali di Gennaro (vedi motivo #1)
19 - Non escono il filmino porno
20 - Non vogliono limonare sul palco
21 - Le fan bimbeminkia che disturbano i video ai Live
22 - I LIVE (se ci siete state, sapete di cosa parlo)
23 - Per stare dietro a loro, non si studia più
24 - Sono dei cretini, obiettivamente.
25 - Non vogliono uscire le cover delle canzoni neo-melodiche
26 - “Mi hanno detto di dirti che ti amo ma non è vero”
27 -  Sono troppo in minore, minoreggiano le persone intorno a loro
28 - Torturano i loro animali domestici
29 - Fingono di lavorare
30 - Se vai ai loro Live perdi gli accendini (*alza la mano*)
31 - Fanno Live di mezz’ora in posti improponibili
32 - Si fanno un sacco di ragazze e creano i drama come se a noi importasse qualcosa e come se potessero permetterselo
33 - A Gennaro non piace Alvaro Soler (tutta invidia)
34 - Sono ricchi senza fare niente e tu no
35 - Vengono riempiti di cibo e tu no
36 - Vedono sempre i fratelli Iodice e le sorelle Raia e tu no
37 -  “Make some noise for my FRIEND Butch" (tweet @pandicorngirl) 
38 - “Dope boys still smelling like cocaina” (tweet @pandicorngirl) 
39 - Gennaro non vuole farsi le trecce (via @lilithjow
40 - Leggono le fanfic ma non escono la reading list (via @lilithjow)
41 - McFly (x2)
42 - Vogliono avvelenarci
43 - Hanno fatto perdere le semifinali all’Italia
44 - Le fan si sono prese il raffreddore per stare dietro a loro
45 - Per scrivere questa lista verrò bocciata all’esame. 
46 - L’effetto Urban che si ripercuote su tutto il fandom
47 - Non parliamo più tra noi, usiamo le loro gif per comunicare
48 - Inducono all'alcolismo e alla droga
49 - Ispirano fanfictions brutte ed etero
50 - Non hanno messo nell’album Loser e What I Got (tweet @pandicorngirl)
51 - … gli effetti di Glitch
52 - Sbagliano i testi in inglese facendo piangere Papà Shorty
53 - Alessio non vuole mettere un vestito di Armani (deve). 
54 - Butch e The Bug (……………..)
55 - Adesso le bm dicono di ascoltare rap
56 - Ci spiano (tweet @pandicorngirl) 
57 - Si scambiano i vestiti senza dirci perchè
58 - Sono dei pulcini ma si fingono brutal, così ci possono confondere (tweet @MyWordsYourSong) 
59 - Gennaro non si è diplomato e quindi induce all'analfabetismo
60 - Alessio induce invece al masochismo perché sta appresso a Gennaro
61 - Mettono gli occhiali da sole di notte, o al chiuso
62 - Gennaro ha imitato Troy Bolton, fallendo (tweet @pandicorngirl) 
63 - La bandana di Gennaro
64 - Non si fanno i selfie
65 - Si credono fighi perché gli hanno lanciato in faccia due reggiseni (non lo siete) 
66 - Si fanno i selfie con McFly
67 - Scrivono cose senza senso e noi proviamo pure a decifrarle
68 - Gennaro non è manco capace a farsi la barba
69 - Alessio non vuole fare la barba a Gennaro
70 - Non si sono ancora fatti un tatuaggio in comune
71 - Ispirano fanfictions porno
72 - Alessio e lo zainetto stile Dora l’Esploratrice (via @maricu06)
73 - Dicono di darsi l’un l’altro TANTA AMICIZIA
74 - Hanno davvero perso del tempo per twittare in risposta a Benji
75 - Non fanno i videoDAIARI
76 - Ci hanno fatto scoprire chi sono Benji&Fede (tweet @je88be)
77 - Hanno ucciso il Baegg
78 - Il tumblr di Gennaro è bruttissimo e poco simpatico - cit (via @gennbutch chiaramente)
79 - “Dopo X-Factor tutti vanno con tutti” ?!?!??!?!?!?!?!?!?!?!?!!?!?!
80 - Gennaro fa gli esperimenti sociali poveracci (via MARGHE)
81 - “A noi non piace stare così vicini, però si può fare” (via @closeasstrangersblog)
82 - Le ragazzine fanno gli account fb con le loro parti del corpo (tweet @alessiarandii e @_candyflipping) 
83 - “Non sei il mio tipo” (tweet @alessiarandii) 
84 - Adesso parlano tutte napoletano (tweet @MyWordsYourSong) 
85 -  Gennaro non ha la patente e usa Alessio per farsi portare in giro like a principessa (tweet @meaningless) 
86 - I vecchi post su fb imbarazzanti (tweet @meaningless) 
87 - Il coccolino, le ananas, i limoni, i fenicotteri… (tweet @ChiaraHey)
88 - Gennaro dice di avere 21 anni, Alessio dice di averne 20. Sono chiaramente dei BUGIARDI. 
89 - Gennaro non si lava i capelli (via @edoardoleicorre)
90 - Mangiano la pizza surgelata NONOSTANTE siano campani
91 - Mangiano in generale troppe porcherie cit. 
92 - “Ti abbraccio per la prima volta nella vita” (tweet @SassyGenn) 
93 - Hanno cantato Gelato al cioccolato e manco l’hanno fatta in studio vergogna (tweet metà me metà @SassyGenn) 
94 - Gennaro rovina sempre un po’ tutto cit. (via @edoardoleicorre)
95 - Non incidono No Church In the Wild (tweet @SassyGenn) 
96 - Hanno influenzato il nostro vocabolario (via @lilithjow)
97 - Non sanno ballare e sono imbarazzanti quando lo fanno (tweet @SassyGenn) 
98 -  dicono di non ascoltare musica italiana poi se ne escono con gli snap col cd di MORENO (via @lilithjow)
99 -  seguiamo un botto di gente a caso su snapchat per colpa loro (via @edoardoleicorre)
100 - Nonostante i 99 motivi precedenti, si fanno comunque voler bene il che è assurdo. 
101 -  Non hanno mai fatto faceswap tra loro. (via @robictheescapist)
102 -  Facciamo salti mortali per stare appresso alle dirette e agli eventi e loro #muti (tweet @MyWordsYourSong) 
103 -  prima non sapevamo neppure cosa fosse Snapchat o Phhhoto (via @lilithjow) 
104 -  Gennaro fa l'altolocato e poi ascolta Gigi D'agostino su Spotify (via @edoardoleicorre) 
105 - Settordici versioni della stessa canzone (via @lilithjow)
106 - “#Vi saluto con affetto” (via @robictheescapist)
107 - Pensano poco e vivono meglio (tweet @xSteepAscentx)
108 -  “QUANTO SEI FELICE DA 1 A 10?” “3” (tweet @MyWordsYourSong)
109 - Sono fan bimbiminkia di Ed Sheeran (via @robictheescapist)
110 - Riempiono la memoria dei telefoni (tweet @xSteepAscentx)
111 - Bisquit (tweet @urbanersaf)
112 - Alessio è una spada (?) 
113 -  “nel tuo letto?” “Tu nel mio io nel tuo"  (tweet @urbanersaf)
114 - Gennaro ha fatto cantare Alessio da solo perché non voleva cantare in italiano, che principessa stronza
115 - Non danno i nomi alle canzoni e pretendono che lo facciamo noi (via @edoardoleicorre)
116 - non sanno manco la grammatica italiana  (tweet @urbanersaf)
117 - I loro ASK
118 - Gennaro convinto che la gente non conosca Tumblr (via @lilithjow)
119 -  Agognano Londra e SBEM Brexit. Gli inglesi li temono  (tweet @urbanersaf)
120 -  Sostengono di essere emo depre e soli come cani, poi sempre feste hard all week con gente sempre diversa (tweet @cassandra_csf)
121 -  Non ci pagano perla pubblicità che facciamo al posto loro (tweet @MyWordsYourSong) 
122 -  l social preferito di Alessio è Instagram (via @lilithjow)
123 - Non cantano Live le altre canzoni dell’EP (via @edoardoleicorre)
124 - MI FANNO MALE LE MANI E STO IMPAZZENDO
125 -  Gennaro ha osato dire di ESSERSI AVVICINATO ALLA MODA  (tweet @cassandra_csf)
126 -  schiavizzano Nando per la pubblicità e Leo per la pizza  (tweet @urbanersaf)
127 - Alessio ci distrae (tweet @SassyGenn)
128 - Gennaro con la barba è contro natura (via @robictheescapist e @gennbutch)
129 - Hanno smesso di fare i boyfriends su facebook (via @AzzurraNappi4)
130 - “Ti distruggo” (tweet @urbanersaf)
131 - Gennaro passa troppo tempo con McStrunz  (tweet @xSteepAscentx)
132 - Le loro doti recitative nei video di XF9  (tweet @urbanersaf)
133 - Non ci dicono se sono TeamCap o TeamIronMan (via @valliville)
134 - Non seguono Game of Thrones (via @valliville)
135 - Gennaro non si veste da micetto (tweet @sassygenn)


… volevo finire con quel 100 ma le cose ci stanno sfuggendo di mano ops

La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.
—  Giovanni Falcone (1939 - 1992).

Le ho provate tutte. I Selfie. I Selfie dall'alto. Le dirette. Le finte dirette. I pezzi al piano ripresi con il telefono appoggiato sul leggìo, in fondo alla tastiera, stretto tra i denti o fra le labbra. Le foto degli strumenti di lavoro. Delle chitarre. Ma cosa importa ormai alla gente delle chitarre. Le foto degli schermi su cui lavoro. I primi piani. Le panoramiche. Le panoramiche per scorrere le foto in 3D. Il Black&White. I salti in skate. Con molto contrasto. Con meno contrasto. Il Fisheye. Le foto tagliate. Invecchiate. Bruciate. Definite. Sfocate. Effetto indie. Effetto giorno. Effetto notte. Effetto alba. Le finte polaroid digitali.
Le foto naturali e quelle ritoccate.
Ho provato con un Samsung perché ha delle funzioni divertenti. Poi l'ho rotto. Ho provato con l'iPhone. Ho rotto anche quello e ne ho preso un altro. Intanto ho continuato con l'effetto Noir. Quello Fade. Il Transfer. Ho provato con Instagram, l'ho condiviso con Twitter, poi l'ho condiviso con Facebook, poi l'ho condiviso con Snapchat o come si chiama. Ho testato Snapchat. L'ho aperto. Ho preso paura. L'ho chiuso. Ho riaperto Instagram, e ho notato che il secondo cercava di assomigliare al primo. Sono tornato a controllare su Snapchat. Ho provato le maschere di animali, di Harry Potter, da principessa, da zoccola, da mostro. Poi le ho indossate tutte. Ho usato i video in slowmotion, fatto innumerevoli Time-Lapse a infiniti tramonti, seguendo le nuvole che lentamente coprivano le vallate mentre il tempo fuggiva via. Ho provato con la GoPro. Comprato i supporti per riprendermi mentre suono, per dire delle cose, per informare su ciò che mi succederà. Ne ho comprate quattro. Una per ogni stanza del mio studio. Ho avuto un sito. Anzi due. Poi tre. Poi ne ho fatto uno per il cellulare. Ho usato tutte le 😄 e tutte le 😩 e mi sono accorto che uso soprattutto i ❤️️.
Ho provato e riprovato e continuo a riprovare ad essere un cantante aggiornato.

Ma alla fine, la cosa che mi piace, che mi pare possa poter suscitare qualcosa che vada oltre il nulla, è scrivere. Ovunque si riesca.

Scrivere. È meglio.

(maledizione, mi sono dimenticato di aggiungere la foto).

—  Cesare Cremonini.

anonymous asked:

Perché non puoi scrivere per chi lavori?

Domanda ricorrente a cui ho già risposto dettagliatamente in passato.
La risposta è codice etico AIE. Non è così solo per me, ma per tutti quelli che lavorano nelle case editrici.
Abbiamo delle direttive da rispettare sempre e rigorosamente.

Siamo tutti bravi a dire ‘No, non mi importa più niente di lui’.
Lo diciamo. Lo diciamo e basta.
Non lo pensiamo.
Non è la realtà.
Non è vero che non mi importa più niente di te.
E se te lo dico, non credermi.
Perché le cose si dicono per paura, per rabbia.
La verità è un'altra.
La verità è che vorrei averti qui.
Ma come posso dirti con tanta semplicità ‘Ehi, stupido, ti sto aspettando su questo letto. Vieni a fare l'amore con me.’
Perché è questo che vorrei.
Stringerti, baciarti.
Ma figuriamoci se posso dirti una cosa del genere, dopo tutto.
La verità è che vorrei scriverti, vorrei chiamarti.
Vorrei appostarmi sotto casa tua, casualmente.
Poterti dire che, casualmente, sono capitata sotto casa tua.
E beh, che avevo voglia di vederti, se ti va di fare due chiacchiere.
Che poi due chiacchiere, anche tre o quattrocento. Per non lasciarti scappare, per tenerti qui.
Perché, casualmente, mi sono innamorata di te.
Si, casualmente. Come se tu non abitassi a chilometri di distanza da me,
Ma davvero, sotto casa tua ci sono capitata.
Non ci volevo venire, mi ci ha portata il cuore.
Già, il cuore.
Quello che mi hai disintegrato.
Pezzo dopo pezzo, con il sorriso.
E io che ti guardavo distruggerlo, senza nemmeno che me ne rendessi conto.
Ma è stato casuale anche quello, giusto?
Non volevi farmi male.
Non volevi raccontarmi bugie.
E bugie.
Bugie.
Casualmente sono uscite dalla tua bocca.
Dirette a me.
Ma non importa.
Non importa se sono stata male.
Non importa se ho pianto.
Non importa se mi sentivo morire.
Che d'amore non si muore, ti senti solo strappare l'anima.
E rimani senza fiato.
Eppure di aria per gridare ne avrei avuta tanta.
Ma non mi importa di te.
Non mi importa di quello che siamo stati.
Perché siamo stati niente.
Polvere.
Ma per me eravamo importanti.
Ma non importa, perché è finito.
Se ti dico che non mi importa più niente di te, credici.
Che poi, in fondo, non è vero.
—  L.

anonymous asked:

Mi piaceeee il tuo blog!!!❤ E ne approffitto x farti una domanda xke sei un ragazzo. Quando sei innamorato di una tipa, cm fai a farglielo capire? I ragazzi ke segnali mandano?

Sono contento 🌣 se apriamo l'argomento ragazzi potrei parlarne per ore 😂
Se parliamo di ragazzi seri credo che ci siano 3 tipologie di persone: i primi sono quelli diretti che senza esitare dopo diverse uscite si dichiarano subito; della seconda tipologia fanno parte quei ragazzi timidi che aspettano dei “segnali” dalla ragazza in questione. Nell'ultima categoria ci metterei tutte quelle persone così timide che fanno fatica anche solo a guardare negli occhi la persona che gli piace.
Io adoro parlare con la gente, meglio se di persona. Se ne ho la possibilità sono una di quelle persone molto dirette se mi interessa qualcuno..
Posso dirti che ho avuto 2 storie importanti e quello che conta è scegliere la persona giusta, qualcuno che ti voglia bene e che ti ami anche quando si presentano le difficoltà ( detto in parole povere.. lasciare quelle facili ad altri).
Se poi ti stessi chiedendo perché siano finite queste storie (siccome mi ritengo una persona seria) te lo racconto nella prossima puntata❤
Buongiorno

Quando uno è arrabbiato dice cose che spesso non pensa. È una reazione spontanea, è nell’indole di ogni uomo. Quando uno è arrabbiato cerca le frasi che possono il più possibile ferire la persona a cui sono dirette. Ma in realtà, a conti fatti, a litigio terminato, sta più male la persona che ha ricevuto quelle frecce avvelenate o colui che le ha scagliate?
—  Seneca