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Vi è dunque da trovare un equilibrio, se si vuole dare una cultura totale. Il problema è riuscire ad assicurare una vera formazione scientifica a ogni livello, ivi comprese la sociologia e la psicologia, e favorire nello stesso tempo la familiarità con tutti i valori essenziali che si sono avuti in arte, in letteratura e in filosofia: dare il senso della qualità, il senso del genio; risvegliare l’ammirazione per i valori morali, estetici e spirituali profondi; raggiungere così il “cuore”, che non è la sensibilità ma -se si prende la parola in senso biblico- l’uomo interiore. Questo è lo spirito di un’educazione che tenga conto della tradizione pur essendo di una singolare attualità. Quello che manca al nostro tempo per trovare il suo equilibrio non sono gli strumenti tecnici, oggi più sviluppati di quando non lo siano mai stati, ma lo spirito interiore, senza il quale anche il popolo tecnologicamente più avanzato rimane sempre un popolo barbaro. Non si tratta di deprezzare la scienza -la cui importanza è grande, perché può modificare l’infrastruttura economica dell’esistenza umana-, ma non si deve dimenticare che la civiltà è costituita dai valori spirituali, nei quali essa si esprime. La letteratura e in particolar modo la poesia sono espressione proprio di questi profondi valori spirituali, in base ai quali si deve giudicare la qualità della cultura di un popolo.

(Jean Danièlou, La cultura tradita dagli intellettuali)

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