diciottesimo !

Da piccola associavo sempre i diciotto anni con la fine, vera, della scuola e allora ero contenta e speravo che arrivassero subito, volevo essere grande, volevo conoscere ed esplorare il mondo. Odiavo i bambini e il mondo dei bambini. Quel mondo chiuso, dove non potevi far nulla per conto tuo.
Volevo crescere subito,
ero piccola e ingenua.
Non che adesso il mondo dei bambini mi piaccia ma è sempre meglio rispetto alla realtà che sto vivendo e quella realtà più ‘adulta’ che avrò tra qualche anno.
Nonostante il tempo e gli anni, ancora oggi dico a tutti che non vedo l'ora di compiere diciotto anni ma è una bugia o almeno in parte. La verità però è che ho paura, sono spaventata da morire, mi sento ancora troppo piccola per un traguardo del genere. Perchè alla fine non sono i diciotto anni in sè che mi spaventano ma tutto il resto.
Perchè non è vero che non cambia nulla, cambia tutto. Iniziando dalla scuola, tra qualche settimana ricomincia ed io in tre mesi non sono riuscita a capire cosa cazzo voglio fare della mia vita una volta uscita da quelle quattro mura. Devo decidere per il mio futuro ma come si fa? Come fai a decidere tra le due cose che più ami al mondo? E se poi mi pento della mia scelta? E se poi non sono all'altezza? Se non sono brava? Se non supero i test? E se alla maturità vado male?
Vorrei spegnere la mia mente e ritornare a quei tempi in cui la domanda che più mi preoccupava era:“Cosa vuoi per Natale?”

Ieri sera sono stata ad un diciottesimo; è stato il primo diciottesimo che ho festeggiato qui in Germania.
Vi dico solamente che c'era alcol e droga a non finire. Ma io penso di essermi persa senza bere o fumare niente.

Non era ancora la mezzanotte ed io sono uscita in terrazza dove c'erano tutti assieme ad un altro ragazzo italiano. C'era un posto libero su un muretto e mi sono seduta lì, mentre il ragazzo italiano fumava una sigaretta davanti a me. Mentre fumava ci siamo messi a chiacchierare, in italiano ovviamente ed il gruppetto di ragazzi accanto a noi ci stava ascoltando(senza capire nulla giustamente).
Il ragazzo accanto a me allora ha iniziato a parlare con me, chiedendomi da quanto tempo ero in Germania, perché avevo scelto questo posto e cose così.

Probabilmente abbiamo parlato per un'oretta, di qualsiasi cosa ci passasse per la testa. Aveva una voce calma, rilassante. Era piacevole parlare con lui.

Fino a quando non arriva un'altra studentessa italiana che mi porta via da lui perché doveva assolutamente ballare la “macarena” assieme a me. Fatto sta che finito di ballare con lei tornò in terrazza, dove c'era il ragazzo con cui avevo parlato prima; lui mi sorride allora vado e mi siedo di fronte a lui.

Parliamo di nuovo per ore infinite, lui inizia a prendermi le mani e ad intrecciarle con le sue. E continuiamo a parlare, parliamo di qualsiasi cosa. Senza problemi. Come se ci conoscessimo da sempre, è stata una sensazione che mi mancava da morire, visto che stando qui, tutte le persone mi sono nuove.

Alla fine appoggia la sua fronte alla mia, sorride, mi guarda tutto il tempo negli occhi, poi a volte sposta lo sguardo sulle mie labbra. Mi faceva tremare un po’ quel suo sguardo.
Non avevo bevuto, nemmeno lui. Nessuno dei due aveva fumato, entrambi eravamo coscienti di cosa stava succedendo. O forse non del tutto, forse mi ero un po’ troppo persa nel suo sguardo, fino a quando non posa le labbra sulle mie. In quel momento chiudo gli occhi. E iniziamo a baciarci, ci baciamo con tanta dolcezza e tanta voglia di assaporare ogni bacio. Non so spiegarlo. Sono stata bene. Siamo stati bene, credo. Continuiamo a guardarci poi, a parlare, e a guardarci continuamente negli occhi, fino a quando non arriva un suo amico che gli dice che devono andare via. Lui non sapeva che fare, ma io sapevo solamente che non volevo andasse via. Probabilmente è stata una di quelle cose da una sera e via, ma non mi importava. Non mi importava perché ero stata bene, perché avevo preso di nuovo un po’ di sicurezza che mi era stata portata via.
Lui mi guarda, mi dà un bacio a stampo e mi dice “ti troverò”.

Casualità o destino, non si sa; esco dalla casa con la mia hsister, perché il mio hdad doveva venirci a prendere, eravamo sul marciapiede ad aspettare la macchina e ad un paio di metri di distanza rivedo quel ragazzo (si chiama Leon, giusto per farvelo sapere) mi vede anche lui è mi viene subito incontro e mi abbraccia. Il mio hdad era appena arrivato ed io dovevo muovermi a salire in macchina. Leon continua ad abbracciarmi e quando mi stacco mi chiede il numero, ero presa dal panico perché dovevo muovermi e volevo anche poterlo sentire.. Fatto sta che faccio in tempo, gli do il mio numero e ci riabbracciamo. Infine salgo velocemente in macchina e rimango in silenzio tutto il viaggio.

Non sapevo cosa pensare e continuavo a sperare mi scrivesse. Ed oggi pomeriggio l'ha fatto, ed ero felice, davvero, davvero felice.

Sono stata bene come non stavo bene da tempo ormai. Avevo perso tutta l'autostima che avevo, o almeno, quel poco che avevo. E avevo paura. Paura che nessuno più potesse apprezzarmi. Avevo paura di non riuscire ad andare avanti a causa del ragazzo di cui ero innamorata e che ormai avevo perso.
Invece sono stata forte, invece sono andata avanti. Magari non andrà molto oltre questa cosa con questo Leon, ma mi ha aiutata. Mi ha aiutata a tirarmi su, a capire che non è tutto andato perso. Ho capito che posso ancora apprezzarmi e farmi apprezzare.

E tutto questo, grazie ad un ragazzo. Conosciuto per caso in Germania, ad un diciottesimo. Casualità o destino non mi importa, ora sto bene e sono felice per ciò che sono e per ciò che sono diventata.

Questa foto è stata scattata ieri sera, da non so chi. Adoro il modo in cui mi guarda, magari per voi non è niente di speciale, ma io ricordo ancora come mi guardava, come ci guardavamo..

Scusate se l'ho scritto, avevo bisogno di raccontarlo a qualcuno o a nessuno. Non lo so. Avevo semplicemente bisogno di scriverlo; probabilmente le frasi non sono molto sensate, ma a parlare praticamente sempre e solo tedesco si perde un po’ la lingua.

A chi lo leggerà, grazie per la tua attenzione, un abbraccio 🌸

Tra qualche ora, allo scoccar della mezzanotte, sarò il mio diciottesimo compleanno. Adoro quel giorno, adoro festeggiare gli anni. Mi fa sentire al centro di tutto e non che voglia stare al centro dell'attenzione, ma quel giorno, per ventiquattro ore ho la certezza di essere, anche un minimo, nei pensieri di qualcuno. Adoro ricevere messaggi che mi riempiono il cuore, leggerli con le lacrime agli occhi. Emozionarmi per le piccole sorprese. Mi fa sentire speciale. Quel giorno ha un odore diverso, un'atmosfera più serena, come se fosse l'unico giorno diverso da tutti gli altri 364. 

《E: “Ma tu sei pazzo!" 

F: "Io sono pazzo solo di te, e vedrai: dopo il matrimonio nessuno oserà dirci più niente. Nessuno." 

E: "Ma perché? Tu non hai niente da guadagnare, solo da perdere." 

F: "L'unica cosa che non voglio perdere sei tu." 

E: "Io ti amo, Fabrizio."》 ❤💐

《F: “Non voglio morire. Non voglio lasciarti."》 Scena vista e rivista. Piango ogni volta, sempre quel vuoto allo stomaco. Sempre le stesse emozioni.

Oggi è il mio compleanno, ho finalmente raggiunto la tanta agognata maggiore età, oggi compio diciotto fottutissimi anni. 
Oggi dovrebbe essere uno di quei giorni speciali, di quelli che rimangono impressi nella memoria per sempre, uno di quei giorni giusti per far casino, per creare storie da raccontare ai propri figli e da ricordare con gli amici di vecchia data, quando, una volta più grandi, ci si rincontra per festeggiare insieme qualche stupida festività! 
Da oggi dovrebbe iniziare quella che tutti considerano l’età migliore, la più bella. 
Oggi è un giorno come gli altri. Per la precisione un comune sabato di metà settembre, l’ultimo sabato di libertà prima che l’inferno chiamato anche comunemente con il nome di scuola riapra i battenti, prima di riprendere gli studi, quando si è tristi per la fine delle giornate libere, quando si è rilassati ma al contempo già stressati per il rientro a scuola. Un sabato qualunque. Un giorno qualunque. Un compleanno come tanti altri. Come tutti gli altri. Un giorno dove non c’è niente da festeggiare. Un giorno dove non c’è nessuno con cui festeggiare.
Non ci sono orde di amici che intasano la linea telefonica impazienti di farti gli auguri e febbricitanti per gli imminenti festeggiamenti. Non ci sono famigliari che ricordano che proprio quel quattordicesimo giorno del mese, diciotto anni fa, nacqui. 
Tanto meno, non c'è nessuno accanto a me, che mi festeggi, in quel modo particolare che solo lui sa fare.
Sarà un giorno come gli altri, forse diverso, festeggerò la fine dell’estate, l’inizio di una stagione meravigliosa.

Oggi è il compleanno di una di quelle amiche con cui si è cresciuti insieme, con cui condividevi tutto e che da un giorno all'altro ti ha abbandonata. Sparita. Lasciandoti sola senza un motivo preciso. Oggi compie 18 anni, ma non è questo il punto. Fino a quattro anni fa ero solita organizzare tutte le feste di compleanno, ma da quando non ci siamo più viste, non ci mandiamo neanche una merda di "auguri" per messaggio. Forse lei non se lo ricorda neanche più il giorno del mio compleanno. Io si. Ma che senso avrebbe farglieli? Non so perché ma gli amici si stufano sempre un po' di me, o forse lo so con il carattere di merda che ho, e lei è stata un'altra persona che mi ha abbandonato. Fa lo stesso. Auguri Maggie.