di maggios

Un amore mai vissuto

Tutto iniziò un caldo pomeriggio di Maggio, l'11 per la precisione all'uscita di un comune istituto superiore. Come ogni giorno io e la mia migliore amica c'eravamo fermate fuori da scuola per fumare una sigaretta in compagnia dei soliti amici. Quel giorno però notai una figura nuova, un ragazzo, era di spalle vicino al mio migliore amico. Lo superai senza degnarlo di uno sguardo e corsi a salutare il mio amico. Proprio mentre lo abbracciavo una voce maschile alle mie spalle disse : “comunque ciao ”. Mi voltai e mi trovai di fronte due occhi color del cielo. Rimasi come impietrita. Il cuore batteva all'impazzata e cominciai a sentire una strana e mai provata sensazione allo stomaco. Non riuscivo a staccare lo sguardo dai suoi occhi, erano come calamite per i miei.
In 19 anni di vita non ho mai creduto ai colpi di fulmine, e nemmeno mi ero mai innamorata, mai, ma quello che provai in quel momento, beh ecco, mi fece ricredere.
Inizió a fermarsi con noi dopo ogni giornata scolastica, ed, inevitabilmente, diventammo amici. Iniziammo anche a massaggiare. Attimo dopo attimo ciò che provavo diventava sempre più forte.
Ci vedevamo ogni sera al suo paese con tutta la compagnia di amici, per ridere e scherzare. Passai ogni sera della mia estate in quel piccolo paese.
Anche il suo comportamento nei miei confronti iniziò a cambiare .
Incominciò ad essere “geloso” del rapporto di amicizia che avevo stretto con un suo amico. Inizió a fare battutine e congetture su noi due, e più cercavo di smentire, più lui continuava.
Io non capivo il suo comportamento.
Una sera di fine agosto giunti ad una festa ci recammo a ballare nella zona discoteca con tutto il gruppo di amici. Mentre stavo ballando un ragazzo si avvicinò a me per chiedermi una sigaretta. Beh, non feci tempo a dargliela che mi trovai tra le braccia di lui. Non mi abbandonò neanche un attimo quella sera come se non volesse che nessuno si avvicinasse a me .
Per la prima volta dopo tanto tempo mi addormentai con il sorriso anche se ben presto sarebbe svanito.
5 giorni dopo lo anbracciai per l'ultima volta prima della sua partenza, o almeno così credevo visto che ,neanche due ore dopo che l'avevo salutato, mentre io ero ad una festa di compleanno lo vidi arrivare con la macchina, non invitato da nessuno e dirigersi verso di me. Non accade nulla per mia sfortuna anche se devo ancora comprendere il perché di quella visita.
Il giorno seguente partì. Quei 30 giorni sembravano non finire mai e furono pieni di sofferenze e ansie anche perché lui non mi scrisse mai e non mi rispose mai a nessun messaggio. In quel momento pensai veramente che non gliene fosse mai fottuto un cazzo di me.
Quando tornó però le cose cambiarono nuovamente.
Iniziò a fare scenate di gelosia sempre più esplicite, anche solo se mi vedeva in giro con un amico. Una sera quasi mi urlò in faccia perché avevo bevuto un cocktail con un amico, dopo, ovviamente, essere stata controllarta da lui, che si trovava dal lato opposto del bancone, per tutto il tempo.
Io continuavo a non capire.
Avevo la mente affollata da mille domande a cui non riuscivo a trovare risposto. Neanche la sua migliore amica, che è, per pura coincidenza, una delle mie migliori amiche , riusciva a darsi una spiegazione. Apparentemente sembrava fosse geloso e ciò faceva dedurre ci fosse interesse, ma se era veramente così, perché mai non faceva un minimo passo?
Non capivamo e io stavo più male che mai.
Poi arrivò la sera di Halloween, quella maledetta sera.
Io ero in giro con le solite amiche quando incontrai un ragazzo che non vedevo da tempo e mi fermai a parlare. Inutile dire che lui arrivò proprio in quel momento. Si limitò a guardarci male prima di correre dalla sua, o meglio nostra, migliore amica e farle una scenata isterica con le seguenti parole : “ che cazzo è sta storia? Da quando lei sta con quel coso? Io lo sapevo che lui le chiedeva di uscire, che si sentivano ogni tanto, ma non pensavo stessero assieme cazzo!”
Inutile dire che lei mi raccontò subito l'accaduto lasciandomi senza parole.
Da quel cazzo di giorno le cose cambiarono.
Iniziammo a pensare che veramente a lui piacessi e che quella scenata non età nient'altro che la risposta al fatto che mi avesse visto con un’ altro ragazzo.
Iniziammo tutti a convincerci di ciò, ma poi lui parlò con la sua “best”, come la chiama lui.
Lui disse che non gliene fregava un cazzo di me , che mi aveva solamente tirato nera per tutta l'estate con la storia della oresunta relazione con il suo amico, arrivò addirittura a mentire, negando persino tutte le scenate di gelosia, compresa quella di Halloween.
Diceva che non era mai stato geloso di me e che quelle scenate non erano nient'altro che un comportamento spontaneo, la risposta ad uno stimolo, come diceva lui.
Insomma, iniziò ad inventare spiegazioni che erano completamente incoerenti con ciò che aveva fatto.
Io non capivo più nulla.
Mi sentivo, e mi sento attualmente, presa per il culo!
Nonostante tutto quello che ha fatto e detto ha le palle di dire che non gliene frega un cazzo, e tutto perché? Perché è una persona senza palle, ecco perché.
La verità è che lui mi vuole ma non adesso, probabilmente per dei “ problemi” tipo: “non mi sento pronto”, “non è il momento giusto” o altro cazzate del genere. Non m viene a prendere ma non vuole che nessun'altro si avvicini a me, come se fossi di sua proprietà, e di questo si sbaglia.
Attualmente non ci parliamo più, o meglio sono io che non gli rivolgo più parola nonostante usciamo ancora con gli stessi amici.
Molte volte chiede ancora di me all'amica che abbiamo in comune, non dimenticando mai di aggiungere quanto non gliene è mai fregato un cazzo, giusto per arricchire la sua incoerenza.
Continua ad uscire, a fare il coglione davanti agli altri, e cercando in tutti i modi di provicarmi.
Io, anche se cerco di non darlo a vedere, sto male, sono confusa e non faccio che piangere.
Non capisco più quale sia la realtà è soprattutto quale sia la verità.
Se ho raccontato la mia storia è per chiedervi aiuto.
Aiutatemi a capire perché non so per quanto ancora riuscirò a resistere.
Vi prego.

Fiori cresceranno dalle tue ossa.
La tua pelle sarà petali di rosa
Le tue labbra soli che tramontano.
Profumerai del mattino presto in primavera
E dei tramonti caldi di fine maggio.
Sboccerai nel prato dei tuoi desideri
E la notte non cadrà più.

Abbandonare

Ricordo che quel giorno uscii di casa correndo, era tardi e non volevo farti aspettare. Corsi contro vento per raggiungere la panchina dove sapevo mi avresti aspettato, magari con un girasole, come la volta prima, o fumando l’ultima sigaretta della giornata, perchè sapevi che a me il fumo non piaceva e quando stavi con me evitavi.

Da lontano, mentre i piedi continuavano a muoversi rapidi, vidi la panchina vuota. Vagai con lo sguardo cercando di non inciampare sul marciapiede sconnesso, ma non ti trovai.

Il cuore perse un battito, i piedi rallentarono, sentii le gambe cedere e il petto vuoto.

Mi accasciai a terra e nello stesso punto mi sedetti anche tutti i trenta giorni di aprile e la prima settimana di maggio, poi capii che non saresti più tornato e, come tu avevi abbandonato me, anche io abbandonai la speranza.

C'era una volta, diciassette anni fa, una mamma con un grande pancione.
Lì dentro esistevo io, un piccolo esserino, che si agitava e scalciava per uscire, per vedere quel mondo che in nove mesi aveva a malapena percepito in lontananza, per iniziare il suo meraviglioso viaggio.

Il Cinque Maggio di diciassette anni fa, la piccola me decise di fare suo quel giorno, e venne al mondo.
C'erano molte persone ad attenderla, e lei, per la prima di molte volte, si sentì amata.

Le ore, i giorni e i mesi passarono, mentre lei cresceva, mangiava, giocava e imparava a conoscere il mondo, così infinitamente grande rispetto a lei.
E poi arrivò un altro Cinque Maggio, che le fece capire che quel giorno le sarebbe stato dedicato per sempre, e che ogni volta lo avrebbe accolto come il più caro dell'anno, fino alla fine del suo viaggio.
Ma poi il tempo prese a scorrere sempre più in fretta, e lei notò che ogni compleanno era diverso dagli altri.
Diverse le sue feste, i suoi regali, e il numero di candeline sulla sua torta.
Ma soprattutto erano diverse le persone che festeggiavano con lei; alcune avevano preso un'altra strada, altre si erano incrociate sulla sua, altre ancora, tra quelle a lei più care, erano volate via; lei non poteva capire dove,ma sapeva che, in fondo, non l'avevano mai davvero abbandonata.

E allora si chiese perché la vita dovesse continuamente cambiare le carte in tavola, stravolgere tutto, senza che mai nulla fosse davvero perfetto, ma non riuscì a trovare una risposta. Così si accontentò di festeggiare, ogni anno, quel suo Cinque Maggio, celebrando il tempo che era trascorso e che mai più avrebbe rivissuto, pregando perché quello che stava venendo fosse degno di aspettare altri dodici mesi, ma senza mai prendere davvero atto degli attimi che le stavano scivolando addosso.

Oggi quel piccolo esserino compie diciassette anni, e credo abbia finalmente capito che il miglior regalo di compleanno non è una cosa, né una festa, e neppure un messaggio di auguri, ma è la possibilità di scegliere, ogni volta, a chi dedicare quel suo giorno speciale, consapevole che questo viaggio è destinato a finire, ma che i ricordi, delle persone e dei momenti, non si possono uccidere.

Sempre rifiorisco
con questa pioggia interna,
come i cortili verdi di maggio,
e rido perché amo il vento e le nuvole
e il passo degli uccelli canori,
e sebbene io resti impigliata nella rete dei ricordi,
coperta d'edera come le antiche muraglie,
continuo a credere nei sussurri serbati,
nella forza dei cavalli selvaggi,
nel messaggio alato dei gabbiani.
Credo nelle radici innumerevoli del mio canto.
—  Gioconda Belli
E mi manchi, lo ammetto.
Cerco di andare avanti, fregarmene e vivere la mia vita ma non è facile. La tua assenza mi ha creato un vuoto e non riesco a non piangere.
—  24maggio2012

“Sono stata la fidanzata di Michele per tre anni, mi piace il nome che avete scelto per lui perché Michele è un nome da angelo e lui un angelo era.
Ho letto tanti dei commenti usciti in queste ore. Giornalisti importanti, politici, personaggi dello spettacolo. Sembra che Michele sia diventato un eroe e un po’ era quello che avrebbe voluto essere. Eppure tutto questo non mi toglie quel senso di frustrazione e impotenza, non mi fa smettere di piangere.
Sono io che l’ho lasciato solo il mese scorso perché la sua era diventata un’ossessione. In cuor mio speravo di poterlo ritrovare presto, che avrebbe superato questa crisi, da solo o magari grazie a un lavoro nuovo, magari stabile. Sento però che in questa storia, così come viene raccontata, mancano troppe cose. Il primo bacio, un primo maggio in piazza primo maggio di cui ridevamo sempre. Il suo sorriso, quel modo tutto suo di strizzare gli occhi e aggiustarsi i capelli con la mano, il suo amore per i gatti, la sua timidezza ma anche la sua voglia di scherzare anche nelle situazioni tristi.
Poi qualcosa si è rotto. Non era più il ragazzo che avevo conosciuto e non sono riuscita a stargli più accanto. È stata la precarietà mi dite. Vorrei, mi sentirei meno colpevole. Invece continuo a guardare il cellulare con gli ultimi messaggi d’amore disperati che mi ha scritto poche ore prima di andarsene.
Li guardo, piango e mi chiedo perché non gli ho risposto. Passerà mi dicevo, mi sembrava la cosa più giusta da fare. Invece no, non è passato. Non posso essere sicura che avrei potuto evitare tutto questo ma forse… ringrazio sua madre che in questi giorni ha fatto di tutto per non farmi sentire in colpa, ma con me stessa non riesco a fare quello che lei fa con me.
Vi scrivo perché voglio che si sappia che Michele non era solo un giovane precario come me e come tanti e i motivi che lo hanno portato a non esserci più sono quella molteplicità di cose, che era, quelle tante cose che ciascuno di noi è.
Lavoro sì, ma anche passioni, emozioni, gioco, amici, allegria, sentimenti, amore. Sono queste le cose che ci devono far vivere e che ci devono spingere sempre a lottare. E se c’è un altro ragazzo che in questo momento sta pensando a un gesto estremo, gli chiedo di non smettere di lottare, di mandare un altro curriculum, di fare un altro colloquio, di mandare un altro messaggio d’amore disperato.
Perché alla fine qualcuno risponde, deve rispondere e se non risponde non fa niente. Possiamo scherzarci sopra, come faceva il Michele dei tempi migliori.
Vola in pace piccolo grande uomo.
Federica”
Lettera al fidanzato suicida (fine gennaio 2017).