deviamos

mardflora asked:

acha que vale a pena ficar esperando ele ? nos temos uma conexao incrivel , como se a gentese conhecesse a anos ! e todo mundo que nos ve junto como amigo , diz que deviamos ter namorado , ai eu fico naquela de sera que eu espero ele terminar o parto para outro ? e ai , muita gente diz para esperar e outros dizem que nao , e eu nao sei o que eu faço , eu sinto uma bela queda por ele , mas nao esto apaixonada

Tinha algo antes disso? Enfim, cara pelo oq eu entendi ele namora, eu acho que vc só é afim então devia largar e partir pra outro, deixa rolar saca? Se for pra vcs serem vão ser

então, a ultima vez que eu estive aqui eu pesava uns 67kg. 

Agora eu peso 65kg. Varia dependendo do que eu como mas é sempre esse peso. Continuo gorda obvio.

Bom, quando estamos no meio da Ana e da Mia sempre contamos calorias de tudo- bom, pelo menos deviamos- e mesmo se você tentar parar você não consegue- eu não conseguia- mas depois de um tempo eu simplesmente parei de contar de forma natural, simplesmente-aconteceu.

Hoje isso me assusta. Não contar calorias? Qual é o meu problema?

Estou quase pronta pra voltar. Voltei de viagem e tem muito chocolate pra comer </3

sereiadbar asked:

Você está reblogando as coisas que eu rebloguei e eu estou reblogando as coisas que você reblogou, que coincidência acho que deviamos conversa KKKKK zoa

kkkkkkkkk olha olha ♥ 

amanhã prometo que assim que entrar aqui a primeira pessoa que chamo é você, pra gente papear. Mas agora to com tanto sonhinho ahsuahs até amanhã anjo ♥

sereiadbar asked:

Você está reblogando as coisas que eu rebloguei e eu estou reblogando as coisas que você reblogou, que coincidência acho que deviamos conversa KKKKK zoa

kkkkkk nossa, nem percebi vei, namoral

vamos sim, AMO conversar, mas dificilmente vem gente falar comigo :c

Assim, meia saudade?

Como é possivel sentir meia saudade?
Uma historia de amor se passou, nem sei se seria caractetizada uma historia de amor. Quando se ama alguém que não nos ama.
Em minha humilde opinião, quando amamos alguém que não nos ama, deviamos ser avisados pelo cupido. “ olhe, vc vai se dar muito mal entregando seu amor a esse rapaz”. Mas o cupido pouco se importa.
Então nesse desencontro de amores, se abrem feridas assustadoras, que chegam até matar alguém. Eu me senti assim, morto, vazio e vagando no mar azul escuro. O meu porto, o homem que tanto amei, só âncorava quando bem queria, e me deixava cada vez pior.
Um dia o sol brilhou novamente, e eu reformei minhas estruturas. Hj recebo um grande Navio, mas sinto meia saudade do amor que pouco aparecia, mas quando aparecia me fazia brilhar de ilusões e prazer como nenhum navio fez novamente.

Pai misericordioso, desperdicei muitos dias fazendo planos.
Isto não estava planejado.
Mas neste momento, eu lhe rogo viver bem os últimos minutos.
Por tudo o de deviamos ter pensado e não pensamos, tudo o que devíamos ter dito e não dissemos, tudo o que devíamos ter feito e não fizemos, eu lhe peço perdão, Senhor
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—  13° Guerreiro.
Touring - il ponte del 1 Novembre: ritorno a casa
Martedì 1 Novembre 2011
Mi sveglio un po’ intorpidito, ancora un po’ rintronato dalle grappe della sera precedente. Al calduccio nel letto si sta proprio bene e non ho molta voglia di ritornare fuori al freddo, e soprattutto rimettermi in viaggio verso casa. Vorrei rimanere qui, con i miei amici, a coccolarmi ancora un po’, ma il viaggio deve proseguire. Scendiamo quindi nella sala pranzo e facciamo un'abbondante colazione. Poi riordiniamo le nostre cose sparse un po’ ovunque nella stanza, saldiamo il conto con Daniele e dopo una vigorosa stretta di mano, ci rimettiamo in sella. Scendiamo giù dalla mulattiera percorsa in salita la sera precedente e poi presso una bella Chiesetta prima dell'abitato di Ono Degno deviamo a destra su una sterrata con sassi smossi. Con una mountain bike delle nostre voleremmo su certe strade, con le touring bikes e le borse, scendiamo con i freni tirati e non senza qualche  sobbalzo e qualche rischio.
Ebbene, ora siamo di nuovo giù e dobbiamo risalire.La strada asfaltata si inerpica zigzagando sul pendio, tra una baita ed un piccolo allevamento bovino; dall'altra parte della valle si staglia maestosa la Corna Blacca, bellissima, con le sue guglie di roccia, le sue pareti che incutono un certo timore. Una montagna incantata, affascinante, che veglia sui paesi sottostanti e controlla che gli uomini si comportino bene, altrimenti giù rocce, e detriti a pioggia, perché l'ambiente va curato, non sfruttato e basta.
Chissà com'è vivere in questi paesi. Non ci saranno tutte le “comodità” della città, ma vuoi mettere la pace che circonda questi luoghi? Siamo solo noi con le nostre bici, nel silenzio, nei nostri pensieri, ascoltando il nostro respiro, sbuffando bianco vapore come locomotive. Dopo l'iniziale balbettio in discesa ora incominciamo a sudare e ci spogliamo. Un goccio d'acqua fresca dalla fontana di Avenone e di nuovo su fino al Passo San Rocco. L'ultimo pezzo lo facciamo tirando: con Dario che spinge come un forsennato, io che cerco di stare al suo passo e Vito dietro che non capisce a che gioco si stia giocando.

Una volta su, ci dobbiamo fermare per prendere fiato ed aspettare Lisabike; ma l'attesa non sarà lunga.
Transitiamo per diversi abitati e con le nostre bici, le nostre attrezzature traballanti: sacchi a pelo e materassini, attiriamo parecchio l'attenzione dei locals. Durante la stagione estiva capiterà più spesso di vedere qualche turista fai da te, ma con il sopraggiungere dei primi freddi, molte bici vengono appese al chiodo.

A Casto ci fermiamo per sgranocchiare qualcosa. Una mela, una barretta. I negozi sono chiusi e non c'è la possibilità di rifornirsi di cibo, quindi dobbiamo cercare la sazietà con quello che ci rimane. Vito non mangia mai, quindi non fa fatica ad accontentarsi.

Una capretta ci saluta al di là della staccionata; un po’ di rincorsa, un agile balzo, ed eccoci di nuovo in sella. Finché quest'ultima rimane al suo posto, nessun problema; bisogna sperare non si stacchi come nel film di Fantozzi.




In discesa, anche con le borse, mi diverto parecchio, specie nei tornanti, aiutato dall'ottima guidabilità della Singular Peregrine, una bici che infonde grande sicurezza, specie su sterrate facili ed asfalto.Percorriamo una bellissima strada che costeggia il Lago di Bongi. Queste località molto tranquille sono ideali per belle passeggiate ed escursioni, a piedi ed in bicicletta. Dopo pochi chilometri infatti incrociamo alcuni ciclisti in bici da corsa.
Scegliere l'abbigliamento corretto in questa stagione non è affatto facile con l'alternanza di momenti in cui si soffre il caldo e si suda, a momenti all'ombra, nel bosco, dove si gela.Dopo aver superato l'ennesima salita della giornata, sempre a buon ritmo, considerando il peso delle nostre bici cariche di bagagli, ci ritroviamo con le energie proprio a livelli minimi. Guardiamo a destra e a manca per cercare una pizzeria aperta, una trattoria dove si mangi bene e si spenda poco (impresa difficile per chi ha un sacco di tempo a disposizione, figuriamoci per 4 ciclisti a svegher per le valli bresciane). Fallimento totale!Ci infiliamo in uno squallido bar dove servono pizze UHT riscaldate con l'alito e caramelle gommose ricoperte di acidi frizzicanti… Non mi va proprio di avvelenarmi e mi limito ad ordinare un caffé, anche se la fame è tanta.
Poco dopo siamo fuori, di nuovo liberi, per niente rigenerati dalla sosta, ma dopo tutto è festa e non si può pretendere troppo. Il bello di pedalare con persone come Dario, Elena, Vito, è che la serenità regna sovrana nella maggior parte delle situazioni.
Non saliamo al Passo del Cavallo, ma ci dirigiamo sulle Coste di S. Eusebio per poi scendere a Nave. Avremmo voluto fermarci a salutare l'amico Mauro, ma con le ore di luce contate, abbiamo optato per proseguire il nostro viaggio di ritorno a casa.
Da Nave in poi siamo ritornati a stretto contatto con l'urbanizzazione, con la cività nel senso di caos, smog, traffico, frenesia, cemento. Proprio quello da cui il pedalatore della domenica desidera fuggire. In nostro soccorso arriva Vito, che ci guida sulla bella ciclabile che costeggia il fiume Mella. Riusciamo così a goderci anche questa ultima parte della nostra escursione. A Fornaci, dalla solita gelateria “Sottozero”, prendiamo un buon gelato, e poi io e Dario salutiamo Vito ed Elena, che ritornano a casa per un'altra strada.
Noi proseguiamo per un tratto lungo il Mella, avventurandoci addirittura attraverso un campo, dopo aver imboccato una strada sterrata senza via di uscita, per poi ritornare sull'asfalto a Capriano del Colle. Poco dopo ci ricongiungiamo con il tracciato della ciclabile che attraverso la campagna della bassa bresciana ci riporta a Verolavecchia, il nostro punto di arrivo.
Eccoci qua! Sani e salvi, un po’ stanchi, ma con gli occhi lucidi ed il cuore pieno di gioia. Abbiamo pedalato, abbiamo viaggiato, abbiamo vissuto esperienze intense, di grande soddisfazione. Quando sei a chilometri di distanza da casa, e hai raggiunto certi luoghi con la sola forza delle tue gambe, con forza di volontà e passione, ti senti un po’ avventuriero, ti senti forte; ti faresti i complimenti da solo, ma ci sono già i tuoi amici a farteli, e può bastare….
28 Ottobre 2012: Nella bufera sul Baldo
Mi sveglio alle 4:30 perché per sbaglio, confuso dai cambi di orario, ho portato l'orologio del cellulare avanti anziché indietro e mi presento da Dario in anticipo mostruoso. Dormo in macchina finché pure lui si sveglia. Caricate le bici raggiungiamo Vito ed Elena e presso Costermano ci ricongiungiamo con Bobo. Temporali, lampi, pioggia fortissima, nuvoloni incredibili per tutto il viaggio. Partiamo con pioggerella non troppo fastidiosa. A San Zeno di Montagna perdiamo Bobo che prosegue diritto mentre noi prendiamo un po’ d'acqua alla fontana. Lo contatteremo e ci ritroveremo con lui poco più avanti. Nel frattempo la pioggia è diventata molto intensa. Mi sto domandando: perché non sono in un bel posto caldo invece che qui, tra l'altro in sella ad una vecchia bmx ammaccata? Proseguo, non ho scampo, ho degli amici particolari a cui sono affezionato e non posso abbandonarli proprio ora. Deviamo a destra sulla classica per il Baldo, arriva qualche chicco di neve, ma per lo più veniamo inzuppati da altra acqua. Fa freddo, ma non lo sento finché non mi fermo, quindi proseguo. Ora si è messo a nevicare intensamente. È neve fine, fitta fitta, che crea una cortina bianca che annebbia la vista. Qua e là incomincia a depositarsi, ma è poca roba. Siamo al riparo dal vento ora nel bosco, ma appena ne usciremo, ne sono sicuro, verremo investiti da ondate tremende. Nevica sempre più intensamente e le temperature ora sono vicine allo zero, forse anche al di sotto. Usciamo allo scoperto e turbini di vento ci assalgono. Cosa ci faccio qua e come mai i miei compagni di viaggio sono così sereni? Per loro è tutto nella norma? Ah, è vero, mi dimenticavo che sono dei BdB un po’ mattacchioni, un po’ svitatelli, ma nel senso buono della parola. Si buono. Sarò sufficientemente attrezzato per quello che ci aspetta lassù? Credo di si. Ho solo qualche dubbio a riguardo dei pantaloni, non proteggono affatto dall'acqua e le gambe sono al fresco. La neve al suolo comincia a far scivolare le gomme, rende la già ostica salita al Baldo, più impegnativa ancora. Spingo perché è l'unico modo per non fermarsi. Se spingi, vai avanti, altrimenti sei finito. Eccoci fuori dal bosco, ora il vento è forte, fortissimo, ci sono folate che ti fanno sbandare, ti bloccano lì dove sei. Dario è laggiù, appena visibile. Mi fermo, scendo dalla bici, faccio qualche passo a piedi e poi mi volto indietro. Non vedo nessuno. Ci saranno gli altri? Sicuramente. Massimo saggiamente è al calduccio a casa, ed il Chierego quindi è chiuso, ma il Fiori del Baldo è sempre aperto, quindi ci riscalderemo lì. Le folate più forti mi fan chiudere gli occhi, mi fan chinare la testa per proteggermi il viso che brucia. Che freddo. Penso: ma perché siamo qua? Ah, ora ricordo, stiamo andando al rifugio a mangiare una zuppa calda. La neve è bella, è bellissima, ma fa freddo, molto freddo, e ho i vestiti ghiacciati, croccanti, crisp. Un'altra folata potentissima mi blocca, mi fermo, mi volto, le do maleducatamente la schiena e apro lo zaino per infilarmi un buff in testa, sperando in una maggiore protezione contro queste sferzate gelide. Arriva il Vito e appena dietro di lui scorgo Lisabike e Bobo. Sono tosti ‘sti ragazzi. Io sarei già tornato indietro, se non fosse per la minestra calda del R. Fiori… Eccoci, superiamo i piloni della seggiovia e siamo quindi prossimi al rifugio, finalmente. Penso mi fermerò lì fino all'estate prossima. Incrocio alcuni pazzi escursionisti a piedi che mi danno una triste notizia: “il rifugio è chiuso”. “Ostia!” replico. Le bici di Vito e Dario sono appoggiate al muro e loro sono senz'altro in qualche stanzino a cambiarsi gli abiti. Dobbiamo fare retro-front al più presto. Nello stanzino, in cinque, ci scaldiamo con calori corporei, io do il mio meglio con le scoregge. Tutti tremanti aspettiamo che l'ultimo si riprenda un po’ e sia operativo per la discesa. E poi via. Giù nella neve, sulla strada percorsa all'andata. È divertente. Si slitta, si saltella, si sbanda. Il vento è ora a favore e ci aiuta un po’, ma non troppo. Dario ha le mani gelate, io un po’ meno. Sono il più veloce, forse perché muoio dalla voglia di ritornare al calduccio. L'obiettivo zuppa non c'è più. Sull'asfalto scivolo e cado. Mi rialzo riscivolo e ricado. Bravo. Dario non sente più le mani, poi le risente di nuovo, ma ha pure un male sconvolgente. Gli dico: “infilati le mani nelle parti intime, lì c'è caldo!” Ma non mi ascolta quindi soffre ancora. Poi acqua, acqua, acqua e ancora acqua. Do bale. E freddo. Molto freddo. Quando vedo la macchina, alzo il pugno in segno di vittoria. Sono vivo. Ed è una cosa buona. Ragazzi, ve lo dico, siete matti, ma io vi faccio volentieri compagnia. Bravi e tenaci, ma è tanto bello starsene al calduccio. La prossima volta col sole, ok?


(Lisabike impegnata in salita. Vito investito dalla tormenta. Video by Cascio)