deserto dei tartari

Quando incontrai la prima volta Dino Buzzati, intorno al ‘47, avevo già stretto amicizia con la cornacchia di Bàrnabo e col giovane ufficiale Giovanni Drogo, l'antieroico eroe del Deserto dei tartari. Per questo libro si era speso il nome di Kafka e io ero curioso di vedere quale personaggio-uomo si celasse dietro le spoglie del personaggio-autore. Non fui né deluso né appagato né sorpreso. Nulla di artistico, nulla di eccentrico in lui. Buzzati era un perfetto gentiluomo, affabile ma non troppo espansivo, un giornalista zelante, forse innamorato del suo mestiere, un solitario piacevolissimo, abbastanza d'accordo con sé e con la vita.
—  Eugenio Montale sul Corriere della Sera all’indomani della morte di Dino Buzzati, 29 gennaio 1972
Proprio in quel tempo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
—  Dino Buzzati
Il deserto dei tartari