derivante

Primi saluti, prime impressioni

Saranno le scritte, le strade, i palazzi o quel che è ma, a causa dei tanti cartoni animati visti da bambino, la prima sensazione derivante dall'essere in Giappone è quasi un deja-vu. L'ordine regna sovrano, si rispettano le file e si ringrazia sempre, mica male. A casa sono le quattro e qualcosa, qui quasi ora di pranzo, siamo stanchi ma abbiamo ancora tutto il pomeriggio davanti. Guardo fuori dal finestrino dell'autobus sul quale ci troviamo e penso Cristo, pure il Giappone, incredulo di aver tanto visto e vissuto. Ma va bene così, va sempre bene così. In attesa delle madonne che arriveranno al momento di dovermi misurare coi cessi super tecnologici di qui, porgo i primi saluti dall'oriente.

Test dell’ansia

Di seguito viene presentato un test che consentirà a ciascuno di misurare il proprio grado di ansia e il tipo di reazione che vi è collegata.
Come suggerimento, non soffermatevi troppo su ciascun punto, altrimenti potreste correre il rischio di fornire la risposta ritenuta più corretta, anziché quella più vera.

TEST

Tieni nota della risposta che ti trova d’accordo o che comunque si avvicina di più al tuo modo di pensare
Successivamente osserva la tabella che fornisce un valore ad ogni risposta, somma il tuo punteggio e verifica in quale fascia rientra.

1 - Fai una critica a un’amica e lei scoppia in lacrime. Pensi:

         A - forse ho mostrato troppa durezza;
         B - non la credevo così immatura;
         C - che ebete sono; in fondo non era necessario dirglielo.

2 - “La mia vita è un film dove gli attori possono cambiare”:

         A - chi lo ha detto doveva aver bevuto troppo;
         B - pensi che questo sia vero solo per certe persone;
         C - potresti dirlo tu a proposito della tua vita.

3 - Degli amici pensi:

         A - più gente si conosce più se ne incontrerà;
         B - meglio pochi ma buoni;
         C - difficile averne più di uno alla volta.

4 - Ti senti trattato/a dagli altri come se fossi:

        A - un pallone da calcio;
        B - una pallina da tennis;
        C - un vaso cinese.

5 - La parola “treno” ti fa venire in mente:

         A - una locomotiva;
         B - il biglietto;
         C - un paesaggio.

6 - Quando ci si sposa:

        A - bisogna dire addio agli interessi personali;
        B - si può comunque avere una vita sociale brillante;
        C - se ci sono bambini, bisogna dedicare loro tutto il proprio tempo.

7 - Secondo te, la società in cui viviamo:

        A - è un meccanismo che bene o male funziona;
        B - annulla l’individuo;
        C - ci rende tutti un po’ meno umani.

8 - Dopo una lite con un familiare:

        A - tieni il muso sino a quando non ti fa le sue scuse;
        B - provi un grande turbamento;
        C - riesci a capire anche il suo punto di vista.

9 - Per te il mal di testa rappresenta:

        A - un bastone tra le ruote;
        B - un illustre sconosciuto;
        C - un grave problema.

10 - Pensi alle ferie:

        A - solo quando le stai facendo;
        B - undici mesi all’anno;
        C - con un certo anticipo, per organizzarle bene.

11 - Le eventuali scorrettezze dei tuoi colleghi/compagni:

        A - sono la conferma che il mondo è dei furbi;
        B - ti lasciano l’amaro in bocca;
        C - ti irritano, ma pensi che in fondo fanno parte del gioco.

12 - Ti vengono presentate delle persone nuove:

        A - stai un po’ sulle tue;
        B - la timidezza ti crea qualche problema;
        C - riesci a capire a prima vista che tipi sono, e sai come trattarle.

13 - Il/la tuo/a migliore amico/a chiama nel cuore della notte perché ha una crisi depressiva :

        A - pensi che abbia bisogno della tua presenza e la raggiungi subito;
        B - ascolti gentilmente ma lo/la scarichi in fretta;
        C - passi un’ora al telefono con lui/lei per consolarlo/a.

14 - Poter assumere una colf sarebbe:

        A - un dovere verso se stessi per avere più tempo libero;
        B - uno spreco di denaro;
        C - un’azione praticamente indispensabile, quando si ha una casa grande.

15 - Il divorzio:

        A - può essere l’unica soluzione se si litiga sempre;
        B - permette di cancellare gli errori e di voltare pagina;
        C - se ci sono figli è decisamente da evitare.

16 - Durante un periodo particolarmente negativo:

        A - viene voglia di fuggire via da tutto e da tutti;
        B - bisogna sapersi rimboccare le maniche;
        C - è indispensabile una persona amica.

17 - Nel mondo del lavoro/della scuola:

        A - bisogna aiutarsi e sostenersi a vicenda;
        B - la competizione dà risultati migliori;
        C - è fondamentale pensare solamente a svolgere bene il proprio compito.

18 - Per far funzionare un matrimonio è indispensabile:

        A - la sicurezza economica;
        B - la fiducia reciproca;
        C - l’amore vero.

PUNTEGGI:

                                  A      B       C 

Domanda n.1             1      6      3 

Domanda n.2             1      2      4

Domanda n.3             6      2      0 

Domanda n.4             3      4      2

Domanda n.5             4      2      0 

Domanda n.6             0      4      2 

Domanda n.7             6      0      2 

 Domanda n.8            2      1      4 

Domanda n.9             3      6      1 

Domanda n.10           4      0      2 

Domanda n.11           0      2      6 

Domanda n.12           3      1      4 

Domanda n.13           6      1      3 

Domanda n.14           3      1      5 

Domanda n.15           2      6      4 

Domanda n.16           3      2      6 

Domanda n.17           6      1      3 

 Domanda n.18          1      3      6


Punteggio da 15 a 40 - “ANSIOSO”

Tutte le energie affettive sono investite nei rapporti familiari, che vivi con elevato stato di ansia e apprensione. Sei alla costante ricerca di protezione da parte di persone maggiori di te, non necessariamente per età. Un atteggiamento simile è certo controproducente perché, trasferendo totalmente la tua vita nelle mani degli altri, lasci sempre poco spazio per sviluppare interessi personali, rendendoti sempre più insofferente verso la vita stessa. Anche nel lavoro/nella scuola questo ti porta a vivere con disagio il rapporto con i colleghi/i compagni, che non sono certo benevoli come vorresti nei tuoi confronti. Ma in fondo, perché dovrebbero esserlo? Non è questione di sfortuna, ma di un vittimismo derivante dalla scarsissima fiducia in te stesso. Hai mai pensato che fosse il momento di dare una svolta a tutto questo e mettere in atto un cambiamento? Sarebbe proprio il caso di farlo.

Punteggio da 41 a 67 - “EQUILIBRATO”

Anche se talvolta constatare che il mondo è fatto di furbi ti procura non poca sofferenza, sei un individuo decisamente realista, che sa bene come niente duri in eterno.
Questo atteggiamento ti porta ad avere dei rapporti personali decisamente buoni, nei quali gli altri tendono a ricercarti per le tue capacità di ascolto e saggezza e di analisi verso la realtà che ti circonda.
Anche nel lavoro/nella scuola sai che avresti potuto aspirare a qualcosa di meglio, ma sai anche trovare i lati piacevoli che la tua occupazione/i tuoi studi ti offre/offrono. Il lavoro/la scuola è diventato/a così un aspetto marginale della tua vita interiore, mentre altri interessi, come il rapporto a due o l’amicizia, costituiscono il centro di equilibrio della tua esistenza. Pronto a difendere il tuo mondo da attacchi esterni, per gli individui come te l’ansia diviene lo strumento necessario e saltuario per essere immediato nel difendere le persone che ami di più e te stesso.

Punteggio da 68 a 93 - “SPENSIERATO”

Decisamente sei un individuo entusiasta della vita. Sul lavoro/a scuola i colleghi/i compagni ti stimano, i vicini ti trovano una persona invidiabile da tutti i punti di vista:”Come sono fortunati quelli che possono dividere la vita con te!”.
Non è certo la stessa cosa che il tuo partner pensa. Sempre alla ricerca del meglio per te stesso, non hai molto tempo da dedicare agli altri, per cui l’insofferenza e l’incapacità di approfondire i rapporti si trasformano, da parte tua, in continue fughe verso un futuro che ha “tante cose belle da offrire”.
L’ansia è qualcosa che non vuoi ti appartenga, perché la trovi fastidiosa e portatrice di complicazioni inutili. Proprio per questo riconosci al primo insorgere i tuoi sintomi, il che ti permette di agire immediatamente in controffensiva. Hai mai provato a fermarti e domandarti perché ti comporti così? Forse ti stai perdendo qualcosa e non lo sai.


- Superare l’ansia, Paolo Boschi Lucia Sprugnoli

Gabriel García Márquez in Cent'anni di solitudine, riferendosi qui a Melquíades, scriveva:

«Era stato nella morte, effettivamente, ma era tornato perché non aveva potuto sopportare la solitudine.»

E, penso, che la morte sia anche questo: l'incapacità di comunicare con l'altro, la mancanza di comprensione altrui, la tristezza derivante dalla consapevolezza che non ci sia un'altra persona con cui condividere il proprio inquieto mondo interiore.

Tu che di me ami anche i mutamenti. Sorridi nel mio morire e rinascere in mille forme: sei sostanza, sei respiro dei miei mari lunari.
L’inquietudine derivante dal tedio. Ecco cosa uccide il desiderio. Spegnendolo.
Non temiamo il destino. Non ci tireremo indietro.
Prima di essere schiuma saremo indomabili onde.
—  Riscrittura di Schiuma d'onda tratta da Dialoghi con Leucó, Cesare Pavese

Credevo che tutto finisse con l’ultimo salto. Che il desiderio, l’inquietudine, il tumulto sarebbero spenti. Il mare inghiotte, il mare annienta, mi dicevo.

Farò della parola tumulto e del tumulto schiuma d’onda. Saranno segrete lacrime liberate. E ne faremo destino.

Tu che hai trasformato ogni mio “dovevo” in splendidi “Puoi”.

Non c’è sfiorare senza mutare. E nel mutare sorridere. Questo è accettarsi. E sorridere al destino.

E anche se spigoloso ami il mio essere talvolta scoglio perchè è lì che il tuo tumulto d’onda ama infrangersi.

Forse solo chi sorride fa suo il proprio destino.

Tu che di me ami anche i mutamenti. Sorridi nel mio morire e rinascere in mille forme: sei sostanza, sei respiro dei miei mari lunari.

L’inquietudine derivante dal tedio. Ecco cosa uccide il desiderio. Spegnendolo.

Non temiamo il destino. Non ci tireremo indietro. Prima di essere schiuma saremo indomabili onde.

Tu diventi desiderio

—  I dialoghi di Leucò, Cesare Pavese (via @ali3natamente)

Educazione interculturale e integrazione

Fintantoché uno dei limiti della natura umana sarà costituito dall'impossibilità di scegliere se e dove nascere, i fenomeni migratori perdureranno nel tempo e nella storia.
La libertà, come ci ricorda il filosofo e scrittore francese Sartre, non sempre assume una connotazione positiva: l'uomo nasce libero, ma questa condizione comporta inevitabilmente una scelta. Oltretutto, non è l'uomo a decidere, per se stesso, di appartenere ad una terra favorevole alla sua crescita biologica e sociale; sono le sue origini a decidere per lui. Nei casi in cui le condizioni territoriali, politiche, economiche e culturali presentano notevoli svantaggi e arretratezze (si parla di guerre, carestie, pestilenza, sfruttamento, disoccupazione) la scelta derivante dalla libertà verte su due soluzioni: la prima è adattarsi, la seconda è scappare.
Gli emigranti rappresentano una porzione di individui che, con determinazione e coraggio, sceglie di percorrere la seconda via, alla ricerca di una vita più dignitosa.
Sorgono, in questo modo, le società multiculturali, che si caratterizzano per la presenza di popolazioni appartenenti a diverse etnie. Talvolta, però, c'è il rischio che si vengano a creare degli squilibri all'interno delle suddette comunità sociali. Accade infatti, di frequente, che i valori e gli schemi comportamentali, propri di determinate etnie, vadano a scontrarsi con i modelli egemonici del territorio d'immigrazione, per via di una forte incongruenza.
A questo punto, per evitare l'insorgenza di ulteriori complicanze, interviene la cosiddetta “educazione interculturale”, un settore dell'educazione che, oltre a favorire la convivenza tra culture diverse, si occupa anche di rendere accessibili, a tutti, i codici che le contraddistinguono, educando al rispetto e al pacifismo. L'interculturalità diviene, così, la risposta pedagogica alle problematiche della società multietnica, e comprende molteplici obiettivi, tra i quali spiccano: la conoscenza delle espressioni culturali, storiche ed artistiche di popoli differenti; la promozione di un atteggiamento disponibile al confronto e al dialogo; lo sviluppo di un giudizio crtico, teso a combattere stereotipi e pregiudizi.
Secondo il pedagogista Duccio Demetrio, interculturale è la condizione di rispetto reciproco delle differenze unita al riconoscimento della diversità come ricchezza, perché ai bambini dovrà essere insegnato sin da subito che il “diverso” non è necessariamente “sbagliato”. Pertanto, la pedagogia interculturale si propone di dare alle persone provenienti da culture minoritarie la possibilità di un'identità più ricca, e ai membri della cultura maggioritaria una più consistente consapevolezza di sé attraverso il confronto con la diversità.
L'accentuarsi delle situazioni di natura multiculturale e plurietnica ha, tuttavia, portato ad atteggiamenti di intolleranza e, addirittura, di razzismo.
L'intolleranza e il razzismo, anche quando si manifestano velatamente, sono fattori che appartengono ad una struttura mentale piuttosto statica: l'etnocentrismo, il quale si configura come atteggiamento intellettuale che imposta lo studio di popoli e tradizioni diverse partendo dal presupposto dell'indubbia superiorità di una determinata cultura sulle altre. Tale visione determina un - o scaturisce da un - pregiudizio.
Un approccio pedagogico volto ad eliminare o, quanto meno, a limitare i danni prodotti dal pregiudizio, è rappresentato dall'educazione alla pace. Quest'ultima promuove: un atteggiamento non-violento; lo sviluppo di una mentalità aperta all'integrazione dei “diversi”; e la cooperazione.
Un secondo approccio pedagogico, inoltre, si determina come educazione alla democrazia; durante la pratica di tale educazione, la scuola diviene il centro diffusore della democrazia (concetto che rimanda, tra le altre cose, ad una fondamentale teoria deweiana che risulta essere ancora di ingente attualità).
L'educazione alla democrazia si propone di conciliare la libertà naturale dell'individuo con quella sociale, cioè con il rispetto, da parte di ogni cittadino, della libertà altrui secondo un rapporto di uguaglianza.
Superare l'etnocentrismo, l'intolleranza, il pregiudizio, il razzismo, l'incongruenza, la diffidenza, grazie ad interventi educativi e didattici come quelli appena analizzati, pare essere un'impresa assolutamente realizzabile.

(Sara Cassandra)

Venerdì 17: breve trattato sulla sfiga.

Oggi vi immagino così, mentre camminate circospetti per strada con le mani nelle tasche che – attraverso la stoffa – afferrano i coglioni per dar loro una grattatina ogni 30 secondi.
Il calendario segna infatti Venerdì 17, nota giornata nera e sfigata come se si dovesse andare nuovamente alle urne con il Porcellum. I numeri non ci hanno mai portato niente di buono, a cominciare dai compiti in classe di matematica, e sarà per questo che ad alcuni di essi attribuiamo la facoltà di seppellirci di merda quando appaiono in combinazione con certi giorni.

Facciamo un rapido excursus dei numeri menagrami nelle varie culture e delle ragioni per le quali sono tali:

Il 17.
Questo numero porta merda esclusivamente nei paesi che hanno una lingua derivante dal latino (Italia, Francia, Spagna etc) e in area europea. Scritto in caratteri latini, infatti, XVII è l’anagramma della parola VIXI – ho vissuto, ergo sono morto – che si soleva scolpire sulle tombe romane. A questo aggiungiamo il fatto che secondo l’Antico Testamento il Diluvio Universale è iniziato proprio il 17esimo giorno del secondo mese e la ragione della sua sinistra fama è piuttosto lampante. In combinazione con il venerdì poi, il giorno della crocifissione di Cristo secondo la Bibbia, è considerato letale.

Il 13.
È fonte di grattamento di coglioni più che altro nei paesi anglosassoni, in Italia viene considerato addirittura fortunato, ma solo se non abbinato al venerdì. L’origine della sua fama sinistra è comunque abbastanza incerta: senza scomodare Jason Voorhees della fortunata serie horror “Friday the 13th”, ricordiamo che gli Apostoli – durante l’Ultima Cena – erano proprio seduti a tavola in quel numero (ma dopotutto sono sempre stati in 13 anche nelle altre occasioni mondane). Altra ipotesi, venerdì 13 ottobre 1307 Filippo IV il Bello (almeno secondo la mamma) ordinò l’arresto dell’intero ordine dei Cavalieri Templari, accusati di pratiche di stregoneria: questi non la presero molto bene e scagliarono pesanti maledizioni a destra e manca, oltre a ispirare centinaia di libri e film con la loro storia (che molti additano appunto come la realizzazione dei loro anatemi, specie nelle pellicole interpretate da Nicholas Cage).

Il 4.
Fa grattare i piccoli coglioni (intesi come gonadi) del Sol Levante: questo perché in cinese, giapponese e coreano il suono della parola “quattro” è curiosamente molto simile a quello della parola “morte”. In Giappone, ad esempio: Shi = 4 e Shin = morte (o nuovo). Non chiedetemelo in cinese perché so a malapena ordinare un involtino primavera e la cucina coreana invece mi fa cagare a spruzzo per una settimana.

La cosa interessante è che tutte le superstizioni spiegano un modo per scacciare il malocchio, ad esempio se rompete uno specchio dovete prenderne i frammenti, metterli in una bacinella d’acqua e specchiarvi in essa: avrete così ricomposto la vostra immagine rotta in precedenza. E probabilmente, durante l’operazione, vi sarete anche tagliati una mano e starete morendo dissanguati, ma sono rischi che bisogna correre.
Ad ogni modo pare che la tradizione non ci abbia insegnato nessun gesto scaramantico per scacciare la sfiga che ci porta un numero o un giorno abbinato ad esso: l’unico rimedio sembrerebbe evitarlo a tutti i costi restando chiusi a casa o in un bunker, se ne disponiamo.

Vi darò un mio personale consiglio, decisamente infallibile: in caso di Venerdì 17 (o 13), appena alzati dal letto, afferratevi saldamente i coglioni. Non grattateveli però, per carità: sbatteteveli sonoramente l’uno contro l’altro. Perché son tutte cazzate.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

“Riflettendoci meglio però, realizzai che, probabilmente, le mie dense percezioni oniriche erano dovute allo stato d’ansia derivante dal terremoto affrontato. Il tremore del ragazzo sognato avrebbe potuto simboleggiare la scossa; e il suo pugno, la mia rabbia nei confronti della Natura Incurante. Magari non era affatto così, ma la mia vita si muoveva in questa direzione, verso un costante tentativo di smussare gli spigoli delle cose semplici, levigarli e attribuire loro una sagoma complicata. Com’era stato possibile perdere la cognizione della vita? Com’era potuto accadere ch’io avessi confuso sogno e realtà? Era ora di tornare a casa. Misi in moto la mia auto e ripercorsi il medesimo tragitto della sera prima. Per strada, mi soffermai a guardare il retro delle altre auto, quello che io chiamavo “volto”. Da tempo, ormai, paragonavo i due fari posti alle estremità a due occhi vispi, e la targa, invece, la paragonavo al sorriso. Era perfetto il sorriso delle macchine, un sorriso che non aveva ideato la Natura, un sorriso ideato dall’uomo, era perfetto con tutti quei numeri e tutte quelle lettere che non stavano mai lì per caso. Ogni sorriso si diversificava dall’altro per la dissimile combinazione delle sue lettere e dei suoi numeri. Le auto, tuttavia, possedevano una duplice faccia: c’era anche quella situata sul fronte, ma a dirla tutta la osservavo poco e dallo specchietto retrovisore. La caratteristica più sorprendente di questi prodotti artificiali era che, se rispettavano con prudenza la regola del sorriso distante, rimanevano intatte. Adoravo le auto che sapevano stare da sole, e sapevano quanto poteva essere distruttivo un bacio. I loro volti, infatti, non dovevano mai avvicinarsi troppo, perché in quel caso non sarebbe scattato solo un bacio, sarebbe soprattutto scattato un incidente. Quando i fari sono spenti, poi, le auto mi dimostrano che anche i loro occhi possono spegnersi da un momento all’altro. Però l’elemento più bello risiede nel fatto che, quando si riaccendono, pare come se non fosse successo nulla, esse mostrano sempre la loro inconfondibile luce che trafigge il buio del mondo e guida nel tunnel della città. La mia professoressa di letteratura italiana sosteneva che io non potessi scrivere, scrivere sul serio, per via della mia incapacità di descrivere la Natura e le sue bellezze evidenti. Spesso mi incitava ad interessarmi di botanica e ornitologia poiché credeva che la matrice del mio problema fosse l’ignoranza. La mia professoressa non conosceva la verità, io contemplavo l’Uomo e le sue bellezze artificiali perché serbavo del rancore e dell’indignazione nei confronti della Natura. Avrei potuto disprezzarne le bellezze, ma sarei risultata credibile a qualcuno? E poi, no! Preferisco elogiare ciò che amo piuttosto che disprezzare ciò che odio.”

(L'inganno dei doppiatori)

anonymous asked:

Come si chiama in medicina la sensazione di "vuoto" e di "peso" sull'addome derivante dalla mancanza di una persona particolare? (e quella di sentire le "farfalle nello stomaco"?)

Gastrospasmo psicogeno e farfalle nello stomaco.

Sono entrambe manifestazioni che, a differenza di quanto si creda, non sono sono date dall’innamoramento ma da una situazione di stress che spinge l’organismo a comportarsi come se fosse in pericolo, con aumento della secrezione di catecolamine e la conseguente deviazione del flusso ematico verso la muscolatura striata per la FOFR.

L'effetto delle belle notizie non dura per sempre. Arriva il giorno in cui dagli occhi si toglie quella patina di rosa che ti faceva vedere le cose colorate e ricominci a vedere le cose come stanno e ti accorgi che, mentre ti crogiolavi nella tua felicità momentanea convinta che da lì in poi le cose sarebbero state in discesa, la strada in realtà non ha mai smesso di essere in salita, magari era diminuita la pendenza, ma sempre di salita si trattava.

Quel giorno è oggi e la persona che ti toglie il filtro colorato è la persona che più di tutte vorrebbe, invece, lasciartelo: mamma. E lo fa dettata dalla stanchezza derivante da una quotidianità ormai impregnata di assistenza, di amore e devozione ma in cui respira a tutte le ore la malattia e il dolore. Lo fa dettata dal bisogno di sfogarsi che prende ogni tanto il sopravvento su quello di protezione.

Ti toglie le lentine colorate e ti mostra come la chemio (che ricordiamolo sempre è al momento L'UNICA cura possibile contro il tumore) sta riducendo, o meglio ha ridotto, tuo padre ad uno straccio che passa le sue giornate sul divano con un plaid sulle ginocchia. Tuo padre. Quello che le uniche volte che hai visto sul divano era quando si vedeva un film con tutta la famiglia o quando ci giocavi insieme da piccola. 

E nonostante i dolori, nonostante la debolezza sfiancante, nonostante tutto, lui non vorrebbe sospendere le cure nemmeno per un periodo breve, perchè ha visto dei risultati, minimi e non definitivi, ma li ha visti. Ha visto il mare e pure se sa che non lo raggiungerà mai perchè non si guarisce da una malattia come la sua, non si guarisce mai, ce l'hanno detto, la si tiene sotto controllo con la chemio, ma non si guarisce, se anche sai tutto questo come si fa a smettere di camminare, anche solo per un secondo si cammina e tu non puoi fare altro che camminargli vicino e dargli una mano quando lo vedi arrancare.

Il coraggio non esisterebbe senza la paura e il confine tra le due cose, a volte, è più sottile di quello che si crede. 

Che poi sai cos'è? Quello che rovina ‘ste ragazze ormai non proprio più ragazze, ma ci siamo capiti, è che a volte sembra che non siano uscite mai dall'adolescenza. Succede anche con gli uomini, eh, sia chiaro. Ma mentre gi uomini rimangono, al massimo, dei poveri babbioni, incapaci di prendersi una responsabilità purchessia e, alla fine, li puoi facilmente mandare a quel paese, con le donne sembra invece che impazziscano, che siano preda di una crisi acuta di non sapere quello che vogliono ma di non saperlo"fortissimo", non so se rendo l'idea.
—  Un amico mi spiega le cose con “tutta la saggezza derivante dal raffreddore e tre birre piccole”.

anonymous asked:

Io credo che l'attrazione sessuale sia ciò che spinge due persone ad avvicinarsi. La persona di cui ci si innamora è anche quella verso cui si prova desiderio, diversamente non credo esista anche l'altra variante, l'amore appunto, che considero una sua derivante. Di conseguenza la mancanza di questo impulso, dovrebbe escludere l'altro. Hai mai pensato che magari questo tuo disinteresse verso il sesso (ammesso che ci sia realmente) abbia della origini ben serie e radicate?

Oh ma PORCODIO ti scolli di dosso che ti ho già friendzonato giorni fa, due fottutissime volte in privato e pubblicamente e adesso non contento vieni di nuovo qui nel mio blog a rompermi i coglioni anonimamente con le tue schifosissime psicoanalisi da due soldi che sono il risultato di un'ignoranza profondissima e di un'arroganza sconfinata. Sai che c'è? Ti ho mandato a fanculo perché sei pesante e solo l'idea sfumata della tua persona mi mette ansia, madonna beata. Ora ti prego mollami.