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"Il bene e il male nella rivoluzione digitale" - SalTO 2014

(fonte it.wikipedia.org)

Oggi al Salone del Libro di Torino si è tenuta una tavola rotonda moderata dalla blogger e scrittrice Domitilla Ferrari riguardante “Il bene e il male della rivoluzione digitale”.
I relatori erano Juan Carlos De Martin (docente del Politecnico di Torino),  Fiorenzo Alfieri (professore e amministratore della città di Torino rispettivamente per un quarto di secolo), Marco Gui (ricercatore all’università Bicocca di Milano e autore di “A dieta di media” edito nel 2014 per Mulino) e Fabio Chiusi (giornalista e autore di “Critica della democrazia digitale. La politica 2.0 alla prova dei fatti” edito da Codice).



La discussione è iniziata con un intervento del professor De Martin che ha analizzato brevemente la storia delle possibili rivoluzioni nell’ambito scolastico poi sfatate.
Si comincia dalla fine dell’800 quando si pensa che la fotografia possa rivoluzionare il modo di insegnare, passando per i primi del 900 con la radio, poi la televisione e infine il digitale.
Comun divisore di queste “papabili rivoluzioni” è non aver cambiato quella che è la base dell’insegnamento: una persona che spiega ad un uditorio.
Questo perché - per il professor De Martin - l’approccio personale permette di comprendere cosa spiegare, quando spiegarlo e quando fare magari una pausa.
Il professore ha ripreso un passo del Fedro già citato all’inizio del suo intervento nel quale si dice che ogni nuovo mezzo presenta dei pregi e dei difetti che devono essere valutati.
Pregio del digitale è sicuramente quello dell’efficienza grazie all’uso del video – presentazioni ppt, video, youtube, lavagne multimediali – che rendono l’insegnamento più efficace e l’inclusione cioè la peculiarità del digitale per la quale si può raggiungere un utente impossibilitato a frequentare le lezioni.
Alla domanda finale su quale fosse la sua dieta digitale – con ampio riferimento al libro di Marco Gui – il professore si è definito un obeso di media.

A seguire è stato il turno di Fiorenzo Alfieri che ha usato come base per le sue riflessioni la rivoluzione che Frenet – pedagogo francese novecentesco – voleva applicare alla scuola del suo tempo per una riflessione su un uso migliore dei media moderni.
Dalla creazione di un giornalino scolastico mensile e alla necessità di penpals, il professor Alfieri ha rinnovato l’importanza che dedica alla scrittura come mezzo di comunicazione e di legame sociale.
Ha espresso l’importanza dell’ambiente in cui si vive ma soprattutto dell’esistenza di ambienti di lavoro dove raccogliere fotografie, ritagli di giornale oggi molto semplificati dall’avvento della rete.
Non esitando a schierarsi fra i “tecnoscettici” ha però infine ammesso che l’avvento del digitale facilita notevolmente lo sviluppo delle tecniche di Frenet.

Marco Gui ha poi srotolato il filo rosso del suo libro nel quale tende a concentrarsi più sui difetti del digitale dato che i pregi sono a tutti ben noti.
In particolare nel libro si sofferma su quattro argomenti:
1. Quantità
Gli utenti han spesso mostrato segni di insoddisfazione perché troppo davanti allo schermo non si sentivano appagati da quello che vedevano ma volevano sempre di più.
2. Qualità
L’utente vuole costantemente una migliore programmazione (nel caso della tv) o post nel caso di blog.
3. Concentrazione
La rete offre continui stimoli per cui lo studente ad esempio non riesce a concentrarsi sulla singola pagina da leggere ma è attratto da tutto il contorno fatto di pubblicità e articoli correlati.    
4. Relazioni
Si limita nelle scuole quello che è l’insegnamento delle materie tradizionali a favore della media education ma tutto ciò è inevitabile.
Ha poi finito il suo intervento rispondendo alla citazione del professor De Martin con la celebre frase di Sant’Ignazio di Loyola per cui il fine giustifica i mezzi.

Infine è intervenuto Fabio Chiusi che ha fatto il punto sulla situazione della politica digitale.
Descrivendo quello del M5S un fenomeno interessante ma basato su un “tecnoutopismo stantio”:la rete sovrana.
Ritiene che per far partecipare il popolo ad una democrazia digitale bisognerebbe finire di prenderlo in giro.
Troppo spesso infatti a suo avviso non si son mantenute le promesse fatte sulla rete alla popolazione o per mezzo di essa.
Per ora la democrazia digitale non può fare grandi passi e in Italia è in una fase di studio.
Bisogna capire se davvero la classe politica vuole o meno una democrazia digitale.
Fin ad ora questa è sempre stata ambigua sulla faccenda.

La conferenza si è poi conclusa con gli autori che si sono prestati alle domande del pubblico e alla firma di diverse copie dei libri.

@matteo_nisi

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“Where is the girl called Esmeralda?

Her flames grow tall and sharp as Fleur-de-Lis!

All Paris burns for Esmeralda,

And still it all comes down to her and me!

These are the flames of Esmeralda,

The flames are singing of Esmeralda,

Just like the Bells of Notre Dame!”

Disney’s The Hunchback of Notre Dame (live-action film)

Quasimodo: Iwan Rheon

Dom Claude Frollo: Benedict Cumberbatch

Captain Phoebus deMartin: Toby Regbo

Esmeralda: Cher Lloyd