dell'oro

Ecco il mio segreto
Anto feat. The Little Prince
Ecco il mio segreto

“Buongiorno…“
"Buongiorno!”
“Sono qui. Sotto al melo.”
“Chi sei? Sei molto carino…”
“Sono una volpe.”
“Vieni a giocare con me. Sono cosí triste…”
“Non posso giocare con te. Non sono addomesticata.”
“Ah! scusa. Che cosa vuol dire addomesticare?”
“Non sei di queste parti, tu. Che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini. Che cosa vuol dire addomesticare?”
“Gli uomini hanno dei fucili e cacciano. É molto noioso! Allevano anche delle galline. É il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No. Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?”
“É una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami.”
“Creare dei legami?”
“Certo. Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saró per te unica al mondo. La mia vita é monotona. Io dó la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perció. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sará illuminata. Conosceró un rumore di passi che sará diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fará uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiú in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me é inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo é triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sará meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che é dorato, mi fará pensare a te. E ameró il rumore del vento nel grano… Per favore… addomesticami!”

*

“Piangeró…” 
"La colpa é tua. io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“É vero.”
"Ma piangerai!”
“É certo.”
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno… il colore del grano. Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua é unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regaleró un segreto.”

*

"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente. Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora é per me unica al mondo. Voi siete belle, ma siete vuote. Non si puó morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, é piú importante di tutte voi, perché é lei che ho innaffiata. Perché é lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché é lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché é lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché é la mia rosa.”

*

"Ecco il mio segreto… É molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale é invisibile agli occhi.” 
"L'essenziale é invisibile agli occhi…”
“É il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosí importante.” 
"É il tempo che ho perduto per la mia rosa…”
“Gli uomini hanno dimenticato questa veritá. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa.”
“Io sono responsabile della mia rosa…”

( to my family, with love )

Questa è la leggenda più affascinante sul girasole…

“Clizia era una giovane ninfa, innamorata persa del Sole, pertanto lo seguiva tutto il giorno mentre lui guidava il suo carro di fuoco per tutto l'arco del cielo. Il sole, dapprima fu lusingato e un pochino intenerito da quella devozione… credette di esserne a sua volta innamorato e decise di sedurla cosa non difficile per lui! Ma ben presto il Sole si stancò dell'amore di Clizia e le diede, come suol dirsi… il benservito rivolgendo altrove le sue attenzioni. La povera ninfa pianse ininterrottamente per nove giorni interi. Immobile in mezzo a un campo, osservava il suo amore attraversare il cielo sul suo carro di fuoco. Così, pian piano, il suo corpo si irrigidì, trasformandosi in uno stelo sottile ma resistente, i suoi piedi si conficcarono nella terra mentre i suoi capelli diventarono una gialla corolla; si era trasformata in un fiore bellissimo color dell'oro… Il girasole… Ma anche nella sua nuova forma la piccola ninfa innamorata continua tuttora a seguire il suo amore durante il giro nel cielo”.

Volete sapere perché amo così tanto i girasoli? Beh, facile. Il girasole è un fiore vitale, un fiore che sprigiona forza e potenza, un …fiore dallo stelo forte e robusto… capace di superare anche i due metri di altezza. Un fiore che si contraddistingue per la sua semplicità disarmante… è lui il fiore che guarda in faccia il sole. Non ha paura, è fiero di sé, ama senza pregiudizi, senza vergogna, con tenacia va avanti anche se non si sente sempre apprezzato. Piange per amore se necessario ma non abbandona il sole, non lo tradisce anche se viene tradito dal sole stesso perché di notte scompare dietro un orizzonte impalpabile. Il sole non ama quando c'è la nebbia, quando c'è foschia, quando piove, ma il girasole sì. È un fiore dalle origini misteriose, legate a tradizioni millenarie, ma soprattutto è il simbolo della bella stagione e dell'estate: sarà per i suoi colori accesi ed estivi, sarà per la sua misteriosa vocazione a seguire sempre il sole, volgendo magicamente la corolla in una posizione di rispetto e venerazione.

Ora io dico… la persona giusta saprà cosa fare al momento giusto… saprà che le rose, sì, sono belle… romantiche, ma il girasole, il girasole aspetta il momento giusto per mostrare la sua bellezza!

Una notte sveglia a pensare che avrei voluto passarla con te, che avrei dovuto continuare a lottare per te, per dimostrarti fino a quale punto davvero può arrivare il mio amore per te. E questo messaggio è come una spiegazione, l'ultima prima di sparire per sempre, perché se tu non hai voluto me può essere solo colpa mia. Ho scelto te nei miei mille incubi peggiori, ho scelto te quando scappare sarebbe stato facile, ma ho scelto di restare milioni di volte e l'ho sempre fatto pensando a te e non a me. Fin dalla prima volta che abbiamo parlato ho creduto che io e te meritassimo di più, che meritassimo un fuoco che ci bruci dentro e ci fonda insieme per non lasciarci mai andare. Hai visto la me più felice che sia mai stata e hai visto come sprofondo nell'oblio, ma riesco a tirarne fuori una mano per non farti scappare da me. Hai visto i giorni in cui sono più forte, in cui sono stata in grado di tenere stretti a me i tuoi demoni e i miei, facendoli diventare amici. Ti ho visto crollare con lo stesso rumore delle fronde al vento, quasi un sussurro, ma che nella mia testa suonava come un uragano. Le mie braccia ti hanno circondato e ti ho giurato che le cose sarebbero andate meglio prima o poi, non sono mai stata così seria. Una piccola me ha sempre fatto tutto pur di essere sempre al tuo fianco, anche quando mi hai cacciato dalla tua camera. È stata la prima volta che ho sentito che il mio cuore ferito a morte. Ho pianto tanto e il giorno dopo sono tornata da te e ti ho perdonato. Ti ho perdonato per quello, per la notte di Natale, per non avermi risposto tutto il primo dell'anno, per tutte le volte che ti sei dimenticato di me e io mi dimenticavo di me stessa. Ho raccolto ogni volta i miei cocci, li ho incollati con dell'oro fuso come fanno in Cina con i vasi, valorizzano qualcosa che era rotto, perché è un oggetto con una storia. E la nostra storia, questi passi che abbiamo percorso insieme, li porto con me nelle cicatrici, nelle parole scritte su Word, nelle mille sigaretta che fumo se tu non ci sei, se tu smetti di esistere nella mia vita come mio passato, mio presente, mio futuro. Se ti piace un fiore lo strappi, se lo ami lo innaffi e lo curi. Tu eri il mio fiore, lontano da me perché non ti ho mai voluto strappare, ma ti ho curato con più amore di quanto pensavo potessi essere capace. Ed è arrivato il mese, il mese più duro della mia vita perché le tue parole dovevano diventare fatti, ma non lo sono mai diventate. E io ogni giorno mi trovavo per terra a piangere, ormai pronta a dirti “addio”, perché tu non hai mai pensato davvero a un “noi”. Ma se per disgrazia fossimo finiti insieme? Saremmo stati felici, Dio, se saremmo stati felici. Ti avrei amato con la stessa intesità della corrente e saresti stato il sole del mio piccolo e insignificante universo. Sarei forse anche stata meglio, ma non è un peso che ti voglio lasciare. Ho fatto tanto per te e non me ne sono pentita, ma tutto questo è sempre stato più grande di entrambi. Voglio davvero per l'ultima volta spiegarti quanto io sarei stata in grado di amarti e quanto ancora il mio amore è in grado di resistere alla pioggia. Ogni giorno è stato più difficile del precedente e ogni momento più complicato, ma sono sempre andata avanti per te e per me, perché l'amore è ciò che spinge a scalare montagne, attraversare oceani, combattere contro le idee di tutti e il proprio buonsenso. Non c'è cosa che non farei per te, perché sono ancora qui, perché voglio ancora te e aspetterò fino alla fine dei miei giorni se è necessario. Ho dato più di una possibilità a questo “noi”, ho dato tempo e ne darò ancora tanto. Io ti amo, non voglio, non posso e non riesco a non averti nella mia vita. Tu te la senti?
—  11:57 03/02/17
Della sapienza dei greci

Ieri sera sono stata al Teatro Romano a sentire Umberto Galimberti parlare dei greci e, in sostanza, di quanto affrontassero la vita in maniera diversa rispetto a noi cristiani (o occidentali che sia, perchè atei, agnostici, credenti, volenti o nolenti oggi siamo tutti cristiani nell’impostazione mentale che permea il nostro vivere). L’incontro era previsto da tempo, ma per un pizzico di fatalità è capitato in una sera in cui ne avevo particolarmente bisogno. Pioveva, eravamo pronti, per chi frequenta gli eventi serali nelle estati veronesi è ormai luogo comune.
Raccolgo qui alcuni frammenti di quanto è stato detto ieri, ovviamente saranno modellati dal mio ricordo e filtro di interpretazione, ma tant’è.

Noi cristiani viviamo il tempo in linea retta, come passato presente e futuro che si susseguono,  in ogni ambito, dalla scienza alla fede. Nel passato c'è il peccato, la malattia, l'ignoranza, nel presente c'è la ricerca, l'analisi, l'espiazione, mentre il futuro è visto sempre in maniera ottimistica: lì stanno l'innovazione, la guarigione, la redenzione. Questa spinta sempre ottimistica ci ha permesso di diventare la civiltà più evoluta e che meglio ha dominato la tecnica. Oggi forse stiamo perdendo questa visione del futuro. Forse siamo vicini alla fine del Cristianesimo, e con esso dell’Occidente come lo conosciamo.

Per i greci il tempo era ciclico, l'età dell'oro era passata da tempo, da allora in avanti si prospettava solo una lunghissima decadenza, che avrebbe chiuso il cerchio (forse noi siamo al punto più basso della decadenza, ma questa è un'opinione).

Per i greci la ricerca della felicità partiva da questo presupposto: conosci te stesso, ovvero conosci il tuo demone, e per demone possiamo intendere la tua inclinazione, l'essenza, la vocazione se vogliamo usare termini religiosi. Quindi realizzalo. Ma secondo misura! Oggi si fatica a conoscere sè stessi, e si cerca di realizzarsi senza tenere conto dei propri limiti, in un mondo in cui tutto ci viene presentato come possibile, in cui ogni vetta è potenzialmente raggiungibile (questo pensiero mi sembra molto americano). Tale convinzione funge da forte spinta per il miglioramento di sè, ma è anche motivo di grande frustrazione e incapacità di accettare il fallimento.

Per i greci il concetto di Io non esisteva, esisteva il concetto di anima, ma l'individuo aveva senso solo nel contesto della collettività. L'individuo era parte della Natura, che non è maligna, ma grande Indifferente (ha citato pure Leopardi, il mio poeta del cuore), che agisce unicamente per il perpetuarsi della specie,e non per la realizzazione del singolo. Questa necessità di autorealizzazione, questa percezione di un Io gigante attorno a cui facciamo ruotare le nostre vite, è un puro accidente, un errore nel processo di generazione della natura. Insomma l’autocoscienza è un fottutissimo bug nella rete dell’universo. Di fronte alla schiacciante consapevolezza dell'insignificanza della propria esistenza ( CI SIAMO GRETA), il pensare e l'agire acquisiscono tutto un altro significato. Il dolore non ha senso, non si permea di significato come nell'immaginario cristiano (dove è espiazione, è punizione, dove viene messo in scena in maniera quasi teatrale), ma fa parte della vita tanto quanto la gioia ed è inutile continuare ad interrogarsi sul suo senso. Non c'è dio a cui chiedere perchè. Si vive, si metabolizza, poi passa. Questa è la dimensione della Tragedia.

In grecia nacque la democrazia, di cui oggi ci facciamo paladini ed esportatori, ma teniamo ben presente una cosa: democrazia non è votare, votare è scegliere i capi. Democrazia è realizzazione del bene della collettività, è costruzione delle pari opportunità, nello studio, nel lavoro, in ogni scelta personale. Noi andiamo a votare convinti che lì si esaurisca il nostro ruolo nella democrazia, ma ci dimentichiamo di cosa realmente significhi.

Ecco, per chi mi conosce, come potete immaginare, io a questo punto ero piena di entusiasmo e illuminazione, ma mi stavo chiedendo: “chissà se parlerà anche d'amore..” E a quel punto ha iniziato a parlare d'amore. Di Eros, che è figlio di Penìa, una vecchia stracciona che raccattava il cibo dai banchetti, e Poros, che potrebbe tradursi con via (insieme: la via per uscire dalla povertà, ovvero dalla mancanza). Hanno fatto l'amore sotto il tavolo e nè e nato Eros, che è  in tutto per tutto simile alla madre. Ha raccontato anche il mito che forse tutti conosciamo: una volta l'uomo era una palla rotonda (questa immagine mi fa un po’ ridere) che rotolava, poi è arrivato non mi ricordo chi che ci ha divisi, e da allora continuiamo a vagare cercando noi stessi nell'altro. No scherzo quest'ultimo pensiero l'ho aggiunto io.

Una cosa bella che ha detto dell'innamoramento è: vi siete mai chiesti perchè non vi innamorate di tutti?

Premessa: l'amore è follia. Ho dimenticato la parte in cui spiegava del fatto che i greci ad un certo punto avessero deciso di salvarsi con la Ragione (in questo sono molto greca), ma che la ragione deve sempre convivere con la nostra follia interiore. È follia il sogno, dove mancano i principi di non contraddizione, di unicità dell'io, di continuità dello spazio tempo, di causa ed effetto. È follia l'amore, il perchè credo lo sappia dentro di sè chiunque abbia veramente amato. L’amore è follia e la ragione può controllarlo fino ad un certo punto.

La cosa bella che ha detto è questa, non esattamente con queste parole: ci innamoriamo di chi riesce ad intercettare il valore della nostra follia interiore e decide di aprirci le porte per le cantine della sua anima, dove si discende insieme, per conoscere l'altro, ma soprattutto sè stessi, la propria follia.

Ho pensato che è vero, ma forse non sempre, perchè una volta ho intercettato la follia di qualcuno che era come me, ma non l'ho amato. Mi sono chiesta cosa sia successo la volta che ho amato e mi sa proprio che è successo che mentre scendevo nelle cantine mi sono inciampata sulle scale e sono ruzzolata giù fino in fondo. Sono ancora là, solo che adesso hanno chiuso la porta. Sto cercando una via d'uscita da questa follia.

Ogni tanto soffro, come ieri, ma mi faccio abbracciare dalla mia consapevolezza.

Se fossi nata in Grecia mi sarei chiamata Athanasia.

Ricordatevi sempre di chi vi è stato vicino quando tutto andava storto.
Ricordatevi di chi c'era quando nessun'altro sembrava accorgersi che avevate bisogno di aiuto. Ricordatevi di chi vi ha strappato un sorriso e vi ha dato la forza di andare avanti. Ricordatevi di chi stava peggio di voi ma ha messo il vostro benessere prima del suo. Ricordatevele queste persone. Ricordatevele perché a volte ci si scorda di chi ci ha fatto del bene, a volte ci si scorda di chi c'era quando sembravamo invisibili al resto del mondo, a volte ci si scorda di chi ci ha aiutato..
Ricordatevi sempre che se mai nella vostra vita qualcuno vi è stato vicino in un brutto momento, quel qualcuno è più prezioso dell'oro.
Ricordatevi che quel qualcuno va tenuto stretto, perché in un mondo pieno di egoismo e ipocrisia, è raro trovare una persona che si accorge del nostro dolore soltanto guardandoci negli occhi.
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[Vincent Van Gogh, Wheatfield with Partridge / Ears of Wheat / Wheatfield with a Reaper]


«La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…»
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
«Per favore… addomesticami», disse.
[…]
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
«Ah!», disse la volpe, «… piangerò».
«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…»
«È vero», disse la volpe.
«Ma piangerai!» disse il piccolo principe.
«È certo», disse la volpe.
«Ma allora che ci guadagni?»
«Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano».

Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe

Vorrei essere della vecchia generazione. Vorrei essere nata quando si combatteva per il popolo, per il prossimo, per un ideale, non quando si litiga perché una persona ti ha cancellato dagli amici di Facebook. Vorrei essere nata quando c'erano i film in bianco e nero, quando c'era spazio per i sogni. Vorrei essere nata quando i cellulari non esistevano, quando se amavi qualcuno dovevi avere il coraggio di dirglielo in faccia, non attraverso una chat. Vorrei essere nata quando la musica cambiava il mondo, non quando è il mondo a cambiare la musica. Vorrei essere nata quando un sorriso valeva più di una ricarica. Vorrei essere nata quando a calcio si giocava per passione, non per soldi. Vorrei essere nata quando le situazioni erano difficili e le persone unite, non quando le situazioni sono facili e le persone distanti. Vorrei essere nata quando si conosceva la fame, non quando si contano i “mi piace” di una foto. Vorrei essere nata quando i bambini avevano ancora un'infanzia. Vorrei essere nata quando la felicità si trovava nelle piccole cose, non nei regali costosi. Vorrei essere nata quando la mattina ci si alzava con la consapevolezza che i sogni erano più preziosi dell'oro, quando avevi la consapevolezza di poter contare su qualcun altro, quando avevi la consapevolezza di poter sperare in un futuro migliore. Vorrei essere nata quando il mondo era nelle tue mani, non quando sei tu nelle mani del mondo. Oggi, diventiamo quello che il sistema vuole vederci diventare, oggi siamo la massa che si muove verso il nulla, oggi siamo quelli che in questo spettacolo chiamato evoluzione fanno da comparsa. E’ per questo che vorrei semplicemente essere nata. Perché qui, oggi è come se non si nascesse più.

Sapete quando dicono che la felicità sta nelle piccole cose?
Forse ho capito cosa si intende.

Si intende che è difficile, se non impossibile, poter dire “io sono felice”.
Si può dire “sto bene”, “non mi lamento”, “ho una bella vita”.
Ma la felicità vera, quella non è roba da tutti i giorni.
Sta nelle piccole cose.
Un messaggio. Non te lo aspettavi mica, quella era una serata piatta e dovevi vederti un film da solo. Eri tranquillo, un po’ stanco ma tutto sommato stavi bene, con tutto il piano che ti eri programmata per la serata.
Senti vibrare il telefono e leggi il suo nome. Ti ha scritto. Ti vuole vedere perché le manchi. E così il giorno dopo vi vedrete.
La vedi la differenza? Prima stavi bene, poco dopo se felice.
Sta nelle piccole cose.
Sta in quelle quarantanove lettere su un display, che da sole non significano proprio un bel niente ma messe insieme valgono più dell'oro.
E tutto d'un tratto ti senti al ventesimo cielo, stai bene, accendi la tv ma sei così distratto che non capisci niente del film.
Non è che tutti i tuoi problemi sono scomparsi, la verifica di matematica non è scomparsa e la profe sarà un po’ stronza come sempre, non è che tutto ora è ok, ma è come se lo fosse.
Più che altro, non te ne frega niente.
Porco cane, ti ha scritto, ti vuole vedere, ti vedrà, la vedrai, cosa te ne frega di tutto il resto?
Cosa conta?
Per una sera non vuoi più studiare e avere un lavoro, ma desideri di poter vivere la vita alzandoti e baciandola sul collo.
Non è felicità, questa?
Lo è, lo è.
E quando cominci a pensare che potrebbe finire, sta già finendo.
Ma per una sera, forse anche meno, sei stato felice.
E’ bastata una piccola cosa.
E’ bastato un sms.
Che in realtà era molto più di un sms.
Era la tua piccola felicità.

piccolo sfogo.

E scusami se a volte sono così, che sembra che non me ne importi di nulla, quando invece già dentro sono morta.
E scusami se magari ti dimostro la mia strafottenza nei tuoi confronti, ma sappi che quando dico “Vattene” l'unica cosa che voglio è che tu resta.
Si, devi restare. Con me.
Te l'ho sempre detto che io senza di te non vado da nessuna parte.
Quando mi hai detto “Sto piangendo”, mi sono sentita malissimo, mi sono sentita vuota, mi sono sentita una persona cattiva.
Come ho potuto ridurti così? Addirittura a farti piangere?
Non so come tu riesca a sopportare un comportamento del genere, fossi al tuo posto avrei detto “Vaffanculo” ed io proprio per questo ti sono grata.
Ogni giorno mi dimostri sempre di più quanto tu ci tenga a me, quanto io per te sia importante.
Ti giuro che tu per me vali più dell'oro di questo mondo.
Sono sempre in cerca delle tue attenzioni perché tu sei l'unico che sa rendermi davvero felice, ma ti giuro, una felicità che non provo con nessuno se non con te.
Cerco sempre dimostrazioni da te,abbracci,baci,carezze e mi lamento del fatto che tu non mi pensa.
Ma la verita è solo una:il vero problema sono io.
il vero disastro sono io,non tu.
quella di troppo sono io.
quindi scusami se a volte me la prendo con te, sopportano anche in queste circostanze.
Cerco sempre tanto da te, quando io non ti ho mai dato nulla.
E giuro che mi impegnerò di più a portare avanti il nostro rapporto.
Ti ho promesso che resterò sempre al tuo fianco e che non me ne andrò mai, e io le promesse le mantengo,sempre.

E se un giorno tu ti scocciassi di me, farai bene. Perché si. Me lo merito. Dovrò meritare di piangere per tr, di star male per te, di vederti sorridere con qualcun'altra che non sarò io, dovrò vedere la tua vita continuare senza di me, dovrò passare giorni,mesi,settimane senza vederti. Ma se un giorno ti venisse in mente di me, se un giorno tu volessi ritornare, io ci sarò. Io ti aspetterò. Perchè aspettarti ne varrà sempre la pena,giuro. Non avrei mai pensato di incontrare una persona che mi avrebbe dato tutto ciò di cui avevo bisogno, che sapesse restare nonostante le mie paranoie, i miei mille problemi, le mie incazzature improvvise, il mio carattere. Però ora sto capendo che tu sei una di quelle poche persone che non si incontrano facilmente e che io sono fortunatissima ad averti al mio fianco e farò di tutto per non litigare più, per rafforzare sempre di più tutto ciò, per continuare ad andare avanti senza più fermarci. Se immaginassi di vivere una vita senza di te, sarebbe quasi impossibile e quando immagino, spero sempre che sia solo un brutto sogno,un incubo. Immaginare una vita senza che tu mi manda il buongiorno, o la buonanotte, o che mi dica “Sei la mia principessa”, “Sei la più importante di tutti”, “Meriti tutto”. Immaginare una vita senza più i tuoi abbracci, baci, carezze, morsi, passeggiate mano nella mano. Immaginare una vita senza sentire la tua voce, scherzare e ridere con te, prenderci in giro e litigare per poi fare la pace. Io non potrei mai accettare una cosa del genere. Se un giorno dovesse accadere tutto ciò, sarò io che mi prenderò le responsabilità di tutto ciò, sarò io la colpevole e ne assumerò le conseguenze. Sto scrivendo tutto ciò con le lacrime che mi stanno quasi per rigare il viso e un nodo in gola. Perdonami,non volevo ridurti così. Dimmi che resterai sempre e che non te ne andrai mai. Sei l'unica cosa di cui ho bisogno e come dici tu “Ho solo te”,perchè è vero, siamo soli e ci completiamo. Resta, non andare via. Resta, è solo colpa mia. Non andare via.