del-neri

anonymous asked:

il rapper più bravo nella scrittura? e perché?

Penso Marracash.
É anche quello con più contenuti.

Il perché te lo scrivo attraverso i suoi testi:

“La gente ha la memoria corta e la lingua lunga, 24 volte me ma la musica è 8 volte più brutta, e dire che è solo autocelebrazione è come guardare una natura morta e dire che é soltanto frutta.”

“Ci sfoghiamo su noi stessi perché quelli che vorremmo veramente son protetti dalla legge, se il ministro é di giustizia e la giustizia è inesistente è più corretto dire ministro del niente.”

“Bianchi, gialli, neri, tutti sanguinano rosso.” “Dai dimmi ancora che sono pesante quando inizio con sti discorsi, che chissene sbatte, da dove vengo è più importante sapere incassare che darle, io preferisco incassare ed andarmene. In mezzo a certi personaggi, esserei umani marci, Dio lo preferisco quando fa i paesaggi, dentro lucide macchine, questi lucidi palchi che fanno splendere me ma mettono in ombra gli altri. Asseconda i tuoi amici, vedi dove ti porta, già ti vedo che fingi che ti accontenti per forza, non sarei così noioso se non mi sentissi così solo, che ci faccio qui? Cosa c'entro con loro? ” “Onestà, onestà insegnano ai licei, onestà, la stessa che ha fottuto i miei.” “Ed eravamo tutti amici prima dei contratti, prima dei soldi, ma chi cambia son quelli che non li han fatti.” “È proprio dove niente luccica che vedo l'oro.” “L'Italia perde il PIL ma non il vizio, si chiudono più affari nei salotti che in ufficio.” “Ho scelto di levarmi, di elevarmi, di non allearmi, di allerviarvi il viaggio, e dopo anni dirvi alle armi.” “C'é già stato il risorgimento ora ci serve una ressurezione, la costituzione danneggia la mia costituzione.”
Occhi neri piú neri del petrolio di notte,pupille spalancate di chi ne ha viste troppe,avevo chiesto una mano me le hanno legate entrambe.
—  Mondo Marcio
La tua voce, bella donna, così gentile, sospirata, delicata, sbatte le finestre del mio desiderio, incendia i quadri neri del mio manicomio, e ti metterei in bocca parole ardenti, sconce, ai limiti della depravazione, e ti metterei addosso mille mani, ti amerei con mille cuori, mille volte in un solo bacio, mille baci, mille spietati amori, meravigliosamente folli e brevi.
—  Luigi Mancini
Cos’ho? Ho dei tagli sul viso, sì, ma io cos’ho?
Che se sanguino rido, mi sciolgo un po’… Tanto non sento niente.
Io, cos’ho? Sembra aver già deciso, ma proprio non so mescolarmi al sorriso di chi più non ho… Tanto non sento niente.
Parlo con te, sempre, anche se tu sei assente.
Quelli non dicono niente, solo un silenzio assordante.
Muoio con te, sempre, vivo di te tra la gente, quelli che parlano, parlano, parlano ancora.
E non resta più niente, proprio niente del cielo che abbiamo perso rubandoci i pezzi più neri, più neri del nero, e ora più niente.
C’è una stella cadente, ma era l’ultima già e schiantandosi precipita sulla mia pelle, lasciando un pozzo infinito, dove tutto è finito, per sempre finito, nel fondo più fondo della libertà. 
Che farò se questi tagli sul viso, ancora, io ce li ho? E di rosso vestita negli occhi sarò… E ancora tu niente.
Io non ho, non ho, non ho, l’obbedienza di chi è sparito già da un po’. Se dipingi un paradiso io lo distruggerò.. così, tanto per niente. 
Parto da te, sempre, per tornare a essere niente,
finisco a te sempre, analizzando la gente, e non ha più senso quel niente, quel che rimane ancor niente, e quelli che parlano, parlano ancora, e poi parlano.
E non resta più niente, proprio niente del senso che abbiamo perso, nei gesti di un altro che non fa più testo, e intanto ci uccide e non lascia resto. 
E non resta più niente, nient’altro che niente, e il tetto lo abbiamo perso, e ormai piove a dirotto su mobili e teste, allagando speranze che affogano lente nuotando nel niente, nuotando nel niente, 
io nuoto nel niente,
tu nuoti nel niente, 
della libertà.
— 

Malika Ayane, Niente.

Lo sai quanto ti voglio?
Al punto che mi scoperei tua madre,
cercando tratti a te simili,
segni a te riconducibili.

Ti voglio, frutto del mio sognato,
culla del quarto lunare, brezza,
sevizia dolce e crudele, amabile,
portatrice di vento sui fiori. 

Ti voglio come si vuole la morte
nel letto delle sofferenze terminali.
Ti voglio come il prete la fanciulla,
come la croce vuole il sangue. 

Ti voglio, arpa del pensiero poetico,
farfalla triste dei miei fiori neri,
parola del silenzio, musica del buio,
canzone universale, amata, musa!
 
Ti voglio come il mondo vuole il danaro,
come l’avaro custodisce il suo oro,
come il vino la mente del poeta,
come il poeta la comprensione totale.

—  Luigi Mancini
Es muy muy horrible ponerte a recordar, cuanto querías a esa persona, o cuanto te dolía cuando fallaba por que aún había cariño, pero después de tantas fallas, llega un punto donde aunque quiera ya no siento la necesidad de seguir ahí, que aunque era mi sueño una vida juntos no sienta la necesidad de seguir soñando con esa persona, que aún que quisieras, ya no puedes, y para mi es realmente triste, es como una derrota muy grande, pero que me dejo buenas y malas experiencias, pero insistió es horrible ya no sentirse así.
—  Vaeske.