del brutto

«Pensavo che se continuavo a stare lì mi sarei suicidato.»
«Perché? Che cosa c'era di tanto brutto da farti pensare una cosa del genere?»
«Gliel'ho detto. Non è stata una cosa sola, o due, o venti. Sono state un milione. Tutto. Ogni momento era una sofferenza. Ho odiato ogni momento.»
—  Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile
C'è del bello e del brutto in ognuno di noi. E’ la parte che prevale, che fa la differenza.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)

perché hai avuto un’istruzione classica.
Io sono brutto perché associo le corde del pianoforte allo strangolamento.

Tu sei bella perché ti fermi a leggere gli avvisi nelle vetrine dei giornalai, di cani persi e gatti scomparsi.
Io sono brutto per quello che ho fatto a quella medusa con uno stecco di leccalecca e una grossa pietra.

Tu sei bella perché per te il garbo è istintivo, non una campagna di marketing.
Io sono brutto perché la disperazione non si può nascondere.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché credi nelle coincidenze e nel potere del pensiero.
Io sono brutto perché ho dimostrato che Dio è un’impossibilità matematica.

Tu sei bella perché preferisci la minestra fatta in casa a quella che si compra.
Io sono brutto perché una volta a una cena ho difeso l’aristocrazia e non ero neanche ubriaco.

Tu sei bella perché non sai usare il telecomando.
Io sono brutto per la televisione satellitare e le notizie 24h su 24.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché piangi ai matrimoni e anche ai funerali.
Io sono brutto perché considero i bambini un’altra specie di un mondo diverso.

Tu sei bella perché ti stanno benissimo tutti i colori rosso compreso.
Io sono brutto perché concepisco lo shopping solo per l’acquisto di beni materiali.

Tu sei bella perché alla tua nascita pianeti non scoperti hanno fatto la fila per sbirciare sopra la culla lasciando ai tuoi mini-piedini doni di gravità e luce.
Io sono brutto perché dico “amore a prima vista” è solo una forma di identità fraintesa, e che la più umana delle reazioni è gongolare.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché non hai mai visto l’interno di un autolavaggio.
Io sono brutto perché chiedo sempre la ricevuta.
Tu sei bella perché invii una scatola di scarpe al terzo mondo.
Io sono brutto perché ricordo i numeri di telefono delle mie ex
e l’anno di nascita di Schubert.

Tu sei bella perché hai sponsorizzato un pappagallo in uno zoo.
Io sono brutto perché quando sospiro è come il lento crollo di un tendone di circo.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché puoi indicare un uomo in divisa e ridere.
Io sono brutto perché in una vita precedente ero una talpa della polizia.

Tu sei bella perché bevi un litro d’acqua e mangi tre frutti al giorno.
Io sono brutto perché seguo il principio che un pasto senza carne è come una bella donna senza un occhio.

Tu sei bella perché non consideri l’amore una gare e sai perdere.
Io sono brutto perché ho baciato la Coppa d’Inghilterra e l’ho alzata alla folla.

Tu sei bella per un solo ranuncolo nell’asola del tuo cardigan.
Io sono brutto perché ho detto che la Donna più Forte del Mondo era un culturista travestito.

Tu sei bella perché non potresti vivere in un faro.
Io sono brutto perché faccio le ombre cinesi davanti alla lampada così quando i capitani dei natanti in difficoltà guardano vedono le orecchie di un coniglio, o l’occhio di una volpe, o le gambe di un cavallo nero al galoppo.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Simon Armitage

Ed è brutto addormentarsi con troppi pensieri.
Mi chiedo sempre di sta vita cosa ci rimane Ma è ancora peggio alzarsi con più domande di ieri.

anonymous asked:

Cosa si prova ad essere innamorati ?

Adesso ti posto l’ultima lettera che ho scritto al mio ex, perché penso che in queste parole sia racchiusa la risposta alla tua domanda.

13/12/15

Ricordo che un anno fa ci mettemmo insieme, e adesso non abbiamo nulla da festeggiare.
Ricordo molto bene quella giornata, ricordo che ti ho fatto ascoltare ‘te robaré’ dicendoti che aspettavo di dedicarla alla persona giusta, ricordo che alla fine della canzone ti ho fatto chiudere gli occhi e ti scrissi ‘mio’ sulla mano, e ti dissi che dal quel momento stavamo insieme.
Ricordo ancora i tuoi occhi, tutti i baci dati quel giorno, ricordo che nel mondo c'eravamo solo noi e che rimanemmo chiusi nel parco, e che io trovai il modo di uscire.
Ricordo la canzone che mi dedicasti, ricordo che sembrava di stare in un libro e che anche io avrei voluto leggerlo con te.
Così ci siamo messi a scriverlo, ma poi tu lo hai fatto finire così all'improvviso e nel modo più brutto del mondo.
Davvero volevi questo?
Davvero non volevi più nemmeno un mio bacio? Davvero non volevi più svegliarti accanto a me, vivermi?
Davvero?
Ricordo quando ci siamo conosciuti, quando andai in ospedale e nonostante parlavamo da pochi giorni, mi facevi compagnia giorno e notte.
Ricordo che piano piano le cose stavano sempre crescendo.
Ricordo la nostra prima uscita, il nostro piccolo primo bacio, l'orsetto, il primo di tanti regali.
Ricordo il nostro secondo bacio, vero, e anche lì mi avevi chiesto il permesso di farlo.
Ricordo che poi mi hai chiesto se ero tua mentre stavamo abbracciati ed io annuii con la testa e anche se faticai per farlo, io lo sapevo già dal primo giorno.
Ricordo quanto tremavo e stavo in ansia prima di vederti.
Ricordo il tuo cuore che batteva velocissimo quando mi vedevi.
Ricordo la prima volta che mi hai chiamata ‘amore’, e la prima volta in cui ti ci ho chiamato io.
Ricordo la mia prima lettera, e la sorpresa dell'ovetto con scritto che mi stavo innamorando di te.
Ricordo che quella notte fu la prima di tante in cui dormimmo insieme e in cui ci sono stati i primi momenti di intimità.
Ricordo i nostri corpi seminudi, il mio imbarazzo iniziale, e poi ricordo che i vestiti non me li sarei più messi.
Ricordo il giorno del tuo compleanno, la sorpresa, la colazione, i fiori, e Ted che stava tutto stropicciato nel letto e a me vennero gli occhi lucidi.
Ricordo tutti i viaggi fatti in metro per te, e tutte le volte che era difficile staccarsi.
Ricordo i morsi sulle labbra fino a farle nere, i succhiotti, i nostri sguardi, il mio avere sempre caldo quando stavamo insieme.
Ricordo il tuo primo ti amo, quello vero, a quel parco orrendo a Lepanto dove ti avevo portato io.
Ricordo che mi stava venendo da piangere, ricordo che ero la persona più felice del mondo.
Ricordo che di lì a poco sei venuto per la prima volta a casa mia.
Ricordo la prima volta a casa tua, quanto mi vergognavo e quanti baci in camera tua ci siamo dati.
Ricordo che ogni volta che ti baciavo qualcosa in te si svegliava.
Ricordo i pomeriggi passati da me e quelli passati da te, quelli passati con i tuoi amici, quelli in giro, quelli passati a farci le coccole sul mio letto, quelli a parlare e quelli a studiare.
Ricordo il tuo segreto, ed il mio.
Ricordo i miei mille progetti che purtroppo sono destinati a restare carta su questo piccolo quaderno.
Ricordo la nostra prima litigata, la prima volta in cui ti sei sentito male, la tua sorpresa, l'anello, la cena, il tuo dimostrarmi che mi amavi, il mio cominciare a fidarmi di nuovo.
Ricordo quando sei partito per Dublino e sono venuta da te quel venerdì, ricordo che stavamo guardando la TV, ed io avrei voluto dirti che in quel momento lì, con te appoggiato sulle mie gambe ed io che ti toccavo i capelli, avrei voluto fare l'amore con te.
Ricordo che quella sera siamo andati un po’ oltre.
Ricordo quando ti ho fatto quella cosa della collana, dei tre baby, femmina, maschio, maschio come i miei e che rimasi senza parole perché mi stava venendo da piangere.
Ricordo che tu eri il mio baby.
Ricordo quanta voglia di viverci e di averci c'era, ricordo il mancarsi in modo incondizionato.
Ricordo che al mio compleanno non c'eri perché stavi ad Amsterdam, ma che quando sei tornato avevi tante cose per me ed una lettera.
Ricordo che non volevo leggerla con te, perché sapevo che avrei pianto come una bambina ed infatti così è stato.
Ricordo tutte le lettere cartacee e non che ti ho scritto, i messaggi che ti ho mandato nel  bel mezzo della notte.
Ricordo il tuo primo tatuaggio, ricordo che mi scrivesti ‘ti amo’ sul telefono nonostante stavamo a venti centimetri di distanza.
Ricordo il concerto di Fabrizio Moro, la sera stanchi nel tuo letto ad amarci.
Ricordo i palloncini che ti ho fatto, quello con i cuori dentro e quello con scritto 'baby boy’.
Ricordo la sorpresa che ti ho fatto a quello che ormai avevo definito 'il nostro parco’, ricordo lo striscione, la musica, la tua mano stretta nella mia, le tue lacrime, i tuoi baci e i tuoi lunghi abbracci.
Ricordo il nostro stringersi, il voler stare l'uno nelle braccia dell'altro fino a voler essere una persona sola.
Ricordo che volevo tanto fare l'amore con te, la mia prima volta, e anche la tua, quella fatta con il cuore.
Ricordo i cinque giorni che passammo insieme, ricordo il campo avventura, noi sudati ma felici.
Ricordo i giri in macchina, la tua mano che toccava le mie gambe e il  tuo sguardo che incontrava il mio.
Ricordo che volevi che io fossi l'ultima, che avevi fatto un patto con te stesso, che mi avresti voluto sposare, che avresti voluto tutti e tre i baby, che avresti voluto passare la tua vita con me, e che anche io lo avrei voluto.
Ricordo che mi dicevi che io ero l'unica che sapeva come trattarti e l'unica che ti ha capito ed accettato.
L'unica che hai amato davvero e spero che in un futuro non rinnegherai nulla di noi e di questo amore.
Ricordo che sono l'unica che ti ha fatto sentire amato, l'unica che ti ha portato in alto come gli aereoplani.
L'unica con cui tu sei stato te stesso senza paura.
L'unica che ti ha sconvolto la vita.
La prima che hai portato a casa, che ha conosciuto la tua famiglia, e che hai portato nel tuo posto speciale di quando eri piccolo.
Ricordo che volevi stare con me per sempre, e che lo sai io non ci credevo, ma non pensavo che saremmo finiti così presto.
Ricordo gli esami, studiare insieme, sostenersi, aiutarsi, fare la tesina e disperarsi.
Ricordo il concerto di Tiziano che avevo vinto, il 27 giugno, la sera dopo il mio esame, ricordo che piansi quando disse 'e stavo attento a non amare prima di incontrarti’ e ti guardai negli occhi, poi tu hai preso il mio viso e mi hai stretto forte.
Ricordo il giorno del tuo esame, la paura e la vittoria.
Anche lì un concerto.
Ricordo il divertimento.
Ricordo che ormai eravamo liberi.
Ricordo la sorpresa quando sei venuto di notte da me, per un solo bacio e poi sei tornato a casa tua.
Ricordo i pianti che mi sono fatta per quanto ero contenta.
Ricordo i sette mesi, la rosa nera, lago gandolfo e il posticino tutto in mezzo al verde dove abbiamo mangiato.
Ricordo il diario per i sette mesi che ti ho fatto, dove era raccontata la nostra storia e i miei pensieri mai detti.
Ricordo la sorpresa con i loacker quando sei tornato a Roma, ricordo che era un po’ tardi, che faceva caldo e che eri un po’ sudato, ricordo la doccia e il mio attenderti nel mio letto.
Ricordo il tuo abbraccio, forse ricordo anche come eri vestito.
Ricordo i giorni al lago e quelli al mare, ricordo che mi sono lasciata andare e che mi sono fatta toccare un po’ di più.
Ricordo le notti passate a giocare ad animal crossing, a prendere pesci ed insetti, ed io che rosicavo perché trovavi ciò che io cercavo.
Ricordo quella sera a casa tua, quando mi hai raccontato tante cose della tua vita e che dopo ti sentivi libero da un peso.
Ricordo quando ti chiesi se volevi venire un po’ nel mio letto (che poi era il tuo) per farti coccolare un pochino, e tu sei venuto e dopo ci siamo addormentati.
Ricordo ogni notte passata insieme, le mani che si cercavano, gli abbracci e il tuo volermi stare vicino.
Ricordo la paura, l'estate che stava per finire e la decisione da prendere.
Ricordo che volevamo andare a vivere insieme e che io ti avrei seguito ovunque perché tu solo qui potevi venire a studiare.
Ricordo le case cercate, il mio non farcela più e voler porre una fine che poi non è ⁠⁠stata posta, perché non ce la facevo a lasciarti andare.
Quanta paura avevo che le cose andassero male, ma allo stesso tempo avevo una voglia di viverti immensa e quindi mi sono buttata anche in questa cosa.
Ricordo quando ci stiamo trasferiti, ricordo la nostra prima e vera notte passata da soli.
Ricordo che ero un po’ triste ma felice perché stavo vivendo una nuova avventura con te che eri la persona della vita.
Ricordo che sono andata contro tutti per prendere questa decisione.
Ricordo il nostro esplorare la città di giorno e di notte, il nostro fare la spesa insieme, tu che cucinavi per me ed io che facevo i piatti e quasi ogni volta che mi mettevo i guanti ti dicevo 'è l'ora della visita’.
Ricordo i baci lenti e quelli passionali, il mio corpo sul tuo e il tuo sul mio, le mie mani che scorrevano sul tuo corpo e le tue che scorrevano sul mio.
Ricordo la delicatezza e la passione, ricordo il vero amore.
Ricordo i test di ammissione, l'ansia, e i primi giorni di università.
Le prime discussioni che finivano in un secondo.
I primi esami, il corso insieme.
Ricordo la tua mano stretta nella mia come se fosse il primo giorno che ci siamo visti, il cuore che andava a mille e il vuoto dentro ad ogni attimo di dolcezza.
I baci in questa nuova casa, il tuo stringermi e baciarmi mentre io dormivo e la voglia di cominciare un nuovo giorno insieme.
Ricordo gli autobus presi e i progetti insieme.
Ricordo le prese a male di notte, i dolori e lo starsi sempre accanto.
Ricordo quel completino rosa che comprai per la prima volta in cui avremmo fatto l'amore, e che come tornerò a Roma, credo che butterò perché ormai non mi serve più.
Ricordo ogni volta che facevi il finto offeso solo per farti coccolare di più, le volte che ti facevo la faccia triste e mi dicevi che ero bellissima, il gesto con la mano per dirti che volevo un bacio, e l'altro che facevo quando ti dicevo 'ma che stai a di?’.
Ricordo che ogni volta che il treno fischiava, facevamo 'Biii’ insieme, e che ogni tanto quando parlavi ti prendevo in giro facendoti le voci sotto, e ti dicevo 'bidibidi’ e non parlavi più e facevi finta di offenderti.
Ricordo quando ti insegnavo le parole inventate da me per definire le cose, tipo 'sorche, ria, ape maya, doide, verity e Bove’.
Ricordo il tuo sorriso ogni volta che ti chiamavo Bove, ho l'immagine dei nostri sorrisi vicini e noi che ci baciamo.
Ricordo che ogni notte dormivi con Ted nonostante ormai c'ero io nel letto con te.
Ricordo che non vedevo l'ora di tornare dall'università per vederti, ricordo le notti che abbiamo fatto tardi perché dovevo studiare, e quelle in cui ci siamo amati.
Ricordo il 2 novembre, il nostro anniversario del giorno in cui ci siamo conosciuti, avrei voluto fare tante cose, ma non avevo i soldi ed ho preferito andare a mangiare una cosa insieme che mi sarebbe costato meno.
Quello ormai era 'il nostro ristorante’.
Ricordo che in questi due mesi mi hai trascurata ma che io non ho mai mollato la presa, anche se sono stata male.
Mi ricordo che mi dicevi che stavo diventando pesante perché ti facevo presente questo problema, e invece ti saresti dovuto preoccupare se non lo avessi fatto.
Mi dispiace se avessi voluto che tu non mi lasciassi sola, che mi chiedessi di uscire io e te, e che la sera invece di andare in giro stessi nel letto con me.
Mi dispiace se ho messo tutta me stessa, tutto il mio cuore fino all'ultimo secondo di questa storia.
Mi dispiace se ultimamente avevo bisogno di te più del normale, mi dispiace se avevo tanta paura di perderti.
Scusami se ultimamente non ti facevo più presente il mio sentimento, che c'era, ma sai che io già fatico a dire le cose, e tu con il tuo comportamento hai solo peggiorato le cose.
Quando dici che non ce la facevi più a sopportare certe mancanze, pensa a quello che hai fatto e a come mi sono sentita io, perché ultimamente il giardino del nostro amore lo stavo annaffiando solo io, e si è seccato perché io da sola non ce l'ho fatta.
E quando penserai che eri stanco del mio non esternare a parole ciò che ho provato, pensa ai miei gesti, pensa al fatto che sono venuta qui per te, pensa ai miei occhi che piangevano quando siamo stati distanti solo tre giorni perché io ero tornata a Roma.
Pensaci, perché i gesti valgono più di mille parole, e ammetto di aver sbagliato a non fartelo più presente, ma ti ho spiegato perché, e tu non mi hai dato nemmeno un giorno per poter rimediare.
Scusami se mi ero accorta che le cose si stavano perdendo ed io ho tentato di tenerle unite e di tenerti con me, perché io davvero ci tenevo al nostro AMORE.
E in questo momento che sono nella 'nostra’ casa, mi domando quando me ne andrò e tornerai tu, cosa penserai.
Cosa penserai quando la mattina ti sveglierai solo nel letto (e mi cercherai), senza un bacio, senza i miei baci che ti 'infastidivano’ e ti giravi dalla parte opposta, senza nessuno per cui cucinare, con cui parlare o guardare la TV, con cui voler fare il VERO AMORE, o la doccia.
Mi domando cosa penserai quando mi vedrai in ogni angolo della casa, quando sentirai il profumo sulle coperte in cui sto dormendo, quando non ci sarà nessuno con cui fare le vocine, nessuno a cui dire 'ti amo’, nessuno con cui avere momenti di intimità, nessuno che senza vestiti ti chiederà 'posso andare in giro così?’.
Mi domando cosa penserai quando ti sentirai solo e ti mancherò, quando non ci sarà un mio abbraccio, o il mio sguardo.
Mi domando cosa pensi quando ti manco e quando le lacrime scendono sul tuo viso, come qualche sera fa quando ci siamo visti l'ultima volta per parlare.
Non è stato facile lasciarti andare, mi si è spezzato ancora di più il cuore, e non è stato facile nemmeno per te.
Tu ogni tanto piangevi e singhiozzavi, mi toccavi ed abbracciavi, non volevi andartene e vedevo che volevi baciarmi.
Mi domando che significato ha avuto per te quell'ultimo bacio che mi hai dato prima di chiudere probabilmente per sempre quella porta.
Mi domando perché non mi hai scritto il giorno dopo.
Mi domando perché non fai niente per recuperare nonostante troveresti un muro davanti, mi chiedo perché tu stia fermo quando gente al posto tuo mi avrebbe portato pure la luna.
Vorrei solo ricordarti che non sarà un 'ti amo’ a determinare una relazione, perché non sempre chi lo dice è sincero e lo pensa, e lo sai perché tutte quelle che hai avuto prima di me erano così, e tu sei stato così con loro.
Ricordati che chiodo scaccia chiodo non funziona mai, e che nessuna scopata potrà mai sostituire quello che c'è stato tra noi e quello che entrambi avremmo voluto che accadesse.
Hai capito con me il significato dell'amore e mai credevo che le cose sarebbero andate così, perché mi hai detto determinate cose fino all'ultimo giorno.
Da quando ci siamo lasciati ho capito tante cose, sentimenti compresi.
Chissà se invece tu hai capito qualcosa.
Ricordati 'su di noi’ e la canzone che sicuramente dovrai ancora ascoltare e che ti ho mandato qualche giorno fa.
Ricorda di stare attento ai falsi 'ti amo’, e ricorda di non dirli tu.
Ricordati di me quanto la mattina lascerai il letto sfatto e non ci sarò io né a farlo, né a sgridarti.
Ricordati quando avrai paura e non potrai più abbracciarmi o parlarmi.
Ricordati di me quando mangerai un tortino, quando avrai le mani fredde, quando non ci sarà più una mano che combacia perfettamente con la tua.
Ricordati degli anelli che ormai sono soli come noi due.
Ricordati di tutto ciò che ho fatto, di quelle notti che passavo a sorprenderti e ad andare oltre.
Ricordati dei piccoli gesti, del biglietto che ti ho lasciato il giorno prima della maturità, del tiramisù che ti ho portato e di quando ci siamo asciugati i capelli.
Ricordati di me quando tornerai a casa e non avrai nessuno a cui fischiare sulle scale, e quando nessuno ti fischierà.
Ricordati di me quando ascolterai Romeo Santos.
Ricordati che eri il mio piccolo principe.
Ricordati della K e della Q.
Ricordati quando ti provocavo, anche se a te bastava solo guardarmi, anche vestita.
Ricordati i baci sul collo, i morsi, i baci sulla pancia e i grattini alla schiena.
Ricordati di me per sempre, anche quando sarai grande.
Ricordati di me come il barattolo di Nutella dopo aver mangiato merda per una vita.
Ricordati di chi te l'ha sconvolta, ricordati che nemmeno un minuto senza di me dicevi di sopportare, mentre adesso sarà tutta una vita..
Era questo ciò che volevi? Una vita senza di me?
Senza le mie mani e il mio corpo?
Senza le nostre avventure, vacanze future, senza amore?
Perché io me lo ricordo che mi dicevi che ti sentivi amato nonostante non ti avessi mai detto quella parola.
E allora dovevi mettermi nelle condizioni di farlo.
Sai le volte che avrei voluto farlo? Sai quanta paura avevo? Probabilmente no, altrimenti non avresti rovinato la cosa più bella della tua vita.
Mi domando perché lo hai fatto, perché invece di chiamarmi quella sera mi hai mandato un messaggio, mi domando perché non sei venuto nel nostro letto a dormire.
Chissà se ti sveglierai nel cuore della notte cercandomi o mi sognerai.
Non so se mi ami ancora.
Ricorda che non è forte chi vuole fare il duro e finge, ma chi ammette di aver sbagliato, chi ammette di stare una merda e piange anche come un bambino se deve.
Come io non ti nego che sono stata male questi giorni, che ho pianto spesso e che ho iniziato a piangere da quando sto scrivendo quest'ultima lettera.
È forte chi accetta o chi lotta nonostante tutto, chi ci prova fino alla fine, non uno che lascia.
Prima o poi potrebbe essere troppo tardi.
Questa è la lettera per il nostro anno, mai avrei imaginato di dover dire queste cose, mai avrei pensato che le cose sarebbero andate così.
In questo momento dovevamo essere a Firenze, perché avrei voluto prenotare un weekend da passare lontani dal mondo per festeggiare il nostro amore ed avrei fatto una cosa che ti avrebbe reso felice.
Dubito che mi risponderai, ma i motivi li saprai solo tu.
E tu davvero volevi tutto questo?

Piccola guida ai Balcani - parte 2

[la parte 1 qui]

4. La balcanicità
Tutte le cose che già a questo punto potrebbero avervi allarmato un attimo (le strade bianche, la lunghezza dei viaggi, ecc) verranno immediatamente comprese al meglio una volta che entrerete nello spirito balcanico, a.k.a. la balcanicità (definizione mia). A chi arriva nei Balcani per la prima volta sembra tutto fatto un po’ così:

Chi ci torna scopre che quella non era per niente un’impressione, ma una realtà di fatto. E va bene così. Dimenticatevi degli standard di pensiero mitteleuropeo e occidentale e abbracciate l’ignoto, l’imprevisto e anche il palesemente fatto male. Scegliete la vita, sì, ma a ciondolare nell’attesa di prendere una decisione, innamoratevi del kitsch più spinto, del non concluso, del brutto. Sopportate la disorganizzazione, le furberie, gli eccessi, perché è in mezzo a tutte queste cose (non al di sopra, non al di sotto) che nascono le migliaia di cose belle che ci sono nei Balcani. L’impressione, ogni volta che ci vado, è che tutto sia messo in piazza, che nulla abbia davvero un’importanza maggiore o minore nella scala di valori: di conseguenza nulla, o poco, è mascherato. E così l’osceno è vicino al sublime, il bosco incontaminato si mescola alla cementificazione, la moschea storica è accanto alle rovine della guerra, i centri commerciali chiudono lo sguardo verso i castelli, lo sporco si accumula ai lati dei sacrari, i villaggi di montagna guardano verso le fabbriche abbandonate. Non si può scegliere una cosa o l’altra, perché altrimenti si perderebbe una parte della storia.
Ma quanto in là si può spingere la balcanicità? L’estate scorsa, nel museo nazionale d’Albania, ad un certo punto mi sono trovata davanti questo: 

Sì: è l’aquila albanese riprodotta utilizzando dei fucili e delle pistole storiche, con al centro le effigi di 4 eroi nazionali. Una cosa talmente brutta, pensata male e senza senso che all’inizio ho pensato soltanto: perché?, e mi sono messa a ridere. Però è la foto che mostro a tutti, ad un certo punto, quando parlo del mio viaggio albanese, perché è una delle cose che, meglio di qualsiasi altra, illustra appieno questo mio concetto di balcanicità.

5. I tratti comuni del paesaggio
Ogni tanto, viaggiando nei Balcani, mi scopro a pensare: ma perché questi hanno fatto guerre su guerre gli uni contro gli altri quando hanno un sacco di cose in comune? il paesaggio balcanico, infatti, ha alcuni tratti universali, che si trovano dalla Slovenia fino all’Albania. 
Fra questi spicca la casa con mattoni a vista:

i glrovigli di fili:

e alcune simpatiche combo:

S’aggiungano i palazzi brutti:

le periferie dal sapor comunista:

e i chioschetti lungo le strade con il maiale che gira:

Per completezza, vorrei aggiungere i continui e poco sobri richiami al proprio nazionalismo (qui casualmente albanese)

un certo qual desolante abbandono

e le rovine della guerra qua e là

Cose un po’ orribili? Può darsi. Ma sono le cose che, ogni volta che arrivo nei Balcani, mi fanno dire: ecco, ci sono. 

[continua]

Quando vi guardate allo specchio e vi sentite brutti orribili schifosi inguardabili, o vi dicono che siete brutti orribili schifosi inguardabili, pensate che la prima volta che Henri Matisse venne esposto in America, la critica lo massacrò e lo definì l’apostolo del brutto, fautore di autentici orrori sovrumani. Alcuni studenti dell’Accademia, scandalizzati, presero le fotografie delle sue opere, e diedero loro fuoco, tanto erano disgustati. Sì, sì. Proprio le opere di Henri Matisse. QUEL Matisse, che ha dipinto meraviglie come questa: 

Adesso la gente fa carte false per andarlo a vedere esposto nei musei, è considerato uno degli artisti più importanti del secolo passato, basilare per lo sviluppo dell’arte a venire, e personalmente mi commuovo ogni volta che vedo qualcosa che reca la sua firma. La morale della favola è che quando vi sentite particolarmente orribili, il mantra da ripetere è: - Non sono brutto, sono d’avanguardia! E tu sei un ignorante -

Oggi vorrei raccontarvi di una ragazza, una ragazza che ha segnato la mia vita. Si chiama Aurora, un nome bellissimo che significa splendente e lei lo è sia dentro che fuori. Tutto cominciò all’inizio di settembre quando mi fa una domanda su Tumblr. Una ventina di giorni dopo ci ritroviamo in un gruppo whatsapp e cominciamo a parlare in privato così tanto per passare il tempo. A poco a poco il nostro parlare diventa sempre più frequente fino a scriverci più di 1000 messaggi al giorno. Parlavamo di tutto e di più, ci raccontavamo della nostra giornata, se non le scrivevo io mi scriveva lei. Il mattino mi svegliavo e mi trovavo il suo buongiorno( a volte con un messaggio a volte con una foto) che mi metteva di buonumore e la sera mi dava la buonanotte come se io fossi il suo primo e il suo ultimo pensiero. Col passare dei giorni, ho capito che non era solo amicizia che provavo per lei…io la amavo. Lei mi diceva sempre che aveva freddo e così un giorno le ho risposto che se voleva venivo io a scaldarla, le ho scritto che con un abbraccio l’avrei scaldata tutta…e in effetti lei è un bel po più bassa rispetto a me e uno dei miei abbracci l’avrebbe avvolta come in una coperta. Col passare del tempo facevamo progetti su come volessimo passare insieme il tempo il giorno che ci saremmo incontrati..ogni giorno facevamo progetti, prima erano solo abbracci poi divennero carezze, coccole, baci sul collo, dormire insieme, baci a stampo…Anche i nomi con cui ci chiamavamo erano cambiati da Puffa io ho cominciato a chiamarla piccola, e alla fine amore …lei da Puffo è passata a chiamarmi amore. La prima volta che mi chiamò così ha cominciato a battermi il cuore in una maniera assurda, non riuscivo a fermarlo…batteva all’impazzata, era la prima volta nella mia vita che una ragazza mi aveva chiamato “amore”. Un paio di giorni successivi -preso dal nostro scriverci sognando pomeriggi passati insieme sul divano a coccolarci l’un l’altra , a darci baci lunghi e passionali, baci sul collo, carezze sul suo viso, sguardi colmi d’amore- le dissi “ti amo”, era la prima volta che lo dicevo in tutta la mia vita, non ho mai avuto il coraggio di dirlo mai a nessuna perché avevo paura di un rifiuto…questa volta è stato diverso, qualcuno mi ha convinto e l’ho fatto…al momento pensavo al peggio, pensavo che non mi avrebbe mai più scritto, pensavo che mi desse dello scemo…e invece non fu così, mi rispose molto timidamente con un cuore rosso, uno di quelli che su whatsapp battono…e in quel momento a me batteva da morire…il mio battito era più forte di quando faccio ginnastica a scuola. Dopo questo ti amo il nostro parlare continuò , tutti i giorni , tutte le ore noi due parlavamo…eravamo dipendenti l’uno dall’altra e viceversa, eravamo così dolci, la vita aveva cominciato a sorridermi finalmente, era tutto così fottutamente bella, aveva un senso…e quel senso era lei. Mi ero messo in testa di andarla a trovare un giorno, di poterla incontrare davvero, di poterle dare tutti quegli abbracci, quei baci , quelle coccole, quelle carezze mai dati, di poterle dire ti amo baciandola, di poterle chiedere di essere la mia ragazza in ginocchio in mezzo ad una piazza con una rosa rossa in mano come nei film perchè ho sempre sognato di farlo un giorno…Ero innamorato perso di lei, di quella ragazza che era così importante, di quella ragazza che ra diventata il mio tutto, il mio mondo, di quella ragazza così speciale ed essenziale come l’ossigeno per me…Tutto era così perfetto…un giorno, il 12 ottobre è stato l’ultimo giorno dove le ho parlato…il 13 le si è rotto il telefono, essenziale per sentirci dato che abitiamo a 300km. ho provato a scriverle su tumblr, via sms…ma nulla…menomale che avevo il numero della sua migliore amica …le ho scritto chiedendole di dirle quando tornava, come stava…ogni tanto in questo periodo la sua voce la sentivo, era sempre quella vocina , a me così cara, così bella, così familiare…la scorsa settimana l’amica mi diede il suo nuovo numero…la ringraziai infinitamente e le confessai che ero innamorato di Aurora..10 secondi dopo aver ricevuto il numero le scrissi… dopo 2 minuti cominciai a piangere…al mio ciao lei mi rispose che non le dovevo scrivere per un po perché non è un bel periodo per lei…io in quel momento mi sono sentito come una coltellata al cuore, un dolore così forte, una fitta così intensa… le scrissi comunque il giorno dopo chiedendole se per caso quella del brutto periodo era una scusa per abbandonarmi oppure era la verità e che saremmo ritornati come prima… io aspetto ancora la sua risposta … so solo che ci sto malissimo, da quel 13 ottobre ho cominciato a soffrire… nessuno sa cosa provo realmente perché a scuola e con i miei sono sempre lo stesso, ma dentro urlo dal dolore… da quel 13 ottobre piango tutte le sere sperando che la mattina mi arrivi alle 6 il suo buongiorno con un bel “sono tornata , sono tutta tua”…da quella fottutissima data io non ho fatto altro che soffrire, sentire un vuoto dentro me come se mi mancasse qualcosa di essenziale… sono passato da un parlare sempre e comunque con lei ad un non sentirci più …io spero che lei legga questo messaggio anche se dubito perché non pubblica più un post da quella data.. spero solo che passi tutto e torni da me come prima perché non ce la faccio più senza di lei… mi manchi da morire Aurora, torna ti prego😭.

Una vita

come un libro

frasi incomplete

e un po’ tutti

hanno quel momento,

quello in cui la stanchezza domina

sulle cose veramente importanti.

Frasi incomplete

alle quali

si vuole mettere un punto,

come a significare

“questa è la fine del mio

brutto periodo”.

E se tutto ha il suo tempo,

lasciamole completarsi,

da sole,

come ferite

che non hanno bisogno di cure

per sparire

ma di formare delle cicatrici.

Rimarranno impresse

nel corso dei giorni,

degli anni

e saranno parte di noi.

—  @hauntedgardenertree

Il gigantesco teatro in cui si affacciano i tuoi occhi vispi: un affaccendarsi di sguardi. Indubbio, il distacco che cerchi di mascherare ma solo quando finalmente mi incontri non sai celare lo sbigottimento che, improvviso, ti assale. Avvilito, il tuo ricordo, si affievolisce ai lati delle labbra. Si fa largo con enfasi lo spettro familiare del mio tormento. Come è banale sfiorare le mani, salutarsi in un bacio sulle gote accaldate. Impossibile, per una mente adirata o irreparabilmente afflitta, concedersi a fatui convenevoli. Con distacco vengo catapultata in una sera d’ottobre, tanto palpabile quanto lontana. Ancora brucia la pelle dove, consapevoli, le sue mani hanno ghermito i miei fianchi come gli appartenessero.

Un solo fremito, quello che trapela dalle mani,
non saprei dire a chi di noi appartengano,
che non hanno seguitato a ribellarsi, inorridirsi, difendersi in un modo qualunque. Ma quelle stesse mani non sanno lasciarsi indietro tutto ciò di cui sono state testimoni silenziose. 

Non sanno dimenticarsi, né del buono né del brutto tempo. Ingoio il perdono che, impertinente, fiorisce nei miei occhi. Allora scostante ti rivolgo un saluto educato e incurante mi allontano.

Incurante. 
Del legame dettato dalle circostanze che abbiamo frainteso e etichettato come agape.
Della rabbia e dell’astio che ci ha allontanato, dei fraintendimenti che ci hanno avvelenato molto prima. 
Della leggerezza, dell’orgoglio o del rancore che ti ha spinto ad abbassare la testa e voltare le spalle a una porta che ancora mi imprigiona, a volte.
Sì, incurante. Solo incurante.

Eccoci qua. Io sono il ragazzo coi piercing. Lui è Marco. Il ragazzo che amo, con la quale sto insieme da ormai quasi 8 mesi. il ragazzo dagli occhi azzurri e le labbra carnose, affascinante, meraviglioso.

Lui è stupendo, bellissimo. È il ragazzo dalle poche parole e i tanti fatti, il ragazzo che pensa sempre a dare il meglio di sé, aiuta sempre tutti, che sorride e ride sempre, ma quando deve, sa essere serio. Serissimo. Lui è il ragazzo che si prende cura di me, responsabile, e, considerato che sono un bel macello, è l'unico a sapere come tenermi testa. Lui è quel ragazzo che tutti guardano con invidia, che trovano mille difetti, e invece è così bello, che difetti non ne ha. È quello con la famiglia divisa, col padre che gli dà contro per le sue scelte sessuali, che non ha molti amici, anzi, praticamente nessuno. È quel ragazzo incredibile che mi ha cambiato la vita, che mi ha salvato, più di una volta. Sempre e continuamente.

E poi ci sono io. Il ragazzo che si perde nei propri pensieri, con un passato da affrontare, che non mi da pace, non mi volta le spalle. La situazione attuale, dura, da affrontare, le difficoltà, la voglia di farcela. Farcela per stare con lui! Io sono quel ragazzo che non si sente mai abbastanza. Abbastanza bello, abbastanza forte, abbastanza simpatico, abbastanza tutto. Quel ragazzo che ama i piercing e i tatuaggi, adora leggere, ama la musica e le foto. Ci si perde nella musica, ci vive dentro le storie lette in un libro. Quel ragazzo dolce, che sorride sempre, che “sta sempre bene”, che c'è per tutti.
“Sto bene” rispondo sempre, ma abbasso lo sguardo, lo cambio, distratto dai pensieri. E invece no.

Mi sento debole.
Mi sento brutto, il più brutto ragazzo del mondo. Dell'universo.
Mi sento male, triste, inutile.

Ma quando lo guardo anche le giornate più buie si illuminano.

Io lo amo. Davvero!
E nessuno riuscirà a dividerci. Non saranno i problemi in famiglia, non saranno le continue minacce, le accuse, le bugie. Non sarà la cattiveria e l'invidia della gente a sconfiggere un amore così vero. Siamo più infiniti del tempo, brilliamo molto più dei diamanti. Siamo più forti di loro!

E così, passando il tempo, stando con te, mi sono accorto che forse sbagliavo.
Non sono debole se ci sei tu. Sei la mia forza.
Non sono brutto, forse. Se mi dici continuamente quanto sono bello, il più bello del mondo, che su 7 miliardi hai scelto proprio me, hai occhi solo per me.
Non sto poi così male. Anzi, sono felice. Tu sei qui al mio fianco. E Dio mio quanto sei bello, amore!

Grazie per avermi cambiato tutto. Aver ordinato il caos che regnava dentro il mio animo, oscuro, e averlo illuminato di te. Grazie per avermi lasciato il tuo odore ovunque. Il tuo calore sulla pelle, il tuo respiro. La tua voce che risuona, ancora e ancora dentro me.


Grazie per avermi reso:
La persona più FELICE al mondo!

Ti amo. Amore mio.