data diaries

17/01 - Segnali evidenti e impreteribili del fatto che sto invecchiando.

Mi guardavo nel riflesso di un pullman. Un maglione largo, su una camicia che mi si gonfiava piano sul petto; le gambe ormai più slanciate, sotto il contorno della lunga giacca invernale; scarpe che un tempo avrei detto potessero piacere soltanto a mio padre.

Trovarsi accecati per qualche momento dal Sole del mattino e pensare che era tanto che non lo vedevo così, che sono felice di essere sveglio, che non può essere una brutta giornata.

Trovarsi in mezzo a coetanei, emozioni contrastanti e diverse, riconoscere volti conosciuti e appartenenze. Stringersi le mani e stringersi in abbracci per farsi coraggio. Poi tocca a te. E per una volta puoi vincere una sfida per te stesso, lasciarti il compito e il rischio di renderti felice.

Il piacere di uscire di nuovo di casa, entrare in un negozio per guardare qualcosa, uscire e incontrare un’amica, fare insieme la tessera alla biblioteca ed essere intimamente felici di queste piccole cose.

Non me ne vogliano le sbronze al sapore di assenzio, così maledettisticamente poetiche, ma inizio a vedere la pace in tre amici a cena al ristorante: tagliatelle, cotolette, gramigna, un brindisi al lambrusco per festeggiare due vacanze e la fine gloriosa e inaspettata di una sessione d’esami.

Preparare la moka la sera, prima di andare a dormire e decidere le cose da fare per la giornata successiva. Per un giorno o due, riposo. Libri, racconti, qualche occasione di divertimento e tanti progetti. E lasciare il Diplò sul tavolo della camera da pranzo, pensando che sarà più bello leggerlo domattina, sorseggiando il caffé, godendosi il divano, la calma, la prima sigaretta del giorno.


Poi attacco in camera il poster del concerto a cui andrò domani. E penso che non è poi così male essere grandi, se vuol dire essere un po’ più felici senza esser neppure un po’ meno folli.

All these things; her tools, her data, the diary–uh, I mean, logs–she was keeping, these were anchors to her old life, to a time before she was dragged to some backwater hellhole rebel stronghold and got cut off from her home, her society, and every comfort and familiar routine she had ever known.  Amethyst dumping those fiddly bits over the edge at the Galaxy Warp is going to turn out to be one of the best things that could happen to Peridot.