darsie

*:・゚✧ 100+ MALE NAMES FOR 100 POSTS

         Doing something a little bit different here; on top of the usual follower count thank you posts, I’ll be making some helps based on post count. Just random helpful things that I would like to do, but am not sure I could or would do on a consistent basis or don’t need to be a constantly updated thing… And as you can see by the title this one is 100 male names for 100 posts! It’s actually 104 to give each letter four names, but I thought it would be a nice kick off and 200 posts will be female names, then 300 will be unisex names… That one will get a bit more difficult I think, but then again, you can name a character anything you want to, so that’s something to remember as well! Let’s get started!

Keep reading

Aspettami, ovunque tu sia. Chiunque tu sia.
Può darsi che ci metta un po’ più del previsto.
Lo amo ancora, lo amo ancora tanto, eppure non lo amo più. Non abbastanza.
Ti sembra assurdo, vero?
Il fatto è che ho bisogno di ricordarlo un altro po’, almeno un altro po’.
—  Susanna Casciani

“ Toccare una mente è assai più complicato che toccare un corpo, perché un corpo puoi stringerlo in un letto ma una mente no. Una mente va dove vuole. Quando resta, una mente, vuole darsi davvero. Sa sorriderti più delle labbra, quando si accorge che non vuoi possederla ma prendertene cura…”
- Massimo Bisotti

Se una persona si ostina a tornare e vi amate l'un l'altro tanto da continuare a perdonare gli errori del passato, può darsi siate veramente destinati a stare assieme.

Dopo un caffè

Ho letto o forse sentito da qualche parte che ogni giorno è un'occasione per cambiare tutto quanto, ribaltare la realtà e trasformarla in qualcosa di diverso. Ho letto o forse sentito da qualche parte che basta volerlo e le cose possono essere meglio di così, che tutto quello che non va può cominciare sul serio a girare per il verso giusto. Può darsi che sia vero, che basti solo quel tanto di ottimismo per sistemare alcune faccende. E può anche darsi che dopo un caffè ogni rivoluzione sia possibile, compresa quella di svegliarmi del tutto.

Ehi,
È tutto molto strano sai?
Da quel giorno non so bene come continuare.
Mi ricordo la disperazione, il dolore, il pianto. Non è passato poi tanto.
Ma ora sto bene.
Non è una bugia, non mi manchi nemmeno.
Beh, mi capita di pensarti e quando racconto di noi mi vengono le lacrime agli occhi, ma dicono che è normale all'inizio. Che andrà meglio in futuro. Che ci vuole tempo e tutte quelle frasi di circostanza. Ti ho odiato, i primi 30 secondi. Ti ho odiato come mai ho odiato nessuno. E ti ho amato i 3 giorni dopo, come mai ti avevo amato prima. Piangevo per ogni piccola cosa, c'eri tu in tutto. E dopo quei 3 giorni ho assunto la mia solita indifferenza, quella che tu tanto odiavi. Non so se faccio bene o no. Forse dovrei soffrire e poi rialzarmi. Ma, sai, quando si è abituati a sorridere anche mentre si crolla non ci si riesce più a darsi il tempo di soffrire. Sì passa subito allo stare bene. O almeno ci si prova. E se intanto si muore dentro, si fa finta di nulla.

Sarà stato per un suo “No, mi spiace”? O invece per una semplice dimenticanza? Ma un così bel bouquet non lo lasci su una panchina per distrazione. O può darsi che lui l'abbia invece trovata tra le braccia di un altro? Lo sanno solo la panchina ed il bouquet.

Wholels

Questa mattina mamma mi ha fatto una sorpresa: mi hanno regalato una valigetta con dei trucchi all'interno. Ora, potrei dire un sacco di cose un po’ negative sui trucchi che ci sono ma, ma: sono felicissima, non tanto per la valigetta ma più per il gesto: hanno parlato di me, si sono interessati a me, hanno voluto farmi questa sorpresina architettando il modo per nasconderla. Mi hanno pensata, hanno voluto coccolarmi. Poi ok, i trucchi non sono perfetti ma ci sono un sacco di colori che adoro sui toni del pesca, due fondotinta e c'è tutta la scena della sopresa e ci sono io felice, che mi sento pensata e amata e un po’ bambina. Non ricevevo un loro regalo da non so quanto.
Forse è un po’ presto per dirlo ma: dai che questo compleanno può darsi che non sarà poi così brutto, allora.

Siamo grigi, contaminati.
Nessuno di noi è totalmente candido, né completamente oscuro. Il Bene e il Male sono le invenzioni sciocche di chi deve per forza darsi una giustificazione.
Nel nostro “io”, invece, ognuno di noi trova nel complesso, un equilibrio di Luci e Ombre; di difetti e di pregi; di peccati e di purezza.
Siamo figli della notte, che giocano, amano, vivono e si trascinano lenti, sotto la luce del giorno.
La nostra parte piu luminosa è quella che tutti conoscono, o meglio, quella che tutti VOGLIONO conoscere.
La nostra parte più oscura e più intima è, invece, quella destinata ai pochi capaci di comprenderla ed amarla ancor più di quell'altra. È lì, nel fondo dei nostri cuori.
E non è forse negli Abissi più profondi e bui che vengono ritrovati i tesori più preziosi?
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Nella foto: io.

anonymous asked:

Ho scritto a un ragazzo pochi giorni fa. Abbiamo parlato per un'ora buona e lui sembrava interessato (anche perché continuava a cercare di far andare avanti la conversazione) solo che non mi ha ricontattato. Non so che pensare, forse è timido?

se i ragazzi non contattano nuovamente non sono abbastanza interessati (almeno attraverso le mie esperienze è così) così come vale per le ragazze, siamo simili su questo, ma ovviamente non so che tipo è, può anche darsi che sia timido e mi sbaglio

anonymous asked:

Al tuo ragazzo gli fai dei pompini favolosi mi dicono hahahah

Si, può darsi, in fondo è il mio ragazzo.
Ma, non capisco cosa ci sia di così divertente.. mh forse ridi per non piangere dato che tu a mia differenza non trovi nessuna ragazza che ti dia un minimo di attenzioni.
Se vuoi un consiglio, finiscila di perdere il tuo tempo a farmi delle domande cretine su Tumblr e dedicati a qualcosa di più costruttivo, magari così qualche ragazza lo farà anche a te un “pompino favoloso” come dici tu :*

anonymous asked:

Posso chiederti un consiglio ? Cosa fai, se ti è successo, quando sei stanca ma allo stesso tempo vuoi cambiare? Quando vorresti che ci fosse qualcosa che cambi in quella vita di cui non ti piace niente ma vedi che anche se provi a fare qualcosa non succede niente ? Quando ti basterebbe trovare qualcuno che ti capisca ma vedi che non c'è nessuno ? Cosa si fa in questi casi?

Mi sono ritrovata in questa situazione adesso. Ed è anche questa la questione per cui rispondo tardissimo a questa domanda che mi hai mandato mesi fa, volevo rispondere proprio quando sapevo che mi capitava.
Sai cosa faccio in questi casi?
Rimango chiusa in casa.
Vigliacca e stupida che sono.
Non seguire quel che faccio io, è sbagliato.
Bisogna far il contrario, rivoluzionare tutto.
Dar vita al cambiamento. Darsi degli obbiettivi e trovarne lo scopo, non vedere il cammino che bisogna fare ( perchè ci si spaventa e non si vuol affatto cominciare ) ma vedere il risultato che ne conseguerà dopo.

Le vie del cambiamento

Ho affondato le dita nella sabbia fina di una spiaggia deserta. Ho percorso innumerevoli sentieri di terra rossa. Mi sono sbucciata le ginocchia sulle strade di campagna. Ho dato gas sull’asfalto di grandi città congestionate. Ho navigato la rete in cerca di risposte.

Ma quando comincio a cercare una via verso il cambiamento, mi perdo, e mi sembra di non andare da nessuna parte. Provo a condividere esperienze, incontrando persone agli incroci esistenziali. Ripercorro le strade del passato, per prendere coscienza del mio tempo. Ma quando provo a mettere una prima mattonella per segnare un nuovo cammino, mi perdo nel non vedere dove porta.

Cambiare fa paura. Perché non si vede la fine, il risultato. Ci si butta giù, perché il mondo richiede costantemente un bollettino di quello che si è, che si vuole, senza mai darsi il tempo per capirlo davvero.

Ho voglia di cambiare, di prendere coscienza di chi sono. Di capire chi ho intorno, per sperare di non essere sola e di passaggio in questa vita. Ma di far parte di un unico grande viaggio comune.
Sembra un discorso uscito dagli anni settanta, anche se non mi considero assolutamente una figlia dei fiori. Ma non è questo il punto.

Anche dal punto di vista tecnologico, oggi siamo quasi tutti, in uno modo o nell’altro, interconnessi. E questo deve significare qualcosa a livello esistenziale. Il percorso di uno diventa improvvisamente il percorso di milioni di persone. I fili si collegano alla velocità della luce. E spesso vengono tirati o manovrati. Io sento solo, forte, la responsabilità di comprendere i meccanismi che ci legano tutti.
Dalla metafisica alla tecnologia. Dalla politica alla biologia.
Perché sento che essenzialmente, abbiamo tutti paura di ciò che non si vede, perché pensiamo di essere gli unici a non vederlo. Ma siamo tutti sul cammino che ci porta inesorabilmente verso il futuro. E prendere coscienza dell’umanità come un unico corpo in movimento, dovrebbe definire una direzione, verso l’evoluzione personale, e quindi universale.

Qualcuno direbbe che la religione ha il ruolo di definire questi cammini. Ma oggi non posiamo più ridurre il dialogo alle metafore millenarie. È nostro dovere ricercare nuovi linguaggi  per dirigere i flussi. E non possiamo aspettare l’arrivo del salvatore, dell’uomo o della donna, che ci guidi l’uno verso l’altra, o meglio verso la salvezza. Come del resto, non possiamo riempire il mondo di vuoti, fatti di disinteresse, superficialità e oscurantismo.

Una strada che personalmente penso sia percorribile, è quella della “Intelligenza collettiva” .

https://it.wikipedia.org/wiki/Intelligenza_collettiva

Divenire un unico “superorganismo”, che non ha bisogno di essere guidato, ma che si auto-sviluppa, basandosi sul principio  che ”nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa” e  "la totalità del sapere risiede nell'umanità”.
Anche Marx, (in “general intellect “ nei Grundrisse), formula il concetto per cui il sapere si sedimenta nelle società in cui vivono i singoli individui, che prendendo atto di questo valore intrinseco accumulato, ridefiniscono i rapporti sociali basati sul singolo per privilegiare il sapere collettivo.
Innumerevoli preconcetti dovuti al fallimento del Comunismo come organo di stato, ci hanno allontanato dal comprendere il buono o l’attualità di certi concetti.
La sedimentazione della conoscenza non ci costringe a replicare modelli falliti, ma ci incentiva ad elaborarne di nuovi con un valore aggiunto.

Il sapere si sta diffondendo su scala globale e ad un velocità inimmaginabile ai tempi in cui tutti i sistemi sociali attualmente in vigore, sono stati pensati e messi in pratica. Dunque il bisogno di svilupparli e attualizzarli è oltre che necessario, urgente.

Quello che appare chiaro è che per iniziare questo processo di presa di coscienza collettiva e globalizzata, bisogna tutti dare un contributo, che personalmente credo sia, la distribuzione di informazioni utili su tutto quello che ci circonda. Bisogna però dare le informazioni corrette, basate su un’esperienza onesta e personale. Lasciare, come fanno le formiche,  “il Fferomone del sapere” nel proprio percorso di vita, per accumulare la conoscenza in modo completamente avulso da un beneficio personale, ma per tracciare una strada comune, solcata dall’esperienza del singolo.

Questo avviene in modo decisamente proattivo in tutti i paesi che hanno la possibilità di attingere a un’informazione corretta e accesso illimitato alla rete Internet.

La conoscenza in paesi come il Mozambico, in cui solo il 6% della popolazione ha un accesso limitato alla rete, circola, prevalentemente, ancora con sistemi di diffusione arcaici.
Di quel 6%, solo una piccolissima parte sa come usare la rete per informarsi, fare ricerca e studiare. La maggior parte si concentra sui social network, che avendo già sistemi per tracciare i confini degli interessi e classificare le persone come amici o non amici, riduce le capacità di ricercare un percorso individuale.

In un mondo in cui il tempo e la conoscenza stanno alla base dello sviluppo personale, l’uso scorretto di internet, crea un divario enorme tra chi usa il proprio tempo dedito allo studio multi-direzionale e opera per implementarne i contenuti, e chi si trova passivamente ad essere “solo di passaggio”, chiuso in circuiti spesso definiti da grandi corporazioni, che gestiscono le informazioni in modo malevolo, gonfiando la massificazione per arricchire un mercato che non punta sul capitale umano.

L’uso del tempo, è dunque un tema centrale per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva. L’Africa è la prova vivente che in millenni di civiltà, la vita e la conoscenza si sono sostenute e diffuse senza supporti tecnologici. La differenza è che nell’ottica del super-sviluppo accelerato in cui ci troviamo oggi, lasciare l’ Africa all’oscuro delle tecnologie che permettono una visione globale, è un modo per ghettizzare il continente e impedirne l’auto-sostentamento. Perché  dopo secoli di guerre, colonialismo, schiavitù e malattie terribili, il sapere sedimentato è pieno di immagini negative, che minano la presa di coscienza di intere nazioni.
La prima cosa da fare è, quindi, cercare di collegare il Continente al resto del mondo. Insegnando alle nuove generazioni come usare correttamente il mezzo, per creare identità auto-sostenibili. E far nascere localmente nuove opportunità e risorse, pronte ad essere condivise con il resto del mondo in modo cosciente e consapevole. Rompendo così, il circolo vizioso dell’assistenzialismo internazionale e dello sfruttamento imperterrito, da parte di paesi stranieri, delle risorse naturali a scapito dei più deboli e disinformati.

Quando ho iniziato a scrivere, non sapevo dove sarei andata a finire con il mio ragionamento. Ma ciò che mi ha spinto ad andare avanti non è  stato l’arrivare ad una conclusione. Volevo esprimere il mio punto di vista in movimento, tracciando una linea di pensiero che può essere percorsa da altri.