danimarca

COPENAGHEN. A Copenaghen il Natale è ad ogni angolo, ad iniziare da Rådhuspladsen (la piazza del municipio, dove spicca un grande abete solitario, decorato con luci bianche e cuori di carta intrecciati) passando per i giardini di Tivoli (il mercatino, con vendita di oggetti di artigianato, è aperto fino al 30 dicembre esclusi il 24 e 25 dicembre), fino a Nyhavn, la suggestiva zona dei canali fitta di barche a vela ancorate.

Moriva a Fredriksberg il 22 giugno del 1917 il pittore danese Kristian Zahrtmann.

Fu tra i pittori che, a fine secolo XIX, si distaccarono dall'accademismo per virare verso il realismo e il naturalismo. Celebri le raffigurazioni delle donne ‘forti’ della società danese.

Nell'immagine: Kristian Zahrtmann, “Leonora Christina nel giardino di Friedriksborg Palace”, Copenaghen, collezione  Hirschsprung.

Dell'Italia e di altri Demoni.

Sull'aereo per l'Italia non faccio nulla, non ascolto la musica, non leggo. 
Dormo.
Poi quando manca mezz'ora all'atterraggio mi sveglio, e guardo giù. C'è la Romagna, c'è la pianura, ci sono i campi a rettangoli irregolari di tutte le tonalità del marrone-verde-azzurrino. C'è il sole che illumina tutto e i colori sono incredibili. Di fianco a me c'è un francese invadente che non mi lascia godere intimamente della bellissima visione che attraversa i miei occhi dal finestrino. Di fianco al francese c'è un danese, lo sento che parla a sua moglie e riconosco un “Berlusconi” con qualche risata a seguire.
Io dentro sto male, io dentro mi sento male per questa visione sublime che mi meraviglia e mi atterrisce al tempo stesso. Penso Cosa vuoi che ne sappiano i danesi dell'Italia, della mia stupenda Italia, cosa vuoi che ne sappiano loro.
Penso alla mia Terra, al significato bellissimo della frase “Ecco la mia Terra”. Penso che in inglese non c'è un'esatto modo per tradurla. Puoi dire land, puoi dire country o ground, ma non hanno lo stesso significato. Terra: il Pianeta stesso ma anche il luogo in cui sono nata, l'Italia, l'Emilia-Romagna, la campagna. I contadini, le case, i frutti del lavoro, l'orto, le persone, la terra che vive e dà vita, che dà alberi e piante, la terra con le radici. Terra che in italiano è una parola così astratta e al tempo stesso così materica, che dici Terra e senti la corporeità del suolo tra le mani. 
Che cosa ne sanno i danesi del mio Paese. Che cosa ne sanno del mangiare le verdure raccolte dal contadino che abita di fianco a casa tua, le verdure cresciute lì, con il sole, con l'aria che respiri tu, cosa ne sanno del sapore buono che hanno. Che cosa ne sanno, nel loro Paese non cresce nulla e tutto ha lo stesso sapore.
Che cosa ne sanno i danesi dell'estate, delle temperature sopra i 40 gradi, quando maledici Trenitalia per i ritardi e il sudore, ma poi la notte vai al mare e fai il bagno mentre la luna riflette la sua luce sulle onde e se la magia esiste è proprio in quel momento lì. Che cosa ne sanno, loro d'estate non superano i 20 gradi, e il vento sempre gelido sferza per le loro strade.
Che cosa ne sanno i danesi delle rovine, delle città medievali e romane, delle piazze antiche, delle fontane, delle chiese affrescate, del Rinascimento e della letteratura, dei ruderi lasciati in rovina, dei palazzi diroccati, delle testimonianze di un tempo che è stato, di un tempo vissuto, di un tempo glorioso, di un tempo decaduto, di anime passate e milioni di mani operaie. Che cosa ne sanno, il loro passato più remoto risale ai vichinghi, rudi uomini incapaci di avere senso del gusto e inabili nel costruire qualcosa che potesse rimanere nei millenni.
Che cosa ne sanno i danesi della sofferenza, di un popolo in cui sempre troppo pochi combattono contro la politica, contro l'ingiustizia, contro il potere e il malcostume, contro l'ignoranza, contro le stragi, contro la tirannia e il populismo. Cosa ne sanno della gente che si misura ogni giorno con le difficoltà, che lotta per non perdere lo stipendio, per dare una vita dignitosa ai figli, per rimanere nel Paese che li ha cresciuti -per tentare di rimanere- di non dover fuggire da questa terra magnifica che è una Madre protettrice e un Padre severo al tempo stesso. Cosa ne sanno di persone che vengono private di lavoro e dignità per colpa di potenti meschini la cui dignità non è mai esistita.
Che cosa ne sanno i danesi, con il loro lavoro assicurato, gli aiuti economici per tutti, gli studenti pagati per studiare, i politici corretti ed educati, le guerre che non hanno mai combattuto, le lotte sociali che non hanno mai avuto, la banalità storica delle loro attitudini comportamentali, la criminalità inesistente, la sicurezza di avere sempre e comunque uno Stato-paracadute che non ti lascerà cadere.
Che cosa ne sanno loro.
Che cosa ne sanno di quando sei sull'aereo per tornare a casa per qualche giorno, hai la nostalgia che ti attanaglia, vedi la tua Terra bellissima e sai che vorresti tornare ma sai che non puoi, perché l'Italia è il Paradiso e l'Inferno in un solo momento, perché l'Italia ha un grande passato ma è senza futuro, perché l'Italia ti costringe a fuggire ma continua a richiamarti indietro per tornare, perché l'Italia è la vita, la tua Vita, la tua Casa, il tuo Rifugio, la tua Condanna. 
Cosa ne sanno di cosa vuol dire essere lì e sentire “Berlusconi”, qualche risata, e morire un po’ dentro. 
E morire sempre un po’ ogni volta che te ne vai.