daniela mazzotti

La distanza tra il capezzolo e il cuore

                             

Il terzo romanzo di Daniela Mazzotti racconta la spedizione dei Mille da una prospettiva inedita. Rispolverando la struttura del romanzo epistolare, mette in luce il côté sentimentale del giovane Giuseppe Garibaldi, donando al personaggio l’aura emozionale che la storiografia contemporanea non gli ha mai voluto concedere. 

La distanza tra il capezzolo e il cuore prende avvio dall’amore adolescenziale, tutt’altro che platonico, tra Garibaldi e Marina Pesci, siciliana conosciuta durante una vacanza in Corsica, promessa sposa a un facoltoso signore di Palermo. Le lettere che l’eroe patriottico le spedisce con cadenza mensile, rivelano gli aspetti più reconditi di un amore impossibile: la distanza, l’invidia, la gelosia, la melancolia, l’invidia, la melanconia sono solo alcuni dei sentimenti che emergono da questo epistolario fittissimo, che segue le esistenze dei due amanti per trent’anni, fino alla spedizione dei Mille.
Durante questo lungo arco di tempo, seguiamo Giuseppe, anzi “Peppo Cazzuto”, come lo chiama affettuosamente lei, diventare l’eroe che tutti conosciamo e Marina, “Marè Ciuccetti”, come la chiama lui, imboccare la strada segnata della noiosa vita aristocratica. Il dramma personale di questo amore impossibile diventa dato storico quando scopriamo che la decisione originaria di sbarcare a Palermo sarà resa impossibile proprio dalla scoperta del rapporto epistolare tra Maré e Peppo da parte del marito di Marina, che avviserà il capo dell’esercito borbonico di tenersi pronti all’arrivo dei «genovesi».
L’impegno civile avrà la meglio su Peppo, costretto a dirottare la nave fino a Marsala. Di lì in poi la Storia travolgerà i due protagonisti, le lettere si diraderanno, diventando brevi e affilate come lame. «L’amore è soltanto fisico» scriverà Peppo in una delle ultime. «Siamo cervello e corpo, introspezione e sensualità. Il cuore è un invenzione degli stolti e delle comari. Sapere che eri così vicina e al contempo irraggiungibile, mi ha ucciso, forse definitivamente. Non c’è distanza maggiore tra un uomo e una donna della distanza che permette di percepirsi ma non di toccarsi.»

Densa, sentimentale, viscerale, coraggiosa, sentimentale, viscerale, densa sono solo alcuni degli aggettivi spendibili per la prosa di Daniela Mazzotti, che in tempi di sterili dibattiti che vedono contrapposti postmoderno e nuovo realismo ci mostra la via maestra della scrittura, quella della tradizione, quella che non ha paura dei sentimenti, della storia, del pastiche, e che riporta la letteratura italiana nel solco giusto, tracciato dal Manzoni, ripreso dal Verga, rielaborato dal Gadda ed ereditato infine dal Sciascia, per arrivare così meravigliosamente intatto - come pregiatissima porcellana - fino a noi. 

{Daniela Mazzotti, La distanza tra il capezzolo e il cuore, Mondandori 2012, 18 euro}