dandoti

Comunque alla fine si va avanti anche senza quella persona che ritenevi tutto, che non immaginavi altro senza.
Certo lo farai piangendo, urlando, odiandoti ancora di più, dandoti colpe, distruggendoti di più, stando male ed è normale ma poi andrai avanti.
Lo si fa sempre.
Ci vorrà tempo.
All’inizio sembrerà la fine, la tua fine, ma non lo è.
Ci penserai sempre meno, quel meno che non farà più male.
Al posto del dolore ci sarà l’indifferenza, che forse è un bene o forse no.
Alla fine pian piano ti rialzerai,
con meno te
e ancora più muri,
sempre più alti,
ma ti rialzerai.
Non ci penserai più,
cose
o meglio
persone
che ti distruggevano
e ora ti rendono indifferente.
Come cambiano le cose.
Non avresti mai pensato di arrivare a questo punto.
Non è dimenticare perchè non si dimentica niente, ma si va avanti quello sì e non te ne accorgi nemmeno quando lo fai.
Non è dimenticare perchè certe cose non si dimenticheranno mai, ti rimarranno sempre un po’ dentro.
Eppure pensavi che non lo avresti mai fatto, che non saresti mai riuscita ad andare avanti senza persone che consideravi il tuo tutto, che ritenevi importante più di ogni cosa anche di te stessa.
Eppure
alla
fine
lo fai.
—  vogliochediventifortee.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
—  Eugenio Montale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

—  E. Montale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

—  Montale

“Auguro alla donna che sono stata di fare pace con il suo passato. Le auguro non di dimenticare quel che è stato, di accettarlo, come parte di una vita che, in fondo, l’ha resa quella che è oggi. Le auguro di trovare la forza di dimenticare i torti subiti dalle persone di cui si fidava. Di andare avanti sempre inseguendo i suoi sogni, quei sogni che ha riposto nel cassetto da troppo tempo e che aspettano solo un po’ di coraggio folle per spiccare il volo. Le auguro di trovare il suo equilibrio e di smetterla di condannarsi.Cara me del passato ti chiedo perdono. Perdonami per aver pensato che non fossi mai abbastanza, di essere nata nell'epoca spagliata, un’epoca in cui sentimenti autentici come l’amore incondizionato e l’amicizia non vanno più di moda. Perdonami per tutte le delusioni, le umiliazioni e perdonami quando ti sei sentita sola. Quando cercavi di scacciare i tuoi demoni riempiendo il tuo tempo con gente spazzatura, che ti toglieva tanto dandoti in cambio niente. Per tutti gli amori sbagliati che ti hanno solo resa più sola, per tutte le amicizie finte che al momento opportuno ti hanno chiuso la porta in faccia, per tutti i dubbi, i complessi, quella sensazione di vuoto e di inadeguatezza che ti portavi dietro, io ti chiedo scusa. Alla donna che sono stata devo riconoscere tanto: la forza di andare sempre avanti, di vedere sempre il buono nelle persone anche quando non ce n’era. La donna del mio passato era una donna forte, anche se non se ne rendeva conto. Ti ringrazio donna del mio passato perché sei rimasta fedele a te stessa. Anche quando ti dicevano che eri sbagliata, che eri esagerata tu non hai mollato e hai continuato a fidarti di te stessa, anche se magari sei rimasta sola, anche senza un uomo accanto. Hai imparato a scegliere e ad amare te stessa.”

- Elisa Tucci. 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

—  Eugenio Montale, Ho sceso dandoti il braccio (Satura)
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
—  Eugenio Montale, Ho sceso dandoti il braccio