d.t.max

Vita di DFW (la linea d'hombre)

Sapete come funziona col Kindle, no? Evidenziate le righe che vi attizzano mentre leggete un testo e poi ve le ritrovate ne I miei ritagli. Ecco, queste suppergiù sono le mie per quanto riguarda Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi (3,3 carver) il libro di D. T. Max (Einaudi - trad. Alessandro Mari) anche se il lavoro poi l’ho fatto a mano, ché l'avevo cartaceo.
Non se ne deduce il contesto, non sono legate l’una all’altra, non sono filtrate e non hanno probabilmente neppure un senso, se non il mio.
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La sua famiglia era nativa del Maine.

Proveniva da una famiglia di talenti in cui regnava l’amore, non tanto diversa dai Glass di Salinger.

Il torace mi sussulta come una centrifuga in azione con delle scarpe dentro.

Costello rammenta una lettera in cui l’amico gli annunciava di voler scrivere un romanzo da leggersi “anche tra mille anni”.

Avrebbe poi dichiarato che la narrativa gli impegnava il novantasette per cento del cervello, mentre la filosofia solo il cinquanta.

Per di più rimuginava ancora sul venerabile consiglio letterario ricevuta da Lelchuk: “Non dire, metti in scena”.

L’incipit del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein era uno dei due migliori incipit della letteratura occidentale: Il mondo è tutto ciò che accade. L’altro incipit che Wallace considerava d’ineguagliabile bellezza era quello de La Scialuppa di Stephen Crane: Non c’era uomo che conoscesse il colore del cielo.

Il tono piatto ma evocativo dei dialoghi (in La scopa del sistema) proviene da DeLillo, di cui Wallace aveva letto alcuni romanzi durante la stesura

Quando Wallace diede il romanzo a McLagan, l’amico lesse alcune pagine e glielo restistuì: non aveva tempo da sprecare con gli epigoni.

Nel corso degli anni Wallace sarebbe arrivato a disconoscere il romanzo parlando di un’opera scritta da un quattordicenne cervellone.

S’infatuò d’un musicista che stava componendo un brano servendosi del diabulus in musica – il tritono, la quarta aumentata che la chiesa aveva giudicato tanto ammaliante da metterla al bando.

Wallace definì lo stile dei minimalisti come “realismo catatonico anche detto ultraminimalismo anche detto Carver malriuscito”.

A questo punto ho ambizioni modeste che principalmente ruotano attorno al restare in vita.

Wallace si sottopose a sei sedute di elettroshock.

Di Lester Bangs Wallace apprezzava la prosa tripudiante perché, con ogni probabilità, si avvicinava più di ogni altro scritto al suo modo di parlare. L’espressione di Bangs “un’erezione del cuore” divenne una delle sue preferite.

Pochi mesi dopo il suo arrivo, Wallace aveva già abbozzato una scena basata su Big Craig, uno dei residenti più intriganti della Granada House. Big Craig – Don Gately nel romanzo.

Se le parole sono tutto ciò che abbiamo, sono dio e il mondo, allora dobbiamo trattarle con attenzione e rigore: dobbiamo venerarle.

A Syracuse […] Franzen e Wallace passarono in automobile per la strada in cui Raymond Carver aveva abitato durante gli anni Ottanta quando lavorava all’Università; il prezzo della casa in cui aveva dimorato era stato maggiorato di diecimila dollari per via della sua fama.

Wallace annotò “Scrittura Successo Fama Sesso” Il suo proposito era di diventare un individuo per cui il desiderio delle ultime tre non motivasse la prima.

E David sentiva la mancanza di Mary Karr […] tuttavia l’aveva portata con sé, trasformandola in un personaggio del romanzo. Joelle Van Dyne, conosciuta anche col nome di Madame Psychosis.

Wallace ricordò a Pietsch che la trama del libro che aveva comprato “si era sempre avvicinata di più a un arco, che a una linea destinata a trovare conclusione”.

Un’idea per accorciare il libro senza doverlo accorciare più del possibile: note.

Pietsch: Le conversazioni tra Marathe e Steeply sulla montagna sono la parte del romanzo che ho in assoluto meno voglia di rileggere.

Le risposte esistevano, insisteva Wallace con il suo editor, ma erano al di là dell’ultima pagina; Infinite Jest doveva proseguire nella mente dei lettori, ovvero si trattava di una narrativa pensata per descrivere la traiettoria di un ampio arco, non un triangolo di Freytag.

I parallelismi tra la vicenda biografica di Dostoevskij e la propria catturavano la sua attenzione, così come già avevano fatto al tempo della permanenza presso la Granada House.

Raccontò all’amica Debra Spark di essere caduto “nell’ottavo girone dell’inferno: i-correttori-di-bozze-dei-correttori-di-bozze”.

Leggere Infinite Jest avrebbe voluto dire accettare una sfida.

A un certo punto alcune linee parallele dovrebbero cominciare a convergere in modo che il lettore possa proiettare una “fine” al di là della struttura fisica del libro. Se nel vostro caso non si è realizzata nessuna convergenza del genere, allora vuol dire che con voi il libro ha fallito.

Penso che la mia scrittura sia migliorata, ma scrivere è meno Divertente di quanto non fosse.

Dedicò molto tempo alle lettere pur di procrastinare, e l’argomento di molte fu il suo procrastinare.

Rievocò Faulkner, secondo cui scrivere un romanzo era come erigere un pollaio durante un uragano.

Aveva l’abitudine di ripetere alle sue classi d’allievi che un romanziere è tenuto a conoscere il suo soggetto abbastanza bene da ingannare il suo vicino di posto a bordo di un aeroplano.

Il quotidiano satirico “Onion” nel 2003 pubblicò un pezzo intitolato: Fidanzata abbandona lettera di rottura di David Foster Wallace a pagina 20.

Aveva fatto tirare una riga sul nome “Mary” del suo tatuaggio ormai sbiadiito, e aveva aggiunto un asterisco sotto il cuore; più sotto aveva collocato un secondo asterisco e il nome “Karen”, trasformando il proprio braccio in una nota a piè di pagina in carne e ossa.

Chad Hardbach (editor della rivista letteraria n+1): “L’opera del ’96 di David Foster Wallace è ormai assurta al ruolo di romanzo americano fondamentale degli ultimi trent’anni, la stella di prima grandezza attorno a cui orbitano lavori di minore importanza”. Infinite Jest era diventato Il Giovane Holden di una generazione che aveva letto Il Giovane Holden sui banchi di scuola.

In Infinite Jest, quando uno dei personaggi muore, si ritrova “catapultato verso casa oltre […] le palizzate di vetro della Convessità a una velocità disperata, sale verso nord e grida un richiamo alle armi chiaro e cristallino e quasi matericamente allarmato in tutte le lingue conosciute del mondo.
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p.s. e mica lo sapevo cos’era un epigono.