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28/05 - secondo giorno senza di lui.

Colazione: mela e caffè
Pranzo: una fetta di melone
Snak: fragole e mezzo bicchiere di latte di soya
Cena: uovo, una galletta e un po d insalata scondita

Calorie bruciate: 245

Chissà se si può essere felici senza essere anche tristi, se si può voler bene a qualcuno senza doverlo per forza odiare dolcemente a giorni alterni, chissà se è davvero giusto amare senza essere amati e chissà se dare un nome alle stagioni e distinguerle è davvero necessario? Chissà se tutte quelle che hanno i capelli lisci li vorrebbero ricci e viceversa e se è vero che per diventare più forti si deve necessariamente perdere qualcuno, o qualcosa. Chissà che bello avere un albero in giardino e chissà che bello avere un giardino, o comunque continuare a stupirsi dei piccoli germogli e della luce dei lampioni quando ancora non si è fatto buio. Chissà perché le canzoni tristi sono quasi sempre le migliori e perché stare vicino a qualcuno non diventa mai cosa facile, e s’ impara a rimanere in piedi ma non s’ impara mai ad amare. Chissà se è vero per davvero che tutte le cose che ci rendono felici sono illegali o fanno ingrassare. Io sono felice anche così, con un po’ d'acqua e qualcuno con cui chiacchierare del più ma soprattutto del meno. Chissà se tutto quello che penso lo pensano tutti e se ne sono spaventati tanto quanto me. Chissà ogni sera nelle camere da letto se qualcuno si addormenta tenendosi per mano nonostante la fatica, chissà per le strade quante persone si perdono mentre si cercano, chissà quando è davvero solo sesso, chissà cosa vuol dire essere liberi e chissà perché, ogni tanto, ci sentiamo così euforici da illuderci di avere finalmente capito tutto e chissà se mi senti come ti sento io anche se non ci sentiamo più da tempo, chissà come fanno alcune storie finite a non finire, chissà se è tutta colpa della solitudine o di questa smania di trovare il nostro ruolo nella scala sociale, chissà se dalla cima si vede tutto più chiaramente, chissà in questo momento quante persone si stanno baciando, mai abbastanza secondo me,
mai abbastanza,
in ogni caso speriamo di farcela, con dignità e con amore.
—  Susanna Casciani - Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore.
Come sto?
Non lo so più neanche io.
Fisicamente sto bene, non ho attacchi d'ansia da un po e l’ emicrania è notevolmente diminuita. Quindi si, se mi chiedi se fisicamente sto bene ti rispondo di si.
Ma psicologicamente, beh è un casino.
Vivo continuamente con la tua mancanza attaccata addosso. Ci sono dei momenti in cui riesco ad autoconvincermi che ce la posso fare a fingere che non sia successo nulla, che quei giorni non fossero mai esistiti e che tutte le parole che mi hai sussurrato quella notte erano solo stronzate. Magari ci riesco anche, sai? A volte anche per una manciata di minuti, ma poi, lentamente, queste convinzioni iniziano a sgretolarsi e tutto crolla.
Ritorno spesso con la mente a quei giorni passati insieme a ridere e a scherzare. All'allegria che che mi trasmettevi e alla tranquillità e sicurezza che mi pervadevano.  Non esisteva altro in quei giorni, ne ansia, ne paure, ne rabbia, solo la costante voglia di vederti.
Ogni notte, quando sono a letto, penso a quella sera, ai baci, alle carezze, agli abbracci. Sento risuonare ancora nella mente le tue parole, quasi come se me le stesse sussurando ancora la tua voce.
Già, quasi, perché tu ora non ci sei.
Sai, ogni fottuta notte mi addormento riguardando le nostre foto sul cellulare, con il viso rigato di lacrime.
Giorno dopo giorno la tua mancanza si fa sempre più forte, sempre più insopportabile.
So che non leggerai mai questo scritto e so anche che non troverò mai ne le parole ne il coraggio  per dirtelo o per scrivetelo, però voglio comunque che tu sappia una cosa.
Tu non sei come tanti, anzi, sei come pochi. Sei solare, gentile, dolce, amorevole, mentre io, beh, sono il solito un casino.
Quello che è accaduto quella sera, quello che ho provato quella sera, è stato speciale, unico.
Ero felice e ne ero consapevole.
Stavo bene, anche se per colpa del mio modo di comportarmi ti ho dato l'impressione opposta.
Sto bene con te e non voglio perderti.
So che non sarà facile, che tanti chilometri ci dividono, ma io non ci voglio rinunciare.
Io ci devo provare, perché  ne vale la pena prendere treni, viaggiare di continuo, trovare un'altro lavoro, se in palio ci sei tu.
Per te ne vale la pena.
—  Credevoinquellostupidotiamo

Finally drew Pö with his piebald plumage. Is the eyepatch look a little stereotypical for anthro characters with coloring like this? Absolutely, but Pö is a mutt, and I always think mutty dogs when I see an animal with a patch over one eye. He’s probably singing about being victorious in some battle he’s never had.

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La teoria del boh mette d'accordo un po' tutti ed è una valida ed elegante alternativa a quella più comune del che cazzo ne so.

“Gli uomini
sono diversi dai maschi.
I maschi vogliono
una parte di quella donna.
Gli uomini vogliono quella donna.
I maschi sono disposti
a concedere un po’ d'amore,
per il sesso.
Gli uomini vogliono l'amore,
e il sesso ne fa parte.”

Tita (in the PI): How are you doing?
Me (FilAm, not fluent in Tagalog): Heto buhay pa. Trying to practice my Tagalog a little. Not so great with grammar yet d: Kumusta po kayo, Tita?
Tita: wow thats great! live and love your roots. okay naman po, hope to see you again.

“Live and love your roots”

I’m so used to being ostracized by other Filipinx folks for not knowing Tagalog or not being “Filipinx enough” because I was born in the states and here my Tita is, validating my “Filipinx-ness” making me feel loved and supported while she’s on the other side of the world, thousands of miles away ~

Mini Tagalog Lesson:

Heto buhay pa = Here, alive
Kumusta po kayo = How are you? (with po, signifies sense of respect)