ritornare ad annoiarsi.

C’è un posto nella provincia siciliana dove è vietato usare smartphone. E’ un locale pubblico, vale la pena precisarlo subito, strutturato su due piani con un terrazzo e non ha nulla di che invidiare ai luoghi di ritrovo più frequentati di Bologna o di Torino. C’è un vero e proprio teatro al piano inferiore ma non è un posto escluisivo, non c’è selezione alla porta e il dresscode è quello che vi pare e piace, ma ha un bagno più accogliente della metà delle toilette del Pigneto - senza bisogno di scomodare Pasolini. Paolo, uno dei ragazzi che lo gestiscono, lo organizzano e all’occorrenza lo finanziano anche, se ti capita di notarlo, te lo dice senza troppi giri di parole che “qui i telefonini sono vietati”. Lo fa con il suo sorriso migliore che poi è lo stesso che sfodera quando parla di jazz o del caos organizzativo dei primi spettacoli che hanno fatto lì dentro. Non è arroganza la sua, tanto meno sfacciataggine, è l’espressione di chi aveva un’idea e non si è fermato solo a sognarla. Tutto qui. Potrebbe dare fastidio, irritare, uno con un sorriso così; a me invece rilassa tantissimo, e mi da più speranze per il futuro dell’intera discografia di Manu Chau. Un po’ come il cielo senza pretese che si vede a Milano, tutto grigio, sempre quello, pure se stai sotto al Duomo, e che sembra tanto diverso dalla vista che c’è da ponte Sant’Angelo a Roma, quella cambia a ogni ora proprio per via del cielo ed è sempre bellissima; e così al Ghetto, Prati o in via Giulia. Ricordandoti ogni volta che se vieni dalla periferia la vedrai sempre e solo da turista. Ma al contrario. La gente del posto è assai socievole ma sa stare nel suo e non ha sempre tempo per far due chiacchiere; il clima è docile ma non sembra l’avamposto caciarone del pubbico da cabaret. Insomma, è un posto come tanti altri che ho visto dove la cultura è vista come un bene primario e non come un hobby. Indimenticabile per qualsiasi visitatore, che non faccio fatica a immaginare ne conservi ricordi potentissimi, è invece proprio la sua particolarità telefonica. Anzi, forse conviene puntualizzare un po’.

Se state pensando a un plotone d’esecuzione pronto a impallinarvi al primo trillo di cellulare siete decisamente fuori strada. E non c’è nemmeno qualcuno che ti invita a lasciare telefonini e oggetti di metallo all’entrata come in banca.
Infatti l’idea di fondo che anima il posto è tanto bella quanto non così sciatta, e questo la rende se possibile ancora più bella: il buon gusto. L’eccesso è visto con sospetto e si fa il possibile perché frasi come “Ao, ma me stai a sentì?” non vengano nemmeno formulate. Essere distratti viene visto come deprecabile, sia per sé stessi che per gli altri. Senza il clima inquisitorio che potrebbe emergere da un diktat. E solo adesso mi accorgo che è assai difficile da spiegare se non lo hai mai vissuto. Specialmente ora che pure la macelleria sotto casa è Wi-fi friendly, fosse mai che la Sora Lella volesse aggiornare il suo profilo facebook tra un chilo di macinato e una coratella. Ovunque nel mondo civile l’uscita con gli amici è finalizzata a una relazione interpersonale voluta e non obbligata: stare con gli amici. Attualmente invece alla metà dei vostri amici (che poi sono pure i miei) gli sembra poco interessante passare un’intera serata in vostra compagnia nel luogo deciso magari di comune accordo, e pareggia questa ingiustizia nell’unico modo che ha, cioè fingendosi altro su di una piattaforma irreale dove imporre la sua realtà. Qualora si divertisse, trovasse diletto nella sua compagnia e in quella degli altri, godesse di una vista fantasmagorica, si vivrebbe l’attimo, lì e ora, invece di condividerla con sei amici e 969 emeriti sconosciuti.

Quindi la realtà è vista con presunzione e colpita senza remore; o al massimo usata per dare un’idea che non corrisponde al vero: sono stato a un festival di musica classica nella città vecchia, una cosa organizzata da Marcello Abbado, e ho notato come la metà degli spettatori usassero tutto (location, musicisti di fama internazionale, situazioni) per generare reazioni on-line (invidia, stupore, complicità, se la spicciano loro) e poi andare altrove a ripetere la stessa cosa. Della cosa in sé, quella come altre mille, non gli importava assolutamente nulla. Ve lo garantisco: un massacro sotto ogni punto di vista. Etico, sociale, culturale. Ormai le sere di molti, se non di tutti, sono così; non importa più quello che fai e il rapporto, che sia dionisiaco o apollineo, con quello che fai, l’importante è che ti diverta o che (quanto meno) i più, quelli che non sono presenti, percepiscano questa cosa. Basterebbe indagare per palesare il bluff “Dov’è che sei? A Villa Criscione? Bello, si ma cosa fai? Cioè, dov’è che sei?”. Ma è una forma di pressapochismo sociale a effetto domino e tanto non frega a te quanto non frega a me, anche perché probabilmente sarò pure io intento nel medesimo gioco. La parola d’ordine è: divertirsi, tu e tutti gli altri. In certi casi ho passato intere serate a vedere fare servizi fotografici in posti che non consiglieresti neanche al tuo peggiore nemico o agli opinabili contenuti di una borsa. Che però non è nulla con ben altre devianze che portano gente di mia conoscenza a passare i tre quarti della serata incollata agli schermi dei propri cellulari, che alla lunga portano anche disaffezione (specie volendo volare più in alto). Va detto che chi c’è nato magari non vede nemmeno dov’è la critica, io che mi ci sono trovato in mezzo da adulto lo trovo terrificante e trovo terrificanti tutti i miei coetanei che si sono adattati al nuovo che avanza, ma forse non sono obiettivo.

D’altronde io mi affeziono a un locale della sperduta provincia sicula e al suo sorridente proprietario di nome Paolo. Dove hai cento buoni motivi per stare bene: una vista verdissima sui monti iblei (con un ex-villa di una famiglia nobile al centro, così, per sognare un po’), duecento spettacoli in un anno tra teatro d’avanguardia e la solita cover band dei Beatles, strumenti di ogni tipo e utilità  dalla chitarra alla concertina, decine di libri messi a disposizione con una certa selezione - la biografia di Giovanni Lindo Ferretti o un Palahniuk che mi manca o non ricordo bene me lo leggo nel corso di una serata, con l’albo Colora Topo Gigio giusto gli aeroplanini posso farci (specie se non mi dai con che colorarlo). E un bel numero di persone, pure giunte da ovunque, come Linda che è qui da Norimberga o io che sono di Roma, che in un ambiente così ci si sono trovati da dio: come Dr. Dre con Eminem. Una birra, una sedia, tante opinioni e due o tre storie da raccontare, note di tromba di Miles Davis, una busta di patatine, strette di mano date e ricevute, rumore di cicale. Tutto senza telefonini. Se vuoi mandare un sms alla morosa, o se devi chiamare casa per dire che fai tardi ci mancherebbe, ma se sei venuto qui per stare altrove forse è altrove che devi stare. Forse è un modo di passare serate superato, forse un modo di pensare un po’ supponente ma a me piace. Se piace anche a voi magari fateci un salto se vi trovate in zona, oppure spargete l’idea e smettete di sognare e basta: un posto genuino, con i giovanotti e le ragazze intenti di nuovo a relazionarsi tra loro senza bisogno di avere come fine ultimo l’ammucchiata, con i suoi pro e i suoi contro come tutti i posti al mondo ma forse uno dei pochi rimasti dove, se devi annoiarti, ti annoi. Senza scappatoie. Come quando eravamo piccoli e sapevamo pure come (non) annoiarci.

Me encantas
no sé si mucho o poco
tal vez ambas, me encantas en la mañana cuando despierto y pienso en ti como un acontecimiento interestelar

Me encantas cuando escribes y te muestras al mundo en tu forma más noble, en tu estado más simple, eres lo más puro que le sucede a los ojos de un hombre que en silencio sonríe de euforia por tu bendita existencia

Me encantas y puedo decírtelo sin titubeos ni dudas, como si hubieras hecho un viaje largo y yo te esperara en la sala de siempre

Me encantas porque nunca eres vanidosa, porque tampoco sabes ser falsa, porque cada que me hablas me elevas, me sitúas surfeando entre mareas, por ti Dios a veces baja en forma de pajarillo para contemplarte más de cerca

Eres tan necesaria para prolongar la eternidad que entre labios y dedos muerdo y por eso me encantas

—  Ahora que no está Sofía, Quetzal Noah
No pierdan tiempo
vayan y abrácense
róbense entre sueños
revuélquense en la arena
rueden por el pasto
recuerden que estás despiertos
no pierdan tiempo
si se gustan bésense
y si no, intenten, nada pierden
háganse reír
sean cómplices
desvaríen, cáiganse
rueden y vuelen
no pierdan tiempo
destrúyanse si quieren
pero hagan algo
para enamorarse nuevamente
—  Ahora que no está Sofía, Quetzal Noah

Fetelor


Fetelor, învățați din ce scriu aici și nu mai fiți așa naive. Îmi pare rău că folosesc un stil mai dur, dar am observat un anumit comportament care nu ar trebui să existe. Doriți să arătați precum vedete internaționale și tânjiți după o frumusețe falsă. Vă doriți sânii mari, precum și posteriorul, dar voi nu știți că un bărbat adevărat vă va aprecia exact așa cum sunteți. Vă chinuiți în fiecare zi să vă faceți bustul mai atrăgător și, brusc, arătați foarte indecente pe stradă, de-a dreptul vulgare, iar așa credeți că veți atrage atenția unui bărbat care să vă iubească. Parțial aveți dreptate, el se va uita la voi, dar apoi vă va ignora și toată viața nu veți rămâne decât un nimic un ochii lui.

Iubiți decența, domnișoarelor, arătați-vă feminitatea într-un mod deloc vulgar, un bărbat adevărat vă va aprecia mai mult când purtați o rochie decentă, decât una decoltată și mult prea scurtă. Credeți că așa impresionați, dar îi impresionați doar pe acei băiețași, doar pe acei oameni alături de care nu ați vrea să aveți un viitor.

Bărbații prețuiesc inteligența. Își doresc o femeie deșteaptă și cu o vastă cultură, niciodată nu îi va interesa câți prieteni sau câte aprecieri aveți pe Facebook, acestea sunt lucruri trecătoare, fără de importanță. Un bărbat vă va aprecia modul în care vă argumentați opiniile, vă va admira atunci când veți discuta ceva elocvent și vă va dori mereu să stați lângă el.

Nu aveți nevoie de vulgaritate, fetelor, nu vă dați în petec cu tot felul de lucruri trecătoare și copilărești. Gândiți matur, priviți din altă perspectivă lumea. Noi nu vă vom aprecia corpul făcut cu ajutorul bisturiului, nu vă vom aprecia nici fața mult prea pudrată, noi vă vom aprecia adevărata frumusețe, caracterul și inteligența. 

Pace!