cugino it

Ieri sera una bambina mi ha visto i tagli. è venuta da me e mi ha chiesto “Come hai fatto a farti questa brutta bua?”. Gli dissi che quando si diventa grandi si impara a farsi la bua anche da soli e che anche i nostri genitori non riescono a medicarla.
Allora lei guardo’ mia madre e mi sorrise…dopo 10 minuti circa mi porto’ suo cugino: un anno in meno a me, occhi color miele,due fossette che mi fanno sciogliere ogni volta che le guardo, una voce che mi fa venire la pelle d'oca e gli scopri’ il braccio.
Lui la spinse e mi guardo’ arrossendo, non ho mai visto tagli cosi’ profondi.
“Cosa fai Angelica?” la bambina fece il broncio e gli prese la mano, gli riscopri’ il braccio e subito dopo prese il mio e lo scopri’.
“Adesso tu puoi medicare la sua bua e tu puoi medicare la tua di bua"mi disse.
Avevo le lacrime agli occhi.
Guardai quel ragazzo che fino a 10 minuti fa cantava e suonava l'organetto come se fosse la persona piu’ felice su questo mondo.
Mi vennero le lacrime agli occhi; solo lui se ne accorse.
Mi prese per mano senza farsi vedere da occhi indiscreti e mi abbraccio forte: uno di quegli abbracci che ti fanno capire che sei a casa, mi sorrise e le sue fossette non erano state mai cosi’ belle.
Poi ognuno al proprio posto, due sconosciuti.
Due sconosciuti che in quell'abbraccio, hanno fatto l'amore.
Il mio migliore amico.

11 Anni:
Lui: *Tira calci alla mia sedia*
Io: Sei davvero odioso, non vedo l'ora che la prof ti sposti da qui!
12 Anni:
Lui: Ho parlato di te a mio cugino…Si è innamorato e dice che sei bellissima.
Io: Se solo penso che sia tuo cugino ad aver detto una cosa del genere, lo scarto in partenza.
13 Anni:
Lui: Hey…Il lunedì pomeriggio sono libero, ti va di uscire. Vengo in pace.
Io: D'accordo, ma solo una volta…Dopo tutto sei simpatico.
14 Anni:
Lui: Se solo vengo a sapere chi è l'infame che ti ha scritto ti amo lo faccio crepare a suon di botte in testa.
Io: Non ho il diritto di avere un ragazzo?
Lui: Io, in qualità di migliore amico maschio, sono il tuo unico ragazzo e tu sei l'unica ragazza di cui mi prendo cura.

Ti voglio bene Luca.

Due donne (non voglio entrare nel merito della questione, mi interessa la risonanza sociale del fatto) ieri sono state sequestrate e derise da alcuni dipendenti della lidl di Follonica mentre rovistavano tra la merce difettata che non poteva essere venduta (tra la spazzatura in pratica). Di solito non mi esprimo perché non penso di poter aggiungere qualcosa di significativo a questi dibattiti, ma oggi è diverso. Mi è sembrato di impazzire leggendo centinaia di commenti aberranti, mi sono sentita sola e un sacco di volte mi sono chiesta “ma davvero sono una buonista/moralista/perbenista/incapace di farsi una risata”?
Alla fine sono riuscita a salvaguardare la mia sanità mentale grazie ad uno schema molto semplice che vi potrebbe essere d'aiuto:

1) sei un dipendente pagato col minimo salariale e sottoposto ad orari massacranti e decidi di ingabbiare chi sta peggio di te, sbeffeggiandolo, facendoti filmare e diffondendo il video? Allora ti informo che:
a- non sei il re degli scherzi
b- non sei molto intelligente dato che così facendo ti sei autodenunciato
c- non sei il super impiegato del mese dato che rimani l'ultima ruota del carro
d- resti un povero cristo, solo che adesso sappiamo tutti che sei anche una persona di merda mentre prima solo tua madre ne era a conoscenza

2) sei una persona che per caso si è imbattuta nel video in questione e hai pensato che alla fine non è poi così grave perché (scegli l'opzione che preferisci)? :
a- gli zingari sono brutti e rubano i bambini e poi magari se li mangiano pure
b- quelle donne stavano rubando
c- una volta ad un amico dell'amico di tuo cugino sono entrati i ladri in casa e sei sicuro che fossero zingari
d- quella volta in stazione non ti sei fermato a darle dei soldi e allora quella zingara ti ha lanciato una maledizione
Allora ti informo che:
- non hai un forte senso civico, non sei un giustiziere degno della medaglia al valor civile, non sei un valoroso patriota
- sei solo una persona di merda nonché razzista (pure se dici di non esserlo, lo sei, fidati)

3) sei un frequentatore di pagine goliardiche dove imperversa il cattivo gusto e grazie a questo episodio hai dato sfogo a tutta la tua creatività?
Allora ti informo che:
- non sei un super genio della satira
- non sei il re del ‘blec iùmor’
- probabilmente, anzi certamente, non sai nemmeno cosa siano la satira ed il black humor
- se le persone non ridono il problema non è il loro perbenismo/moralismo, il problema è che sei solo un coglione e circondarti di coglioni che ti danno corda non ti farà sembrare meno coglione

4) sei una persona che è rimasta disgustata leggendo la notizia ma ancora di più scorrendo i commenti vari di gente comune, di giornalisti e di esponenti del mondo politico?
Allora ti informo che
- il problema non è il tuo se non riesci a capire come si possano giustificare episodi del genere
- non sei un moralista e il tuo senso dell'umorismo non c'entra nulla
- si, è razzismo misto ad ignoranza, hai ragione a chiamare le cose col proprio nome, pure se fa paura
- non penso tu sia in minoranza, è solo che le persone stupide fanno più rumore, questo paese non è tutto marcio, anche se lo sembra e ce lo dobbiamo ricordare

cresce

Non vivevo da tempo quella baraonda familiare che si scatena in sfide di brindisi suonati fra tavoli opposti, dove tra un panzerotto alla cipolla ed uno alla ricotta forte s’organizzano gite impossibili senza mai riuscire a mettersi d’accordo, mentre le piccoline (suppongo le chiamerò tali anche quando avranno trent’anni ed io sarò ancora qui a parlarne su tumblr) fan girare i loro spinner ben concentrate a battermi nel difficilissimo gioco delle parole:

“12 lettere inizia con la O finisce con la O, che cos’èèèèè?”

O_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ O

Indizi: 1) è pieno di peli. 2) non è Giuseppe  ( io = :| )

Arriva finalmente il mio turno di scegliere la parola:

“7 lettere, inizia con la P finisce con la O.”

P_ _ _ _ _ O

Mia cuginina mezzana sbotta: “Giuseppe, se è un organo maschile non ti parlo più!”. ( io = :((( )

È come quando ero bambina e mio cugino mi avvolgeva i fianchi con le mani, mi alzava in aria e mi sollevava sempre più in alto.
Io chiudevo gli occhi, aprivo le braccia e, ridendo, sognavo di volare.
Nessuno era in grado di farmi sentire così, mi sentivo libera, mi sentivo viva, mi sentivo come se nessuno potesse buttarmi giù.
Non mi fidavo di nessuno come mi fidavo di lui.

Sono passati gli anni, ma non è passato il suo modo di farmi sentire così dannatamente forte.
Quando sono con lui non posso fare a meno di sentirmi invincibile.

—  comeoceani

Io lo conoscevo. Lo conoscevo, ma non avrei mai pensato che sarebbe successo tutto questo.
L'estate 2013, finiti gli esami di terza media, lo incontrai nelle scale di casa sua mentre salivo dalla mia migliore amica. Ci salutammo velocemente, non avevo mai fatto caso a quanto fosse cresciuto e quanto fosse diventato carino. Volevo farci amicizia, era il cugino della mia migliore amica. Un'amicizia senza secondi fini, non avrei pensato mai di perdere la testa. Ma l'ho persa.
Una sera mi cercò su whatsapp, da lì iniziammo a parlare ogni sera per ore ed ore. Lo stavo conoscendo e lui stava conoscendo me. Una persona fantastica. Piano piano iniziò ad aprirsi, a raccontarmi le sue cose ed io leggevo attenta. Era fidanzato, il 27 ottobre 2013 avrebbero compiuto un anno insieme. Lì per lì non ci restai male, non mi fece nè caldo nè freddo. Poi però iniziarono i problemi: “Miriam sei una ragazza intelligente, bellissima e studiosa… ma ho paura, non voglio rovinare la mia storia con lei, non possiamo più parlare”. Smisimo di parlare per un po’ ed iniziai a sentire la sua mancanza. Dopo circa dieci giorni mi cercò:
“come stai?”
“bene, mi manchi”
“anche tu”.
Iniziammo a parlare, di nuovo, ogni sera fino a tarda notte. Parlavamo e parlavamo, ci raccontavamo di noi senza accorgerci del sole che sorgeva.
Poi di nuovo: “la vita è fatta di attimi. Attimi in cui mi accorgo che lei ha tutti i difetti che io odio, ma attimi che la amo. Attimi che voglio lasciarla ma attimi che mi manca. Ho paura, non voglio più parlare con te”.
Questa volta piansi tanto, e non mi ero resa conto del motivo. Perchè piangevo?
Non ho mollato, dopo qualche giorno gli scrissi dei messaggi anonimi su ask… non mi sono mai permessa di scrivergli sms, la sua ragazza psicopatica soffriva di gelosia oppressiva cronica.
Lo fece lui: “smettila di scrivermi su ask”. Non ricordo come successe, ma iniziammo di nuovo a parlare con lo stesso ritmo di prima, agli stessi orari. E stavo di nuovo bene.
Ma prima o poi i giorni di sole vengono interrotti dalla pioggia. La psicopatica s'è messa a controllargli il telefono, vide conversazioni con un numero non salvato e iniziò a fargli domande. Lui provò a trovare una scusa, ma lei capì che stava mentendo in quanto, da psicopatica qual'era, conosceva bene l'unica amica del suo ragazzo. Ovvio, la sua mente malata doveva approvare tutti i suoi amici, ma soltanto se lei fosse stata sempre al primo posto.
Era come se lui vivesse di lei e lei di lui.
La psicopatica mi chiamò, voleva parlarmi. Ero nel panico, non sapevo che fare e che dire. Accettai con piacere, avevo paura ma la prensenza di lui mi avrebbe dato sicurezza. Ne avremmo parlato tutti e tre, avremmo chiarito tutto e non sarebbe cambiato nulla.
Lui non si presentò, mi lasciò ascoltare le parole della psicopatica dalla cui bocca uscivano tante di quelle cazzate da star male.
“…Io sono gelosa delle mie cose…”, “…parlavate di nascosto, mi sono sentita tradita…”, “anche io ho un migliore amico, guai chi me lo tocca”.
Ho provato a spiegarle che tra me e lui non c'è mai stato nulla, soltanto una bella amicizia e tanta fiducia, che entrambi ci raccontavamo tante cose.
“Non credo che in così poco tempo si sia instaurata una così grande amicizia. Non sono nessuno per giudicare però è stato lui a dirmi che di te non gli importa niente”
Prima coltellata. Sentivo lei squittire altre cose del genere, ma io pensavo.
Cosa faccio? Le devo credere? Mi devo arrabbiare con lui? Le devo far leggere i messaggi per vendicarmi perché ha mentito?
La sua vocetta fastidiosa continuava a ripetere “è per principio”, nel frattempo ho ordinato i miei pensieri.
Non le ho creduto. Ho creduto in lui e nel bene che ci siamo voluti.
“Mi farebbe piacere continuare a parlare con lui senza nasconderci, soltanto amici”
“Adesso io l'ho lasciato, perdono tutto ma il tradimento no. È a casa poverino, dispiaciuto per quello che ha fatto. Non vuole sentirti più”.
Ma che problemi ha? Lo aveva addirittura lasciato! Per non scoppiare a ridere ho iniziato subito a parlare cercando di sistemare la situazione.
“Non puoi lasciarlo così, è stata tutta colpa mia”,“non voleva parlarmi ma io insistevo tanto, lui non mi ha mai cercata”, “non puoi lasciarlo così, ci tiene tantissimo a questa storia”
Sì, mi stavo prendendo la colpa di tutto per lui. Non avrei mai voluto rovinare niente. Non ho mai pensato di volerli dividere.
La sera stessa gli scrissi un messaggio, piangevo tanto. Avevo paura che lui fosse arrabbiato con me, non lo so. Gli scrissi di non odiarmi, che gli auguravo il meglio. “Buona continuazione” al posto di “addio” perché io non dico mai addio.
Non ho mai ricevuto una risposta.
Piuttosto su facebook mi scrisse la psicopatica del principio di sto cazzo: “forse non hai capito che devi sparire”. Abbiamo discusso, le spiegai che avrebbe potuto comandare lui e che le sue cazzate non mi avrebbero mai toccata. “Non cercare più lui e io non cercherò più te” come minaccia. Non risposi nemmeno, era tempo perso con una ragazza così demente.
Novembre 2013, non stavo bene. Avevo iniziato il primo liceo da mezzo mese ormai: nuovo ambiente, nuovi compagni, tutto nuovo. Lo vedevo dall'autobus stringersi sotto il braccio la psicopatica tanto felice.
Mi mancava qualcosa.
Cercai di colmare il vuoto con un mio nuovo compagno di classe che mi dava tante attenzioni, gli piacevo tanto. Mi ci sono affezionata subito, forse mi ci sono proprio aggrappata. Ne avevo bisogno. Andare a scuola iniziava ad essere una cosa bella pensando che poi lui sarebbe stato con me ad abbracciarmi e a darmi tanti baci. A dicembre ci siamo messi insieme, e così è finito il 2013 ed è iniziato un nuovo anno.
“Anno nuovo, vita nuova”. È stato uno degli anni più brutti di sempre. La storia con questo ragazzo andava male. Mi faceva star male. Per piacergli ho iniziato a dimagrire, ho perso dieci chili non mangiando, svenivo più volte a scuola, non avevo forze. Un anno di lacrime, psicologa, lui che alternava baci e botte, baci e insulti, baci e non mi ascoltava, baci e non mi conosceva. Stavo male, ho perso tutti per lui, ero sola. I miei amici si sono allontanati, volevano che io lo lasciassi ma non ci riuscivo.
Maggio 2014, cinque mesi con la merda e mi arriva un messaggio su facebook.
Era lui, dopo tutto questo tempo. Un freddo “ciao” e io ho un po’ visto il sole. Era entrato di nuovo nella mia vita, forse non se n'era mai andato. Saltavo di gioia, ero troppo felice, ho risposto subito.
“Come stai?”
“Bene, tu?
“Bene”
“A scuola come va?”
“Mi hai davvero cercata per sapere come vado a scuola?”
“Volevo sapere come stavi”
È finita lì, una conversazione fredda e breve. Ma ero lo stesso un minimo contenta. Però torno alla mia realtà: il mio ragazzo geloso, manesco, chiuso di mente ed infantile, i miei amici che non mi parlavano, la lotta contro il cibo.
Finisce il primo anno di liceo, inizia l'estate 2014. Sono andata pochissime volte al mare, non mi piaceva farmi vedere in costume, mi facevo schifo. Andavo spesso a casa del mio ragazzo che ormai dopo mesi aveva conosciuto ogni parte del mio corpo. E ancora oggi mi pento amaramente di aver condiviso con la merda la mia pelle. Non so bene perché l'ho permesso, ma una parte di me ha continuato per un anno a trovare motivi validi per non mettere un punto a questa storia che bene non mi ha mai fatto. Pensavo “mi sono messa con questo ragazzo? Un motivo deve pur esserci” e continuavo a scavare nella mia mente. Non ho mai trovato nulla.
Finisce l'estate, 2 Ottobre 2014, mi sveglio e trovo un messaggio. Un altro “ciao”, un altro vero sorriso. Mi disse che aveva bisogno di parlarmi, accettai e non vedevo l'ora. Non raccontai nulla al mio ragazzo, troppo geloso e sapeva qualcosa di questa storia.
8 ottobre, mi scrisse gli auguri di compleanno e ringraziai. I miei amici mi hanno organizzato una festa a sorpresa, io e la merda litigammo quella sera e mi chiamò più volte “troia”. Ho pianto tanto.
22 ottobre 2014, io e lui finalmente ci vediamo. Dopo quasi un anno ci incontriamo, ci salutiamo, ci parliamo. Un anno trascorso a scontrarci raramente nelle scale di casa sua o in qualche via del paese con le mie gambe che tremavano, il cuore che impazziva e i nostri occhi che guardavano dritto senza mai incontrarsi.
Si scusò con me, “mi sono comportato malissimo e non lo meritavi, ho bisogno di una persona con cui parlare e a cui possa raccontare le mie cose”.
Uno schifo di confusione nella mia testa e io non sapevo cosa fare. Gli volevo così bene. Risposi che ci avrei pensato, in quel momento non capivo molto. Chiesi anche della sua ragazza: si erano lasciati da due mesi. Mi arrabbiai, non volevo essere la seconda scelta di qualcuno. “Se non vuoi più parlarmi lo capisco” ma lui non capiva un cazzo.
Arrivata a casa iniziai a pensare, non potevo fare questo al mio ragazzo. Mi cercò, abbiamo un po’ parlato ma poi ho voluto spiegargli la situazione: io ero ancora fidanzata, il mio ragazzo geloso, non potevo. Non glielo dissi, ma sapevo che se avessimo ripreso a parlare io avrei riprovato qualcosa per lui. Avevo paura, non gli volli parlare più.
Dicembre 2014, io e la merda facciamo un anno di schifo insieme. E così è finito il 2014 ed è iniziato un nuovo anno.
“Anno nuovo, vita nuova”. È stato un anno di cambiamenti. Sono cambiata. Iniziai a pensare di voler lasciare il mio ragazzo, non provavo più niente. In stanza con lui, le sue mani addosso ed io non sentivo più nulla. Non mi sentivo, ero passiva.
11 febbraio 2015: il mio ragazzo se la pensa e mi lascia a terra col sangue al naso. Non sono più riuscita a trovare scuse per perdonarlo, finalmente avevo la forza per lasciarlo.
Ero sola, iniziai ad avvicinarmi ai miei amici e ci riuscì in fretta. Raccontai ogni cosa, tutti dovevano sapere quanto schifo poteva fare una persona.
Per tutto il resto del mese ho sopportato chiamate notturne della merda che piangeva e chiedeva scusa, “mi manchi, non lo faccio più, sono cambiato”.
A marzo decido di dargli l'ultima occasione, mi sentivo un peso addosso. Non sopporto che qualcuno stia male a causa mia. Solo che dopo neanche un mese se la pensa e mi baratta per un amico più cretino di lui che conosceva da tipo 10 giorni. Ormai lo odiavo, l'ho mandato a fanculo ed ero pure felice. Mi serviva il pretesto per lasciarlo, ormai da tempo non provavo nessuna sensazione.
Aprile 2015, un mese proprio strano. Avevo i miei amici, la mia tranquillità mentale, ormai andavo d'accordo col cibo e mettendomi un costume avanti allo specchio mi sono piaciuta e pure tanto.
A maggio ricevo un messaggio, era lui che voleva sapere come stavo. Gli ho raccontato la fine della storia col mio ragazzo, non so bene cosa ne pensava davvero.
Abbiamo iniziato a parlare, tanto. Finalmente nessuno dei due aveva qualcuno che ci metteva muri avanti, parlavamo e basta.
Finisce il secondo anno di liceo, inizia l'estate 2015. Bellissima estate. Quasi ogni giorno al mare, pantaloncini e pancia scoperta ogni giorno. Stavo bene con me stessa, ero felice. Uscivo con gli amici, mi hanno vista in molti in costume. Anche lui, non mi vergognavo più di nessuno. Parlavamo anche tutta la notte, fino alle sei del mattino. Ogni tanto abbiamo visto qualche film insieme commentandolo su whatsapp, ogni tanto si trovava fuori con amici e veniva sotto casa mia. Una sera gli dissi “ho voglia di un cuore di cane” (granita al limone e acqua frizzante) e lui dopo un po’ “scendi che si scioglie”. Tante piccole cose che mi facevano così felice. Più passavano i giorni e più mi faceva impazzire. Non so se lui ricambiava, mi ha sempre lasciata in bilico.
Cosa eravamo? Amici? Qualcosa di più?
Per tutta l'estate non l'ho saputo. Veniva da me a guardare un film da soli a letto abbracciati e magari la sera stessa sarebbe andato in qualche lido ad ubriacarsi con gli amici. Non aveva intenzione di stare con nessuna, non le piaceva nessuna, me lo ha ripetuto più volte. Io continuavo a non capire, non ho mai saputo come comportarmi. Al gioco delle domande cercavo di tirargli le parole di bocca ma lui si rifiutava di rispondere, forse è per questo che credevo in qualcosa.
Si è divertito tantissimo questa estate, io ho conosciuto pure altri ragazzi e ci ho scambiato qualche pomiciata così tanto per passarmi il tempo.
Finisce l'estate 2015, inizia il terzo anno di liceo ed io sono sempre felice. Noi continuiamo a parlare e parlare, ci avviciniamo sempre di più.
E così è finito il 2015 ed è iniziato un nuovo anno.
“Anno nuovo vita nuova”, siamo ancora al terzo mese di felicità.
Ogni tanto mi passa a prendere in macchina, usciamo e andiamo da qualche parte a parlare. Un giorno mi disse che per me prova un bene diverso rispetto alle altre sue amiche, volevo spiegazioni.
“Perché per te c'è attrazione”. Okay, finalmente ho la certezza. Ricambia, gli piaccio, mi piace, ricambia, gli piaccio.
A san valentino, da ragazza single, pensavo “che tristezza, un altro deprimente 14 febbraio”. Invece mi arriva una rosa a casa ed io piango perché sono felice e non ci credevo. Quella sera ci vediamo, mi porta a mangiare fuori e anche io ho il mio san valentino felice. Stiamo in macchina abbracciati, mi racconta tante cose, spariamo tante cazzate e ascoltiamo musica. A mezzanotte mi accompagna a casa e lo stavo salutando col solito bacio sulla guancia ma lui tra un bacio e l'altro gira il suo viso e le nostre labbra si toccano per qualche istante. Dopo circa nove mesi. È una cosa bellissima, è una cosa vera. Ci abbracciamo e io salgo a casa col cuore che scoppia e i polmoni andati a puttane.
Ci vediamo dopo quattro giorni, ci siamo baciati di nuovo. Abbassa il sedile e io salgo su di lui e ci baciamo tanto. Le sue mani che mi accarezzano la schiena, i brividi e il solletico, i grattini, io che rido improvvisamente e lui mi dice che sono strana. Mi stringe le cosce, il sedere, i fianchi. Ogni centimetro di pelle mi va a fuoco. Sono viva.
Ho lottato per ottenere tutto questo, sono passati anni ma ho vinto. Ho vinto perché ci ho creduto davvero. Credete e lottate davvero per quello che amate e quello che vi fa star bene. Litigate con tutti pur di ascoltare solo e solamente la vostra testa e il vostro cuore. Abbiate la forza di cadere e camminare anche da soli. “Il sole esiste per tutti”, bisogna soltanto volerlo.
Marzo 2016, lui non lo sa ancora ma io lo amo.

mio cugino è stato lasciato dopo una storia di quattro anni e ha preso a fotografare il mare. ogni giorno invia uno scatto del sole che si immerge all’orizzonte senza aggiungere parole in accompagnamento. non ne servono, comprendo i suoi sentimenti in base alla luce e alle inquadrature. “sono belle, ma tutte uguali. come fai a capire che cosa sta provando?” mamma fa scorrere le dita sulle mie spalle in un invito, lei che l’amore l’ha sperimentato una volta che dura tuttora e non capisce gli addii, non li sa accettare. tento di spiegarle che un tramonto resterà bello ai nostri occhi, ma che perderà per sempre lo sguardo che avevamo prima nel considerarlo. sarà più vivido e farà male perché il vuoto non ha parole, si avverte e basta. questo mio cugino sta cercando di dire: cerca di tramontare il se stesso che è stato non perdendolo di vista e intanto ogni giorno si distanzia un po’ dal passato. non è facile. col tempo troverà un sole che è lui, forte nella risalita. anch’io guardo verso il mare, con un’ora in più sull’orologio e il cielo che si tinge di arancio, giallo e blu. so che torneranno i colori per tutti: so che a ogni tramonto corrisponde un’alba.

“Spesso mi sono sentito dire: “Come sei timido”.
Mi arrabbiavo e ci rimanevo male, perché lo vedevo come un insulto il fatto che altri sottolineassero il mio essere così insicuro.
Molte volte da mio cugino e mio padre mi sono sentito dire: devi intervenire di più, devi parlare, devi sorridere.
E mi convincevo che loro che riuscivano a parlare con più facilità con le persone perché avevano qualcosa in più di me, e mi sbagliavo.
Non tutti sanno che la timidezza è anche una forma di protezione verso noi stessi.
Perché a pensarci in quegli anni uscivo con le persone che mi ero scelto e non parlavo con chi non mi interessava parlare.
Molte volte mi sono sentito dire: “Devi sbloccarti, dai vai da lei, perché non conosci qualcuna e non provi a fidanzarti?”.
A mie spese poi nel tempo ho imparato che chi “prova” a fidanzarsi di solito fallisce e quando ci ho provato io ho percepito una sensazione strana: quando mi toccavano sentivo di aver bisogno di qualcuno e allo stesso tempo non stavo bene con nessuna.
Per me era faticoso dover sorridere in tutti i posti in cui non volevo essere, dover essere gentile quando invece pensavo a tutt'altro e dover affrontare chi voleva sapere sul serio come stavo quando per me non era ancora il momento di parlare di quello che portavo nel cuore, era faticoso dover nascondere il fatto che per me non era mai il momento per parlarne con qualcuno.
Spesso fingevo di stare bene quando invece volevo urlare il mio dolore.
Fingevo indifferenza mentre i miei occhi invocavano abbracci.
Fingevo di sorriderne, di non sapere che le relazioni finiscono sempre come quando nei sogni si vuole urlare, ma non esce la voce.
Sono sempre stato quel tipo di persona che quando vede una porta chiusa non sente sempre il bisogno di bussarci.”

10

Il digiuno di Ciccio!!!


Come ogni donna ormai certa dell’amore del suo amato e che per questo si assume il diritto di renderlo il più possibile simile ad una sua idealità di uomo amato, Mariella, la ‘zita’ di Ciccio, aveva deciso che mio cugino doveva perdere peso. Cosi, quando Ciccio si presentò nella sua panetteria per acquistare il solito mezzo chilo di pane ripieno di dodici fette di mortadella, la luce dei suoi occhi gli passò un piccolo panino con una fettina di bianchiccia e molle provola. Ne segui una discussione animata dove Ciccio venne paragonato ad un ippopotamo obeso e Mariella ad una aguzzina da campo di concentramento. Il tutto finì con Ciccio che se ne usci dal negozio inveendo contro tutte le donne e Mariella che gli gridava dietro che era ovviamente per il suo bene (quanto male si fa in nome del bene degli altri…) se ora doveva mangiare come un uccellino. Ciccio la prese molto male e poiché di famiglia siamo testardi e presuntuosi, si piazzò di fronte al negozio di Mariella giurando che non avrebbe mangiato più nulla e di farsi morire di fame per colpa della sua zita proprio di fronte ai suoi occhi. Nessuno lo prese sul serio! Era come se Rocco Sifredi avesse comunicato di aver fatto voto di castità. Ma, dicevo, di famiglia siamo testardi e Ciccio tutto quel giorno restò al suo posto mettendo nel suo stomaco solo acqua e rabbia. Il giorno dopo fece lo stesso, tanto che tutti si incominciarono a preoccupare. Santu, persona molto “esperenziata” in affari di donne, sapendolo si testardo ma anche inesperto nel relazionarsi positivamente con l’umanità in generale e le donne in particolare, andò a parlargli sottolineandogli che le donne hanno sempre idee di perfezionismo in tutto: bisognava lavarsi sotto le ascelle, farsi sempre la barba, non pulirsi i denti con le unghie, ma questo non voleva dire che non ci volevano bene, anzi! Più ci tormentavano con cose che non avevano né capo né coda, più ci volevano bene: dovevamo assecondarle se volevamo dimostrare di amarle. Ciccio virilmente e semplicemente rispose che a lui i piedi in testa non li metteva nessuno e continuò nel suo digiuno anche se qualche effetto come debolezza e gorgoglii vari di stomaco stavano rendendo la sua scelta sempre più difficile. Il terzo giorno si vedeva che Ciccio stava veramente male, ma testardo e volitivo come tutti i nostri progenitori che erano sopravvissuti agli sbirri borbonici, si ripresentò davanti al negozio di Mariella come un fantasma di fronte ad Amleto sedendosi al suo posto con la testa tra le mani. Questa ribellione di Ciccio, mi piaceva (avrei potuto scriverci un poemetto e se fosse morto di fame magari una elegia alla memoria), ma lo vedevo sofferente e con le occhiaie e per il bene che gli volevo, dovevo fare qualcosa, e anche subito se no avrei dovuto già iniziare l’elegia alla memoria Mi sedetti accanto a lui con il mio Tex (N° 38 Sabbie Mobili) e mi misi a leggerlo con indifferenza tra i sussulti e i gorgoglii del suo stomaco. Dopo mezzora di silenzio gli chiesi che ora era perché dovevo andare a prendere i broccoli da ‘mari Maria; la nonna quel giorno voleva fare la pasta con i broccoli e la pancetta di maiale fatta dal nonno, che dava ai broccoli un gusto tondo e diventava dolce e croccante. “Avrei voluto mangiare la pasta con le vongole ma Gianni u pisciaru non ha portato niente neanche due gamberi per fare i tagliolini con asparagi e gamberetti o due spaghetti con i ricci freschi di mare, o anche una semplice pasta con le sarde e il finocchietto selvatico conservato sott’olio – continuai come parlando con me stesso e fissando un punto lontano di fronte a noi continuai – io veramente mi accontentavo anche di pasta con i fagiolini e patate ma mari Maria hanno portato solo i broccoli e due cavoli e le vuole fare i primi. Magari era meglio fare la pasta alla Norma con le melanzane fritte e i pomodori freschi - a questo punto lo stomaco di Ciccio produsse un lungo lamento – oppure la pasta con i fiori di zucca e i pistacchi o magari due belle tagliatelle con la salsiccia che il nonno ha appena fatto - lungo lamento dello stomaco – oppure la pasta ai broccoli e salsiccia ma al forno, così veniva tutta bella tostata e con una grande distesa di pecorino giovane che fondeva e incollava tutto assieme” a questo punto Il corpo di Ciccio lentamente si piego di lato e da che era saldo e possente a che se ne scivolo per terra come se si fosse svuotato di carne ed ossa. Io lo guardai sorpreso con il Tex in mano mentre dal negozio Mariella, che seguiva la scena con la speranza che Ciccio rinsavisse, uscì gridando come se avessi sparato a mio cugino “Cicciu Cicciu chi ti fici?” . Io intanto cercavo di tirare su Ciccio e gli bagnavo la faccia con l’acqua che si era portato per bere. Lui apri lentamente gli occhi che spiritati vagavano guardandosi intorno mentre sul suo grosso faccione pallido e smorto apparivano gocce di sudore freddo. “Cicco” lo chiamo teneramente Mariella mentre lui guardandola con gli occhi spalancati cercava di dire qualcosa. “Ha una crisi – dissi io serio come avevo visto fare in un film a un dottore che curava in epilettico – portagli qualcosa da mangiare se no muore” feci con la faccia triste e preoccupata. Mariella corse via mentre mettevo Ciccio a sedere e gli collocavo una pezza bianca in fronte tanto per farlo apparire ancora più grave. Mariella tornò subito dopo con un panino di mezzo chilo ripieno di mortadella appena tagliata. “Mancia” disse Mariella decisa “No…..No…. “ fece Ciccio guardando il panino come se gli fosse apparsa la Madonna e scuotendo la testa come se invece il panino fosse il diavolo.  “Mancia amuri mei – fece con dolcezza Mariella accarezzandogli la testa – chi sinnò tinni mori e jo chi fazzu senza i tia….”  A quel punto guardandola negli occhi come a dire (pateticamente devo dire) “lo faccio solo per te”, Ciccio diede un morso enorme al panino e riempiendosi la bocca e chiuse gli occhi assaporando in silenzio il gusto grasso e sensuale della sua amata mortadella. Da allora Mariella non lo ha messo più a dieta e Ciccio mangia solo un panino al giorno, si lava sempre sotto le ascelle e non si pulisce i denti con le unghie. Potrei definirli una coppia felice visto che hanno compreso che amarsi vuol dire raggiungere alla fine sempre un compromesso tra due opposte follie.

Parma-Bari

Avevo 14 anni quando il mio migliore amico di 18, decise di portarmi con lui in vacanza a bari dai suoi parenti.

Li, incontrai suo cugino, che aveva la stessa età del mio migliore amico.

Dopo qualche giorno eravamo già super amici, ridevano insieme scherzavo,  e dopo una settimana o due iniziavo anche a trascurare un po’ il mio amico per passare tempo con suo cugino. Ad esempio alcune sere usciamo a prendere la pizza da soli oppure andavamo in spiaggia solo noi due e insomma usciamo sempre di più.

Passate le tre settimane abbiamo dovuto salutarci, con una promessa che lui mi fece “l’ estate prossima vengo io da voi. ”

Così fu, lui salì da noi l’ estate dopo e, io 15enne e lui 19nne, continuammo a uscire e cioè che prima era un amicizia cambio un po’ e io piacevo a lui e lui piaceva a me, la cosa era evidente ma nessuno dei due su dichiarava, fino a quando, dopo essere tornato a casa sua giù in Puglia,  lui per telefono mi chiese di stare insieme.

Io felice risposi di si e qua nacque la nostra relazione a distanza.

Ci vedevamo ogni 3 mesi ed era davvero bellissimo ogni volta, ogni suo bacio era un emozione unica e con lui mi sentivo al sicuro.

Una notte, lui in Puglia e io qua a casa mia, lui era fuori con amici e io come al solito gli scrissi “AMORE COME VA TUTTO OK LA SERATA? CHE STATE FACENDO?” anche solo per sentirlo.

Lui mi scrisse “APPENA POSSO TI SCRIVO CUCCIOLA”

Alle 3.43 della notte il mio migliore amico mi chiamò dicendomi che lui era morto.

AD 2 ANNI DA QUANDO TE NE SEI ANDATO, IO TI AMO ANCORA, E ASPETTO ANCORA QUEL MESSAGGIO CHE AVEVI PROMESSO DI MANDARMI NON APPENA AVRESTI AVUTO TEMPO.