crociferi

San Camillo a Messina

Messina è la città dei primati e ne abbiamo parlato svariate volte nei nostri articoli, oggi 14 luglio festa del Santo abruzzese ve ne proponiamo un altro: San Camillo a Messina. Vi sembrerà una storia assurda, ma è la realtà. La città di Messina e San Camillo sono unite da un legame profondissimo che si è sempre rinnovato nei secoli.  

L’ordine dei crociferi conosciuto anche con il nome di Ministri degli Infermi era da pochissimo tempo che era stato fondato (9 settembre 1599) e la consulta dello stesso stabilì di inviare a Palermo alcuni religiosi per fondare una nuova casa. Ma il 28 dicembre, data identica a quella del nefasto terremoto, (solo una coincidenza?) si imbatté sulla nave dei sacerdoti di San Camillo una violentissima burrasca che costrinse l’equipaggio diretto a Palermo ad approdare nel porto di Messina, così come era accaduto qualche secolo prima a Sant’Antonio.

Così scriverà Padre Barizza: 

“Mentre stavano colà che, calmato il mare, spirasse vento propizio al loro destino, trovarono in quella città un mangnifico Spedale in cui cominciarono ad occuparsi esercitando la loro Carità verso quegli infermi”

Stiamo parlando ovviamente del Grande Ospedale di Messina, conosciuto in ogni angolo del mondo a quei tempi per essere uno dei migliori in senso assoluto. Ricordiamo per dovere di cronaca che in questo Ospedale Prestigioso si curò anche Miguel De Cervantes.

I Camilliani arrivati in maniera eccezionale nella città di Messina furono accolti come messaggeri mandati dal cielo e dalla Provvidenza e furono costretti dal Senato a fermarsi per dare inizio alla fondazione dei Crociferi a Messina. La gente messinese ammirava il loro zelo e la loro carità e appunto ne rimase particolarmente colpita. A dar manforte alla decisione del Senato arrivò anche la mano tesa dell’Arcivescovo di Messina. Uno degli inviati in terra siciliana Padre Nigli venne dunque costretto ad informare subito il Padre Generale e la consulta di ciò che stava accadendo in città. 

Finalmente il 10 febbraio del 1600 la consulta ordinò che Padre Nigli si fermasse nella città peloritana e non andasse più a Palermo e che in Messina  avrebbe potuto accettare una casa se questa fosse stata donata liberamente. E i messinesi non si fecero aspettare neanche un secondo e risposero immediatamente presente, difatti l’11 febbraio del 1600 la città stanziò 1200 onze (3000 scudi) dando incarico ai Senatori Don Paolo Anzalone e Don Francesco Retana di comprare come abitazione provvisoria la casa nella strada detta il Cellatore (Uccellatore), oggi Corso Cavour.

Messina è finalmente la prima sede camilliana dell’Isola e il 18 maggio 1600 ben tredici nuovi Padri partirono da Napoli per raggiungere anch’essi la bella e generosa Messina. Il ministero dei Padri si espanse sempre più, non solo al Grande Ospedale, ma soprattutto nelle case private a qualunque ora del giorno e della notte ed è per questo motivo che verranno anche chiamati Padri del ben morire. 

Il 13 febbraio 1601 con atto del notaio Pantaleone Ferrara venne acquistato il primo immobile del valore di 800 onze di proprietà dei Ligname e ubicata dinnanzi alla Chiesa di S.Pietro dei Pisani a patto che essi realizzassero a sinistra dell’altare maggiore una cappella per la poc’anzi citata famiglia messinese la quale si impegnava a decorarla a proprie spese. Il tempio fu dedicato a Santa Maria Regina Coeli e si trovava tra la via S.Pietro dei Pisani (oggi Via San Camillo) e la Piazza Annunziata dirimpetto alla Chiesa Santissima Annunziata dei Teatini.

Nell’Agosto del 1601 arriva il Gran Giorno:

San Camillo si imbarca per Messina. Il suo arrivo è accolto in città con tripudio e tutti accorrevano per baciarlo e per avere da lui una benedizione. Erano per lui pieni di venerazione e questo accadeva non solo tra il popolo, ma anche tra i più onorati e distinti signori della città. Insomma tutti volevano stare almeno un secondo con San Camillo per parlare delle proprie croci. Durante la permanenza a Messina fu spinto dal visitare il Grande Ospedale e diversi morenti. Dopodiché partì per visitare la casa di Palermo, ma il 15 settembre fu di nuovo a Messina dove il Senato offrì 1000 onze per la costruzione di un Noviziato. San Camillo rimase davvero meravigliato, sorpreso dall’affetto dei messinesi che lo stimavano, lo amavano e lo accoglievano come se fosse uno di loro, anzi meglio. 

In una lettera alla consulta San Camillo scriverà: 

“E’ stata tanta la carità et amorevolezza che ho ricevuto da questa città di Messina che non posso contarlo. Tutto sia gloria del Signore … In questa città la religione è molto ben vista … Missina 27 de settembre 1601“

Camillo ripartirà verso Napoli ad ottobre dunque restò a lungo nella nostra città. Sempre nel 1601 Camillo ormai legatissimo a Messina venne qui per la terza volta in un anno. Nel 1603 ritornò nuovamente nella città dello Stretto e come sempre fu accolto con grandissima amicizia ed euforia. 

Sono soprattutto i giovani peloritani ad essere affascinati dal carisma e dall’esempio di questo Santo. Raccolse molte vocazioni e furono in tanti quelli ad entrare in Noviziato. L’anno successivo a bordo di una triremi si ritrovò per l’ennesima volta a Messina e anche in questa occasione ammise altri giovani nell’Ordine: la città era un proliferare di vocazioni sacerdotali. Messina rinacque a nuova vita e diventò radice indistruttibile dell’Ordine dei Camilliani. In questa ultima visita De Lellis vide in tutto il suo splendore la Chiesa ultimata e i locali che divennero la sua nuova lucente sede di Messina. Quella Casa che non aveva previsto di fondare e che la Provvidenza invece aveva messo dinnanzi al suo cammino fu realmente la stella più splendente di tutto il suo ordine. 

Nel 1605 la casa dei Padri Crociferi peloritana conterà ben 32 membri tra professi e novizi tanto da far risultare anche i nuovi locali troppo piccoli. Sempre con atto del notaio Pantaleone Ferrara il 12 gennaio 1605, i Ministri degli Infermi cedettero al Centelles la Chiesa di S.Maria del Regina Coeli e ottennero in cambio la preziosa Chiesa di S.Pietro dei Pisani. Le due Chiese come detto prima erano una dirimpetto all’altra. Essa si trovava tra la via S.Pietro dei Pisani (oggi Via San Camillo) e la Strada della Neve oggi inglobata nell’edificio municipale di Palazzo Zanca. Si dice fosse una delle più belle e solenni chiese di Messina, la Chiesa di San Pietro, dove appunto risiederanno i padri Crociferi, nel mai a sufficienza lodato teatro marittimo dove vivevano nobili e mercanti ; essa era di grande architettura, composta da marmi pregiati e nobili pitture. 

Come tutti sanno, il Santo amato dai messinesi, morì il 14 luglio 1614 e Messina ebbe il privilegio di avere una parte del suo cuore, si quella città che era stata a lui tanto cara poteva godere di simile onore.Tutto fu merito di Padre Giovanni Califano che accaparrandosi una parte del cuore di San Camillo e diverse altre reliquie ottenne nell’anno 1616,  nel mese di aprile, di poterle portare nella casa di Messina dove egli sarà Superiore nel 1610 e nel biennio 1616/17. Il cuore è ancora oggi conservato gelosamente nella nuova Chiesa di San Camillo sita nel Viale Principe Umberto, in una teca insieme al cuscino che era sotto il capo di San Camillo quando spirò a nuova vita. 

Il cuore di San Camillo fu miracolosamente salvato più volte da un altro grandissimo Santo messinese Annibale Maria Di Francia.

Il santo messinese nutriva una fervente devozione verso San Camillo ed era legatissimo ai Padri del ben morire. Nel 1890 diverse circostanze misero in pericolo la preziosissima reliquia del cuore di San Camillo, ma l’intervento di Padre Annibale scongiurò il peggio e la reliquia fu sempre salvata dal Di Francia. Dunque, così come per la mattonella di S.Antonio e diverse statue cittadine che stavano per prendere altre destinazioni, Annibale salvò i simboli della fede peloritana nonostante le leggi eversive di quegli anni, il terremoto e il periodo di massoneria dilagante in cui si viveva sul finire dell’ottocento. 

Pensate che quando era ancora quindicenne il Di Francia, nel 1866, fu soppresso da parte del Governo l’ordine dei Crociferi insieme a tutti gli altri ordini religiosi ed egli scrisse:

“Era un dispiacere universale tra noi, perché mai, si diceva, toglierci i Padri Crociferi, che facevano tanto bene ed esercitavano tanta carità al letto degli infermi e dei moribondi ???“

Nel 1890 compose una supplica al Cuore SS. di Gesù Cristo per la ripristinazione dell’Ordine del PP. Crociferi in Messina e per 25 anni, ogni 18 del mese, fece pregare questa intenzione. 

Quando nel 1905 i Crociferi tornarono in città inviò una lettera al loro Padre Generale: “Finalmente grazie alla Divina Misericordia abbiamo in Messina la Casa dei RR. PP. Crociferi, degli eletti figli di S.Camillo! Pareva un Sogno e pure già si è avverato!”. 

Addirittura il 15 marzo 1927 a pochi mesi dalla morte di S.Annibale in una notte parecchio agitata nella quale si temette il peggio, Annibale chiese che l’Estrema Unzione gli fosse amministrata da un Padre Crocifero, giunse al suo capezzale Padre Fochesato superiore dei Camilliani. 

Altre reliquie di San Camillo conservate nell’attuale chiesa di Messina nel Viale Principe Umberto:

A Messina i crociferi sono presenti ancora oggi in aiuto degli infermi, infatti adiacente alla attuale Chiesa di San Camillo vi è la casa di cura San Camillo.

http://www.casadicurasancamillome.it/home.html

Un’ultima curiosità se digitate su google la parola San Camillo il primo link che esce è proprio questa importante Casa di Cura in Messina riconosciuta ovunque per le sue eccellenze e per la sua disponibilità nei riguardi del prossimo sofferente. E successivamente i link del motore di ricerca riportano alle varie opere dei Crociferi in Messina ed anche da questo modo di vedere le cose nell’epoca del digitale si comprende come Messina sia la sede principale dei Camilliani in tutto il mondo. 


Infine ricordiamo a tutti i messinesi e non solo a loro che San Camillo è tra i compatroni della Città di Messina:

“Eleggiamo e nominiamo anche noi in Padrono di questa città di Messina il Glorioso San Camillo de Lellis fondatore della vostra Religione ed accettiamo, e confirmiamo l’elezione pello medesimo effetto fatto dall’Ill.mo Senato. Rev.mo Capitolo, molti Reverendi Parochi e Clero di questa suddetta Città … e vogliamo che da tutti il Santo glorioso San Camillo de Lellis fosse stimato, trattato e reputato in tale Padrono di questa Città di Messina …”

Dall’atto dell’Arcivescovo di Messina 

Tommaso De Moncada

9 Luglio 1755