creazione

Il nulla è tutto, il niente è la chiave. Tutto nasce da niente e niente deve tornare. Siamo una parentesi che persiste fin tanto che il risultato non sarà di nuovo zero.
—  Erasmo Nobili - De universo create, 1846.

René Magritte, 1928. 

I volti degli amanti sono coperti, ciascuno dei due è avvolto in una stoffa bianca.

L’intensità dell’immagine è suscitata dal paradosso. Spicca, infatti, l’antinomia tra il bacio e l’assenza di sguardo, l’incontro e l’impossibilità di uno scambio.
Il dipinto è quasi un ossimoro: il corpo che si tocca accostato al corpo che non vede.
La potenza sta proprio in questo: la presenza del contatto stride con l’assenza della vista.
In questo contrasto si cela un messaggio molto profondo, veicolato proprio dall’elemento inanimato.
L’unico elemento privo di vita diventa prioritario, quasi a sottolineare il rischio di morte in assenza di comunicazione con l’altro ma anche e soprattutto con sé stessi.
Questo pezzo di stoffa dà corpo al messaggio profondo sotteso: rappresenta l’ostacolo, il muro che crea impossibilità di comunicazione. Un divisorio che impedisce lo sguardo ed elimina, essendoci, la possibilità di contaminarsi, come sempre avviene nell’incontro profondo con l’altro. Ed ancora, nasconde le caratteristiche personali. Ostacola la reciproca conoscenza e, di conseguenza, il vero incontro, che può essere autentico solo quando vi è la possibilità per ciascuno di vedersi e  definirsi in quanto individui. Passaggio fondamentale e prioritario sia per se stessi che per la creazione di una relazione.
Il tema dello sguardo, qui negato, e del contatto, qui filtrato, rimandano alla possibilità non solo di guardare ed incontrare l’altro, ma anche sé stessi, per potersi, appunto, definire nell’incontro.
Perché si realizzi un dialogo sono necessarie due voci, quindi due individualità, autonome, distinte e separate. Solo da questo punto di partenza, l’incontro può costituire un’opportunità, in cui arricchirsi reciprocamente, senza bisogno di confondersi con l’altro.

Auguste Rodin, Il bacio.

Quest’opera è nata come raffigurazione di Paolo e Francesca. Dante aveva fissato i due amanti nella loro punizione eterna, Rodin in un eterno bacio. Per lo scultore il loro amore diventa senza tempo come la pietra, marmoreo, e la passione che li anima è rappresentata nel pieno della sua tensione: i due corpi si stanno per avvicinare, ma ancora il movimento non è completo. Mentre Dante dà ai due innamorati un nome, un volto riconoscibili dalle persone del suo tempo, e persino per noi posteri, nelle persone di Francesca da Polenta e Paolo Malatesta, Rodin li ha raffigurati senza volto, o meglio con il volto nascosto, e se non fosse stato per il titolo originario dell’opera (Paolo e Francesca, poi divenuto Il bacio) nessuno li avrebbe riconosciuti. Anche per questo, Rodin, fa del loro caso un fatto umano, in cui ognuno di noi può riconoscersi. I volti dei due, inoltre, sono sul punto di scomparire anche perché la loro individualità sembra cedere il passo ad una fusione, fusione che sembra essere nel loro destino fin dalla loro stessa creazione: nascono da uno stesso blocco di marmo. Tutt’oggi sono ancora lì a baciarsi quei due, e piace pensare che, impegnati come sono, avvinghiati nel marmo per un tempo illimitato, saranno a riparo dalle intemperie infernali e dalla morale cattolica.

Le 10 leggi del Karma

La grande legge: ciò che semini, raccogli. 

La legge della creazione: la vita non ci capita semplicemente, ma richiede la nostra partecipazione.

La legge dell’umiltà: dobbiamo accettare le cose per poterle cambiare. 

La legge della crescita: quando cambiamo ciò che siamo, la nostra vita cambierà con noi. 

La legge della responsabilità: dobbiamo essere responsabili delle nostre azioni. 

La legge delle connessioni: passato, presente e futuro, sono tutti connessi. 

La legge del qui e ora: guardarsi indietro ci impedisce di essere concentrati sul presente. 

La legge del cambiamento: la storia si ripete fin quando non capiremo che dobbiamo cambiare il nostro percorso. 

La legge della pazienza e della ricompensa: ogni ricompensa richiede uno sforzo iniziale. 

La legge del significato e dell’ispirazione: il vero valore di qualcosa deriva dall’energia e dallo sforzo che ci abbiamo messo. 

(via @marika-pap)

È la solitudine che apre i vari regni della creazione, minerale, vegetale, animale. Apre alla mente, al proprio essere conforme. La solitudine è una ricchezza capace di arginare, crescendo, sia la noia sia la logica del branco. Da lì s’ascende e si precipita e ci s’allarga intorno. La solitudine è benedetta, fiorisce e fa fiorire, se s’accompagna all’amore. Sicuro.
—  Giovanni Lindo Ferretti, Reduce

anonymous asked:

Come può dire che l'omosessualità non è un errore quando va contro natura? Non porta creazione ne vita. I figli non nascono da persone dello stesso sesso. Perversione significa proprio "contro natura". Poi per carità, anche il profilattico è contro natura però due persone che si amano possono amarsi senza pensare ad un figlio. Ma due uomini ? O due donne? La vita c'è grazie all'eterosessuale. Che due gay vogliano fare sesso va bene ma come pretendere che vengano accettate le adozioni?

L'omosessualità contro quale natura va, Anon?
Nella natura è diffusissima in tutte le forme animali senza che queste si estinguano.
Nel 2008 dei ricercatori dell'univerità i Oslo, identificarono più di 1500 specie gay nel regno animale. Inoltre si sa che gli animali usano il sesso, a prescindere dall’orientamento sessuale, per piacere, per riprodursi, per cementare le relazioni, per risolvere i conflitti e persino per proteggere.  
Quindi ritengo che la creazione della vita sia tanto importante quanto il suo mantenimento e quanto un rapporto di amore che non abbia discriminazioni sessuali.
Quando ho sentito che la Corte indiana, nel 2014, ha confermato il reato di omosessualità, mi sono chiesto come una nazione, considerata la culla di una spiritualità universale, potesse discriminare, non un atteggiamento contro la vita, ma una qualità della vita.
Mi sono anche chiesto come, certe notizie, potesse fare sentire molti ragazzi e ragazze che lottano per trovare e mantenere un loro equilibrio emotivo in una situazione che, ancora oggi, produce un evidente disagio di comunicazione.
Questo mi ha reso triste, ma anche ancora più solidale con chi ritengo debba sentirsi libero di poter essere accettato e compreso non come diverso (diverso da chi?), ma come uguale nei diritti e nella considerazione umana e sociale.
Ti ricordo che il detto “crescete e moltiplicatevi” appartiene a un momento in cui l'umanità era composta da un solo uomo e una sola donna. ;)
Ora la situazione mi sembra diversa.

#Storia 7 pt.2

Un film per ricominciare



il film era veramente il più palloso della storia, colonne sonore tristi, era pure in bianco e nero, davvero non vedevo l’ora che finisse.

Ovviamente durò 2 ore e mezza.

Uscimmo dalla sala e mi chiese: “é bellissimo il messaggio di questo film non trovi?”

Io volevo solo sparire, non avevo minimamente seguito il filo logico di un film con una ragazza che piangeva, un ragazzo che piangeva, la mamma che piangeva, tutti che piangevano.

Mi venne in mente anche la volta in cui tu piansi, sulla porta…

Di getto le risposi una frase scomposta, senza arrivare ad un punto preciso, temporeggiavo insomma, mentre le lampadine al neon dell’uscita ci illuminavano di una luce rossastra.

Arrivati appena fuori dal cinema ci perdemmo in 4 chiacchere, ma non riuscivo a capirla del tutto, cosi mi giocai un jolly..

“senti, ci andiamo a mangiare qualcosa, un amico ha un ristorante molto carino a pochi km da qui, che ne pensi?”

“verrei volentieri, purtroppo ho l’autobus per tornare a casa ed è l’ultimo è anche molto tardi…”

Avete presente quella sensazione di completa impotenza di fronte a una risposta che non lascia via di scampo? ECCO.

Non volle nemmeno che la accompagnassi alla fermata dell’autobus, non capivo davvero, eppure mi salutò con un sorrisone e un bacio sulla guancia. Non capivo dove avevo sbagliato.

Avevo la faccia da psicopatico? o con 5 dollari pensava che la volessi comprare?

MARTEDÌ

Arrivo in ufficio, John sta distruggendo in sala riunione Paul, indovinate perchè?

Si era dimenticato di chiamare la JYNK Corp., nota azienda giapponese che ci aveva commissionato un’altra app per 5 milioni di dollari.

Affare saltato. Paul saltato. Piano finanziario saltato.

John esce sbattendo la porta imprecando e urlando di prendersi due giorni di pausa, Melanie la sua assistente lo insegue raccogliendo tutti i documenti che lancia per aria, gli stagisti non alzano nemmeno lo sguardo, qualcuno ride, qualcuno fa finta di niente, Kate, la mia segretaria mi fissa come se aspettasse un cazziatone…

Non dico nulla e vado nel mio ufficio mentre Paul…se ne va.

Mi siedo sulla poltrona e sento la pelle della poltrona tirarsi sotto il mio peso, inclino un pò il capo e tiro un lungo sospiro, che settimana di merda mi aspetta.


MERCOLEDÌ

Sono le sei e mezzo, il sole sta tramontando su Charleston, tutti stanno andando via, John non risponde nemmeno al cellulare, Kate mi chiede un permesso per il giorno dopo, annuisco senza nemmeno guardarla.

Rimango solo nel mio ufficio, gli ultimi tiepidi raggi del sole entrano dalle finestre del mio ufficio.

L’ho preso apposta qui, con visuale su un parco, mi mette tranquillità.

Mi vieni in mente, quante volte abbiamo fatto sesso su questo tavolo quando andavo via tutti, quante volte eri dall’altra parte del telefono e mi dicevi di tornare presto a casa, quante volte ancora ti penso.

Non farò mai più il tuo nome.


GIOVEDÌ

Orario di pranzo, Kate non c’è, è in ferie, massacro gli stagisti di compiti per la giornata e mi prendo 3 ore per andare a NY. Devo sbrigare delle commissioni.

Mentre guido sono stranamente felice.

Per un momento ripenso a Caroline, chissà se la vedrò ancora.

Anche questa giornata passa in fretta, sto quasi cadendo nella monotonia, non passo nemmeno dall’ufficio, chiamo il guardiano e gli dico di chiudere tutto.

Era fidato. Un signorotto di 58 anni che veniva dal Texas, poche passioni, belle donne e birra. ma sopratutto birra.

Arrivo a casa, finalmente, mi faccio una lunga doccia, mentre mi rilasso sento squillare il telefono, cerco di asciugarmi alla buona e corro.

“Ehi abbiamo chiuso un affare milionario, quelli di Goklm hanno saputo dell’affare saltato e si sono proposti al doppio della cifra! dobbiamo festeggiare!”

Era John che mi chiamava in delirio di onnipotenza, era a las vegas, festeggiava ancora prima della firma del contratto, ma portava sempre bene quindi glielo facevo fare, mi dice che prenota dei biglietti anche per me e devo raggiungerlo subito, c’è un’amica di Celine per me.

Rido e dico a John che avremmo festeggiato al ritorno.

Mentre accendo il proiettore, mi arriva un messaggio automatico dalla banca, accredito di 150.000 dollari dal conto della società.

Rido, John festeggiava cosi in anticipo dandomi e dandoci delle quote su affari ancora non chiusi.

Mi siedo sul divano e affondo i piedi nel tappeto orientale che mi comprò mia madre, si ha arredato la casa con me, figuriamoci. sono riuscito a scegliere solo location e toni delle stanze.

Vivevo in un loft all’ultimo piano di una palazzina borghese, era un pò la mia tana, open space, finestre stile americano sulla 54esima strada, parquet italiano, cucina nera e quadri di vario tipo.

Ero molto minimalista, poche cose ma ordinate, mi piaceva il lusso non visibile, contando che solo l’appartamento mi era costano quasi 800.000 dollari tra acquisto e ristrutturazione.

Ma i soldi, come detto prima non erano un problema e li gestivo bene, non avevo vizi ne grilli per la testa, bella casa, bella macchina e vacanze nei posti giusti, una vita tranquilla nel mio letto ad acqua preso in Giappone in un momento di completa pazzia.

Bene sono un 22enne annoiato con 150.000 dollari freschi sul conto cosa faccio? NIENTE

Apro facebook. Cazzeggio, commento foto, guardo video di gatti…

Finchè non mi viene un idea…CAROLINE.

Posso cercarla su facebook! Ovviamente la ricerca solo del nome mi porta a milioni di risultati, cosi cerco di fare una geolocalizzazione, sperando almeno di restringere il campo, ovviamente tra le ragazze di Charleston non la trovo.

In realtà ancora non sapevo perchè mi incuriosisse cosi tanto, Sapevo solo che avevo ancora il suo profumo di pesca ancora in testa.

Ora, non so voi, ma io credo nel destino, dopo quasi 1 ora di ricerca, ancora non la trovavo, mi ero quasi arreso.. finchè…

AGHATA, quel film ultra palloso che mi ero sorbito solo per lei, sicuro sarà tipo fan della pagina, o dell’autore, o dello sceneggiatore o di qualsiasi persona che ha partecipato alla creazione di quel film.

MIRACOLO.

Scorgo un viso quasi noto tra le valutazioni del film sulla pagina ufficiale

Caroline Westrem, eterocromica, capelli legati e studentessa. Trovata.

Profilo più blindato di una banca, va bene lo stesso. La aggiungo immediatamente agli amici.

Era molto tardi e sapevo che non sarebbe successo niente di li a poco, cosi vado a letto speranzoso l’indomani di leggere una sua notifica.


VENERDÌ

Il cinguettio degli uccellini mi sveglia 5 minuti prima della sveglia, il sole entra da uno spiraglio della finestra che avevo lasciato scoperto.

Mi alzo e vado verso la cucina, mi preparo un buon caffè brasiliano aromatizzato alla vaniglia, eh si, qualche chicca lasciatemela, e addento un cornetto al cioccolato.

Mi ricordo della richiesta inviata a Caroline, prendo il cellulare, ancora niente, solo messaggi di lavoro. Uffa.

In ufficio il clima è sereno, John ha un nuovo schiavetto, Jimmy, sembra più sveglio, speriamo, Kate mi saluta sorridendo, la trattavo come un’amica e lei era felice e lavorava bene per me, eravamo tutti contenti per il nuovo affare che avrebbe lanciato la società ancora più in alto.

Finisco la riunione delle undici e mezza, ormai è pranzo, mi slego la cravatta, faceva veramente caldo, era afoso in ufficio, batteva perennemente il sole, decido di mangiare qualcosa in un bar e approfittarne per farne una passeggiata e chiamare mia madre per organizzare il week end.

Come al solito mia madre mi tiene al telefono più del dovuto, mentre cerco di camminare tra i bambini che escono dalla scuola sulla 3 strada, non sentivo nemmeno cosa mi diceva, rispondevo solo “ok” “si domani torno” “si ho mangiato” “Ok” “si” e ancora “Ok”… classica telefonata.

Ad un tratto dell’altra parte della strada, in un bar con il free wifi scritti a caratteri cubitali sulla facciata, noto una ragazza con i capelli raccolti…non ci credo è CAROLINE.

Riaggancio a mia madre senza pensarci, e attraverso la strada.

Ma perchè poi? cosa pensavo di fare? mi aveva già mezzo rifiutato una volta perchè continuare…già perchè continuare..mi dicevi.

Entro nel bar e lei era seduta nei tavoli rettangolari che danno sulla strada, stava scrivendo al computer.

“ehi Caroline, ma che ci fai qui?” 

“Dylan! ma che piacere! Sto scrivendo un articolo e tu?”

ma come si ricorda ancora il mio nome? poi mi snobba, va bhè, le donne.

Mi siedo e parliamo del più e del meno, di cosa studia lei, giornalismo, di quanto sia difficile e altre cose su di lei, noto che non mi fa domande.

Cosi le chiesi: “Ieri ti ho aggiunto su facebook.. ma forse non hai visto!”

SBAM, altra figura di merda, ma come fai a non vedere che il sito ti invia una notifica anche sul cellulare.. partiamo malissimo.

“No l’ho visto invece. Però Dylan, mi dispiace ma..siamo troppo diversi, non so nemmeno come spiegartelo, è complicato.”

Era surreale, non c’era modo e mi bloccava anche solo per una richiesta di amicizia, davvero non sapevo nemmeno cosa risponderle.

le chiesi un minimo di aiutarmi a capire o se avessi sbagliato qualcosa nei comportamenti e potevo averla offesa in qualche modo.

“No Dylan, figurati tu sei stato sempre carinissimo con me, ma davvero preferirei cosi, non voglio crearti problemi.”

Davvero ero scioccato, ma di fronte a tanto ostinazione e nessun’altra informazioni non potevo fare altro che arrendermi.

“Ok, non posso sapere chi sei, ma almeno se hai voglia di parlare o anche vedere un film noiosissimo di cui ancora non ho capito niente, scrivimi.”

Mentre le scrivevo il numero su un pezzettino di un tovagliolo, scorsi un sorriso frenato sul suo volto, si sposto i capelli dietro le orecchie e mi disse “Lo farò.”

Passarono 4 giorni, niente.

Non ho avuto nessun cenno da parte sua, eppure quegli occhi mi nascondevano qualcosa.

Noi uomini siamo così, quando non capiamo una cosa, cominciamo ad impazzire, specialmente un rifiuto non spiegato.

Caroline aveva quel non so che, classe, femminilità nelle movenze, lessico di una persona che aveva studiato, occhi profondi come l’oceano, aveva qualcosa da raccontarmi e io volevo saperlo.

E in più mi piaceva un casino, guanciotte piene, mento appena appena marcato, i capelli le cadevano perfettamente sugli zigomi e avevano dei riflessi dorati vicino alle punte, aveva delle mani bellissime e curate, e ancora mi ricordo di quel vestito nero del cinema, sottolineava le sue forme.

Non capivo perchè portasse sempre i capelli legati.

Era semplice, anche nell’abbigliamento mi colpiva molto.

Rigorosamente stivaletti neri, leggins neri e una camicia celeste con una canotta bianca, portava un bracciale sottilissimo e dorato al polso sinistro, mentre al destro aveva una specie di corda, quelle per i bracciali per intenderci, ma legata più volte intorno al polso.

Ma io riuscivo solo a perdermi nel suo maledetto profumo che mi colpiva dritto al cuore ogni volta.

Dicono che i profumi che ti colpiscono entrano dritti dentro fino all’anima e penso che lei abbia fatto esattamente questo con me.

i suoi sguardi mi colpivano nel profondo, come quando visiti un posto per la prima volta e rimani a fissare il panorama imbambolato, io mi sentivo cosi ogni volta che lei mi guardava, nei suoi occhi vedevo le emozioni che mi erano mancate da tempo.

Basta devo avere un’altra occasione. Sono ricco e ho i mezzi, è ora di usarli e da chi vado subito secondo voi?

“Kate, come faccio a conoscere una ragazza di cui so solo il nome e nient’altro senza finire in galera per stalking?”

“Ehm.. Dylan, in che senso?”

“Mi servono informazioni su una ragazza, non importa come o quanto costa, devo sapere” sembravo un pazzo psicopatico.

Nel giro di due ora nel mio studio si presenta un tizio che afferma di avere una società di spionaggio matrimoniale e quindi può ottenere facilmente informazioni. Non ho voluto sapere nient’altro. Io chiesi solo l’indirizzo di casa, volevo presentarmi la e parlare con lei. Quindi niente di troppo illegale no? 


Due giorni dopo, di rientro da una sessione dal massaggiatore, trovo dei documenti sulla mia scrivania.

“risultato indagini” erano le informazioni che avevo chiesto. Finalmente.

Non so bene se fosse una cosa giusta o sbagliata, ma mi ero ripromesso di non perdere più occasioni, di volermi bene e seguire il mio cuore, mi ero ripromesso di inseguire le mie emozioni e non di soffocarle. Questa volta non volevo mollare, non come hai fatto tu con me.

Esco dall’ufficio alle otto e tre quarti, fuori è buio ed è ormai sabato, non avevo niente da fare e cosi decisi di andare all’indirizzo scritto nei documenti.

Sarà uscita, al rientro forse se sono fortunato potrei incontrarla per sbaglio, mi piazzo in qualche bar, qualche locale che ci sarà li vicino e aspetto.

Mi sbagliavo alla grande.

L’indirizzo indicato non esisteva sul mio navigatore, mi trovava la cittadina, Hamden, ma non la via, girovago per qualche minuto, ma era tutto chiuso, ero un pò spaesato e anche incosciente, recarmi ad un’indirizzo datomi da un fantomatico investigatore, da solo, essendo a capo da una società milionaria.

Trovo una signora ad un distributore automatico e chiedo informazioni, mi dice che l’indirizzo che sto cercando è ai confini della città dove inizia la statale.

Bene mi reco subito sul luogo, non mi ero accorto che avevo gia fatto due ore di strada ed erano quasi le 11.

Mentre esco dalla città, noto un certo degrato, non era come Charleston, qui era davvero quasi tutto abbandonato, cosa ci faceva una come Caroline qui?

Intravedo una stradina quasi sterrata che imbocca nella statale, vedo anche un cartello di legno “ bredley street”.

Ecco era l’indirizzo, almeno credevo. Di fronte a me una casa in legno, decisamente messa male, un capanno semi distrutto e oggetti sparsi ovunque per il giardino.

Era l’ultima casa in fondo alla statale che usciva da Hamden e andava a Tuchson, praticamente lontano da tutto.

Non trovavo il collegamento tra quella studentessa che non usciva dalla mia testa e tutto questo contesto. Era strano.

Parcheggio all’inizio del vialetto con il muso rivolto alla statale, sia per scappare sia per vedere se Caroline si fosse materializzata, e spengo la macchina.

Dopo circa mezz’ora di noia e rumori abbastanza molesti tutt’intorno, scorgo una sagoma nera che cammina nella mia direzione lungo la statale, capisco che è una ragazza e cosi accendo i fari dell’auto che illuminano la sagoma e scendo.

Era lei, Caroline, capelli arruffati, giubbotto chiuso fin sotto il mento e tuta, non il massimo ma era comunque carina.

Più che altro sembrava davvero distrutta, ma cosa fa questa ragazza la super eroina a caccia di criminali?

“Ehi caroline! ciao sono Dylan!” 

“Dylan?? ma sei pazzo? che cazzo ci fai qui?”

Bhè non era esattamente l’accoglienza che avevo previsto. Pensavo le facesse piacere una sorpresa

“Sei impazzito? come mi hai trovato? ti avevo detto che….”

“ehi ehi calmati, visto che non mi hai chiamato avevo piacere a vederti, tutto qui! pensavo fosse un gesto carino”

“Carino un cazzo Dylan! tu non sai nulla, non dovresti nemmeno essere qui!”

Avevo fatto un errore madornale, ma cosa pensavo di ottenere presentandomi a casa di una sconosciuta?

“Dylan devi andare via sul serio, non puoi stare qui”

Discutemmo per qualche minuto, volevo solo farle capire che non ero uno psicopatico, ma volevo solo vederla.

I suoi occhioni metà verdi metà nocciola, immersi nelle lacrime mi implorarono di andarmene subito, non avevo scelto, acconsentii.

Se ne andò senza nemmeno guardami in faccia, ero distrutto, la vita mi aveva messo di fronte a una cosa cosi bella dopo tanto tempo e ora me la toglieva in questo modo meschino.

Salgo in auto, non parto, sto fisso con gli occhi sulla strada.

nella mia mente un susseguirsi di pensieri contorti, non ho un focus preciso, sono in preda ad emozioni contrastanti, non riesco a pensare lucidamente.

Eppure c’era qualcosa che non quadrava, che mi diceva di non andarmene da lì.

Decisi per la scelta che poteva distruggere tutto, anche la mia vita.

Scesi dall’auto e in preda ad un’adrenalina pazzesca, decisi di spiare dalla finestra, se piangeva c’era un motivo, doveva essere un motivo.

Mi avvicino lentamente, cercando di non fare rumore, mi accosto alla finestra della cucina dal lato sinistro della casa, un piccola lampadina illumina la cucina di piastrelle rosse bianche con una strana fantasia, sul tavolo qualche frutto e due piatti, c’erano scatole e barattoli aperti ovunque, e due casse di birra al fianco del frigorifero. Ma non vedevo nient’altro, dalla porta scorgevo solo un’angolo del divano e un mobile.

Capisco che il salotto è dall’altra parte e mentre cerco di fare il giro della casa sento un tonfo proveniente dal piano di sopra, mi paralizzo, silenzio, ancora silenzio, riprendo a camminare, avevo quasi finito il giro intorno alla casa ero a pochi metri dalla finestra, quando sento sbattere violentemente una porta.

Iniziale le urla, un casino assordante, non so cosa fare, mi avvicino piano alla finestra…..è un’inferno.

La tele è accesa, c’è sporcizia ovunque, dalla finestra chiusa trapassa un odore nauseabondo di umido e chiuso, ci sono cartoni della pizza a terra e anche qualche bicchiere rotto, era come se nessuno mettesse piede in quel salotto da settimane, forse mesi.

Mi appoggio con le spalle al muro per calmare la respirazione, ero in ansia, avevo paura e non capivo cosa stessi facendo, le urla al piano di sopra si fanno davvero pesanti ma non capisco cosa dicono, dalle scale sento dei passi, sbate violentemente una porta, mi accuccio per terra, sento il van che si accende mette in moto e va via di fretta.

Silenzio, nessun rumore per qualche minuto, altri passi dalle scale interne, mi accosto leggermente alla finestra giusto per intravedere qualcosa.

L’immagine che sta per seguire, turba ancora i miei sogni, come un fulmine a ciel sereno, qualcosa che non ti aspetti.

Caroline è seduto sul divano, con la testa tra le mani, in lacrime.

Non vedo altro, piange, li da sola, ma non capisco il motivo, finchè non si tira su e mentre si asciuga le lacrime con le maniche della felpa noto sul suo volto un livido rosso vicino alla tempia destra.

Panico, non so cosa fare, entrare potrebbe anche essere violazione di domicilio, se quello fosse stato il suo ragazzo? magari avevano litigato, magari ha sbattuto contro la porta (certo) un susseguirsi di ipotesi che mi fecero uscire pazzo, corsi alla mia Bmw e misi immediatamente in moto, grazie a dio il mio parcheggio ai bordi del vialetto non risulto sospetto e non diede nell’occhio.

Mentre guido non riesco nemmeno a pensare, anzi si, penso solo a una cosa, quello di Caroline non era un rifiuto ma una richiesta di aiuto.


fine parte 2