costumino

Notte d'estate

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Quando arriva agosto, il bar si trasforma. Diventa il bar di quelli che restano in città: i freni inibitori s'allentano.
L'estate più famosa fu quella del ‘68. Era così caldo che i coccodrillini scappavano dalle magliette e andavano a tuffarsi nelle granite al tamarindo. Antonio, il barista, serviva inappuntabile in giacca bianca e stricchetto, ma girando dietro il bancone lo si poteva scoprire in mutande, con le gambe a mollo in un secchio d'acqua. Si bevevano litri di bibite ghiacciate, e le pance si spostavano con rumore di risacca. Nel cielo, una luna allucinante incitava alla pazzia. Ogni tanto s'alzava il grido «Andiamo a mangiare il pesce», ma nessuno aveva la forza di alzarsi dalla sedia. Fioccavano le scommesse: autoambulanze andavano e venivano caricando i vincitori delle gare di birra. Poluzzi, in canottiera e bermuda, trasbordava a servizio continuo cocomeri, dalla bancarella al bar, con una carriola. L'unico soddisfatto era il nonno da bar, che ben avvolto nella giacca di fustagno, col basco fuso dal calore che gli colava in testa come uno stracchino, diceva che quel clima gli ricordava la guerra d'Africa, e sparava ai passanti con la pipa.
Passò Pinotti, in slip e occhiali neri, dentro a un cinquecento con le portiere saldate, pieno d'acqua fino al cruscotto. «Vi piace? Lo brevetto!» disse, sgasò e si allontanò beccheggiando.
Da una finestra del quarto piano un vecchietto in pigiama calò una bottiglia con un messaggio. C'era scritto: «Aiuto. Sono andati tutti al mare e mi hanno lasciato solo. Scorte di vino esaurite. Non so aprire il frigorifero. Datemi da bere. Allego mille lire. Stop.» Spedimmo su, via canestrino, del Pinot grigio a temperatura artica, e dopo qualche minuto lo sentimmo cantare. Nel buio ululavano cani e televisori.
Passò Elvira, lire tremila, che aveva lasciato la sua trincea di via Irnerio, e mangiava un mottarello, tanto per tenersi in allenamento. Il gatto del bar miagolava disperatamente per farsi tosare. Verso le tre arrivò dall'Adriatico una folata di vento, portando con sé un delizioso odore di pizza ai funghi, alghe marce e spray solare. Tutti chiudemmo gli occhi sognando, e Antonio ci fece il rumore delle onde con lo shaker.
«Che bello» disse Cocosecco, «che atmosfera», e cominciò a declamare una poesia da spiaggia:

È stato smarrito un bambino
con un costumino blu
risponde al nome di Pino
i genitori, o comunque gli interessati
sono pregati…

Fu interrotto da un rombo spaventoso: sul bar piombò la pattuglia acrobatica delle zanzare di Comacchio, che si esibì in una applaudita serie di figurazioni. Al termine della «bomba», uno zanzarone con i gradi di colonnello passò tra i tavoli assaggiandoci. Giunto a Cocosecco, fece schioccare la lingua e urlò: «Questo ha il sangue dolce!». Le altre piombarono addosso al poveretto e lo riempirono di ponfi come un mandorlato. S'allontanarono sbandando e cantando canzonacce militaresche.
A questo punto Carlo il muratore, nel silenzio del Ferragosto, si portò in mezzo alla strada deserta e con le mani a imbuto intonò. «Lanzariiiiniii!».
Da porta Sant'Isaia, all'altro lato della città, attraversando nove chilometri di buio notturno, giunse la risposta: «Siiiiiiiii?».
«Dormiii?»
«No, ho troppo caldo» rispose Lanzarini.
«Vieni a bere qualcosa?»
«Vengo io!» gridò il vecchietto del quarto piano, e si calò dalla finestra con un lenzuolo.
«Vengo anch'io» fecero eco un centinaio di voci, tutte le luci si accesero, i catenacci scroccarono, e una marea di persone in pigiama invase la strada.
All'alba, quando il barista fece i conti, aveva in cassa dodici milioni in contanti, cambiali e fedi nuziali. Il cocomeraio, prese l'incasso e la sera stessa rilevò il 40% dell'I.B.M. L'Elvira, che aveva fiutato il paglione e s'era buttata in mezzo gridando «sconti comitive!», mise su una boutique e un negozio d'estetista.
Noi ci trovammo in quattro a giocare a dadi nella vasca da bagno di Gubbioli, Rapezzi svitò il Nettuno e lo portò all'ingresso della casa di Cocosecco, Grandini pisciò quattro damigianini di amarena, e il nonno sfidò il suo coetaneo del quarto piano ad andare di corsa a San Luca e ritorno.
Tornarono ai primi di settembre, ma ormai la situazione si era normalizzata e qualcuno, qualcuno di quelli che erano stati in vacanza, vedendoli sprintare in mutande si permise di dire «che generazione!». Il nonno non lo degnò di uno sguardo, e tagliò il traguardo a braccia alzate, in un gesto di trionfo.


[tratto da Bar Sport, di Stefano Benni, Mondadori, 1976]

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For me, Teletubbies are some of the creepiest creatures that ever appeared on TV. However, Teleboueibues (?) are way better! XD

(Tranquilla! Capisco la pigrizia =w= Yumoto sole mi inquietava troppo quindi ho messo il costumino pure a lui! Grazie mille <33333)

E non so nuotare.

Sono in treno e tutto va bene.
Ho una stanchezza addosso della madonna, ma tutto va bene.
Sto andando dalla persona di cui sono innamorata e che dice d'essere altrettanto innamorata di me, e nonostante gli errori passati ora va tutto bene.

Allora cos'è questa orribile, giuro orribile sensazione che sto dando l'ennesima possibilità a uno che tra un mese, forse meno, tornerà a fare tutte quelle cazzate che mi fanno stare male? Perché ora è tutto bello, tutto nuovo, tutto intenso.
È persino facile.
Ma poi? Appena la prossima cagna gli da 3 lire d'attenzione, si ricomincia tutto da capo? Cristo, no, risparmiami.
Non succederà, dice.
Va tutto bene, davvero.

E non va bene proprio un cazzo, mi sto solo mettendo il costumino a due pezzi per tuffarmi un'altra volta in un mare di merda.

Ps: promemoria: mai più ascoltare Sufjan se si hanno pensieri cupi.