corpi

Puoi dormire con me se vuoi.
Anche nuda, sì, basta che non ti togli le paure di dosso.
Portale qui dentro, sotto le coperte, e vediamo cosa succede a mischiarle con le mie.
Due corpi fanno l’amore.
Due paure? Dovrebbero fare un bel po’ di coraggio.
Fate l’amore fino a perdere il respiro, con il cuore che vi batte tra i denti. Fate l’amore, unite i corpi e legate le anime, fatele vibrare insieme come corde di una chitarra, fatevi trasportare da questa musica in un infinito vortice di libertà. Non sono volgari i corpi che si amano, volgari sono i pregiudizi dell’invidia, le voci mortali dominate da una morale illogica. Quindi fate l’amore, con l’anima, il corpo, gli occhi, amatevi fin che la carne non si consuma, fin che ha un senso, e anche oltre.
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Ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all’estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell’ossicino, l’uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l’ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L’ho dichiarato disperso finché l’ho visto nel cortile della scuola. Subito quell’idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un’altra persona.
—  David Grossman
Uno affianco all'altra, sul letto.
I miei occhi, azzurri, incrociavano i suoi, castani.
Le mani sui fianchi, le gambe incrociate.
I respiri.
Mi afferri, mi giri, mi sento piccola, leggera.
Sei sopra di me.
Le nostre gambe si intrecciano.
Il tuo petto tocca contro il mio, quando ti avvicini per baciarmi.
Mi scosti il colletto della camicia.
Mi baci il collo.
Mi ribello.
Ora sono io sopra di te.
Le tue mani cercano la mia schiena e la fai tua.
Mi afferri per i fianchi.
Mi avvicino.
Ti bacio.
Tanto. Dappertutto.
E i respiri.
I nostri respiri.
Ma io ti odio.
No, resta qui, dove vai.
Ti amo.
Oh, no, non ti amo.
Sì, io ti odio.
Ti odio quando te ne vai e mi abbandoni.
Ti odio quando sembra che tu stia solo giocando con i miei sentimenti.
Ti odio per tutte le promesse che mi fai.
Ti odio perché giorno dopo giorno, ti allontani sempre più da me, e poi ritorni.
Ti odio perché so che te ne andrai di nuovo e io rimarrò col cuore in mano un'altra volta.
Oh, io ti odio così tanto.
Ma allo stesso tempo, io ti amo.
Dio, se ti amo.
Ti amo quando siamo insieme e mi sussurri che mi ami.
Ti amo quando mi mordi le labbra.
Ti amo quando accarezzi con cura il mio corpo, come se fosse un diamante raro.
Ti amo quando mi stringi le mani.
Ti amo quando mi baci i sorrisi che solo tu sai creare.
Ti odio perché ti amo.
—  Vuotichefannomale