cornicing

flickr

George Sweet home by eric
Via Flickr:

Rare Egyptian Limestone Stele for Tutu, Late Ptolemaic - Roman Period, 1st Century BC/AD

Sculpted in relief in the form of a naos with a cavetto cornice surmounted with a row of twenty-four stylized uraei supported by two columns at either end, with the god Tutu depicted as a sphinx walking to the right, the lean and elongated body with the ribs protruding, the head turned to face outwards, surrounded by a thick mane-like wig with a tni crown of rams horns and plumes, the curling tail terminating with a cobra head, a knife in each paw, a winged solar disc with cobra above

A rare subject matter, Tutu, meaning ‘he who keep enemies at a distance’, was an apotropaic god venerated mainly in the Greco-Roman Period.

Ho dato troppo a chi non meritava niente. In mezzo a questa folla mi serve un salvagente. Guardano ogni mia cicatrice come se fossi un ladro, ma non è la cornice a raccontare il quadro.
—  Zoda, No/Way.
Meh

Vampires and toddlers - meh. I’m happy for those of you who waited so long. HOWEVER, I’d like to see:
1. Terrain tools (including water)
2. Stage tool (multi-height
3. Floor tiles can be applied to ceilings
4. Multi-height spiral stairs
5. More cornices, with more realistic color options

Le amicizie più belle non nascono sotto le stelle, brancolano nel buio, s'incontrano e poi osservano il cielo. Le amicizie migliori sono quelle che nascono nei modi più strani, dietro un pc, tramite un messaggio, durante uno scambio di pensieri… ci si conosce giorno per giorno, pregi e difetti, attimi veri. L'amicizia, quella vera, riesce a stare dentro una cornice come un affresco sui muri delle cattedrali più belle. L'amicizia, quella vera, non chiede ma dà e riesce a vivere come quegli affreschi senza tempo.
—  mi-hai-cambiata
5

Some strange new lovelies I acquired recently. 

Now it’s survival of the fittest: see who can make it through the San Francisco winter on a northeast facing ledge. 

Variables in my favor: 

  • they are covered from rain by my building’s cornice, 
  • downtown San Francisco is a bit of a heat island and only rarely dips below 40f (5c), 
  • the more typical winter lows are around 50f, and 
  • the position gets 2 hours of direct sun each day, and several hours of bright reflected sun from the glass on the building across the street.

Against me:

  • at least some of these plants are rather difficult to grow, specifically the mesembs and the Bulbine (5, top left). These are “schedule” plants that have very specific seasonal watering calendars.
  • All of them would probably love at least a little more light. Some really need significantly more. Again, I’m looking at the mesembs, the Bulbine and the Anacampseros rufescens.

I picked up most of these at the November meeting of the SF Succulent and Cactus Society from featured growers Dana Gardner and Russell Wagner. It always amazes me how generous the expert growers in the Society are when they sell plants. 

I’ll do proper entries with species names later when I pot them up for presentation.

L'arte è in noi. L'arte è la scrittura, la musica, il disegno, la fotografia, l'esprimersi della gente. Non tutti hanno l'arte in sè, forse, ma credo che l'arte sia comunque la cornice del mondo.
—  ir0niadellasorte
Speculare

Che alla nascita ci viene messo uno specchio davanti, e questo specchio è la nostra famiglia, i nostri genitori, la vita.
E noi questo specchio non lo vediamo subito, non lo capiamo, non ci accorgiamo che ci viene costruito giorno dopo giorno, ci viene montata la cornice, ci viene montato il vetro, dio il vetro viene soffiato davanti ai nostri occhi ed incassato davanti ai nostri occhi, e noi non ce ne accorgiamo per un bel po’ di tempo, lo notiamo solo marginalmente.
E cosa riflette questo specchio? Se abbiamo fortuna, se abbiamo avuto genitori con mani salde che sapevamo come si assemblano questo genere di cose, riflette noi come siamo, noi esattamente - o quasi - come siamo. Un po’ proiettati nel futuro se è uno specchio decisamente buono.
Ecco, se è uno specchio davvero fatto come si deve riflette nella nostra mente l’immagine giusta di un futuro giusto, ci mostra quello che siamo e che possiamo essere, e ci basta provare a raggiungere quello stato.
Ma se non hanno avuto una buona mano, che cazzo di specchio di ritroviamo davanti? Uno specchio deformante, ecco il problema.
Ci rifletterà più grassi, più magri, più alti o più bassi, più storti di quanto siamo realmente, che il problema di quegli specchi da lunapark è che dovrebbero far ridere, ma se tu stai cercando di acquistare un’identità, se tu l’unica cosa che sei in grado di vedere è la tua immagine riflessa mentale, se non hai la possibilità di vedere come sei davvero perchè puoi solo vedere quello che ti è stato insegnato a vedere, non puoi fare molto.
Compensi.
E se ti vedi così piccolo magro ed insignificante, se ti vedi così minuscolo da rischiare di sparire, da rischiare che i tuoi genitori non ti vedano, che i tuoi amici non ti vedano, che il tuo amore non ti veda, allora tocca che ti ingrossi, tocca che alzi la voce, che ingrandisci quel tuo Sè interiore, che se nessuno ti vede allora tocca che ti faccia vedere te, che invada gli spazi degli altri, che lo noti che sei minuscolo, e se non lo fai sparisci dannazione, e non puoi sparire giusto?
E se invece ti vedi enorme, ti vedi strabordante, ti vedi che neanche ci stai tutto in quel riflesso, se ti hanno dato talmente tante pressioni, tanti stimoli, tanta identità da renderti immenso, allora tocca che tu stia zitto, a capo chino, che non dica davvero cosa vuoi, chi sei, che sei così grosso che se fai un passo falso schiacci qualcuno, calpesti qualcuno, e non ti va di avere il sangue degli altri sulle mani, quindi giù, piccolo, insignificante, sempre ad annuire, sempre a dire che tutto va bene, che tutto è giusto, perchè hai visto quanto sei grosso nel tuo riflesso? Vuol dire che ti hanno dato tutto, che diritto hai di chiedere qualcosa di più?
Ma sono entrambe menzogne, è come la casa degli specchi, ti hanno montato male l’identità, ti hanno assemblato il Sè a casaccio, si sono smarriti il libretto d’istruzioni della tua esistenza, e non c’è assistenza tecnica da chiamare per sistemare il guasto, tocca tenerselo per un bel po’ prima di accorgersene.
Che tu sei una persona normalissima che ha di fronte uno specchio che normale non è, e non gli è mai stato detto che poteva essere altrimenti, ed è lì che la vita ti frega: nessuno chiede mai un secondo parere su quello che vede, nessuno chiede davvero “ma davvero sono così insignificante? Ma davvero sono così ingombrante? Ma davvero gli altri mi vedono come io mi vedo?”
No, non lo si chiede perchè si da per scontato che sia così.
E, purtroppo, chi sta peggio è chi quello specchio se l’è trovato ad un certo punto rotto, che gli tocca vivere la vita riflessa in ogni frammento.
E se tutta la tua vita è in frammenti, come cavolo scopri qual è il riflesso giusto da guardare?

Che significa che mi manchi? 
Che so che non può succedere ma io continuo ad aspettarmi che arrivi, così, dal nulla 
continuo ad aspettarmi di scorgere il tuo sorriso all'improvviso tra tutti i sorrisi degli altri e me lo immagino, addirittura 
bello, bello da far paura 
con gli occhi piccoli da cornice e i denti proprio fin fuori alle labbra e le mani a coprirti la bocca appena dopo un poco per l'imbarazzo. 
Significa che non do un prezzo al tempo perché lo scorrere delle ore non conta più da quando so che non ti posso vedere
che non possiamo parlare, che è inutile attendere perché non arrivi 
perché è la vita -m'han detto- 
io dico che fa schifo, si, certo, fa un sacco schifo. 
Significa che sei sempre dentro ogni racconto e se mi accorgo che quella storia lì riguarda te allora io decido di non raccontare più 
perché se ti nomino divento triste, mi si spengono gli occhi e vorrei solo andarmene e per tutta la serata non mi riprendo più. 
Che sei sempre dentro ogni sguardo di qualcun altro e questa cosa qui io ti giuro che non la sopporto. Come ti mando via? Me lo dici tu, come devo fare per mandarti via? 
Come devo fare per non vederti più dove non ci sei e credere comunque che sia tu ogni volta?
Che mi manchi significa 
che a volte fa così male ricordare, beh, ricordare te
che desidero non averti mai conosciuto 
però poi mi arrendo e ci ripenso
perché senza te chissà che fine avrei fatto
non avrei avuto questa mia parte sensibile che mi fa vedere a fondo
non avrei avuto queste labbra e questo mento
non avrei avuto la tua paranoica ostinazione verso le cose belle da vivere e belle pure da sognare. 
Significa che ho paura di restare sola con me stessa perché significherebbe trovare dentro me quel che resta di te 
significherebbe annegare nei nostri ricordi fino a non risalire più.
Che tu mi manchi significa che da una parte ho paura a ricominciare 
perché mi sembrerebbe di dimenticarti e dall'altra invece ho paura a ricordare tutto 
perché quella me che ti piaceva tanto guardare dormire 
forse non esiste proprio più,
forse 
te la sei portata via tu.
—  myheadiscomplicated