controllor

Il treno dei bambini
di Gianni Rodari

C'è un paese dove i bambini
hanno per loro tanti trenini,
ma treni veri, che questa stanza
per farli andare non è abbastanza;
treni lunghi da qui fin là,
che attraversano la città.
Il capostazione è un ragazzetto
appena più grande del fischietto,
il capotreno è una bambina
allegra con la sua trombettina;
sono bambini il controllore.
il macchinista, il frenatore.
Tutti i posti sui vagoncini
sono vicini ai finestrini.
E il bigliettario sul suo sportello
ha attaccato questo cartello:
«I signori genitori
se hanno voglia di viaggiare
debbono farsi accompagnare».

Ero in tram a Milano.
Mi si avvicina un suonatore di violino.
Comincia a suonare.
Ballo.
La gente mi da l'elemosina.
Litigo con il violinista.
Ci separa il controllore.
Il violinista non ha il biglietto.
Per fare pace pago il biglietto al violinista con l'elemosina.
Suoniamo e balliamo per il controllore.
Ci da l'elemosina.
Passa un venditore di rose.
Il controllore gli da la multa perché non ha il biglietto.
Io e il violinista chiediamo se sa cantare.
Comincia a cantare così gli paghiamo il biglietto con l'elemosina del controllore.
Raccogliamo un casino di elemosina.
Passa una lavatrice di vetri.
Ma il tramviere non si ferma e la investe.
Io, il violinista e il venditore di rose le paghiamo il funerale con l'elemosina.
La notizia fa scalpore e ci scrivono un articolo sul corriere della sera.
Ci notano.
La Sony pubblica il nostro primo album intitolato “lui, il violinista e il venditore di rose”.
Si accorgono che io so solo ballare.
Mi scaricano dal gruppo.
Incido un album dove io ballo.
2 ore di rumore di piedi sul pavimento.
Diventa disco d'oro.
Duetto con Max Pezzali.
Si accorge che sul palco sono come Repetto ma castano e più scordinato.
Max fa una reunion degli 883.
Fine.
Morale: non importa chi tu sia, se vedi un violinista e fai l'elemosina gli 883 potrebbero tornare.
(Mi scuso per quello che ho scritto ma porca puttana é un'ora che la mia ragazza si sta truccando)

Da cosa capisco che è iniziata la sessione?
Dal fatto che è tutto il giorno che mi trascino dietro un sacchetto di Intimissimi, giusto per far sapere a tutta l'università dove compro le mutande, con dentro la schiscetta con del pollo alle erbette e due friggitelli.
Da cosa capisco di essere già alla frutta?
Dal fatto che ormai il pollo avrà rimesso le ali e anche che, oh, non ho il coltello ma questo non mi impedirà di mangiare i miei friggitelli sul treno delle 16.25 per Genova.
Certo mi dispiace un po’ per il signore simpatico (legge Dylan Dog) seduto davanti a me che sta addentando un tramezzino triste ma io ho dato un esame e mi merito la ciccia.

La solitudine è questa situazione un po’ buffa, un po’ ridicola, un po’ aggressiva di un uomo seduto al tavolo di un ristorante turistico: l’immagine di una persona incompleta, tanto goffa da sembrare stupida o arrogante. Leo deve incominciare a difendere questa sua solitudine. Non deve permettere che gli altri lo vedano come un atomo dalle valenze aperte, come qualcuno immiserito dalla mancanza di un compagno, di un amico, di un amore. La solitudine è anche scomodità. Obbliga a rivolgersi agli altri, a fare richieste continue. Sul treno lui non può lasciare i bagagli per recarsi al ristorante. Deve cercare il controllore, o un altro passeggero, e chiedergli di dare cortesemente un’occhiata alla macchina fotografica. Negli aeroporti, con il carrello carico di valigie, non riesce a raggiungere la toilette, o la cabina del telefono soprattutto se si trovano a livelli diversi da quello in cui è stato sbarcato e allora, scaricare i bagagli, affrontare le scale, deporli, entrare in un bagno diventa un’impresa impossibile, faticosa già mentalmente. Nei ristoranti è pressato dalla gente in coda solo perchè gli altri sono in due e lui, solo, sta occupando un piccolo tavolo. Negli alberghi le camere singole sono, in genere, le più strette e le più piccole: i sottotetti o le mansardine della servitù. E per giunta c’è pure un supplemento da pagare.
La solitudine impietosisce gli altri. A volte lui sente lo sguardo indiscreto della gente posato sulla sua figura come un gesto di una violenza inaudita. Come se gli altri lo pensassero cieco e gli si accostassero per fargli attraversare la strada. Certe premure lo offendono più dell’indifferenza, perchè è come se gli ricordassero continuamente che a lui manca qualcosa e che non può essere felice. Si vede con un lato del corpo sanguinante, una cicatrice aperta dalla quale è stata separata l’altra metà. Vorrebbe spiegare che sì, Thomas gli manca e di questo sta soffrendo. Ma che non avverte la propria solitudine come una disperazione. Si sta concentrando su di sè, si sta racchiudendo nelle proprie fantasie e nei propri ricordi. Sta cercando di abbracciare la parte più vera di se stesso recuperandola attraverso il ricordo, la riflessione, il silenzio.
—  Pier Vittorio Tondelli
Mi chiedevi cosa sarebbe successo dopo, ora ho la risposta.
Mi sento vuoto, ma l'importante è che, quel vuoto, l'abbia lasciato tu.
È strano da spiegare, stupido da capire, elegante da raccontare e impossibile da vivere.
Impossibile, come te.
Alla mattina mi sveglio e mi sento stordito ancora dal sonno, ma spero sempre di svegliarmi con un tuo “Ehi” per messaggio, ma non accade mai.
Mi alzo e faccio colazione cercando di ricordare il sogno fatto la notte scorsa, ma in realtà, sto pensando a cosa potrei mangiare dopo i cereali col latte.
Per sbaglio, e lo giuro, per sbaglio, penso a te, che forse ti ho sognata, e mi passa la fame.
Mi si chiude proprio lo stomaco e allora me ne vado dalla cucina.
Torno in camera, cerco un cambio di intimo pulito e vado a farmi la doccia.
Cosi calda e semplice che mi fa tornare la voglia di dormire, ma non posso.
Devo andare a scuola.
“Almeno scuola non è difficile da superare, ho altro per la testa, quindi il tempo lo passo più facilmente” mi dico.
C'è un unico problema, l'autobus.
E dunque mi ritrovo così, fuori di casa, ad aspettare un autobus, che sembri non passi mai e magari mi trovo pure sotto alla pioggia.
Eppure c'è la musica che m'aiuta a distrarmi, esattamente non saprei definire da cosa o come, so che lo fa e basta.
Appena arriva il bus, mi sale quell'ansia, che col tempo sparisce, di incontrare un controllore che mi chieda il biglietto.
Ovviamente la paura dopo alcuni giorni passa e diventa abitudine, finchè quella volta, quella maledetta volta, non senti una voce che ti distrae dal tuo mondo, creato dalla musica, che ti chiede ironicamente: “Biglietto?”
Poi, semplicemente, sei fottuto.
Il giorno dopo sali impaurito ancora da tutto ciò e ti chiedi “Ci sarà anche questa mattina il controllore?”, ma quella mattina, lui non sale.
La paura, come detto prima, sparisce e, dopo poco, torna tutto di nuovo normale.
Un pò come l'amore.
Ti fotte quella volta, ma poi passa, come tutto.
Finchè farai quella strada, un giorno non preciso, lui sarà lì.
E’ sempre pronto a fotterti l'amore, esattamente come il controllore.
Il giro continua, all'infinito, ma ora torniamo alla mia classica giornata.
Arrivo a scuola e il tempo vola: sono distratto dai professori, dai compagni di classe bastardi, che odio e dai bidelli che hanno sempre qualcosa da dire.
Torno a casa, solita paura di trovare il controllore, ma  mi dico sempre: “non accade mai due volte lo stesso giorno” e quindi mi rassereno.
Mangio e a differenza di molte persone, preferisco prendermi un libro e leggere.
Amo la tv o meglio, le serie tv, ma mai dopo mangiato.
Lei ancora non c'è ancora dentro la mia testa, perchè, per fortuna, sono distratto e sono stato distratto da troppe cose, come lo studio.
“Cazzo lo studio!” mi dico e mi metto a prendere quei libri, che so, che staranno aperti almeno per una misera mezz'oretta.
Poi torno a fare ciò che mi riesce meglio, distrarmi.
Solite stronzate poi, doccia, mangio di nuovo e poi tutti a letto.
Ed è qui, che ti rendi conto che la tua vita è incompleta.
TI senti vuoto e non sai perchè o meglio, fingi di non sapere il perchè, ed è tutto così triste, non ammetterlo a se stessi, dico.
La notte fotte, come il controllore e come l'amore.
La notte, però, c'è tutti i giorni, il controllore o l'amore che ti fottono quando vogliono, no.
La notte, ti fotte, sempre e basta.
Spero sempre in quel stupido messaggio: “Ehi”, ma non arriva mai.
Ci provo io e tu mi rispondi altrettanto, indifferente.
Mi chiedo tante cose come: “E se avesse aspettato un mio di messaggio per tutto il giorno? E se, invece, non gliene fregasse nulla? Ho sbagliato a scriverle?”
Poi ti lasci con una stupida buona notte, che comunque ti fa sorridere, perchè è da parte sua.
Con la differenza, che non sai, se per te sarà una buonanotte, senza magari ricevere un “buongiorno”.
La storia è finita, ma la vita continua.
Ci speri ogni giorno, finchè non muori dentro.
Il controllore ti fotte, ogni tanto, la notte è sempre presente, ma l'amore è come il controllore e la notte insieme.
Ti fotte e resta sempre presente.
—  Ricordounbacio (a tutti coloro che, ogni mattina, si svegliano con un sorriso, Buona giornata) 

Eravamo lì, dentro quel treno senza il biglietto. Io avevo l'ansia che arrivasse il controllore, lui aveva l'ansia di non piacergli abbastanza. Gli stringevo le mani, le mie a confronto delle sue sono piccolissime e sembrano quelle di una bambina. Accanto a noi c'era un suo amico che continuava a ubriacarsi con una bottiglia di vino e noi ridevamo perché diceva cose stupide. Intanto lui mi baciava sulla guancia o sul collo, per baciarmi sulle labbra mi chiedeva l'autorizzazione ed ero imbaazzata Quanto vorrei ritornare a quel giorno.

‘San Siro, preparatevi a condividere sorrisi, lacrime, brividi con ragazze che vi sembrerà di non conoscere, ma fanno parte di te. preparatevi ai brividi lungo la schiena, all’adrenalina, preparatevi al miglior momento della vostra vita. preparatevi a conoscere gente meravigliosa, ad imparare a rispettare tutti, larry, ziam, zerrie shippers o altro. preparatevi alle lunghe ore in fila che amerete, e vorrete tornarci quando tutto sarà finito. preparatevi ai brividi che proverete quando sedute in cerchio inizierete a cantare tutte le loro canzoni, durante l’attesa. preparatevi alla sensazione migliore che si possa avere, preparatevi a sentirvi voi stesse, vive, perfette, nel posto giusto. preparatevi perché non realizzerete che quello che staranno staccando sarà il vostro biglietto, che il controllore dirà ‘entra’. preparatevi a correre una volta aperti i cancelli, a ridere a mandare a fanculo i piedi che bruciano. preparatevi a respirare l’aria di quello stadio, a urlare, a guardarvi attorno e dire ‘non ci credo’ perché sarà esattamente così preparatevi a sentirvi a casa vostra. preparatevi alle urla che si genereranno ogni cosa succeda e voi ne sarete coinvolte. preparatevi ai rumors del momento ‘i ragazzi sono arrivati’ ‘oddio ho visto niall’ ‘ma che dite? sono in albergo ancora’ preparatevi ad abbracciare gente che non conoscete, ma che condivide questo sentimento così grande con voi. preparatevi a quando tutte insieme canterete ‘torn’ e dentro ogni sguardo ci sarà quel senso di malinconia. preparatevi ai mini infarti quando arriverà un bus enorme o una semplice macchina a vetri scuri. preparatevi a coloro che apriranno il concerto perché li amerai, ogni cosa sarà perfetta quel giorno. preparatevi a quando le luci si spegneranno, le urla di alzeranno, e capirete che è arrivato il momento che aspettate da una vita preparatevi alla canzone di apertura, perché quella non la dimenticherete mai qualsiasi cosa succeda. preparatevi a correre verso il vostro posto, che sia anello, o prato sarà il posto migliore in assoluto. preparatevi a ridere CON loro, preparatevi ad averli PER voi. perché in quel momento sarete nello stesso posto. voi e loro. preparatevi alla vostra canzone preferita, perché quando partirà sentirete quei brividi in più e sarà dedicata solo a voi. preparatevi ai bassi di Liam, quelli sono da infarto dal vivo preparatevi alle battute idiote di Harry, alla sua stranezza, alla sua voce rauca che vi farà impazzire. preparatevi ad avere i brividi in una maniera assurda, dopo gli acuti di Zayn. sentirete lo stadio tremare. preparatevi alla risata di Niall, al suo italiano, alla sua chitarra. preparatevi a Lou, lo sentirete urlare, ridere, ma preparatevi alla sua voce perché credetemi, dal vivo è magia. vi rapirà. preparatevi alle canzoni movimentate, a saltare, cantare a rischiare di cadere dal posto, di finire schiacciata a terra. preparatevi a cantare più forte di loro, a fargli tatuare questo momento nei loro cuori, preparatevi ai loro occhi lucidi. preparatevi alla band musicale, alle guardie del corpo che odierete, alle transenne, alle bottigliette d’acqua, a correre. preparatevi ai video durante le pause, alle ‘twitter questions’ che vi faranno morire dal ridere. preparatevi a little things, perché sarà una delle più emozionanti, sarà come una magia. preparatevi alle canzoni di up all night, perché quelle sono impossibili da dimenticare, sarà come fare un salto indietro. preparatevi a what makes you beautiful, ultima della lista, prima nei nostri cuori per sempre. preparatevi alla canzone finale, non saprete se piangere o ridere o continuare a sognare, ma vivetela tutta. preparatevi a piangere durante i loro saluti, ma ricordate non se ne andranno per sempre, nel vostro cuore sono sempre lì. preparatevi alle canzoni allungate, alle parti che faranno cantare solo a voi, alle acrobazie, alle parole cambiate. preparatevi a realizzare che saranno davanti a voi non dietro un poster o un video su youtube. preparatevi alle luci spente, alla band musicale che scende dal palco, a tutti che si alzeranno non pronti per andarsene. preparatevi a piangere a voler rimanere lì dentro ancora un po’ a sperare un loro ritorno a sorpresa. preparatevi ai ‘devi uscire, è finito’ alla differenza dall’entrata all’uscita, gente che camminerà piano come non voler andarsene. preparatevi a pensare che è durato tutto troppo poco che è passato velocemente, preparatevi a piangere anche due o tre ore dopo. preparatevi ai ‘li rivedrai, non piangere’ ‘non fare così’ ‘ma perché piangi se li hai visti?’ preparatevi a riascoltarli nelle cuffie il giorno dopo, oddio, quasi non ci crederete, nemmeno appena li vedrete in foto. preparatevi a realizzare che si, avete fatto parte del Where We Are Tour. preparatevi ai mesi seguenti quando si apriranno vostre foto o video del concerto sembrerà tutto così strano, impossibile. preparatevi al modo assurdo in cui vi mancheranno dopo il concerto, sopratutto il giorno dopo, vi mancheranno troppo. preparatevi a quella sensazione di tristezza nel vedere il posto del concerto VUOTO la mattina seguente. preparatevi ma sopratutto ricordate che finalmente avete realizzato il vostro sogno, che li avete avuti lì con voi, che avete vinto. IN QUESTO MOMENTO, ricordate di vivere il countdown ragazze, perché vola tutto velocemente. vivetelo tutto. directioners, li vedrete. non importa se per la prima o la millesima volta, sarete li, capite? voi, sarete li. non dite mai ‘mancano ancora 184-185 giorni non vedo l’ora che passano’ perché una volta finito vorrete tornare ad oggi. per quelle che li vedranno la prima volta, come me, non sarete a casa a piangere bellezze, sarete sotto quel palco, con loro. per quelle che li hanno già visti, anche questa volta proverete le stesse emozioni, il vostro sogno non si ferma. voi che avete pianto al ‘sold-out’ di verona e milano, potreste essere quelle che toccheranno le loro mani. i sogni sono fatti per essere realizzati, e si bellezze, voi ci siete riuscite. avete vinto contro tutti. vivetelo. tutto. ricordate: non piangete quando tutto sarà finito, perché la fine è semplicemente l’inizio. credete ai ‘li rivedrete’ perché, avete visto? sembrava impossibile eppure li incontrerete e succederà altre volte. ricordatevi di guardare la strada quando correte verso il loro bus, hahah no seriamente, state anche attente. ho gli occhi appannati sto piangendo come una cogliona, vi ho uccise? beh, sappiate che succederà TUTTO questo, meraviglie. per chi anche questa volta sarà a casa, NON ARRENDETEVI, sembrano le solite frasi fatte, ma ci riuscirete, CREDETECI. allora, caricatevi, non scordate niente (specie i biglietti AHAHAH) e.. ‘san siro, are you ready?’
—  Qualcuno su Facebook.
Banalitè

Alla stazione di Pavia il controllore fa scendere un gruppo di ragazzi senza il biglietto, tutti stranieri.
Alla veneranda età di ventitré anni non smetto di domandarmi perché ad una semplice azione come questa corrisponda un trattato di sociologia dello sviluppo (“al loro Paese sono arretrati, non capiranno mai”) e l'avanzamento di proposte del tipo “ma perché non prendete dei cani e non li fate azzannare?”.
É difficile accettare che un gruppo di persone senza il biglietto siano state punite per questo e lasciare che della cosa se ne occupi l'autorità preposta a farlo o ad ogni piè sospinto bisogna dare conferma di quanto siamo paesani?
Lo so che è inutile, ma non avete idea di quanto sangue marcio mi faccia di fronte a scene come questa.

Edit: i due sociologi alle mie spalle si sono messi a parlare del famoso “contributo giornaliero”. Le perle, LE PERLE.

‘san siro’
preparatevi a condividere sorrisi, lacrime, brividi con ragazze che vi sembrerà di non conoscere, ma fanno parte di te. preparatevi ai brividi lungo la schiena, all’adrenalina, preparatevi al miglior momento della vostra vita. preparatevi a conoscere gente meravigliosa, ad imparare a rispettare tutti, larry, ziam, zerrie shippers o altro. preparatevi alle lunghe ore in fila che amerete, e vorrete tornarci quando tutto sarà finito. preparatevi ai brividi che proverete quando sedute in cerchio inizierete a cantare tutte le loro canzoni, durante l’attesa. preparatevi alla sensazione migliore che si possa avere, preparatevi a sentirvi voi stesse, vive, perfette, nel posto giusto. preparatevi perché non realizzerete che quello che staranno staccando sarà il vostro biglietto, che il controllore dirà ‘entra’. preparatevi a correre una volta aperti i cancelli, a ridere a mandare a fanculo i piedi che bruciano. preparatevi a respirare l’aria di quello stadio, a urlare, a guardarvi attorno e dire ‘non ci credo’ perché sarà esattamente così preparatevi a sentirvi a casa vostra. preparatevi alle urla che si genereranno ogni cosa succeda e voi ne sarete coinvolte. preparatevi ai rumors del momento ‘i ragazzi sono arrivati’ ‘oddio ho visto niall’ ‘ma che dite? sono in albergo ancora’ preparatevi ad abbracciare gente che non conoscete, ma che condivide questo sentimento così grande con voi. preparatevi a quando tutte insieme canterete ‘torn’ e dentro ogni sguardo ci sarà quel senso di malinconia. preparatevi ai mini infarti quando arriverà un bus enorme o una semplice macchina a vetri scuri. preparatevi a coloro che apriranno il concerto perché li amerai, ogni cosa sarà perfetta quel giorno. preparatevi a quando le luci si spegneranno, le urla di alzeranno, e capirete che è arrivato il momento che aspettate da una vita preparatevi alla canzone di apertura, perché quella non la dimenticherete mai qualsiasi cosa succeda. preparatevi a correre verso il vostro posto, che sia anello, o prato sarà il posto migliore in assoluto. preparatevi a ridere CON loro, preparatevi ad averli PER voi. perché in quel momento sarete nello stesso posto. voi e loro. preparatevi alla vostra canzone preferita, perché quando partirà sentirete quei brividi in più e sarà dedicata solo a voi. preparatevi ai bassi di Liam, quelli sono da infarto dal vivo preparatevi alle battute idiote di Harry, alla sua stranezza, alla sua voce rauca che vi farà impazzire. preparatevi ad avere i brividi in una maniera assurda, dopo gli acuti di Zayn. sentirete lo stadio tremare. preparatevi alla risata di Niall, al suo italiano, alla sua chitarra. preparatevi a Lou, lo sentirete urlare, ridere, ma preparatevi alla sua voce perché credetemi, dal vivo è magia. vi rapirà. preparatevi alle canzoni movimentate, a saltare, cantare a rischiare di cadere dal posto, di finire schiacciata a terra. preparatevi a cantare più forte di loro, a fargli tatuare questo momento nei loro cuori, preparatevi ai loro occhi lucidi. preparatevi alla band musicale, alle guardie del corpo che odierete, alle transenne, alle bottigliette d’acqua, a correre. preparatevi ai video durante le pause, alle ‘twitter questions’ che vi faranno morire dal ridere. preparatevi a little things, perché sarà una delle più emozionanti, sarà come una magia. preparatevi alle canzoni di up all night, perché quelle sono impossibili da dimenticare, sarà come fare un salto indietro. preparatevi a what makes you beautiful, ultima della lista, prima nei nostri cuori per sempre. preparatevi alla canzone finale, non saprete se piangere o ridere o continuare a sognare, ma vivetela tutta. preparatevi a piangere durante i loro saluti, ma ricordate non se ne andranno per sempre, nel vostro cuore sono sempre lì. preparatevi alle canzoni allungate, alle parti che faranno cantare solo a voi, alle acrobazie, alle parole cambiate. preparatevi a realizzare che saranno davanti a voi non dietro un poster o un video su youtube. preparatevi alle luci spente, alla band musicale che scende dal palco, a tutti che si alzeranno non pronti per andarsene. preparatevi a piangere a voler rimanere lì dentro ancora un po’ a sperare un loro ritorno a sorpresa. preparatevi ai ‘devi uscire, è finito’ alla differenza dall’entrata all’uscita, gente che camminerà piano come non voler andarsene. preparatevi a pensare che è durato tutto troppo poco che è passato velocemente, preparatevi a piangere anche due o tre ore dopo. preparatevi ai ‘li rivedrai, non piangere’ ‘non fare così’ ‘ma perché piangi se li hai visti?’ preparatevi a riascoltarli nelle cuffie il giorno dopo, oddio, quasi non ci crederete, nemmeno appena li vedrete in foto. preparatevi a realizzare che si, avete fatto parte del Where We Are Tour. preparatevi ai mesi seguenti quando si apriranno vostre foto o video del concerto sembrerà tutto così strano, impossibile. preparatevi al modo assurdo in cui vi mancheranno dopo il concerto, sopratutto il giorno dopo, vi mancheranno troppo. preparatevi a quella sensazione di tristezza nel vedere il posto del concerto VUOTO la mattina seguente. preparatevi ma sopratutto ricordate che finalmente avete realizzato il vostro sogno, che li avete avuti lì con voi, che avete vinto. IN QUESTO MOMENTO, ricordate di vivere il countdown ragazze, perché vola tutto velocemente. vivetelo tutto. directioners, li vedrete. non importa se per la prima o la millesima volta, sarete li, capite? voi, sarete li. non dite mai ‘mancano ancora 184-185 giorni non vedo l’ora che passano’ perché una volta finito vorrete tornare ad oggi. per quelle che li vedranno la prima volta, come me, non sarete a casa a piangere bellezze, sarete sotto quel palco, con loro. per quelle che li hanno già visti, anche questa volta proverete le stesse emozioni, il vostro sogno non si ferma. voi che avete pianto al ‘sold-out’ di verona e milano, potreste essere quelle che toccheranno le loro mani. i sogni sono fatti per essere realizzati, e si bellezze, voi ci siete riuscite. avete vinto contro tutti. vivetelo. tutto. ricordate: non piangete quando tutto sarà finito, perché la fine è semplicemente l’inizio. credete ai ‘li rivedrete’ perché, avete visto? sembrava impossibile eppure li incontrerete e succederà altre volte. ricordatevi di guardare la strada quando correte verso il loro bus, hahah no seriamente, state anche attente. ho gli occhi appannati sto piangendo come una cogliona, vi ho uccise? beh, sappiate che succederà TUTTO questo, meraviglie. per chi anche questa volta sarà a casa, NON ARRENDETEVI, sembrano le solite frasi fatte, ma ci riuscirete, CREDETECI. allora, caricatevi, non scordate niente (specie i biglietti AHAHAH) e.. ‘san siro, are you ready?’
NON STO PIANGENDO, NO. MI E’ SOLO FINITA UNA CIPOLLA INTERA NELL'OCCHIO.
—  Non ho idea di chi sia, l'ho trovata su facebook. Se sapete la fonte, inseritela.
23:50

Ha tirato fuori dalla tasca due caramelle, due di quelle che mi regala mio nonno quando lo vedo: “Ne prenda una.” Mi ha detto e ha fatto spallucce, poi ha sorriso. L'ho ringraziato e ho sorriso mentre quella canzone mi passava ancora una volta nell'orecchio destro e fuori il paesaggio era grigio. Poi ho spento quando ci siamo fermati alla prima stazione. “ Sa, ai miei tempi prendere il treno era una cosa da ricchi, ma erano molto più puntuali di adesso. Ha visto 50 minuti di ritardo. Pazzesco.” Ha continuato mentre porgeva il suo biglietto al controllore. Ho notato che aveva la cravatta di un bel rosso scuro, la giacca scura, la camicia bianca. Forse uno scrittore o, forse un vecchio professore in pensione o, forse mi sarebbe piaciuto chiederglielo.
Poi ho risposto: “I treni non sono mai puntuali, purtroppo. Mi dispiace che il suo fosse così in ritardo oggi.” Poi ha continuato a raccontarmi dei treni della sua vita. Di come erano dentro, mi ha fatto una così bella descrizione che per un lungo attimo ho percepito il velluto verde attorno a noi.
Cosa studia?” Ha chiesto mentre il treno frenava alla nostra fermata.
Lettere.
Ah il latino che bella cosa. Beh, buona lezione signorina.
Buon proseguimento del suo viaggio.
Mi ha sorriso, ho ricambiato il sorriso e l'ho visto incamminarsi convinto verso il suo binario.

Tu eri bello perché abitavi a Napoli nel centro storico
Io ero brutta perché vivevo in provincia dove storico si dice vecchio
Tu eri bello perché capivi quando si poteva non obliterare il biglietto
Io ero brutta perché se non lo obliteravo il controllore me lo leggeva in faccia
Ma poi
Tu eri brutto perché avevi la schiena popolata di peli
Io ero bella perché non ne avevo neppure sulla lingua
Tu eri brutto perché col sapone sotto la doccia ci lavavi le balle
Io ero bella perché col sapone sotto la doccia ci facevo le bolle
Ma poi
Tu eri bello perché leggevi il bugiardino dei medicinali e mi tranquillizzavi sugli effetti collaterali
Io ero brutta perché sgamavo le tue bugie e tu non eri tranquillo manco per niente
Tu eri bello perché cucinavi con amore e rifacevi il letto la mattina
Io ero brutta perché volevo fare l’amore in cucina e lasciavo le briciole nel letto
Ma poi
Tu eri brutto perché davi i numeri se punto nel vivo
Io ero bella perché ricordavo i numeri di telefono anche dei morti
Tu eri brutto perché dicevi ‘ti ho comprato una cosa’
Io ero bella perché le cose te le regalavo senza dovertelo annunciare
Ma poi
Tu eri bello perché le lucine del presepe ti si accendevano tutte
Io ero brutta perché la coda della cometa mi splendeva a singhiozzo
Tu eri bello perché mi dicevi che ero bella sempre
Io ero brutta perché ti dicevo che eri bello qualche volta
Ma poi
Tu eri brutto perché la sciarpa era per non prendere freddo alla gola
Io ero bella perché la sciarpa era un accessorio da abbinare al rossetto
Tu eri brutto perché arrivavi prima all’orgasmo
Io ero bella perché nella vita sono stata sempre una puntuale: mai cinque minuti prima o cinque dopo
Ma poi
Tu eri bello perché mi sognavi
Io ero brutta perché non dormivo
Tu eri bello perché mi guidavi
Io ero brutta perché prendevo le multe
Inoltre
Tu eri brutto negli stessi giorni miei
Io ero bella negli stessi giorni tuoi
Sarebbe bastato alternarsi
Come il burro e il sugo sulla pasta dei bimbi
E invece un giorno ci siamo detti addio
Perché eravamo stati entrambi brutti
Ma proprio brutti brutti
Tu eri arrivato all’orgasmo prima
Io ero rientrata da lavoro prima.


Rossana De Filippo (meglio conosciuta come “Prof Sorriso”, la mia rossa e riccia prof di latino e greco)

Arrivederci.

E’ partito un’ora fa. 

Mentre lo stavo accompagnando gli stringevo la mano. E piangevo sulla sua giacca, quella nera che mi piace tanto. E lui mi guardava, e io guardavo lui, e guardavo l’orologio per vedere quanti minuti mancavano alla partenza del treno che lo avrebbe portato al’aeroporto. E’ una brutta giornata di pioggia.
Meno quindici. Meno dieci. Meno 7.

A meno 5 siamo arrivati in stazione e non riuscivamo a trovare il binario giusto. E i minuti passavano. E io mi sentivo come se tutto il mondo mi stesse piombando addosso. Tante lacrime. Ma non potevo piangere in stazione. Era pieno di gente e non me la sentivo di mostrare la distanza a persone che non potevano comprenderla. 

Binario 2. Meno tre minuti alla partenza. Cerco un posto appartato per potermi sfogare con lui e lo trovo proprio a due passi dal sottopasso. Vedo il treno in lontananza e ripenso a questi quattro giorni, al fatto che stanno per ritornare a essere 792 km di distanza. 792 fottuti chilometri. E allora piango più forte e lui mi stringe. Ma questa volta sono io che mi rendo conto che deve andare. Anche lui lo sa, ma questa volta glielo dico io. Forse per convincere me stessa che deve succedere perché è così che deve andare. 

Entra nel treno. Lo seguo attraverso i finestrini, senza perdere il suo sguardo perché già mi manca da morire. Lui si siede e io supero la linea gialla per vederlo meglio, per imprimermi quei suoi occhi meravigliosi ancora per un po’. Ma il tempo è scaduto e il controllore fischia per farmi allontanare dalla linea.
Lui mi chiama e io con difficoltà reggo il telefono. “Torno presto, te lo prometto.” 
Il treno rilascia i freni e io comincio a sentirmi male. Il treno comincia a muoversi e io comincio a seguirlo. Dopo poco mi fermo e vedo il finestrino allontanarsi dalla mia vista.

Chiudo la chiamata e mi dirigo verso il sottopasso. Prendo l’ombrello e mi copro gli occhi per non mostrare al mondo che sto male. Per far sì che quelle lacrime restino un nostro segreto. Mio e suo. Nostro.

Un’altra battaglia è cominciata.

anonymous asked:

Ci parli di qualcosa?

Voglio raccontarvi di un giorno che per me è davvero stato unico. Infinito. Stupendo.

Me lo ricordo bene, quel sabato. Due mesi fa. Avevo detto ai miei che dopo la scuola sarei andato in centro a Bergamo, come ogni sabato d'altra parte. La verità? Non sono andato a Bergamo. O meglio, ci sono andato ma solo per 10 minuti.
Dovete sapere che in quel periodo ero molto legato ad una ragazza, a me piaceva molto, davvero. Lei però doveva trasferirsi, al sud… Decisi così di invitarla ad uscire, un'ultima volta. Mamma mia, mi tremano le mani solo a ricordare ciò.
Comunque, andiamo avanti.
Erano le 13.50, lo ricordo benissimo, ero appena sceso dal treno per la stazione di Bergamo, continuavo a fissare lo schermo dell'iPhone, la stavo aspettando. Pochi minuti la vidi, il suo sorriso illuminava tutto, il suo modo di camminare, i suoi capelli castani con i riflessi biondi… Indimenticabili…
Mi corse incontro e mi abbracciò.
Le diedi un bacio sulla guancia, come sempre d'altra parte. Poi mi disse: “Come mai ci vediamo qui in stazione e non al solito posto?”
Senza dir nulla le presi la mano, glie la strinsi forte e mi incamminai verso un'altro binario. Il treno per Milano. So che si doveva trasferire, e lei non aveva ancora visto Milano, una città unica, affascinante per certo versi. Lei ovviamente era spaventata e sorpresa, mi chiese d'istinto: “Perché andiamo su questo treno?” - le risposi - “Tra 3 giorni parti. Non puoi andartene senza aver passato una giornata unica”.
Alla fine si convinse e salimmo su quel treno. Passammo quell'ora a parlare, argomenti stupidi, a volte scontati, ma qualsiasi argomento andava bene, a me bastava ascoltare la sua voce, così perfetta.
Arrivati a Milano, dopo aver girato mezza Metro ridendo come cretini perché sbagliavamo strade, la portai in piazza Duomo. Ahh il caro e vecchio Duomo. Lei era felicissima, si vedeva. I suoi genitori, come i miei del resto, non la lasciavano andare “lontano” senza di loro. Ma io ho voluto dare uno strappo alla regola.
Passammo il pomeriggio a ridere e scherzare, per le strade di quella immensa città, per i negozi, fermandoci di tanto in tanto. Mangiammo un gelato, io yogurt e cioccolato, lei puffo e crema. Dettagli che posson sembrare stupidi, ma io me li ricordo, li voglio ricordare. Si era sporcata un po, era una grande pasticciona. Le pulii il viso, e poi boh. I suoi occhi si incrociarono con i miei. E li, con il gelato che gocciolava in mano, senza dire una parola, avvicinai le mie labbra alle sue. Non me lo dimenticherò mai. Giuro. Quelle labbra morbide. Le toccai la guancia con una mano, la sua pelle, così liscia… A lei cadde il gelato, mi si sporcò lo zaino, ho ancora le macchie, ma non importa. Quel momento magico è stato bellissimo. Ma una cosa mi tormentava, quello era l'ultima volta che la vedevo. Quel giorno. Quel magnifico giorno. Se ne rese conto anche lei, dato che le scendevano le lacrime. Sto tremando…
Verso le 6 andammo da Burger King a mangiare. Un fast food non è esattamente l'ideale di posto romantico, ma alla fine bastava che ci fosse lei. Anzi a dire il vero fu lei che mi costrinse ad andarci. Io non volevo per paura di perdere il treno di ritorno. Quello fu un momento bellissimo, un'ora intera a mangiare e parlare, parlare, parlare. Il tempo volava. Alla fine corremmo perché il treno di ritorno sarebbe partito 25 minuti dopo. Correre nella metro, di nuovo, mano nella mano. Lo rifarei mille volte. Prendemmo quel treno, appena in tempo, ma non i biglietti…
Appena mi sedetti lei si mise sulle mie gambe, e mi abbracciò. Penso che quello sia stato allo stesso tempo uno dei momenti più felici della mia vita ma anche uno dei più tristi. Passò un controllore ovviamente, ma al posto di chiedermi i biglietti mi fece delle strane domande sui miei capelli, verdi, e poi se ne andò. Quando chiuse dietro a sè lo sportello della carrozza io e lei scoppiammo a ridere. Quanto era bella quando rideva. Alla fine arrivammo a Bergamo, era stata una giornata bellissima. Scendemmo dal treno, mi cadde il mondo addosso. Era l'ultima volta che la vedevo. Ne ero stato innamorato per mesi ma mai avevo avuto il coraggio di dichiararmi, una come lei con uno come me. E quel pomeriggio mi aveva creato tanti di quei rimorsi…
Alla fine, ancora una volta, lei scoppiò in lacrime, e non nego che anche io ero abbastanza giù ecco, qualche lacrima mi scese. Un ultimo bacio, che mi ricorderò a vita.
Mi manchi Diana, ti voglio e ti vorrò sempre bene.

non ricordo se ho mai scritto di quella volta - mesi fa - in cui sbagliai treno per tornare a casa e mi ritrovai in una stazione isolata, in una brutta zona di Napoli, dove però per fortuna conobbi una ragazzina che mi fece compagnia tutto il tempo, mi raccontò la sua vita e volle che ci scambiassimo i numeri di telefono. non la sentii più, ma tempo dopo la incontrai per caso alla mia stazione; era al binario di fronte, mi disse che il controllore l'aveva buttata fuori dal treno perché non aveva il biglietto e con sé non aveva soldi; feci una corsa per andarle a dare tutto quello che avevo in tasca, perché il mio treno stava per arrivare ed ho rischiato di perderlo. di nuovo non ho più avuto sue notizie, fino all'altro ieri. mi ha chiamata all'improvviso sul cellulare per augurarmi buon anno e per chiedermi di vederci, perché ha un pensiero per me.
ultimamente dico spesso che spreco la mia vita ad aspettare i treni, prendere treni, perdere treni. ma intanto la vita succede anche così.

Una vecchia donna andava sempre alla stazione, nel reparto “oggetti smarriti”. Diceva: “ieri ho perso una cosa.” Quelli del reparto la conoscevano bene.Le consegnavano un grosso scatolone e la guardavano andarsene con un nulla tra le mani. “Cosa voleva quella?” Chiese il nuovo arrivato. “È sempre qui, ogni tre giorni all'incirca.” “Ruba qualcosa?” “No- disse il solito controllore- anni fa in questa stazione è partito un signore vestito di tutto punto, con i capelli biondi che spiccavano e gli occhi vivaci ma tristi. Partì e non tornò più. Le diede un ultimo bacio però. Ogni tanto lei viene qui a rovistare, nella speranza di trovarlo.” E il giovane capii che si possono perdere anche le persone.
—  About a moonlight
Sono sull’autobus, stanca morta, poggiata a stento su un sedile.
Arriva un signore anziano, mostra il biglietto al controllore.
‘Olè’ dice, e improvvisa una piroetta.
‘Dove la trova?’ Chiedo e lui capisce.
‘Nel sorriso di mia moglie e nella bellezza dei campi di grano, olè’ continua e con un altro passo di danza maldestramente si allontana.
Dove la trova, intendevo, tutta la sua voglia di vivere. Me l’ha svelato, il suo segreto, in un olè.
—  About a moonlight