contrattazione

Con la nuova legge elettorale, per mettere insieme le parti politiche e formare un governo, saranno necessari almeno 15 anni di negoziati. E nel paradosso dei tempi che stiamo vivendo, la cosa migliore che ci poteva capitare era evitare il rischio di un governo monocolore. Il M5S, come il PD, dovranno trovarsi dei partner con cui fare compromessi. I partiti tra il 3 e il 7% potranno giocare a fare i duri e puri, ottenendo pure importanti concessioni politiche (e non), a seconda di quanto saranno bravi nella contrattazione e, immortale, il franco tiratore sarà, ancora lui, come sempre, la figura politica più importante dell'intero panorama politico italiano.
L'immobilità della politica, con la retorica della supercazzola e gli eterni dibattiti centrati esclusivamente sul “lei ha già parlato, però se lei m'interrompe e non mi lascia finire prima, vede che sta dicendo solo fesserie”.
Lunga vita, dunque, al tarapia-tapioca.
—  Tira il dito
L'ho già detto, voglio pace, perché la mia anima è soltanto mia, perché devo morire domani o tra non molto, perché devo restituire a Dio questa maschera e il mio essere, perché ne ho abbastanza dell’ardente ignominia tra uomo e donna – dettata da interesse, egoismo e vanità – denominata «amore» da una mendace e imprecisa letteratura; adesso basta. Ora voglio pace, avete sentito, originali e duplicati? Ne ho abbastanza - adesso la musica straripa - della conoscenza della materia umana. In Oriente in casi come questi le persone spariscono di casa, e si ritirano sulle montagne. Un destino più profondo e indifferente di tutto ciò che un uomo possa costruire per se stesso un giorno accoglie nuovamente i saggi e gli umili. Ne ho abbastanza della carne che rabbrividisce e freme al contatto della musica e dell’amore, ne ho abbastanza del desiderio e dell’appagamento, ne ho abbastanza del fatto che la persona che amiamo possa morire, basta con l’infame contrattazione, il mercanteggiare della libidine, della tenerezza e del ricatto di una solitudine senza speranza… Come un uomo che prova vergogna nel vortice di un ballo in maschera degenerato in gozzoviglia, e a un tratto getta via la maschera e il costume dietro ai quali si celava durante le danze. Adesso basta, signore e signori: voglio andare a casa. A casa nella mia solitudine. Ne ho abbastanza di questo ruolo da pagliaccio, non voglio più vestire i panni dell’innamorato, e non voglio più portare la maschera del seduttore; voglio nascondere il viso tra le mani e restare in silenzio, perché sono un uomo.
—  Sándor Márai, Il gabbiano