consista

youtube

El Hoko o Haka es una tradicional danza Maori de Intimidación, pero también tiene coreografías y canciones de bienvenida, celebraciones y despedidas. Aunque el Haka consista en una danza propia de la mayoría de los pueblos polinesios  del pacifico, entonada antes de ir a las guerras en el pasado, fueron los maories en Nueva Zelanda quienes la llevaron a su máximo nivel de violencia y provocación, pues en el haka Maori se describen las humillaciones por las que ibas a hacer pasar a tu rival, entre las que se incluida el canibalismo.


Con la conquista de Nueva Zelanda por los Ingleses en el siglo XIX el Haka fue prohibido y perdió su función guerrera pues las tribus maories fueron obligadas a vivir con el modo de vida occidental. Pero con la independencia en el siglo XX la danza adquirió una dimensión de unidad nacional al ser usada como el baile distintivo del país, tras los 70 y el reclamo de igualdad de derechos por la comunidad maori de la Isla la cultura polinesia de fusiono dentro de los colonos blancos, convirtiéndose el Haka en parte inmaterial del patrimonio de la nueva nación insular.


Hoy día esta danza es famosa por la selección de Rugby de Nueva Zelanda los “All Black” quienes usan este baile ritual para intimidar a otras selecciones en la cancha desde 1882, la coreografía y la letra fueron compuestas por el jefe “Te Rauparaha” líder guerrero de la tribu Ngāti Toa de la Isla Norte de Nueva Zelanda, quien había compuesto esta pieza para una importante batalla entre los grandes clanes de la isla.


Letra:

“Kapa o Pango”. Polinesio Dialecto Maori.

Ka mate, ka mate! ka ora! ka ora!

Ka mate! ka mate! ka ora! ka ora!

Tēnei te tangata pūhuruhuru

Nāna nei i tiki mai whakawhiti te rā

Ā, upane! ka upane!

Ā, upane, ka upane, whiti te ra!


“Kapa o Pango”. Castellano.

¡Muero! ¡Muero! ¡Vivo! ¡Vivo!

¡Muero! ¡Muero! ¡Vivo! ¡Vivo!

Este es el hombre peludo (valiente)

Que trajo el Sol

Y lo hizo brillar de nuevo

¡Un paso hacia arriba! ¡Otro paso hacia arriba!

Sólo tengo una vida, una cordura, una decencia. Si se pierden, se escurren para siempre. 

en esta tierra sólo guardo mi existencia colmada de defectos y virtudes que van bordeando el sendero incierto del quehacer. Espero que no todo consista en ir soltando lastre: los sueños que pesan tanto se desparraman por el camino, mucho más lejos quedó la ambición y al final, casi al principio, el amor propio abandonado a cambio de la insipidez de ganar más tiempo.

Ayer pensaba en algunos hombrecillos que tengo por profesores, lindísimas personas que, pese a todo, cada día son más chiquitas, gentes que han aprendido a vivir dejando que el tiempo les gire su mundo, prosperando sin más mérito que el haber echado ancla, desconociendo qué es la ventura del espacio, la fe en el vuelo. Y sin embargo nunca planearon acabar así, sólo fueron haciendo, posponiendo un cambio trágico, posponiendo el deseo menos inmediato, diciendo “mañana seré más fuerte, mañana cruzo el umbral”.

Y morirán como cualquiera. Y me da cierta cosa pensar en ellos, un sentimiento hueco en el pecho, les miro y pienso que sólo tengo mi vida, sólo una cordura, sólo una decencia con las que moldear mi mundo. Sólo voy a tener un mundo.

2

(via Bari: Il “patto di sicurezza” entra, armato, nell’università. - Osservatorio sulla Repressione)

Pubblichiamo questa nota scritta per “Nonsolo Marange – Cassa di Resistenza e Supporto Legale” da una studentessa dell’Università di Bari, a riguardo un episodio verificatosi  nell’Ateneo. In un contesto in cui l’emergenza sicurezza giustifica qualsiasi stravolgimento delle libertà individuali nemmeno il sapere conserva la sua autonomia.

Nella giornata di  Lunedì 25 gennaio, un evento organizzato in Ateneo dall’ Università degli Studi di Bari ha suscitato non poche polemiche fra la popolazione studentesca e fra chi studente non lo è più, ma si ricorda bene la vita fra quelle mura.Si trattava di un convegno intitolato “le opportunità di crescita economica e le esigenze di sicurezza del Paese in ambito marittimo” in cui erano presenti fior fior dei rappresentanti dello Stato e della Difesa (

http://www.uniba.it/eventi-alluniversita/2016/uniba-marina

), organizzato in occasione della firma di un accordo di collaborazione fra marina militare e Uniba. In cosa consista l’accordo non è dato sapere, ma ciò che certamente tutti hanno notato è stata l’esposizione della marina militare. Decine di stand (intorno ai quali vagavano ancor più di militari) erano sistemati per tutto il piano terra dell’ateneo barese esponendo moltissime armi e strumenti atti ad offendere, scudi, caschi, divise.Uniba non è nuova ad accordi con le forze della difesa. Accordi di reciproco scambio che seguono la logica delle ultime riforme, riforme che hanno spinto allo smantellamento dell’Università come luogo di cultura autonomo, costringendolo a diventare un ente-azienda che può e deve accogliere chiunque possa finanziarla e tenerla in vita. L’obiettivo è cancellare ogni forma di tutela del sapere e del diritto allo studio, quello che rimane è solo una macchina aziendale. Non esiste alcuna vergogna nello stuzzicare studenti universitari ad abbandonare gli studi per la carriera militare, né nell’organizzare visite nelle caserme ad eventi militari come è già accaduto in passato ad esempio con la Guardia di Finanza.L’università non è più il luogo dove lo Stato offre e garantisce ai cittadini la possibilità di studiare, oggi l’università è di proprietà dello Stato. In quanto tale essa deve diventare una sua emanazione: si aprano le porte dunque alla difesa! Nessuno stupore se ciò si affianca ai tagli alla ricerca, anzi il tutto segue una logica banale ( come solo ciò che è malvagio può essere). Non bisogna fare ricerca, non bisogna farsi domande, basta perdere tempo: bisogna produrre e difendere chi produce. Così, aziende e militari hanno fatto il loro trionfale ingresso nell’università.Chiaramente questo non significa che manchino le responsabilità dei singoli. Il rettore Uricchio ha dimostrato di avere la volontà politica di mettere l’Uniba a disposizione delle forze dell’ordine. Probabilmente, se la Marina avesse scelto di “limitare” la sua esposizione nessuno si sarebbe accorto di nulla.L’università è già stata, di fatto, snaturata. Da questo punto di vista quello che è accaduto ieri è perfettamente coerente. Molti studenti si sono indignati, qualcuno ha scherzato sugli arsenali e su possibili incontri con pescatori baresi, ma c’è anche chi approvava questa dimostrazione di forza. Tutti in qualche modo erano rassegnati a questo cambiamento.Fra Stato e popolazione vi è un “patto di sicurezza”, di cui Foucault ha scritto molto, un patto di protezione da tutto ciò che può essere incertezza, rischio, pericolo, che porta lo Stato a intervenire ogni volta in cui si verifica un singolo evento eccezionale. Questa eccezionalità viene monitorata in un’attenzione onnipresente e costante, e richiede un intervento altrettanto eccezionale, spesso extra-legale.Ma la soglia dell’eccezionalità non la stabilisce la popolazione, di conseguenza una protesta popolare può divenire terrorismo, le armi all’interno di un ateneo possono divenire necessarie. Viviamo in una società securitaria la cui protezione spesso ha un prezzo troppo alto, in cui la sicurezza e la paura si sfidano e si rilanciano l’un l’altra. In questo tipo di società l’abuso di potere avviene regolarmente travestito da emergenza, ma molti non ne sono coscienti. Forse, se l’università facesse studiare Foucault alle matricole, se aiutasse davvero gli studenti a comprendere la società, aiuterebbe la popolazione tutta a non temere il mondo in cui viviamo. Perché temiamo solo quello che non comprendiamo, e a comprendere ci possono aiutare i libri, non le armi.da

oltreilguardo.it

La felicità

Descrivi brevemente l'ultima volta che sei stato felice.

Ricorda l'esperienza più felice della tua vita.

Cos'è secondo te la felicità?

Che tipo di felicità cerchi?

Quando sei felice come lo esprimi?

La felicità in tre termini.

Elenca in ordine d'importanza le cose che ti rendono davvero felice.

In cosa pensi che consista la vera felicità?


#maiunagioia

Talvez o amor, não só se consista em sexo, em falar “eu te amo ”, talvez consista em atitudes, em momentos , no que os dois sentem quando estão a sós, talvez seja a vontade incontrolável de estar a todo momento com aquela pessoa, talvez a questão seja a saudade, o desejo e a vontade, talvez seja só o querer e a vontade de fazer acontecer..
—  Amanda Oliveira (via bonarulo )