conservi

Chissà se anche tu rileggi mai le cose tra noi due.
Chissà se anche tu ti fingi forte con gli altri perché tanto le cose tra noi non le capiamo nemmeno noi.
Chissà se anche a te viene in mente quando mi chiamavi “amore” e se il cuore perde un battito.
Chissà se anche tu quando sei solo in camera ti lasci andare e un po’ piangi, un po’ ti incazzi, un po’ ci pensi.
Chissà se anche tu speri di incontrarmi tra la gente, che se mi guardi un po’ di più forse qualcosa cambia, come se l'amore potesse bastare.
Chissà se anche tu ti chiedi cosa stia facendo, se sto bene, se sono andata avanti.
Chissà se anche tu ti chiedi mai se hai sbagliato tutto, che potevi provarci di più, lottare per noi.
Chissà se anche tu mi scrivi e poi cancelli, poi riscrivi e ti disperdi tra le ingiustizie dei ricordi.
Chissà se anche tu ripensi alle nostre prime discussioni, a come mi baciavi i bronci senza toccarmi mai le labbra.
Chissà se anche tu hai mai pensato che potremmo ritornare.
Chissà se anche tu nel profumo di un passante hai mai scorto me e poi hai scosso la testa, perché nessuno è me.
Chissà se mi dedichi le stesse canzoni che ti dedico io.
Chissà se anche io ti manco, se pensi che sia un vuoto che non si può riempire, se mi consideri il tuo primo amore, quello che non passa mai.
Chissà se guardi al sedile del passeggero nella tua macchina e ci vedi mai me.
Chissà se anche tu conservi sempre un po’ di me in te, se mi senti nei “ti amo” degli altri.

– Ti scriverò.
– Mi piacciono tanto le tue lettere. Peccato che le abbia bruciate tutte, erano così belle.
– Tanto le lettere sono solo lettere, – dissi. – Che tu le bruci o le conservi, quello che deve rimanere rimane e quello che si deve perdere si perde.
—  Haruki Murakami.
Un anno e sei giorni di noi.
Ti conobbi in quella scuola definita sbagliata da tutti.La scuola di quelli senza futuro.
Io che potevo scegliere tutto decisi d'iscrivermi proprio lì.
Primo giorno. La solita ansia. Entri sbattendo la porta e urli.
Ti siedi avanti a me.Mi chiedi una penna.Voglio cambiare classe sembrate tutti così strani e volgari.
Passano due settimane.
Primo compito:fisica.
Siamo vicini mi chiedi di suggerirti e io ti passo praticamente il compito.
Non so una cosa ,consegni il compito.
Ti avvicini e mi dici quel che non sapevo.
Ti ringrazio e mi fai l'occhiolino.
Il giorno dopo mi porti la focaccia.
Era strano essere voluta bene da una persona così apparentemente cattiva.
Siamo compagni di banco,inseparabili.
I professori ormai sanno che dove ci sei tu ci sono io e dove ci sono io ci sei tu e smettono anche di cambiarci di posto.
Tu m'insegni il dialetto e io ti insegno l'italiano .
Mi invii la richiesta di amicizia .Sei fidanzato.
Non ci faccio neanche caso tanto una come me con uno come te non si sarebbero mai visti.
Passano i mesi e mi difendi da tutti.
Mi fai sentire a casa,al sicuro. FELICE.
Il primo abbraccio.La prima foto.Le prime chiamate.
Mi innamoro .
Mi innamoro e non dovevo perché c'è lei
Io a i tuoi occhi non riuscivo proprio a dire di no
Verdi verdissimi con il sole e verde/azzurro con la pioggia e verde/grigio con le nuvole.
Li ho guardati fino allo sfinimento .
Basta guardarli e pensare alla fortuna che avevo ricevuto.
Provi a baciarmi.
Una volta in ascensore,l'altra nel bagno comune ,nei corridoi ,ovunque …
Dio morivo.
Ti avrei fatto sanguinare le labbra ma no non potevo c'era lei.
Ti dicevo di darti una calmata e ti lasciavo li mentre con la gioia nel cuore mi allontanavo.
21 maggio 23:11 mi dici che avete litigato per me e che provi qualcosa di strano quando sei con me
Dopo un po ti chiamo e mi urli che ti piaccio.
Piango tutta la notte
Sto rovinando la vostra storia
Mi sono innamorata e non dovevo.
Il giorno dopo sei a scuola alle 7:20 hai gli occhi lucidi.
Io vorrei dirti mille cose ma non ci riesco
Stiamo abbracciati tutto il tempo.
Ultimo giorno di scuola,ti presenti alle 10 .
Io ti avevo comprato le caramelle e pensavo di non vederti mai più .Volevo rompere tutto.
Ti vedo ,esco e tu mi porti in palestra.mi fai baciare la caramella a forma di cuore e la conservi.
Mi prendi e mi baci .ti allontano. Mi tiri i morsetti alle labbra
Sono morbide ,belle e perfette.
Mi guardi e io ti dico che non posso piangere e tu mi stringi più forte e mi dai un bacio in testa.
Resti con me ma poi sfrecci via sul tuo liberty e mi dici “mi raccomando”
Mi si stringe lo stomaco.Lo vedo come un addio ma tu mi contatti la sera e mi dici che ti manco e parliamo fino allo sfinimento
Mi chiami di notte ,sempre.
Mi addormento con il sorriso.
Lei mi contatta ,non ti sento più .
Arriva il mio compleanno mi chiami ma chiudi in fretta .
Voglio la scuola,rivoglio te.
Ho paura che tu non ci sia,eccoti mi sorridi.
Ti odio.Ti evito e cammino
Ci sediamo distanti
Voglio piangere
Dici che ,se sei arrivato in secondo,è solo grazie a me.
Ritorniamo amici ,ritorniamo a parlarci.
Ti fai male ,andiamo in ospedale e per 4 ore lì con te ci sono IO. Provi a baciarmi e mi scanso.
Capisco che ti amo e che senza di te non posso stare bene.
Ora non ci sei più .
Mi hai detto torno e non ti ho più visto da quel 3 dicembre.
Ho avuto la fortuna tra le mani ,dovevo rischiare,baciarti e farti capire quanto ti amassi.
Questa lettera demenziale la dedico a noi
Due ragazzi giusti con storie sbagliate
Due compagni di banco di una scuola sbagliata
Compagni di una vita sbagliata
Protagonisti di una storia sbagliata che sarebbe stata la migliore di tutti.
Ora come ora ti amo ancora .
Son 6 mesi che dico di odiarti ma se ora venissi qui non ti lascerei andare via mai più’
Chiedo solo al destino di incontrarti un po più in là magari con una vita più libera
Mi manchi tanto primo amore
Mi manchi e non posso dirtelo
Mi manchi e non so dove cercarti
Mi manchi e ti vorrei qui
Ragazzi miei quando amate ,rischiate.
Ti amo.
—  Io.
«Mi piacciono tanto le tue lettere. Peccato che Naoko le abbia bruciate tutte. Erano così belle.»

«Tanto, le lettere sono solo lettere,» dissi. «Che tu le bruci o le conservi, quello che deve rimanere rimane e quello che si deve perdere si perde.»
—  Haruki Murakami; Norwegian Wood
La scuola di liscio

Mio nonno mi iscrisse ai corsi di liscio perché quella era la sua idea di educazione sentimentale, “chi bala bén fa la morosa”. Io all'epoca ascoltavo i Depeche Mode e mi pettinavo come George Michael, fui catapultato d'emblée nel rutilante mondo di Castellina-Pasi (“Spaccafisa”, “Tuttopepe”). La scuola di ballo era lontana, ricordo i tragitti all'andata con la morte nel cuore, anche per la mania di mio nonno di sorpassare i camion col coltello fra i denti. 

Traversavamo il Po all'altezza di Castelnovo Bariano, paesaggio bidimensionale, tutto fossi, pioppeti e distributori GPL. Nemmeno l'idea di ritrovarmi per le mani una ballerina mi consolava, anzi, più che altro mi imbarazzava, così, di imbarazzo in imbarazzo, imparai la mazurka aperta, cioè quella con le figure (il loop, il flip, il doppio axel), più il valzer, il bolero e il tango, con l'hesitation. All'inizio le figure proprio non mi volevano entrare in testa, con la ballerina che mi perculava e mio nonno assai avvilito, per conto mio sudavo freddo. Ma non c'era solo il liscio, c'era anche il programma “moderno”, vale a dire la rumba, il twist e il cha cha cha, il tutto propedeutico alle esibizioni di piazza (Castelmassa, Pontelagoscuro, Bergantino centro).

A pensarci adesso mi pare tutto un po’ irreale, come fosse accaduto ad un altro. Ricordo una sera in cui non avevano sparso abbastanza talco sulla pista e ci piantavamo come biciclette sprofondate nella sabbia (il liscio necessita appunto di superfici lisce, possibilmente scorrevoli), ricordo le mie due ballerine, con le quali mi scuso idealmente per il mutismo dovuto essenzialmente alla mia timidezza patologica. Erano belle ragazze e pure io ero un bel tipo, solo era la testa che non funzionava, allora come oggi. 

Era mia nonna a cucirmi i vestiti per le esibizioni, una salopette attillata di maglina elastica, con la riga rossa sui pantaloni che parevo un carabiniere, le camicie invece di chiffon rosso e verde mela, e le scarpe di copale (come nella nota canzone di Guccini). Assomigliavo ai Cugini di Campagna, solo senza le zeppe. La parata di apertura la facevamo sulle note di “Sì, la vita è tutto un quiz”, quella di chiusura su “Cacao Meravigliao”, la parte migliore era quando era tutto finito. Le volte che ho sbagliato i passi… c'era la serata che li imbroccavo tutti e c'era quella che sbagliavo il primo e via tutti gli altri, tanto cambiava poco, a fine serata ci regalavano una coppa di consolazione, base in marmo e struttura in plastica (variazioni liberty su tema coppa Rimet). 

Mi scuserete ma avevo bisogno di sfogarmi, sto facendo un po’ di ordine, come di chi si appresta a buttarsi di sotto ma prima piega bene le camicie perché di lui si conservi un buon ricordo, non fate troppi pettegolezzi.

(scritta mesi fa sull’altro blog ma già con i segni della fine imminente)

Ma vedi, tu rimarrai sempre un problema.
Rimarrai un qualcosa per cui bloccarmi, un profumo sempre troppo familiare, rimarrai un discorso mai concluso sulle energie rinnovabili e la musica rock.
Rimarrai qualcosa di cui scrivere sempre, anche quando finisce la carta, anche quando finiscono le parole, o quando mi sveglio la mattina e decido che basta, e invece alla fine non basti mai.
Rimarrai un messaggio lasciato in sospeso, poi cancellato, poi scritto di nuovo, mai inviato, rimarrai un insieme di parole scelte al posto di altre per non allarmarti in nessun modo.
Rimarrai un senso di colpa ingiustificato sotto le mani delle altre, la mia più grande storia mai cominciata. Rimarrai alla faccia di quelli che dicono che tutto passa.
Rimarrai il cambiare continuamente stazione perché passa una canzone sbagliata, e rimarrai l'unico collegamento possibile quando passa quella giusta.
Rimarrai un regalo di Natale in meno, un termine di paragone fisso, che ogni volta che mi ritrovo davanti ad un'altra potenziale relazione mi chiedo “ma se adesso chiamasse lei e ti chiedesse di vedervi?” la risposta che mi do è sempre “a che ora?”.
Rimarrai nelle domande che mi fanno su di te.
Il problema vero è che tu rimarrai sempre un motivo per non andare avanti e guardare altrove.
Il problema è che tu rimarrai sempre tu.
Che se la mancanza avesse un volto, sarebbe una tua polaroid sbiadita nel tempo, quella che conservi sempre, quella che non strapperai mai.
—  Tommaso Fusari
E come glielo spiego che sono già morta una volta?Di una morte violenta perché il mio cuore ha continuato a battere ma io non c'ero più. E come glielo spiego che sono un'altra adesso? Perché quella che ero prima la conservi ancora tu.
—  about a moonlight
E vorrei vederti.
Vorrei vedere la reazione dei tuoi occhi, appena incontrano i miei.
Vorrei vedere, o meglio, sentire, se il tuo cuore inizia a battere all'impazzata appena mi vede.
Vorrei vedere te, solo te.
Vederti e nient'altro.
Mi basterebbe solo questo….
Per far si che tu non mi dimentichi; che tu conservi quel poco di un “noi”, che forse non è mai esistito.
—  FreeSoul02
Non voglio augurarti troppo male, non ne sono capace. Ti auguro un solo rimpianto, me. Ti auguro di prendere la mia maglia e sputarci sopra lacrime e sangue a furia di pronunciare il mio nome. Ti auguro di rileggere quei commenti che tanto conservi e colpevolizzarti, ancora. Una forte agonia, e ancora rimpianti e rimorsi quasi fino alla fine. Perché quasi? Perché ti auguro anche un solo momento di felicità, di trovare una persona ed innamorarti follemente, ma di una che mi somigli  anche in un piccolo atteggiamento; Cosicché da guardarla e ricordare me, rovinerai tutto, continuerà la tua angoscia giorno e notte ti tormenterò e non potrai avermi. E quella, sarà la tua condanna. Te lo auguro e continuerò a farlo con tutta me stessa, fidati.
Nella mia vita sono entrate ed uscite così tante persone, che ora quando entri devi toglierti le scarpe.
Non ammetto più scarpe sporche. Se devi sporcare, solo con i colori. Pastelli, che mi ricordano l'asilo quando m’ insegnavano a colorare senza uscire dai bordi. Ci hanno sempre insegnato a non sporcare, non fuori. Riempire dentro.
Nella mia vita sono entrate ed uscite così tante persone, che adesso, se ci entri senza sorrisi, puoi stare fuori.
Sono sempre stata un hotel, di passaggio, sulla strada verso casa. Mai una casa in cui restare. Un volantino, che poi strappi, o conservi nella tasca posteriore dei pantaloni.
Sono stata un telefono senza internet, una fontana senz'acqua. Una finestra in mansarda, dove non puoi vedere nulla. Una mare senza qualcuno da abbracciare.
Nella mia vita adesso, entri solo per colorare. Nei bordi, con i pastelli.
Se sorridi, entra. C'è sempre posto per un sorriso. Con un pastello.
Che magari dai bordi, usciamo insieme.
Parole

È terribile come tutto il giorno mi frullino per la mia testa pensieri, idee strampalate, illuminazioni geniali e storie piuttosto inquietanti, ma quando arrivo davanti a questo schermo e comincio felice a battere tasti sulla tastiera tutto si oscura ed al suo posto arriva una nuvola bianca macchiata di lampi di grigio. Scordo le parole, scordo le sensazioni. Perché vivere qualcosa senza una parola capace di definirla ti condanna a dimenticare quella sensazione per sempre. Quella così unica, così perfetta, così bisognosa di una definizione che la conservi come un quadro per sempre nel museo della tua memoria. Un cornice imperfetta, certo, che ne taglierà fuori bordi e pezzi anche importanti, firma id autori, colori troppo luminosi o troppo scuri, ma comunque qualcosa che la salvi da un’eternità di oblio.

Voglio tornare ad essere capace di collezionare emozioni. Voglio tornare ad essere un custode.

anonymous asked:

top 10 youtubers! :D

jacksepticeye, kickthepj, thomas sanders, doddleoddle, danisnotonfire, cavetown, anya conservi (she’s russian), lacigreen, superwoman, nixelpixel (also russian)

Nostalgia

Ricordo con nostalgia
il periodo di completezza
Un esplosione con la minima inerzia
Fu la prima volta che la luce illuminò la via
La vita si mostrò nella sua totale ampiezza
Chi è diverso dal mostro non licenzia
Chi gli regala l'armonia
In questo insieme di colori senza scia
Di un pittore, ho interi copioni da attore
Da recitare, voglio capire come fare
Sto giocando a scacchi con la morte, la partita dura ore
Per sentirci completi cerchiamo un odore
Che rendi la nostra vita diversa
Se esisti dammi una risposta sincera
Hai tolto in questo periodo il mio onore
Per farmi sbattere ancora una volta nella società nera
Per farmi scrivere ancora una volta questa sera
Rime che non capirà nessuno, in cui rimarrà il suo fantasma
Tra i pezzi del mio cuore e questa lama conficcata nella mia carne, esce solo plasma
Sembra che il sangue sia stanco di imbrattare le pareti, chi ancora spera
Nella realtà dei fatti, contano solo promesse infrante
Visi che nascondono la realtà, mani affrante
Sei solo troppo distante per creare una realtà a se stante
Ricordare il passato, quel passato benestante
Di cui conservi ogni istante
Ti ucciderà, il dolore derivante
Ti farà perdere il contatto con l'apparente realtà
Che crediamo di conoscere, si tratta di una questione di lealtà
Quante parole sono frutto della slealtà
Dell'egoismo, giogo del popolo, della nostra realtà
Cosa me ne faccio di esperienze che dovrò odiare
Di cui dovrò pentirmi, non si tratta più di assaporare
Si tratta di, il nostro corpo, ingozzare
Di momenti sinceri, che corrono come levrieri
Che appartengono più che al presente al tuo ieri
Perché il tuo interessi sostieni
Davanti al dolore atroce di colui a cui tieni
Le tue mani strette mantieni
Davanti alla mia morte, deciderò io la mia sorte
Non mi farò uccidere da chi tradisce la propria corte
Per ottenere un potere maggiore
Sono di una malattia il portatore
Non esiste cura, non esiste dottore
Che può dare a questa pelle l'aspetto di un serpente
Il mio desiderio espresso con quella stella cadente
Mi ha reso solo più deprimente
Schiacciante è il peso della finzione
Hai guardato in faccia un uomo morente
E non hai saputo trarre definizione
Per il tuo errore
Ricordo quelle tranquille ore
A sentire il mio essere completo
Avevo fatto crescere un fiore
Per credere che un giorno sarebbe valso il mio divieto
Verso questo disastro, io lo ammetto
Credevo la mia vita perfetta, sentivo il valore della seta
In quell'aprile maledetto
Il tempo passava e ciò che avevi detto
Si realizzò e me ne resi conto tardi, io aspetto
Il ritorno di quel secondo perfetto
Cerco un'altra illusione, sono un reietto
Quello che voi definireste un rigetto
Le vostre vite che vengono scandite da un letto
Non possono trafiggere il petto
Questa melodia mi faceva sentire aperto
A tutto, in quel periodo avevo vissuto
Con un immensa gioia e un dolore muto
Il mio angelo arrivo e mi mise seduto
Sapeva a chi avevo creduto
Per questo essere ero uno sconosciuto
Coinvolgerlo non avrei dovuto
Caduto per terra non mi aspettavo un sopravvissuto
In questa guerra io sono stato solo un tributo
Un bambino mai cresciuto
Uno stupido poco risoluto
In bilico tra voler sapere la verità
O rimanere nella stupidità
Mi mancherà la civiltà
Il sentirsi a casa, il sentirsi protetto
Non ho più un posto, dove mi metto
Se è il vostro schifo non lo accetto
Vorrei tornare indietro
Solo per sentirmi vivo dentro
Vorrei poter tagliare il pezzo del mio sventramento
Sostituirlo con momenti dì divertimento
Con quell'amore sincero che dicevi di avere nel tuo spettro
Eravamo a meno di un metro
Quando tutto scomparve
Le tue parole sono questi cocci di vetro
Felice momento parve
L'inconsapevolezza del male
Che stavi per fare
Di cosa si avvale
Chi trova salvezza nel mare
Quando egli non ha fine
Come le nostre lotte intestine?

Ma il mio amore per te è così profondo, così incredibile, che troverò il modo per tornare da te nonostante la malattia. Te lo giuro. Ecco perché la storia è importante. Quando sarò sola e smarrita tu me la leggerai - così come l’hai raccontata ai ragazzi - e convinciti che in qualche modo io capirò che si tratta di noi. E forse, solo forse, riusciremo ad essere ancora uniti.
Per favore, non arrabbiarti con me nei giorni in cui non ti riconoscerò più - e sappiamo che accadrà. Ricordati che ti amo, che ti amerò sempre, e che, qualunque cosa accada, ho vissuto la vita più felice possibile. Accanto a te.
Se conservi questa lettera, quando la rileggerai abbi fede in ciò che ti dico adesso. Noah, dovunque tu sia e in qualunque momento ciò accada, io ti amo. Ti amo mentre ti scrivo e ti amo mentre rileggi questa lettera. Mi spiace di non trovare le parole per dirtelo meglio. Ti amo tanto, marito mio.
Tu sei, e sei sempre stato, il mio sogno.
—  Nicholas Sparks, Le pagine della nostra vita