conferenza

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È stato annunciato e confermato oggi, 28 settembre 2016, tramite LINE LIVE che Takashi Miike dirigerà il live action “JoJo’s Bizarre Adventure: Diamond Is Unbreakable Chapter I” basato sulla quarta parte del popolare manga di Hiroiko Araki. Fanno parte del cast principale Kento Yamazaki nel ruolo del protagonista Jōsuke Higashikata, Ryunosuke Kamiki in quello di Kōichi Hirose e Nana Komatsu che sarà Yukako Yamagishi.
La TOHO e la Warner Bros. JP hanno tenuto una conferenza stampa congiunta in cui hanno comunicato che le due compagnie stanno collaborando per la prima volta alla produzione e alla distribuzione di questo film.
Il live-action uscirà nell’estate del 2017.

Altri attori del cast e i rispettivi personaggi:
Masaki Okada come Keicho Nijimura
Mackenryu come Okuyasu Nijimura
Takayuki Yamada come Anjuro Katagiri
Yusuke Iseya come Jotaro Kūjo
Arisa Mizuki come Tomoko Higashikata
Jun Kunimura come Ryōhei Higashikata

Post #7

Riporto un brano di una mia conferenza fatta a Milano.

La libertà oltre l'io
….
Noi sentiamo di esistere. Ma sentiamo d'essere un io o per mezzo di un io?
Ho imparato che l'io (come sensazione di esistere) è unico per ogni individuo che lo manifesta. Però è solo un mezzo attraverso il quale il sentire di coscienza può sondare la realtà che la riguarda ed espandere l'essere che rappresenta.
Quindi sarà naturale che questa espansione possa portare l'io ad essere superato come mezzo, e trasceso in un nuovo modo per esprimere se stessi.
Se ci facciamo caso anche ora lo stiamo facendo gradualmente sostituendo il nostro egocentrismo ed egoismo (frutto dell'io) con sentimenti di compassione, comprensione e altruismo.
Questo è già un segno che viviamo l'altrui, siamo l'altrui, anche se la mente e l'io continuano a sentirsi separati da questi.
Forse che arriveremo a una sorta di “coscienza collettiva”?
In effetti questo concetto si può ricondurre a quel piano dell'essere che, in un certo linguaggio esoterico, viene chiamato “akasico”, in cui la percezione è stata sostituita dall'identificazione con il mondo che ci appartiene.
Questa appartenenza poi si espande comprendendo e includendo sempre più esseri fino alla Coscienza Cosmica e oltre.
Anche se ci può spaventare, la conclusione è che il nostro destino non è nell'io, ma in un sentirsi di esistere di cui ora non possiamo capire la portata. Comunque sarà il frutto di quella sensazione di separazione e solitudine che in questo momento ci fa lottare e soffrire per la realizzazione di un mondo di partecipazione, amore e pienezza del “sentire”.
Infatti perdere l'io non vuol dire rinunciare alla nostra individualità; al contrario, vuol dire superare le limitazioni che oggi ci fanno sentire il mondo come separato da noi, che ci chiudono in un guscio di incompletezza che crea disagio e sofferenza più che serenità e gioia. Questo succede perchè la nostra natura interiore, tendendo all'espansione, entra in contrasto con la natura dell'io che limita la verità in un egocentrismo illusorio.
Ecco che la libertà non è nel fare quello che si desidera, ma è partecipazione al flusso della vita nel suo significato unitario.
Questa è l'unica verità oltre l'illusione dei sensi, della mente e dell'io.

Se il nucleo della realtà è interno all'essere, lo è anche il movimento, che non è un dinamismo divenente, ma essenza della vita stessa dell'Assoluto.
La vita è espressione e dinamismo; quindi il movimento della vita deve comprendere tutte le possibili espressioni (innumerevoli, anche se non infinte).
Così si può immaginare una realtà in cui non vi sia niente di impossibile e tutto quello che esiste in potenza, possa realizzarsi anche nell'atto.
Ecco che qui arriviamo noi con la nostra presunzione di esseri liberi con tutte le possibilità di scelta.  
Il problema è che se focalizziamo un punto di queste innumerevoli potenziali realtà, automaticamente limitiamo la consequenzialità logica, la quale deve obbedire ai parametri insiti in quel punto, che allora non sono più innumerevoli ma legati alle possibili alternative che la dinamica ristretta di quel punto, permette.

Così il libero arbitrio dovrà sottostare e potrà manifestarsi solo se sono soddisfatti i principi della scelta. Diversamente il movimento sarà soggetto ai parametri preordinati e, quindi, deterministici.

In questo senso la libertà esiste sempre, ma è esercitata quasi sempre in tempi non coincidenti con la situazione che la nostra coscienza sta focalizzando in quel suo momento di consapevolezza.
In poche parole, seguiamo un percorso deterministico che paradossalmente abbiamo creato noi stessi con il nostro libero arbitrio.

Cerco di spiegarmi meglio.
Se la libertà è la possibilità di agire senza nessun vincolo, allora non è una questione di “scelta” in quanto questa presuppone un bisogno, un desiderio, una preferenza tra diverse opzioni,  nelle quali esiste quella che più si addice alle nostre esigenze.
Dunque l'esigenza è un vincolo che non può farci agire come individui liberi.
La conclusione è che, se parliamo di scelta, dobbiamo immaginare che questa sia sempre e comunque condizionata.

Se invece non pensiamo alla scelta, ma immaginiamo una condizione di esistenza in cui il movimento della vita non sia vincolato da niente e da nessuno, in quanto noi stessi siamo ciò che viviamo, la libertà non sarà più condizionata da una scelta, ma dalla stessa natura del nostro modo di essere per i limiti che il nostro orizzonte degli eventi potrà immaginare.
L'opzione non sarà fra due o cento giornali da leggere, ma sarà di poter “navigare” tra quei giornali per cogliere “l'oltre”.
Ecco che l'azione “libera” non è dell'individuo che desidera ma della coscienza che “sente”.

Anche ora è così per quei casi in cui la pressione del nostro io cede all'impulso di coscienza che trasmette il senso di quell'evento e per questo ci rende liberi, non tanto per un'apparente scelta dell'io, quanto per la rinuncia all'io che ci permette di accedere a un senso della realtà più ampio e quindi più libero.
Infatti sentire l'altro, partecipare ai bisogni altrui, non sono forse uno svincolarsi dai condizionamenti del proprio egocentrismo? Quindi spaziare e sentire la verità di una vita che non è più confinata nei limiti dell'io sono?

Potete pensare quello che volete, ma per quello che ho capito, anche se non viene detto esplicitamente, la libertà può essere solo amore e noi siamo liberi per quanto abbiamo la possibilità di amare.
Perchè l'amore?
Tutte le nostre azioni avvengono su una base precisa: il modulo fondamentale del Cosmo.
Il modulo fondamentale del Cosmo è costituito da principi e leggi che costituiscono la struttura su cui si fonda il divenire, l'evoluzione, il movimento della vita.
Queste leggi ci permettono di evidenziare le nostre necessità affinché soddisfacendole ne possiamo cogliere una realizzazione personale e spirituale.
In questo senso siamo costretti, così come siamo costretti a mangiare se abbiamo fame.
Ma queste leggi evidenziano e permettono anche di svincolarci dalla necessità, tanto che, in quel caso, nel divenire si formeranno nuove vie (Varianti) al tracciato costruito sul concatenamento di scelte deterministiche, cioè fondate sul bisogno.

Ho detto che un atto di amore è fondato sulla libertà, ma ho anche specificato che non è una scelta, in senso stretto.
La scelta eventualmente sarebbe quella di non fare quell'azione. Ma il farla presuppone un riconoscimento intimo dell'altro, una partecipazione all'altrui che non può essere dell'io (anche se l'io la percepisce come un sentimento proprio).
Quindi non la vedrei come una scelta obbligata, giusta per l'altro, piuttosto come un atto che ci ha liberato da ogni vincolo, determinato dall'io, e ci ha fatto agire in quella libertà che un giorno potrà essere pervadente di tutto ciò che ci circonda.
Abbiamo “sentito” di essere oltre noi stessi; cioè abbiamo riconosciuto l'altro come parte di quella realtà che ci include senza i confini della percezione.

E’ preferibile una ipotetica libertà in cui si può fare tutto quello che si vuole? Oppure una libertà per cui “si è” tutto quello che si vuole?
Oppure ancora oltre…una libertà in cui non è più necessario “volere”?

Quando si è incarnati è la coscienza che guida la razionalità.
Infatti, come sappiamo, la sua insufficienza per esprimersi ha bisogno della mente e dell'emotività. Se la coscienza riesce ad emergere in un atto di vero amore, ecco che la mente e l'emozione diventano una strumento per quell'atto di amore, il quale è pensiero, sentimento, senso di una giustizia che travalica ogni desiderio egoistico.  Diversamente è calcolo, istinto, passionalità; quindi anche senso di possessività, gelosia, dono condizionato; così noi rimaniamo prigionieri del nostro io.

Per questo ho detto che il vero amore è anche libertà. Ma la libertà va gestita con i mezzi che abbiamo a disposizione, docili all'impulso di coscienza e malleabili a una sensibilità che è partecipazione e condivisione con altri.

E’ la coscienza che permea la mente ed espande il sentimento; ed è il sentimento che espandendosi scopre l'amore.

youtube

Sindaco Domenico Corte, Parigi 13.04.2011.wmv (by corenocomune)

Io vengo solo quando si perde male o quando c’è troppo entusiasmo” scherza ma neanche troppo il capitano del Bologna, perché oggi va in scena il secondo caso. “Non abbiamo fatto ancora niente” è infatti il messaggio ripetuto più e più volte da Alino, in funzione di smorzare i facili entusiasmi percepiti dopo le due vittorie consecutive. “Siamo sempre in fondo alla classifica – ricorda per rincarare ulteriormente la dose – e ci sono altre ventotto partite da giocare. Bisogna continuare così, lavorando a testa bassa e col paraocchi”.

Budapest - Angeli placcati oro

Visto che ho un po’ di post datati in coda, inizio a pubblicarli! Ecco un prosieguo di sproloqui su Budapest

Szent Istvàn (Santo Stefano) è un pezzo grosso a Budapest. Ci sono almeno due vie a lui dedicate, più una colossale basilica in un'elegante piazza del centro.

Pur essendo molto più piccola di San Pietro, Szent Istvàn le strappa la palma della chiesa più zarra (anzi, szarra) che io abbia mai visto. Ogni cosa è placcata oro: il soffitto, i candelabri, i quadri, persino alcuni particolari delle statue (!).

Szent Istvàn è l'equivalente di una limousine con le ruote di un Big Foot, cerchioni cromati e dorati, e fulmini dipinti sulle fiancate.

Le mie brutte foto non le rendono giustizia, ma fidatevi: la chiesa è talmente zarra che non mi sorprenderebbe se si illuminasse al buio da sola, senza corrente elettrica, ardendo di pura tamarraggine.

Budapest - Le vacanze di Medusa

Budapest ha parecchi bellissimi edifici. 

Molti di essi hanno facciate in altorilievo, con statue che “escono fuori” dai muri; e altri hanno semplicemente statue sopra, attorno, o messe all'interno di nicchie. 

E’ nettamente la città con più statue che io abbia mai visto.

Ci sono anche alcune statue in scala umana, solitamente di bronzo, sparpagliate all'interno della città apparentemente a caso. Statue sedute su panchine, statue vicine ad attraversamenti pedonali, statue che giocano con cani (anche loro statue).

Da buon giocatore di D&D, non posso che guardarmi nervosamente attorno, cercando di evitare eventuali donne con serpenti fra i capelli.