compagnie telefoniche

anonymous asked:

Che ne pensi delle nuove generazioni? Credi stiano peggiorando?

Non posso dirti esattamente se le nuove generazioni siano peggiorate. Ho vissuto la mia infanzia negli anni ‘90, essendo nata nel 1993, e la mia adolescenza agli inizi del 2000.
Credo che la mia generazione, però, abbia vissuto l'infanzia in uno dei periodi più belli.
Sono cresciuta con i classici Disney. A pochi anni trascorrevo interi pomeriggi a guardare La Sirenetta, Cenerentola, Tarzan e Peter Pan (il mio cartone preferito di sempre). C'erano ancora le videocassette che dovevano essere introdotte in quei lettori enormi collegati a dei televisori altrettanto ingombranti. Appena terminava la videocassetta per poter riassaporare le immagini di quei fantastici cartoni dalla grafica ormai superata, bisognava riavvolgere il nastro e per farlo il dito doveva rimanere pigiato sul tasto di riavvolgimento. Ricordo che mi si indolenziva parecchio l'indice destro, tante le volte che li rivedevo ogni pomeriggio.
Poi sono arrivata alle elementari ed ho iniziato ad appassionarmi ai cartoni animati ‘dei grandi’. E chi se li scorda.
Il pomeriggio ero in febbricitante attesa di Piccoli problemi di cuore, ma ancor di più di Rossana. Se avete più di 18 anni probabilmente sapete di che parlo. Erano dei cartoni spettacolari, carichi di romanticismo che ti proiettavano in un mondo incantato. Eric fu la mia prima cotta. In classe le bambine litigavano su chi dovesse essere la prescelta fidanzata di un personaggio dei cartoni animati.
Non contenta iniziai anche ad appassionarmi a Dragon Ball (la prima volta che fu trasmesso in Italia e a dirlo mi sento vecchia), ma ancor di più alla prima stagione dei Pokemon.
Avevo persino il gioco per il Nintendo 64, una delle prime consolle di videogiochi. Era nera, grande. Le cassette erano grandi quanto un mattoncino e venivano inserite in alto. Senza parlare del gioco di Super Mario e del suo verso 'Mamma mia!’, quando per errore lo facevo cascare. Ogni qualvolta arrivavo all'ultimo livello, ovvero la sfida con Bowser, urlavo 'papà’ per farmi aiutare. Era davvero difficile quel livello.
Quando scendevo per strada a giocare, dovevo bussare tutti i miei amichetti, più grandi e più piccini.
Non avevamo cellulari per poterci organizzare, né rete internet. Il primo telefono cellulare fu un Alcatel, giallo canarino. Lo ebbi per la prima comunione, ma non serviva a granché tranne che per telefonare.
Poi arrivò il Nokia 3310, il miglior telefono mai avuto. Fu uno dei regali più desiderati. Fremevo. Non vedevo l'ora di giocare a Snake. E così via la tecnologia andava sempre più avanzando e nacquero i Gameboy, prima in bianco e nero e poi la svolta: a colori.
Così arrivai alle medie e mi innamorai dei Backstreet Boys, un po’ gli attuali One Direction. Ricordo Nick Carter e il suo caschetto biondo.
Non abbandonai i cartoni animati, ma li affiancai alle serie TV.
Da Summerland a The O.C., telefilm che fece innamorare tutta la mia generazione.
Anche a voi nuove: lo consiglio.
Per ascoltare la musica bisognava acquistare prima le cassette, e poi i CD. E se non volevi acquistarlo originale, non potevi scaricarla da internet. Allora dovevi rivolgerti a chi li vendeva 'falsi’. E la stessa cosa per i film. Nessuno streaming, né download.
Arrivata al liceo avevo 13 anni.
I telefoni erano ormai a colori e le compagnie telefoniche iniziavano ad offrire promozioni più adeguate per i giovani come me. E via ai primi messaggini.
Le prime promozioni erano destinate solo a schede dello stesso operatore, quindi finiva che un gruppo di amici aveva lo stesso gestore. Vodafone andava alla grande!
Erano 100 i messaggi massimi giornalieri, nulla di più. Niente whatsapp, nessuna chat. Solo sms.
E quando messaggiavi con un ragazzo eri sulle spine. Eh già, perché non potevi sapere quando riceveva il messaggio, se lo riceveva e neanche quando lo leggeva e se rispondeva.
La risposta se arrivava, arrivava inaspettatamente, con una vibrazione da medioevo che era il suono più bello del mondo in quel momento, magari accompagnata dal classico doppio beep della Nokia. E potevi fissare lo schermo quanto volevi, nessuno se ne sarebbe mai accorto.
E quando poi la memoria si riempiva, dovevi fare una scelta accurata dei messaggi da conservare e da cancellare. E allora finiva sempre che i telefoni erano pieni zeppi di messaggi sdolcinati e teneri. Quelli freddi, inutili, andavano cestinati.
E per scambiarti le fotografie belle, dovevi utilizzare gli infrarossi e far toccare i telefoni senza mai dividerli. Io dicevo che si baciavano.
Poi internet migliorò e crearono l'Adsl. Era una connessione precaria rispetto ad ora, serviva un cavo collegato al computer, per lo più fisso. Quindi solo un computer per volta poteva usufruire di internet. Lo si usava prevalentemente per fare ricerche su Google e per usare MSN, prima chat istantanea. Era una sorta di whatsapp per pc. A pensarci era quasi identico.
Poi iniziò a diffondersi Facebook in Italia. Vi assicuro che era davvero diverso da ora e comunque la tua vita sociale rimaneva circoscritta alle tue conoscenze reali.
Poi l'avvento degli smartphone e dei nuovi social network. È avvenuto tutto in un batter d'occhio.
L'anno precedente per conoscerti dovevi trovare il coraggio di parlare con la tua cotta o sperare di avere un amico in comune in modo da poter conquistare il suo numero di cellulare, e l'anno successivo bastava digitare il nome ed inviare una richiesta d'amicizia.
Se la mia generazione è stata migliore? Questo non lo so.
So solo che sono cresciuta con Nintendo e cartoni. Ho corso, mi si sono sbucciate le ginocchia. Ho socializzato con tutti i bambini giocando a nascondino. Mi sono incantata davanti ad Ariel e Wendy. Ho finto di essere una Sailor Moon. Ho accudito il mio animaletto grazie ai Tamagotchi. Ho condiviso il panino con il prosciutto per merenda con la mia migliore amica. Ho respirato aria buona, sono andata al parco. Ho giocato a calcio in porta con i bambini maschi. Ho adorato le mie Barbie e i miei Cicciobello. Ho avuto l'ansia guardando Conan e mi sono divertita con Doraemon. La mia infanzia e adolescenza l'ho vissuta, e se dimenticavo il telefono non faceva nulla. Non era indispensabile, mi bastava quello di un'amica per chiamare mamma o papà e stavo bene, non serviva ad altro. Non ho sprecato secondi sui social network, né mi sono ingelosita per richieste d'amicizia. Non ho avuto competizioni per il numero di mi piace. Quindi posso dire che la mia generazione era ancora viva e sana, non alienata. E questa probabilmente è l'unica cosa che manca alle nuove.

Spesso la gente si convince che l'illimitato sia una buona prospettiva, che la mancanza di freni inibitori sia libertà e che il troppo sia meglio dell'abbastanza.
Lo stesso problema delle compagnie telefoniche che ti danno mille minuti al mese, e quando non li consumi a scadenza rinnovo, te li riaccreditano il mese successivo.
Ma non serve un analista di mercato per capire che se oggi ho 16000 minuti residui da utilizzare, offrirmi chiamate illimitate non è una gran attrattiva.
Cercate di dare qualità, che la quantità a buon mercato non fa altro che evidenziare gli standard piuttosto bassini.

Ci sono cose che non capisco

Non capisco perchè le compagnie telefoniche si ostinino a fare pubblicità dove inseriscono battute che non fanno ridere nessuno - collegandole anche in maniera forzatissima all'offerta promozionale.

Non capisco perchè gli operatori dei call center chiamino sempre all'ora dei pasti.

Non capisco perchè continui a mandarmi richieste di invito per giocare ai tuoi giochini social dimmerda su Facebook, quando hai notato il mio rifiuto già le altre venti volte precedenti.

Non capisco perchè la gente spenda centinaia e centinaia di dollari per ste torte di plastica e compensato di Buddy Valasto che il pasticciere dietro casa mia è più boss delle torte di lui.

Una sigaretta in bocca, una cicatrice sul collo e un vento forte. Chissà quando tornerà l'estate di tre anni fa. Quando tutto era piu’ semplice, quando il mondo lo guardavi da una prospettiva diversa, era tutto diverso. E cade la cenere della sigaretta sulla tastiera ma il vento che c'ho nel cuore non si ferma. Chissà se passerà mai. I nostri discorsi al telefono aiutano solo le compagnie telefoniche. Il problema è che abbiamo dei cuori troppo friabili, sarebbe bello averli di plastica, di un materiale non degradabile. Un cane che abbaia per strada, ma non c'è un rumore piu’ forte dei nostri cuori rotti, fucilati. Vado avanti e non ci penso. Ma pensarci aiuta o non aiuta? Chi lo sa. Forse il finale non sarà dei migliori ma ci sarà un finale? Tutto ha una fine o è solo una bugia che la società cerca di farcela ingoiare. E al telefono non sapevo piu’ che dirti e si riempiva di lacrime lo schermo, lacrime di sangue perché acqua non ne esce piu’. E’ troppo cara. Troppo.  Ed è finita la sigaretta.