come fosse

Da Te.

La consapevolezza di averti perso
la tristezza che sale
il mio amore è represso
è un dolore abissale.

Come se non fosse successo
mi preparo e mi vesto banale
vorrei trovare un compromesso
sei come un criminale

non te lo aspetti
ed eccomi arrivare
sono qui da te

prendiamoci un caffè
non mi abbandonare
sei tutti i miei affetti.

anonymous asked:

Possiamo legarci nello stesso modo a più persone? La gelosia ha a che fare con questo? Vorrei ricreare un legame con una persona, ma non so quanti altri legami ha, e temo il confronto fra il nostro legame e gli altri(come non fosse all'altezza comunque, quindi inutile anche riallacciare un rapporto).Come fregarmene?

Possiamo sviluppare il senso di un amicizia e di un amore che è premio di se stesso, Anon.
Allora i legami con gli altri non seguono il proprio personale bisogno, ma il senso di comunione e partecipazione alla vita delle persone che ci sono care.
Fino a quel momento le dinamiche di esclusiva e di gelosia saranno quelle che segneranno i nostri bisogni e i nostri limiti.
Puoi essere solo te stessa e sperimentarti tenendo conto di queste cose.
Certi sentimenti non si comandano né si costruiscono con un volere: vanno maturati per le loro vie che comportano anche sacrificio.

Tutti sempre i primi a dire “ devi eliminare quello che ti fa star male ” e sempre tutti bravi a dire “ non ci pensare ” ma mai nessuno che ti dica come cazzo si fa. Come se noi non volessimo evitare di pensarci .. se solo fosse facile come a dirlo

​Come due amanti che si infilano in un portone buio, la prese sbattendola al muro, la fece diventare il suo alloggio di precarietà voluttuosa, mentre lei lo sentiva come se fosse il suo animale fiabesco……  

Sinner ©

Saresti mai in grado di farmi tua?” mi chiese lei mentre sorseggiava il the caldo.
Ero andato a casa sua per studiare, lei matematica e io inglese.
“Come scusa?” risposi io.
Ero concentrato sul libro, non stavo ascoltando quello che mi stava dicendo, sempre se avesse detto qualcosa prima.
Siamo amici da anni, forse ci potremmo definire come migliori amici, ma oltre all'abbracciarci in divano non è mai successo nulla, quindi non so proprio a cosa si riferisse con quella domanda.
“Dimmi, saresti mai in grado di farmi tua?” richiese e appoggiò la tazza di the sul tavolo.
Si toccò il collo e mi fece notare questo suo gesto, poi, come se nulla fosse, lo coprì con i capelli e tornò a fissarmi.
“Io..io.. non capisco” risposi.
Non capivo per davvero.
“Io penso che tu sia una bella ragazza, ma… ma non saprei nemmeno come toccarti.” aggiunsi.
Lei fece una piccola risata, non maliziosa, non strillando, un semplice sorriso muto. Non stavo capendo proprio niente.
Si alzò, butto giù per il lavandino il resto della bevanda e per lei tornò tutto alla normalità, come se quella domanda, quei suoi gesti o sorrisi, non fossero mai accaduti.
Riprese a studiare, mentre io cominciai a interrogarmi sul perchè di quella domanda, se avesse un doppio scopo, se volesse qualcosa da me o chissà che cosa.
Stavo impazzendo.
Arrivai pure a pensare che forse lei volesse più di un'amicizia, ma mi sentii così sciocco nel pensarlo che tornai a studiare, proprio come se non fosse successo nulla.
Le ore passarono e arrivò la sera con molta facilità, mi chiese di rimanere a mangiare da lei, così poi ci sarebbero stati gli abbracci nel divano e avevo voglia di sentirmi apprezzato.
Così decisi di rimanere.
Pizza a domicilio.
La pizza è sempre la soluzione per noi ragazzi sfaticati e non volenti di cucinare: margherita e prosciutto e funghi.
Alla tv non c'era nessun programma interessante, così optammo per le televendite.
Siamo strani, lo so, ma delle volte fanno pubblicità cosi assurde che non saprei nemmeno da quale iniziare.
La pizza finì nel giro di una decina di minuti e arrivò il momento: decidiamo un film, coperte e abbracci.
“Notte prima degli esami” quello fu il film scelto, non ne ero entusiasta, ma poco m’ importava.
“Ti faccio male col braccio?” chiesi a pochi minuti dall'inizio.
Lei si girò verso di me e con fare molto dolce ripose di no, che andava tutto bene e si limitò a baciarmi il collo e sulla clavicola, tornando poi al film.
“Ehi..” dissi io.
Si voltò per la seconda volta, le sorrisi e le uniche parole che uscirono furono: “Nulla, scusa, lascia stare”
Mi sorrise, senza un vero motivo e se ne tornò a guardare il film dopo avermi lasciato un secondo bacio sul collo.
“Senti… cosa intendevi oggi pomeriggio con quella frase, non riesco a togliermela dalla testa” chiesi io con non so che coraggio.
Non mi rispose.
Ancora una volta non stavo capendo nulla, però volevo una risposta.
I suoi capelli sapevano di lei, come sempre e averli così vicini cominciarono a farmi pensare nuovamente a qualcosa, riguardante la sua domanda.
“Saresti mai in grado di farmi tua?” mi ripetei dentro la mia testa, i pensieri erano tanti e forse con molte ipotesi azzardate.
Mi liberai il braccio che tenevo dietro la sua testa e le spostai i capelli, liberandole il collo.
Posai le mie labbra su di esso e con fare molto leggero le chiesi quasi il permesso di baciarglielo, ma senza parlare.
Erano i nostri gesti che parlavano e non le nostre labbra.
Qualche secondo dopo lei mi prese la mano, la strinse a se e io portai una parte del mio corpo sopra al suo.
Finalmente nemmeno lei stava capendo cosa stesse succedendo.
Le mie labbra non smisero mai di baciare il suo corpo, se non per respirare.
Le sue labbra presero a baciare anche il mio di corpo, finché non arrivammo a baciarci sulle labbra, per la prima volta.
Le sue mani erano incastonate con le mie, ma il desiderio di farla mia era interrompente e la bloccai con una delle due.
Ne ebbi una libera, che portai al suo sesso e senza che lei potesse dire niente, con modo gentile, entrai.
Le sue labbra si staccarono dalle mie, in maniera inaspettata e non erano più i gesti a parlare, ma lo erano diventati i nostri corpi.
Forse era quella la risposta alla sua domanda e anche se non fosse, era troppo tardi, lei era mia.
I baci si intensificarono, i gemiti erano sincronizzati e i  nostri corpi si muovevano come se fossero uno soltanto.
Era mia e io ero suo.
Il perchè di tutto ciò non saprei ancora spiegarmelo, era nato tutto da una semplice domanda seguita da mille domande fatte dentro la mia testa.
“Saresti mai in grado di farmi tua?” ancora oggi mi interrogo su cosa voglia significare, ma una certezza ce l'ho.
Ogni volta che la faccio mia, a modo mio, scopro sempre qualcosa di nuovo e ne sento la felicità nei nostri corpi.
Poi ogni volta che finiamo di fare l'amore, lei mi guarda e mi da un bacio seguito da un sorriso e mi chiedo: “Chissà se l'ho fatta mia questa volta
—  ricorodunbacio
Si vede che lo ami.
Si vede dal modo in cui lo ignori.
Si vede da come non lo guardi, come fosse qualcosa di proibito.
Si vede da come speri di sentire i suoi occhi posati su di te.
Si vede da come cerchi di nascondere l'agitazione quando lo senti più vicino.
Si vede cara, e potrai dire in giro di odiarlo, potrai convincerli che ti è indifferente e che hai voltato pagina, ma non puoi mentire a te stessa.
Si vede, che non hai mai smesso di amarlo, e che hai una paura fottuta di non smettere mai.
—  Burnwithfire
Scusami” dissi, fu la prima cosa che mi venne in mente.
Eravamo in camera sua, piccola a parere mio, bianca e con uno specchio dove potersi guardare tutto per intero.
Il letto dove avevamo appena finito di fare sesso, pieno di pieghe e con il cuscino al suo non posto, sapeva di lei.
La guardai rivestirsi, è sempre bello il dopo.
L'imbarazzo che c'è nel aver finito di essere una cosa unica è sempre diverso.
Lei aveva l'abitudine di mettersi il reggiseno, come primo indumento, ma prima si toccava i capelli e li passava tutti dalla parte destra del collo, liberando quella sinistra.
Io partivo, sempre, tutte le sacre sante volte, sempre, alla ricerca di qualcosa, andando a posare le mie labbra su di esso.
Lei sorride sempre, come se fosse un ringraziamento, come se fosse un “se vuoi sono ancora qui” e delle volte funziona, altre, non proprio.
Quella volta spostò i capelli, ma non la baciai, la presi a me e la strinsi.
“Scusami” dissi.
“E di che cosa scemo?” chiese, cercando le mie labbra.
“Di essere così!” risposi.
“Così come?” chiese e dopo il secondo bacio, che lei mi rubò, le presi i fianchi e con quella poca forza che avevo, la portai al centro del letto.
Con le gambe mi misi sopra di lei e con una leggera forza portai il suo corpo a stendersi su tutto il letto e dopo quello sforzo, le rubai un terzo bacio.
“Così come?” insistette.
“Le donne…” pensai e mi feci una risata.
Le donne non dimenticano nulla, ne una parola, ne un gesto, ne una sensazione.
“Scusami per essere così come sono” conclusi.
Mi guardò come se quello che stessi dicendo non avesse un vero senso e fece qualcosa con le sue gambe e nel giro di un secondo ci ritrovammo nella posizione opposta.
Lei sopra, io sotto.
Significava una cosa sola: guerra all'ultimo bacio.
Mi prese le mani, mi baciò il collo, sapendo che ne soffro il solletico e senza che io la respingessi mi ritrovai pure con le mani bloccate dietro la mia schiena.
Con le sue cosce si aggrappò al mio corpo nudo, come un animale selvaggio alla ricerca di affetto e fece quello che più non riesce a fermarmi star fermo, i soffioni con la bocca su tutto il corpo.
Poi mi guardò e chiese nuovamente: “Scusami per essere così, come?” e non smise di soffiare, andò avanti per qualche minuto, mentre io cercavo di non ammettere ciò che volevo dire, finché non ebbi  trovato il tempo e il fiato per risponderle.
“Ti amo” urlai, esausto, quasi come se fossi stato sotto tortura.
Si fermò e si mise a guardarmi, io la spostai come se fosse la mia carta vincente per uscire da quel gioco, portandola nuovamente sotto di me e iniziò così il mio turno.
Le presi il collo e cominciai a soffiarci come se avessi dovuto fare una gara a chi gonfia il palloncino più grande e in pochissimo tempo, sperando che lei non avesse realmente sentito.
Lei rise, ma mi chiese di fermarmi nell'immediato.
Lo feci, smisi di soffiare e mi allontanai da quel collo dopo due ultimi baci.
“Cosa hai detto?” mi chiese, con voce ferma, forse, se mi permettete, fermissima.
Avreste dovuto guardarla, forse non se l'aspettava, forse non si sarebbe mai aspettata che la mia prima dichiarazione sarebbe stata cosi: lei sotto di me, mezza nuda e bloccata dalle mie gambe, durante la nostra lotta a letto.
“Cosa mi hai detto?” chiese nuovamente, con lo stesso tono di voce.
Sembrava triste, aveva gli occhi dilatati, la bocca un poco socchiusa e mi fermai pure io a guardarla.
“Sei sempre così bella?” chiesi io.
Apparve il silenzio in quella stanza piccola e bianca, con il letto pieno di pieghe dopo una bella scena d'amore e con i nostri vestiti sparsi ovunque.
Lei rimase pietrificata, io la guardai ancora un volta e capii che quel gioco era finito.
Gli occhi, senza una vera spiegazione, mi appannarono la vista, lei cercò di dire qualcosa, ma non volevo.
Era veramente bellissima.
Volevo immortalare ancora una volta quel momento, ma la vista non me lo permetteva, le lacrime che si erano formate, non me lo permettevano e non volevo che mi vedesse debole per lei.
Scesi dal suo corpo, continuai a tenerle bloccate le mani dietro la schiena e cominciai a baciarle tutto il corpo.
Iniziando da non appena sotto le coppe del reggiseno, prendendone uno in mano e scendendo verso il suo essere, facendola poi diventare mia.
Era mia, sentivo il suo corpo venire in contro al mio e la musica era rincominciato.
Avevo voglia di lei.
Era così bella che quella volta, mentre facemmo l'amore, i suoi occhi che osservavo da più vicino, si riempirono di lacrime un paio di volte e mentre lei mi sorrideva, l'amavo sempre di più.
—  ricordounbacio
Come si fa a smettere di voler bene a una persona a cui sei stato affezionato per tanto tempo? Quando ci penso sento ancora tutto il bene che le volevo. E le voglio ancora bene come se non fosse mai accaduto niente.
Forse è perché nonostante tutto, tendiamo sempre a ricordare quella persona che abbiamo amato per anni come fosse bloccata a quei tempi e rifiutiamo di odiarla per ciò che è diventata. Ad ogni modo, non dimentico

Smettetela di ripetervi che è troppo presto per amare, troppo tardi per perdonare, troppo presto per lasciarsi andare e troppo tardi per ritornare. Le emozioni non obbediscono alle leggi del tempo, non controllano le lancette di un orologio, non segnano i giorni e non pensano agli anni che passano. Tutto questo lo fate voi. Trattate l'amore come se fosse un vecchio: pieno di ricordi, senza speranza, preoccupato per il futuro, dubitante, ancorato al passato e senza ritorno alla felicità aspettando che tutto finisca. Ma non avete capito che è un bambino: freme, non vuole e non sa aspettare, gioisce per poco e se si offende, è disposto a perdonarvi per giocare ancora qualche minuto con voi.
Perciò sappiate che non esiste ritardo per colui che vuole tornare, non esiste orgoglio per colui che vuole perdonare, non esiste fermezza per colui che vuole andare avanti, non esistono anni che passano e luoghi che smettono di esistere per coloro che si vogliono amare. Esistono solo scuse quando sapete di non voler amare.

Non ho ben presente come funziona l'amore. Pensavo fosse come con tutto: tu dai e tale ricevi, tu dai di più e di più tu ricevi, a prescindere se sia buono o sbagliato.
L'amore è come giocare alla lotteria: uno su milioni vince tutto.
Già, uno su milioni, no su mille, no su cento, no su dieci, su milioni.
L'amore è bello all'inizio, quando pensi di aver vinto la lotteria e di aver in mano il biglietto vincente.
Hai appena pagato il biglietto e ti dirigi verso un tavolino libero per grattare e scoprire subito la verità.
Già, la verità.
“Scusami, non sei la persona per me” equivale a: “non hai vinto”
Ti arrabbi perchè non hai vinto, ti senti uno schifo perchè credevi in quella storia, ma sei una persona con tanta forza di volontà e speranza.
Prima di uscire, ti chiedi: “Ne provo un altro o me ne vado?” e conoscendoti, sei fiducioso in te stesso.
Ci riprovi.
“Questa volta è quella buona, questa volta vinco!” ecco ciò che ti ripeti, passo dopo passo fatto verso la cassa.
Acquisti un altro biglietto che equivale a: frequenti una nuova persona.
Questa volta ti dai del tempo prima di grattare, fai un lungo respiro e poi convinci te stesso che sei pronto.
Hai fortuna e sotto la prima casella trovi un: “hai vinto”, sei felice, sai già che sei a buon punto.
Come per magia, per te, l'amore è bello di nuovo.
L'amore è bello, all'inizio, ma poi succede qualcosa, come un “non hai vinto” seguito da un altro “non hai vinto” e un altro ancora e tutto ciò in cui credevi è focalizzato su quel “non” che equivale a “non sono sicuro di noi, scusami”
Gratti tutto il biglietto, ma non è vincente.
Tutto ciò che hai in mano ora è: una delusione e un'illusione.
Quel “hai vinto” che ti rimane, ti da la possibilità di prenderti un nuovo biglietto o puoi far si che ti venga rimborsato.
“L'amore è bello, io ci credo, fanculo l'inizio, io ci credo” questo ti ripeti guardando da lontano i biglietti.
Sai che tra quelli ce n'è uno con scritto sopra il tuo nome, quello vincente, quello che l'amore non ha prezzo, quello che non ti deluderà.
Riprovi, perchè l'amore è bello e tu lo sai.
Cominci a grattare le cinque barre:
Non hai vinto.
Non hai vinto.
Non hai vinto.
Non hai vinto.
Non hai vinto.
Ecco, l'ordine potete deciderlo voi.
Il vero errore è stato scegliere il biglietto.
L'amore non si sceglie.
Non puoi dire: io scelgo te e così è deciso.
L'amore è bello, se creato da situazioni anche assurde, ma non di certo se scelto perchè si ha bisogno di vincere.
Io credo nell'amore, non decido quando amare, se me la sento, lo faccio e amerò per sempre, anche se non ci sarà un lieto fine.
L'amore è bello all'inizio, ma ciò che conta di più è la fine.
—  ricordounbacio (idee confuse)