cividale del friuli

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Tempietto longobardo (oggi Oratorio di s. Maria in Valle)

Metà VIII sec. d. C., Cividale del Friuli

Aula quadrata con volta a crociera, e presbiterio più basso tripartito da colonne; decorazione interna a stucco e affresco

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Sto tempietto è na meravija, pare un gioiello de stucco, resta de stucco è un barbatrucco, verebbe da dì. Stamo nell’Arto Medioevo, vale a dì quer periodo der Medioevo più a ridosso daa fine d’iimpero romano, quanno che i vari popoli diciamo invasori se ammischieno co i latini e pure co ‘e rimanenze de chi ce stava prima dii romani, a vorte, e nascheno e se sviluppeno vari regni, ducati e principati, tipo qua er ducato dii Longobardi (che danno er nome aa Lombardia). E sò popo li duchi che commissionano sto tempietto: che pure i Longobardi, da guerieri rozzi che ereno, s’ereno ripuliti, battezzati, e imparati (vedi dunque che pure pe li truzzi c’è speranza). E spesso s’è detto che l’arte de sto periodo è sgraziata, brutta, rozza, “barbarica”: ma qui in reartà vedemo na granne bravura e pure na certa sciccheria, che ce sta ’a semprificazione medievale ma pure quarche ricordo bizantino e perfino na certa solennità classica. Insomma un putpurrì, ma bono come n’insalatina mista.

Cominciamo anche cor capì che quanno diciamo “barbaro” oggi vor dì “incivile”, tipo uno che fa dee cose popo trucide esaggerate tipo ammazza li regazzini, ma anche se comporta male tipo nun sa usà ‘a forchetta e magna chee mano, rutta, mena, nun sa legge e vive come ‘e bestie, insomma diciamo un gradinello sotto ar truzzo standard. Ma ‘a parola “barbaro” l’hanno inventata li Greci, che essenno tutti raffinati e pieni de curtura, caa loro caratteristica puzza sotto ar naso schifaveno tutti quelli che nun ereno come loro, ossia Greci: che li chiamaveno “Oi barbaroi”, dar sòno che seconno loro faceveno quanno parlaveno, na robba tipo “bar-bar-bar” boh ma che stai a dì, nun te capisco, come si stessero a barbettà o a mugugnà o come ‘a radio quanno nun pija bene che fa i ronzii. Insomma, si nun parli Greco vor dì che sei rozzo. O per lo meno è er senso che ‘a parola ha preso cor tempo. E i romani chiamaveno barbari certi che ereno nomadi e un po’ grevi e nun parlaveno latino e nun sapeveno scrive e stavano ortre i confini pronti a rompe er cazzo a ogni occasione. Che aa fine in effetti quanno l’impero romano se sfrantumò, sti “barbari” je diedero pure loro na botta consistente, diciamo pure er córpo de grazia.

Però, tornanno alli Greci amichi nostri, nun è che siccome nun capisci quello che uno dice allora significa che nun sta a dì un cazzo: è solo che sta a parlà n’antra lingua. E pure er francese o l’arabo che sò lingue raffinatissime che ce stanno cofane de poemi e romanzi e canzoni, a te te pareno “bar-bar-bar”, ma solo perché er barbaro sei te che nun le sai.

E pure qua, sto tempietto è bello parecchio, pure che parla n’antro linguaggio de quello che parlaveno i romani antichi. Che in effetti poi, anche lì ndo sta sto coso, si te parleno friulano te nun ce capisci un cazzo, ma no perché sò stupidi loro, o sei stupido te, ma perché ar monno ce sò mille lingue, che pe imparalle tutte ce vonno cento vite. Te imparate l’italiano, così pòi parlà pure coi friulani; e poi l’inglese, così pòi parlà co tutto er monno. E infine er romano, così te pòi legge sto blogghe.

Bergamo is located in Lombardia 40 km northeast of Milan, pop: 120,000. The foothills of the Alps begin just north of the town. Bergamo occupies the site of the ancient Bergomum, founded as a settlement of the Celtic tribe of Cenomani. In 49 BC it became a Roman municipality, containing 10,000 inhabitants at its peak. An important hub on the military road between Friuli and Raetia, it was destroyed by Attila in the 5th century. From the 6th century on, it was the seat of one of the most important duchies of northern Italy, together with Brescia, Trento, and Cividale del Friuli. After the conquest of the Lombard Kingdom by Charlemagne, it became the seat of a county under one Auteramus. In 1428 it fell under the control of the Venetian Republic, remaining part of it until 1797. In 1815, it was assigned to the Austrian Empire. Giuseppe Garibaldi freed it in 1859 during the Second Italian War of Independence, when it became part of the Kingdom of Italy. During the 20th century Bergamo became one of Italy’s most industrialized cities.

As of 2010, 85% of the population was Italian. The largest immigrant groups come from other European nations (mostly Romania and Ukraine): 4.89%, Americas (mostly from Bolivia): 4.61%, sub-Saharan Africa: 1.59%, North Africa: 1.53%. Currently 1/5 of babies born in Bergamo has at least one foreign parent. 

 Stiamo organizzando una bella gita con il corso di arti minori, per andare a Cividale del Friuli a vedere tutte cose medievali belle bellissime. Naturalmente la classe è entusiasta di questo viaggetto con guida ed esplorazione di un posto abbastanza periferico, ma così culturalmente ricco - e pure io non vedo l’ora. Trenitalia però ci molla e ci viene a riprendere a Venezia; da lì c’è un trenino per Udine che ci porta nel Friuli. Poco male! Si fa una bella passeggiata anche a Venezia, che bello! Io non ci sono mai stata! Mentre gli altri fantasticavano sulle chiese veneziane che avrebbero potuto visitare, io ho timidamente proposto la mostra di Damien Hirst che è ora in corso nel capoluogo veneto. Ipercontemporaneo, geniale, fantastico, bellissimo, lo adoro,… ma lontano secoli dalla materia di studio in aula di arti minori. 

Vi ho già parlato delle lotte intestine a storia dell’arte tra medievisti, modernisti e contemporaneisti? Ecco. Dopo la mia proposta, sono stata calorosamente invitata ad abbandonare la stanza :(

if you’ve got some free time on one of those clear-like-glass friuli days, i highly recommend taking a jaunt up the Natisone river.  right after Cividale, right before it hits Slovenia, climb down to the riverside and amble around till you find a little beach of your own.  swim with the trout, the water so clean you could drink it, icy-cold cleanse, sunning like a lizard on the rocks.

Orsone a Cividale del Friuli. Thanks, Joe!

Bastianich ci ha fatto un grande regalo con l’apertura dell’Orsone. Non solo ai gourmand e agli immancabili presenzialisti degli eventi enogastronomici della zona, ma a tutto l’indotto della viticoltura regionale. E’ il luogo ideale per ospitare direttori commerciali, importatori e quei business people che apprezzerebbero sicuramente il giusto equilibrio tra “American style” e tradizione italiana con un twist cosmopolita.
L’esperienza e la professionalità di chi sa davvero fare ristorazione a livello internazionale traspaiono sin dall’ingresso del locale con “a smily face” alla reception, con la prontezza nel servizio, con quella fondamentale inclinazione al Customer Service ancora sconosciuto ai più da noi, purtroppo.
La presenza in sala di Joe Bastianich, sapientemente non understated, lusinga i curiosi, solletica la repeat custom e, a mio avviso, garantisce soprattutto serietà e coerenza all’operazione Made in Friuli.
Gli arredi e la loro disposizione nel locale sono funzionali a un potenziale ottimo turnover della clientela, e quindi anche a un buon fatturato, il che suggerisce una chiara impronta manageriale.
Ottima l’idea dell’American Bar come elemento davvero distintivo e valido motivo per salire in macchina e farsi qualche decina di kilometri per addentare un burger.
Non ho ancora esperito il ristorante, per cui lascio alla prossima le mie considerazioni.
Avessi cenato da sola, avrei sicuramente preferito stare al bancone. L’atmosfera mi ha subito fatto tornare alla memoria l’American Bar di Ralph Lauren a Chicago in North Michigan Ave. Legno massiccio, caldo ( no fogolar furlan), le luci soffuse, gli stools in pelle borchiata, il barman pronto ad ascoltare e servire con discrezione.
Venendo alla food experience, il burger merita la visita: la cura nella scelta degli ingredienti e’ evidente, il pane fatto in casa e’ delizioso. Nota dolente: poca croccantezza nelle patatine fritte ( vere patate, no sacchi surgelati alla Metro) e qualche curiosa dimenticanza nei toppings preannunciati dal gentilissimo maître.
Il lobster roll, invece, lo rinforzerei di lobster e lo alleggerirei di sedano.
Vespa Bianco 2011 e’ sempre un grande piacere al palato.
Thanks, Joe!