E di quale vittoria più grande può vantarsi la maggior parte delle persone, se non trovare la felicità e saperla mantenere, non è forse l’unica vittoria che conti qualcosa?
—  Jón Kalman Stefánsson, I pesci non hanno gambe.
Immenso sarà il dolore che apparirà ai tuoi occhi, e in questo dolore sarai felice. Ecco la consegna che ti do: nel dolore cerca la felicità.
—  Fëdor Dostoevskij: I fratelli Karamazov

«Succede all'improvviso, quando due calamite si avvicinano troppo e diventa tutto veloce, e non fai in tempo a trattenerle che si sono già agganciate l'una all'altra.
Succede tutto in un momento e successe così anche con loro.»

Ti auguro di pensarmi, allo scoccare della mezzanotte, quando tutti saranno a brindare felice, ti auguro di brindare con un sorriso un po’ spento, con il pensiero tormentato. Ti auguro di vedermi tra la folla, di immaginarmi lì che ti guardo da lontano. Ti auguro di rimpiangermi quando ti verranno in mente tutti quei momenti belli, quando penserai ai nostri sguardi, ai nostri sorrisi, al nostro amore, alle nostre parole. Ti auguro di sentire la mancanza della felicità, di sentire le gambe che tremano e il cuore piccolo ogni volta che penserai alla mia risata, ai miei occhi che tanto ti piacevano. Ti auguro di vedermi, di ricordarmi, in ogni film, in ogni canzone, in ogni libro e in ogni notte stellata ,in ogni tramonto e in ogni alba. Ti auguro la mancanza, l'arrabbiatura quando a lavoro dovrai rifarei i conti tre o quattro volte perchè da solo non ci riesci, perchè ero io a farteli. Ti auguro i giorni che mi hai tolto, che ci hai tolto, ti auguro tutto questo e forse altro. Ti auguro di svegliarti la mattina senza il mio buongiorno e di andare a dormire la sera senza la mia buonanotte, ti auguro i viaggi in macchina da solo,senza le canzoni ad alta voce. Ti auguro di fare l'amore senza gusto, senza “amore”, senza sorrisi. Ti auguro i caffè in stazione presi di fretta, le colazioni veloci e i pranzi saltati senza nessuno che si preoccupa per te. Ti auguro un cuore nuovo, mille poesie e centomila parole. Ti auguro di provare cosa significa lottare forte, così forte da farsi male. Ti auguro di provare cosa significa amare e dover rinunciare.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

—  Eugenio Montale
Condividiamo spesso il nostro mondo interiore, con la pretesa che una massa di analfabeti sappia leggerlo.
—  Johann Wolfgang Goethe: I dolori del giovane Werther