circolar

Come stai, chiede. Come sto, non lo so neanche io come sto, certi giorni, pochi, mi sembra meglio, altri no, va proprio male, allora mi fermo e aspetto che passi, che torni il giorno del quasi meglio, prendo tempo e respiro piano. Il momento migliore della giornata è la mattina quando rimescolo il caffè, mi piace quel gesto lento, circolare, così lascio andare i pensieri cattivi e ascolto il rumore del cucchiaino che gira nella tazzina, annuso il profumo, intanto si raffredda.

The Owl Sevice and the Wings/YNWA concept

These are all the similarities that I found searching on the net

What we can see is that the circle is an important topos in Wings and in The Owl Service. In TOS it is the hole of the Llech Rown (click the link to read the myth), and we could say it rappresents a weakness, because the point were the spear that killed Gonw passed throught the rock. All the different circolar Wings logos at the end of the short films rappresent a weakness too, the one mentioned in the solo songs of each member.

Buonanotte

IL PIÙ BEL REGALO DELLA VITA SONO I RITORNI INATTESI

Il più bel regalo della vita sono i ritorni, i ritorni inattesi: i frammenti di storie vissute che incrociano la tua vita molti anni dopo e ti riportano dove eri stato, dove non sarai più. Questo movimento circolare della vita è la danza più bella. C’è sempre qualcuno che ti accompagna anche se non lo vedi. “Nessuno può toglierti quello che hai ballato” dicono gli argentini

Dove volano le anatre?

Invece della triade di domande maledette (come stai?, come va il lavoro/come va l'universitá?, e il/la fidanzato/a?) ho deciso, nella mia infinita bontá, di proporre alla gente delle ben piú interessanti e valide alternative:

- “che ne pensi del fatto che si continuino a mangiare i ricci di mare nonostante siano a rischio di estinzione?”
- “hai sentito che un meteorite ci ha schivati di poco dopo le elezioni di Trump? credi sia un segno?”
- “non è strano che nel 2012 dovessimo schiattare e invece stiamo tutti ancora qua?”
- “credi che Elvis sia ancora vivo?”
- “sei più del partito del tempo circolare o lineare?”
- “Brooke di Beautiful è ancora viva o è un sosia come Paul McCartney?”
- “chi vedresti meglio come dittatore informatico di un romanzo distopico, Grillo o Mark Zuckerberg?”
- “qual è il problema della gente a cui piacciono i kiwi?”
- “lo sai che tecnicamente ci sarebbe un tredicesimo segno chiamato Ophiuco?”
- “qual è il problema della gente che vota Lega?”
- “ci accadono le sfighe perché nella nostra vita precedente siamo stati degli stronzi e abbiamo accumulato karma negativo o con tutte queste schifezze lo stiamo accumulando ora per la prossima vita?”
- “come fa Ganesha a cavalcare un topo?”
- “siamo umani perché osserviamo le stelle o osserviamo le stelle perché siamo umani?” (cit.)
- “ti senti normale anche se non ti è piaciuto Breaking Bad o stai iniziando a preparati psicologiamente all'ostracismo?”
- “perché le altre donne vanno sempre in bagno in gruppo e tu no? e perché a loro scappa sempre mentre a te non scappa mai? devi iniziare a preoccuparti?”
- “Diogene ha davvero detto ad Alessandro Magno di levarsi dalle palle perché gli faceva ombra?”
- “preferisci il Decimo o l'Undicesimo Dottore?”
- “credi sia meglio la cravatta o il papillon?”
- “e la cintura o le bretelle?”
- “se tornassi indietro nel tempo uccideresti Hitler o eviteresti direttamente la sua nascita?”
- “hai sentito del sistema di pianeti in cui c'é una Terra gemella?”
- “ti immagini finire gli assorbenti in una navicella spaziale in assenza di gravitá?”
- “ma la gente che non si lava le mani dopo essere andata in bagno …?”
- “credi che avresti il coraggio di farti un taglio rasato alla Soldato Jane?”
- “che ne pensi del nuovo Alien?”
- “preferisci gli Espressionisti o gli Impressionisti?”
- “ma ti immagini andare in giro con il corsetto?”
- “lo sapevi che River Phoenix aveva comprato una parte della Foresta Amazzonica per evitare che venisse disboscata?”
- “perché continuano a ingaggiare attori dai capelli scuri per interpretare Dorian Gray?”
- “chi credi sia il padre di Rey in Star Wars?”
- “chi vincerebbe tra un Gundam e un Trasformer?”
- “c'è stato un tempo in cui Vin Diesel aveva i capelli?”
- “perché ti viene sempre il mal di pancia quando devi andare dal dentista?”

(to be continued)

All’orecchio del mio cuore disse la volta celeste in segreto:
“Apprendi da me una legge del destino:
se io avessi qualche potere sul mio moto circolare,
avrei liberato me stessa da questa vertigine.”
—  Omar Khayyàm

«[…] e ancora una volta rabbrividì constatando che il tempo non passava […] ma che continuava a girare in giro.»

Queste parole sono tratte da Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez; in essa vi è espressa la concezione ciclica del tempo di cui tutto il romanzo è permeato.

Filosofi hanno espresso il proprio pensiero a riguardo (Vico, Nietzsche), ma non mi soffermerò su questo. Indugierò invece su quanto di vero e reale possiamo trovare nell'esistenza da una supposizione del pensiero umano.
E di tale concezione del tempo circolare ho trovato forse rispondenza (non uguale ed esatta; dopotutto la realtà raramente è come la immaginiamo o pensiamo che sia) nella stessa vita umana: forse che invecchiando non ritorniamo bambini? Che durante la vecchiaia, sapendo di più dall'esperienza di una vita, non ritorniamo all'essenzialità delle cose, le più importanti, come da bambini quando allora non sapendo ancora sapevamo di più? Che spesso ritroviamo la gaiezza dei bambini (che, secondo me, è stata sempre custodita dentro di noi)? Che alla fine della vita siamo fragili e indifesi come lo eravamo quando venimmo al mondo?

Marguerite Yourcenar in Archivi del Nord scriveva:

«Più invecchio anch'io, più mi accorgo che l'infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi che ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita. Il viso liscio di Michel bambino e quello inciso al bulino di Michel vecchio si somigliano, ciò che non sempre accade con i visi intermedi della giovinezza e della maturità. Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito.»

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Grazie.

-Alessia. -Ikmsonolamiarovina

Lamentazione, lamentazione.

Spiccano nel vuoto le sfumature becere del cielo che non ascolta. Lacrimano ad uno ad uno gli orizzonti, così che l'immensità sia una vasca angusta, una prigione. Di tutti i raggi che ho lanciato, nemmeno uno ha fatto ritorno da riflesso. Nessun calore oltre il mare di gelo che si dipana dal di dentro.
Ho temuto profili scalzi ed ho sorriso dei silenzi azzurri. Ho intessuto parole di luce e lanterne di vento tascabile, e tutti hanno sorriso, ed hanno di certo pensato: “Che ragazza in gamba, le si intravede l'anima da sotto al giaccone!”.
Lo so che non è tutto falso. So anche che non tutto è vero.
Alla lunga, però, il trucco si avvia a perdere la sua lucentezza, e lo sguardo prende una brutta cera.
Sciolgo sempre i brutti vuoti con un deciso movimento circolare del cucchiaino nel vortice della tisana della buonanotte, ma sicuramente resta di volta in volta qualche granello integro e latente sul fondo: prima o poi quell'accumulo convulso mi straccerà.
Del resto mi sento sempre così in pezzi.

Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.
—  Pier Paolo Pasolini

anonymous asked:

Waferina, ti meriti tante cose belle e tanti dolcetti (però non troppi per non rischiare il mal di pancino). 💙💙💙

Mi si scalda sempre il cuore quando ricevo questi messaggi dolcissimi! Grazie mille a te, e a tutte le persone che pensano sempre di dire le cose carine, se le pensano. Far circolare complimenti è la miglior medicina del mondo, mi sa. Insieme a quella per i dolori mestruali, naturalmente.

Tanti abbracci (non solo quelli fisici, ma anche quelli della Mulino Bianco)

E ci sentiamo così soli anche in mezzo alla gente, e non ci interessa di noi stessi, e aiutiamo gli altri tralasciando noi, e ci chiudiamo in un angolo in una stanza circolare, e ci teniamo stretti chi se ne vorrebbe andare.

Poesia

Lettera

da un paradiso sconosciuto,
sorprese del mattino
senza domandarsi il perché,
una voce senza identità
ascoltata in loop circolare
senza attesa e senza aspettative.
Gesti a sorpresa, preparando la colazione
sognando ad occhi aperti i frammenti di un idea.
Ricomponendo il puzzle
per comprenderne le dinamiche,
il mistero delle fasi lunari,
istruito tra calze a rete
e tacchi a spillo.
Studiare le maree guardando
il movimento del tuo corpo,
spiare il tuo corpo danzare,
perdersi nel panorama dei tuoi seni,
scorrere con mani golose le curve dei tuoi fianchi.
Una lettera da un paradiso sconosciuto
accende sogni, che sono ancora gratis…

13-05-2017
Thomas Amadei

Alcune volte penso ancora a te. E non credo sia così sbagliato, perché nonostante io sia mille passi in avanti rispetto a prima, i ricordi rimangono e rimarranno sempre nella mia testa, a ricordarmi ogni giorno chi sei stato e cosa hai provocato in me, se gioia, dolore, vita o semplicemente amore. E potrei descriverti in ogni modo ogni giorno della vita che hai e che vivi perché semplicemente so riconoscerti a memoria. Quella camminata che hai, il modo assurdo di parlare, ragionare, gli occhi sgranati e azzurri come il mare.
Vorrei poter fermare il circolare di ‘sti pensieri assurdi, strani, ancora inspiegabili, e vorrei potermi dire che sono felice adesso se penso che non amo più te, ma dov'è la felicità se la felicità eri te?
E non prenderla come tristezza, adesso, questo testo che non ha senso, perché non è un altro di quegli sfoghi in cui scriverò che non vivo più, non penso ad altro, non rido più perché il mio sorriso eri tu. Semplicemente ho voglia di scriverti. Di scrivere di te, e non a te. Perché il primo amore è il primo e non si scorda, non lo elimini, non lo bruci, va in fiamme e ti brucia dall'interno, rendendo vulnerabile ogni più piccola parte che ti verrà toccata, solo sfiorata, e berrai mille bicchieri d'acqua per nascondere il dolore, per alleviare il bruciore, e invece il fuoco continuerà ad arderti dentro e tu brucerai, brucerai, non respirerai.
E respiro ancora te.
—  Seccasetedite.

susanripley  asked:

Buongiorno! Una curiosità che non riesco a googlare (ovviamente dice che sto per perdere la vista): quando tossisco, al buio, mi capita a volte di vedere dei punti di luce, tipo piccoli lampi, disposti in forma circolare ai lati dell'occhio. Che roba è? Visto che succede da anni senza conseguenze non mi sono mai preoccupata di farmi visitare per questo. 30 anni, miope (-6,-5.50), anche miodesopsie non fastidiose credo da parecchi anni. Pubblico, a meno che non stia per diventare cieca. Thanks!

Quando tossisci, aumenta la pressione endoculare con una stimolazione in trazione della retina che genera queste fotopsie dal significato quasi sempre non clinico.

Ovvio che, avendo parlato di miodesopsie, ti conviene approfondire quelle e questi fosfeni da un oculista… ma con calma e senza temere di dover cominciare a tramandare l’Iliade e l’Odissea oralmente.

A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle…
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione…
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini…
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano…
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del “core de Roma”…
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei “che c’hai una sigaretta?”, “imprestami cento lire”, quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!

…e poi ce so’ tornato!

—  Remo Remotti, Mamma Roma Addio
Da compilare

Oppure spesso è una camminata lenta a innescare l’ordigno nel petto. Attraversare piani di parole, fiumi di spazi, vocativi da lontano, perché qualcuno sta chiamando, sta aspettando, è in ritardo. Poi c’è il flusso d’aria che deriva dal disinteressato mezzo roteare della faccia, dovuto al non m’importa, ho un tunnel spazio temporale da percorrere nei prossimi 5 secondi per cui circolare, la bottega è chiusa.

In una foresta di connettori logici e zuppe calde raffreddate e zuppe fredde riscaldate, si apre una radura all’improvviso. Che in realtà è un buco nero. Noi costruiamo le città, invadendo gli spazi naturali. Ma a un certo punto raggiungiamo il confine della riserva, superato il quale ci sono altissime probabilità di finire una cabina a pressione negativa. Per questo, urge indagare i contenuti delle bolle di sapone, capire la natura del niente. Non ha nessunissimo senso riempirsi di oggetti, concetti, problemi, soluzioni se la vita è in realtà fatta di pomeriggi stupidi, di contemplazione della marea, di sesso, di percussioni tribali nel torace. Diktat: difendersi. Dalla cenere e dall’infinito, perché non bisogna dimenticare che fra un po’ non ci sarà più l’alternarsi del giorno e della notte e il domani lascerà il posto al sempre.

Giorgos ha la saggezza nelle mani. Canta la musica greca come un dio e mi fa quasi piangere. Ha una voce incredibilmente melodiosa e priva del benchè minimo orpello. Haris mi dice di far caso al passaggio da minore a maggiore, che non esiste in nessun altra tradizione, io ci penso un attimo. Giorgos non canta e non suona. Urla con contegno alla luna e si dimentica di vivere e di morire, e senza batter ciglio combatte su questa terra con armi sorprendenti. Concordo, passare da minore a maggiore è un punto cruciale. Giorgos lo sa, lo fa naturalmente, e ci mette mezzo secondo, mentre ad altri serve tanto tempo. Queste cose le chiamano transizioni, e io non capisco se questa parola faccia riferimento al tempo o alle persone.

L’estate ultimamente è l’afa e sabbia nera. Vento e silenzio rotto dallo strombazzare di tela. Non c’è nient’altro da fare, nient’altro da dire.  

Risi alle sue parole, ancora.
Incomprensibile come riuscisse a tenermi il sorriso in volto tutto il tempo.
Eravamo seduti vicini, spalla a spalla, e i nostri corpi aderivano lateralmente.
Non era usuale disporre del tempo per star soli, e dalla mia prospettiva non era una cosa positiva, in quanto le distrazioni venivano meno e io necessitavo di maggiore autocontrollo al fine di non varcare troppo evidentemente la sottile soglia che vi è tra l’amicizia e l’amore.
Il vagone stava lentamente rallentando e molti dei passeggeri si preparavano a scendere; anche noi ci alzammo in piedi per andare alle porte.
Ogni tanto, tra i discorsi, permettevo ai nostri occhi d’incrociarsi per poi distogliere lo guardo e trascinarlo altrove.
La frenata troppo brusca fece sì che una donna poco stabile sulle sue scarpe alte cercasse il suo equilibrio addosso a me, e così finii per perderlo anch'io e ritrovarlo su di lui.
Riacquistai subito posizione, e mi scusai.
Gli occhi suoi scrutarono con attenzione la sagoma che mi aveva accidentalmente spinta, poi tornarono su di me.
Sorrise.
Lo guardai ancora, forse per qualche istante di troppo, cercando di placare il desiderio che avevo delle sue labbra.
Pensai alle parole altrui che più volte avevano commentato la mia infatuazione e il suo soggetto. Erano tutte oneste e veritiere. Forse non era un ragazzo raccomandabile, ma non me ne importava. E anche se generalmente non trattava poi così bene le ragazze, magari sarei riuscita a toccargli il cuore e a farlo innamorare.
Avvolta nei miei pensieri non mi accorsi di aver lasciato l’obbiettivo del mio sguardo sulle sue labbra, e quando la sua voce mi risvegliò dall’ipnosi arrossii imbarazzata.
Le porte dei vagoni si aprirono, rischiai d’essere trascinata fuori dalla gente che usciva, ma mi venne vicino e col suo corpo mi protesse dal fiume di gente che caoticamente riprendeva il suo fare quotidiano.
Le sue braccia mi coprivano, e così anche le sue mani per poco mi sfiorarono.
Non sapevo quanto tempo avremmo potuto rimanere da soli e quando sarebbe capitata nuovamente un’occasione del genere. Avevo tanto da perdere ma sentivo il bisogno di baciarlo, e forse sapevo come farlo.
Scesi dal vagone, e in un attimo ci ritrovammo in balia di un fiume impetuoso di persone che disordinatamente cercavano di raggiungere le loro mete.
Lo spinsi io, con forza; i nostri corpi scavarono un varco tra la valanga di gente che continuava a circolare freneticamente. Finimmo, l’una sull’altro, sul muro più vicino.
La mia mano destra era sul suo petto, all’altezza del cuore, e lo teneva aderente al marmo sporco e freddo che ricopriva le pareti della stazione.
Lo baciai con delicatezza paradossale alla pressione che esercitavo sul suo torace e all’impulsività del gesto.
Dopo pochi secondi di sorpresa, ricambiò il bacio.
Le sue mani grandi mi cinsero la vita, salirono sulla schiena e poi mi accarezzarono la testa. Sorrise, ma non riuscii a decifrare la sua espressione. Dopo poco riprese a baciarmi e abbandonai le mie braccia al muro gelido, poggiando i gomiti sulle sue spalle.
Il mare di persone continuava a fluire da ogni lato, ci scivolava addosso e ci lasciava indifferenti, immersi solo ed esclusivamente nella passione di quegli istanti.
—  uncasinoinnamorato
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Dieci minuti dopo sdraiato sul letto avevo il cazzo in mano. Trovato fra i video del pc una tettona molto simile a Maria mi segavo come un dannato. Mi ero persino messo un asciugamani accanto pronto all'uso perchè sapevo già che sarebbe stata una schizzata tipo cascate del Niagara. “Sta troia! Dovevo sbatterla mmmmm e ficcarglielo dentro. Dovevo metterglielo fra le tette e sborrarle in bocca…. Porcona tettona….. Te la spacco la figa ummmmm…. arghhhhhhhhhh”.
Un litro!!!! E ne usciva ancora… e non era nemmeno molle…..
Mi alzai con l'asciugamani avvolto sul cazzo, aprii la finestra e mi fumai una sigaretta. In casa era vietatissimo quindi meglio far circolare un po’ d'aria.
La nicotina rilassa pensai mentre aspiravo una lunga boccata…